sabato 28 maggio 2011

Trasporto pubblico: la Regione Lombardia verso la seconda tranche di aumenti

La seconda tranche degli aumenti tariffari (un ulteriore 10% dopo gli aumenti del 10% di febbraio) per i pendolari lombardi si avvicina inesorabile.
La prossima settimana l'assessore Cattaneo presenterà i risultati delle elaborazioni della "Commissione ristretta", dalla quale i rappresentanti dei pendolari sono stati esclusi, in merito agli "indicatori di qualità" in base ai quali basare il secondo aumento tariffario.
Sulla questione degli indicatori qualitativi e sugli aumenti tariffari il Coordinamento dei Comitati Pendolari della Regione Lombardia ha inviato nel mese di aprile all'assessore Cattaneo e ai partecipanti al Tavolo TPL le proprie osservazioni.
Nel merito, gli indicatori su cui si è orientata la Regione sin dalle passate riunioni del Tavolo TPL, oltre che largamente basati su una base di dati del tutto inaffidabile, non sono idonei a definire in modo sufficientemente compiuto la qualità del servizio percepita, soprattutto in rapporto all’entità degli aumenti, mentre sul piano dei conti permangono ancora molti punti oscuri sull’entità delle risorse effettivamente disponibili e del reale gap da colmare.
Sul metodo, il Coordinamento ritiene che non vi siano ragioni perché la manovra tariffaria non venga ricompresa nel percorso iniziato col Patto TPL, nei confronti del quale invece è, a questo punto, opportuno e necessario aprire una verifica trasparente rispetto allo stato del raggiungimento degli obiettivi di qualità e quantità e della loro congruità rispetto agli aumenti tariffari.
Nelle osservazioni, che alleghiamo, vengono quindi esposte le ragioni per le quali il Coordinamento dei Comitati Pendolari ritiene necessario un ripensamento sia sull’entità che sull’opportunità di praticare la seconda tranche di aumenti, sia sulle misure compensative che, secondo il principio di una visione allargata della qualità del servizio, possano ritenersi adeguate per controbilanciare gli aumenti tariffari previsti dalla Giunta Regionale.

Comitato pendolari Milano-Lecco, Comitato pendolari Mandello, Comitato pendolari Calolziocorte-Valle S. Martino, Comitato MMML (Milano-Monza-Molteno-Lecco, Comitato Pendolari Bergamaschi CPB, Comitato pendolari Rovato-Chiari-Rovato, Comitato pendolari LeNord Milano-Asso, Comitato pendolari Merate, Comitato InOrario Milano-Mantova, Comitato Milano-Mortara, Comitato pendolari Tortona, Comitato Milano-Varese, Comitato Milano-Seregno, Comitato Pendolari Metropolitani, Legambiente Lombardia

Aumenti tariffari 2011
Osservazioni sul rapporto Qualità/Quantità/Prezzo

0. Premessa
Nel corso della riunione del 7 aprile 2011 del Tavolo TPL Regione Lombardia, sono state presentate dall’Assessore Cattaneo alcune ipotesi in merito agli indicatori in base ai quali attuare la seconda fase degli aumenti tariffari, inizialmente prevista per maggio ed ora rinviati a luglio. Poichè nel corso di tale riunione, è stata data la possibilità di sottoporre al Tavolo delle osservazioni in merito a tali indicatori entro il mese di aprile, il Coordinamento dei Comitati Pendolari sottopone all’Assessore e al Tavolo per proprie osservazioni, di seguito esposte. Il Coordinamento dei Comitati Pendolari ritiene infatti che le proposte sugli indicatori esposte il 7 aprile siano del tutto inadeguate, per questioni di merito quanto di metodo, a giustificare l’adozione di ulteriori provvedimenti tariffari. Nel merito, gli indicatori proposti, oltre che largamente basati su una base di dati del tutto inaffidabile, non sono infatti idonei a definire in modo sufficientemente compiuto la qualità del servizio percepita, soprattutto in rapporto all’entità degli aumenti, mentre sul piano dei conti permangono ancora molti punti oscuri sull’entità delle risorse effettivamente disponibili e del reale gap da colmare. Sul metodo, il Coordinamento ritiene che non vi siano ragioni perché la manovra tariffaria non venga ricompresa nel percorso iniziato col Patto TPL, nei confronti del quale invece è, a questo punto, opportuno e necessario aprire una verifica trasparente rispetto allo stato del raggiungimento degli obiettivi di qualità e quantità e della loro congruità rispetto agli aumenti tariffari. Nei paragrafi seguenti vengono quindi esposte le ragioni per le quali il Coordinamento dei Comitati Pendolari ritiene necessario un ripensamento sia sull’entità che sull’opportunità di praticare la seconda tranche di aumenti, nonché le misure compensative che possono ritenersi adeguate per controbilanciare gli aumenti tariffari previsti dalla Giunta Regionale.

1. Quadro delle risorse disponibili
Prima di assumere qualunque decisione sulle tariffe, occorre innanzitutto fare un quadro completo e aggiornato delle risorse ora disponibili, non solo per ciò che concerne gli aspetti di contribuzione, ma soprattutto per quanto riguarda gli introiti da tariffa a seguito degli aumenti di febbraio, in modo da tenere in conto e valutare adeguatamente sia la variazione del dato economico nel bilancio del sistema, sia dei riflessi degli aumenti tariffari di febbraio sulla domanda. La Regione ha infatti dichiarato nelle ultime sedute del Tavolo TPL che gli introiti tariffari storici ammontano a oltre 600 milioni, e quindi, nell’ipotesi di domanda anelastica, l’aumento tariffario di febbraio dovrebbe dare un gettito di circa 60 milioni. Ma la risposta della domanda alle variazioni tariffarie, oltre che superiore o inferiore a quanto inizialmente previsto, potrebbe essere differenziata per ambito, bacino e modo, premiando alcune imprese e penalizzandone altre. La quantificazione degli introiti tariffari si rende quindi necessaria anche per compensare eventuali differenziali oggettivi nella risposta della domanda agli aumenti tariffari, assicurando una redistribuzione più equa ed equilibrata delle risorse derivanti dagli aumenti tariffari. D’altra parte, il gap, inizialmente (dicembre 2010) pari a 82 milioni, è ormai ridotto, in virtù dell’aumento delle risorse disponibili dagli accordi tra le Regioni, ancorché penalizzanti per la Lombardia, a circa 70 milioni. Vanno tenute infine in conto le ottimizzazioni, anche alla luce del fatto che anche solo l’1% di risparmio produce una riduzione dei costi complessivi di circa 18 milioni. La decisione finale in merito alle tariffe dovrà pertanto considerare il quadro complessivo delle risorse e della domanda, riproporzionando eventualmente la manovra in base al risultato economico e di domanda, sia globalmente che per area e settore. Diversamente, poiché gli introiti tariffari non sono direttamente controllabili dalla Regione, si finirebbe infatti per distribuire, a spese degli utenti, degli utili indebiti che finirebbero per premiare, più che le Aziende virtuose, quelle meno efficienti.

2. Inaffidabilità dei dati sul servizio TPL
In merito alla definizione degli indicatori di qualità, la proposta della Regione è stata di dare preferenza a valori misurabili. Tuttavia, l’oggettività dei dati di puntualità e affidabilità del servizio è messa fortemente in dubbio in tutti i casi, e sono molti, in cui manca un sistema di rilevazione automatico e certificato da un Ente terzo. In altre parole gran parte dei dati utilizzati è stato autocertificato dalle Aziende stesse, beneficiarie degli aumenti tariffari, senza alcuna verifica e validazione, neppure mediante specifiche campagne di monitoraggio. Risulta anzi che, ove siano state eseguite verifiche, queste abbiano dato esiti molto diversi e peggiorativi. Ciò è dimostrato anche dall’ampia variabilità del dato per le autolinee tra i vari bacini, che evidentemente penalizza le imprese più oneste o più controllate. A maggior ragione, la misurazione di un differenziale, effettuato su base autocertificata dalle Aziende e non adeguatamente comprovata in modo oggettivo, risulterebbe non privo del sospetto di essere stato opportunamente manipolato. Anche alla luce della mancanza di un dato certo e obiettivo anche per ciò che riguarda puntualità e affidabilità, si chiede che venga ampliato il set dei parametri utilizzati, estendendoli a tutti gli elementi di qualità presenti nei Contratti di Servizio ed omogeneizzandoli con opportuni pesi.

3. Coerenza programmatica col Patto TPL
Il Patto TPL, attraverso il noto algoritmo tariffario, aveva definito un preciso rapporto qualità/quantità/prezzo, legando le tariffe a obiettivi precisi, come la puntualità, l’affidabilità, la velocità commerciale, gli investimenti. Non vi è ragione perché gli adeguamenti “straordinari” non possano essere inserirsi nel percorso avviato col Patto e col conseguente Progetto di Legge di Riforma del TPL, né che sia possibile sospendere il principio di equità per cui, a fronte di un aumento tariffario, corrisponda un miglioramento della qualità percepita. E’ pertanto in coerenza con gli obiettivi del Patto che occorre confrontare gli aumenti e gli indici eventualmente correlati agli aumenti tariffari. Sul rispetto degli impegni e degli obiettivi presi non è fuori luogo fare un forte richiamo a tutti gli attori, ed in particolare la Regione stessa deve confermare di voler proseguire su tale strada. Non possono pertanto venire accettati indici di qualsivoglia natura che non siano direttamente e facilmente confrontabili con quelli definiti dal Patto e con il dato storico, per il quale si rende anzi necessaria una verifica prima di ulteriori decisioni tariffarie. Diversamente, la manovra “straordinaria” finirebbe per essere percepita dagli utenti come un alibi per esimersi dal rispetto degli obiettivi stabiliti col Patto, come, ad esempio, quello dell’aumento della velocità commerciale del 10%, previsto dal Patto entro il 2011.

4. Coerenza con gli obiettivi del Patto TPL
Nel Patto TPL, l’obiettivo di puntualità per il trasporto ferroviario è stato fissato in un miglioramento di 8 punti percentuali entro il 2015 dell’indice I5, ovvero pari ad un valore medio giornaliero del 96% (con un dato di riferimento dell’88%), nonché una diminuzione delle soppressioni del 90%. A conti fatti, si può stimare che gli aumenti tariffari corrispondenti prevedibili in base all’algoritmo tariffario e al netto dell'inflazione, in caso di raggiungimento degli obiettivi (ovvero quel 50% in più della media tra FOI e indice di settore), sarebbero stati mediamente del 4% all’anno e quindi, cumulativamente, di circa il 20%. In ogni caso, a meno di una improbabile esplosione dell’inflazione, il contributo chiesto agli utenti oltre il dato inflattivo FOI e corrispondente agli obiettivi fissati dal Patto, sarebbe dunque stato di tale ordine di grandezza, cui avrebbero corrisposto, appunto, 8 punti percentuali di miglioramento della puntualità. Ora ci troviamo invece a fare i conti con aumenti complessivi del 20%, ma con un indicatore di puntualità di valore nettamente inferiore rispetto a tale valore, tanto che viene proposto un obiettivo per il 2012 del 92%, ovvero pari a solamente 1 punto percentuale in più di quello che il Patto indicava come obiettivo per il 2010 (3 punti in più), come se, nel frattempo, nulla fosse accaduto. Analogo ragionamento si può fare per quanto riguarda le soppressioni, per le quali, se il dato di riferimento è il 2,7%, gli aumenti tariffari al 2015 avrebbero prodotto una riduzione del 90%, ovvero allo 0,27%, valore assai inferiore all’1,1% proposto per il 2011 e all’1% proposto per il 2012. Ma gli obiettivi proposti per gli aumenti e/o per l’algoritmo tariffario del 2012 vanno anche messi in relazione con gli altri obiettivi definiti nel Patto, dei quali quelli numericamente definiti sono:
  • L’incremento della velocità commerciale del 10% di tutto il sistema TPL regionale, in merito a cui non si sa più nulla;
  • L’incremento di domanda del 20% per l’area regionale e del 30% per l’area suburbana, obiettivo per il quale si attende peraltro di conoscere gli effetti delle manovre tariffarie; tale incremento, oltretutto, se fosse effettivamente perseguito, sarebbe in grado di assicurare un incremento degli introiti tariffari di circa 20 milioni di euro annui;
  • L’incremento di nuovi servizi per 189 milioni di euro, a fronte dei quali invece si è operata una diminuzione dei servizi, con finanziamenti anche in deroga al patto di stabilità;
  • Diminuzione dell’età del parco mezzi sino al 40% entro il 2015.
A quanto sopra va aggiunta la realizzazione dell’integrazione tariffaria. Il mancato raggiungimento di questi obiettivi, o del grave ritardo nel perseguirli, rafforza la sensazione che i soli ai quali si stia di fatto chiedendo di “dare di più” siano solamente gli utenti. Ancora una volta, si richiama al mantenimento della coerenza tra obiettivi del Patto TPL ed aumenti tariffari, e ciò sia per questioni di metodo che di merito.

5. Ampliamento del set di indicatori della qualità del servizio
I soli parametri di puntualità e regolarità, ammesso che siano misurati correttamente, non sono sufficienti per descrivere adeguatamente il livello qualitativo del servizio ferroviario. Non vi è ragione perché non si contemplino anche gli indicatori su pulizia, informazione, condizionamento, affollamento e sui quali vengono oltretutto erogati penali, tutti dati che, oltretutto, dovrebbero essere monitorati e raccolti sistematicamente, come riportato anche nei Contratti di Servizio, anche ai fini dell’erogazione di penali, e quindi misurabili.

6. Reversibilità degli aumenti in caso di regressione dei parametri qualitativi
Si chiede che i parametri, qualunque essi siano, vengano controllati periodicamente, con ritorno alle tariffe precedentemente in essere in caso di regressione dei parametri qualitativi. Quale alternativa, si può prevedere l’incremento del bonus al 40%, con revisione del sistema di calcolo dei relativi parametri ed estensione del sistema degli indennizzi a tutto il TPL, come previsto dal Patto TPL.

7. Ulteriori elementi qualitativi per bilanciare la manovra tariffaria
La qualità percepita dall’utente non dipende solamente da dati statistici, ma anche da una serie di fattori che lo rendono più personalizzato e vicino alle esigenze dell’utente, correggendone le storture, spesso dovute a fattori burocratici, e per tale motivo meno comprensibili della loro sussistenza, in particolare nel momento in cui si chiede all’utente di contribuire maggiormente ai costi del sistema. In questo senso sono anche da vedere i completamenti dell’offerta e le estensioni del servizio minimali da tempo richiesti dai pendolari per rendere dignitosa e maggiormente fruibile il servizio, quali nelle fasce serali e nelle fasce di interruzione IPO, ancora inspiegabilmente presenti su molte linee. In particolare, ecco un primo elenco di richieste in questo senso:
  1. Estensione della validità di TrenoMilano/Trenocittà sulle tratte della metropolitana extraurbane Sesto FS e Rho-Fiera.
  2. Istituzione della forma annuale sull’abbonamento TrenoMilano/Trenocittà.
  3. Estensione della validità dell’abbonamento SITAM mensile e annuale ai servizi ferroviari, integrandolo opportunamente con TrenoMilano.
  4. Accoglimento delle richieste motivate dei pendolari sulle variazioni dei servizi e parere vincolante sull’emissione degli orari, che devono essere presentati con congruo anticipo e sin dalle prime fasi di progettazione, con obbligo di risposta scritta e dettagliata da parte dell’Ente Regolatore e del gestore ferroviario.
  5. Estensione delle fasce di servizio ed eliminazione dei “buchi” di orario: si tratta di istituire una-due corse in orari serali sulle linee che, di fatto, terminano il servizio intorno alle 20.00, troppo presto per molti lavoratori che devono fermarsi sino a tardi, e di assicurare la continuità del servizio regionale lungo l'arco della giornata, in particolare dove sono ancora in vigore le fasce IPO.
  6. Istituzione della seconda classe sui treni Centrali-Malpensa delle 21.25, 22.25 e 23.25, in quanto unici servizi esistenti da Milano a Busto Arsizio in ore serali, nonché per la funzione di interconnessione tra la lunga percorrenza che arriva alla Stazione Centrale con Garibaldi e la rete FNM, e fermate a Garibaldi, Bovisa, Saronno, Castellanza, Busto Arsizio, Lonate Pozzolo.
  7. Revisione dei treni da garantire in caso di sciopero, con parere vincolante da parte degli utenti.
  8. Riconoscimento del bonus in caso di acquisto dell’abbonamento presso le rivendite (edicole ecc.), presso le emettitrici automatiche e su internet, oppure riconoscimento del bonus in caso ciò non avvenga mediante rimborso.
  9. Revisione del sistema di bonus e penali in senso più favorevole all’utente, considerando solamente i giorni feriali e i soli periodi di punta, nonché ampliamento del set di indicatori in modo da comprendere l’affollamento (posti a sedere rispetto a numero passeggeri), l’efficienza degli impianti di bordo (riscaldamento, la pulizia e la dignitosità dei mezzi, l’efficienza degli impianti di bordo (riscaldamento, illuminazione, porte, finestrini, arredamento) e l’efficienza della rete commerciale (fasce di apertura delle biglietterie, numero di sportelli aperti, guasti alle emettitrici/oblietratrici).
  10. Riconoscimento del bonus ai possessori di abbonamento regionale “Io viaggio”, sulla base di una relazione prefissata individuata dall’utente.
  11. Estensione del sistema di indennizzi agli utenti della gomma, come previsto dal Patto TPL.
  12. Istituzione del diritto di precedenza ai treni regionali rispetto alle altre categorie di treno, ovvero i treni regionali non devono essere penalizzati dagli altri servizi, qualunque essi siano.
  13. Disponibilità per gli utenti di tutte le informazioni in dettaglio di singolo treno sul servizio programmato (orari grafici, turni materiale, piazzamenti) e su quello svolto (ritardi, soppressioni, rispetto dei parametri qualitativi), nonché dei dati di monitoraggio.
  14. Revisione del sistema sanzionatorio, riscrivendo le norme che devono essere approvate dai rappresentanti degli utenti, secondo modalità in grado di riconoscere effettivamente la buona fede dell’utente, prevedendo la possibilità di ricorrere ad una commissione indipendente e possibilità di pagare la sanzione ridotta a cinque euro entro 15 giorni.
  15. Possibilità, per gli abbonati trovati in situazione irregolare che dimostrino la fedeltà esibendo gli abbonamenti dei periodi precedenti o del periodo in vigore, di conversione delle sanzioni in buoni per l’acquisto dell’abbonamento.
  16. Installazione delle emettitrici per l’emissione e la ricarica delle tessere magnetiche ITINERO in tutte le stazioni/fermate Trenitalia e LeNord e i punti di vendita autorizzati.
  17. Potenziamento della rete di vendita, del numero degli sportelli e ampliamento degli orari delle biglietterie negli ultimi/primi giorni del mese per facilitare l’acquisto dell’abbonamento da parte dei pendolari.
  18. Possibilità di acquistare l’abbonamento dal capotreno/bigliettaio per i pendolari in partenza dalle stazioni prive di biglietteria od orari di apertura inadeguati per i pendolari o con emettitrici guaste.
  19. Istituzione di un Tavolo, aperto agli utenti, per la revisione delle velocità commerciali del servizio ferroviario, con ampia disponibilità di dati ed informazioni sulla programmazione del servizio.

venerdì 27 maggio 2011

La mancanza di strategia dell'Amministrazione sul PGT

Sono stati pubblicati sul sito del Comune i Documenti della Valutazione Ambientale Strategica (Revisione Aprile 2011). Si fa fatica ad effettuarne una valutazione di raffronto con la prima edizione del luglio 2010 in quanto mancano evidenze grafiche che permettano di valutarne le differenze, per cui le valutazioni sotto riportate sono fatte al meglio di una faticosa comprensione dei documenti.
Con questa nota esprimo le prime osservazioni sulla base di una valutazione preliminare.
Il Gruppo Consiliare Insieme per Merate, protocollò il 28.09.2010 una nota con “Suggerimenti e Proposte al Documento di Piano del Governo del Territorio” ed è con tale documento che cerchiamo di fare un raffronto.

1) Premessa
Nonostante le nostre puntuali osservazioni non sono stati corretti gli errori numerici, dei grafici e della cartografia. Ad esempio persiste l’incoerenza interna nella varia cartografia che non riporta i confini, in Merate, del Parco Regionale di Montevecchia e dell’incluso Parco Naturale (lapsus freudiano o poca diligenza?). Non sono stati aggiornati la rete delle piste ciclabili, dei marciapiedi ed il tracciato di via Monte Rosa. Ciò è irritante, perché rivela sciatteria e nullo rispetto per i Cittadini che, come richiesto dalla procedura, suggeriscono e si pongono in atteggiamento costruttivo anche riguardo ad errori materiali.

2) Dimensionamento del Piano
Questa nuova edizione prevede l’eliminazione di alcuni ambiti edificabili, ma il documento “Dispositivi d’Attuazione”, (pa.g 5) non aggiorna le superfici di consumo di suolo all’esterno del tessuto urbano consolidato.
Al punto “Dimensionamento complessivo”, Art. 4, la nuova edizione prevede un aumento totale di 690 abitanti, contro i 568 del documento omologo, ora superato. Come è possibile dato che sono stati cassati alcuni insediamenti?
E’ stato mantenuto il tracciato, in Pagnano, della variante SR 342 dir, nonostante la nostra contrarietà e, soprattutto, nonostante le pronunce in senso contrario espresse nell’Assemblea di Pagnano e sulla stampa.
Viene erroneamente indicato (pg 130), come servizio gratuito, la navetta D 70, peraltro inutilmente circolante.

3) Variazioni, nell’edificabilità, riportate, nel nuovo Documento di Piano, degli Ambiti di Trasformazione (ATR)
Ne sono stati eliminati due su cinque ed enumerando:
  • ATR1 Edificazione residenziale a Brugarolo su est: mantenuta
  • ATR2 Edificazione residenziale a Cassina in via San Marcellino: mantenuta
  • ATR3 Edificazione artigianale sulla via Statale: cassata, perché in contrasto con il vincolo provinciale in quanto giacente sul corridoio ecologico, come da noi osservato.
  • ATR4 (ex ATR3): Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata (Polo industriale sovracomunale): mantenuta
  • ATR5 Edificazione artigianale in via Laghetto: cassata, perché in contrasto con il vincolo provinciale in quanto sedime della fantomatica bretella in funzione della desemaforizzazione di Cernusco e di cui non è dato conoscere le ultime vicissitudini.
4) Tavola DP 13
Da un primo esame risultano essere stati eliminati: l’ampliamento nel parco di Villa Cedri, le edificazioni in fregio al “cannocchiale” Belgioioso e all’ex salumificio Nava in via Baslini.

Osservazioni
E’ singolare l’andamento carsico del PGT che, ogni tanto riemerge sulla stampa ed è ben poco discusso nelle sedi istituzionali, in particolare nella Commissione Ambiente e Territorio; ora viene preconfezionato nei documenti VAS2.
Sono state cassate edificazioni per vincoli di ordine superiore (Provinciali), ma non si sapeva anche prima?
Perplessità suscita, dal punto di vista urbanistico, la destinazione residenziale del sedime di Cascina Galli, in un contesto prettamente terziario (Istituto Frisia, Pompieri, Centro Commerciale).
Cade l’impianto su cui si basava la precedente edizione della VAS, cioè il cosiddetto Parco Agricolo (?) Urbano al Bagolino, di cui non abbiamo capito né la necessità né le finalità (campo da golf, bosco urbano, piste ciclabili, altro?) e riguardo al quale si concedevano alcuni insediamenti, grazie al meccanismo della compensazione. Nella nota a margine il Rapporto Ambientale Preliminare ne riconosce correttamente la poca utilità.
Laconica è la giustificazione sugli ultimi cambiamenti, se si eccettuano quelli imposti da vincoli superiori; si accenna a variazioni delle condizioni del mercato, ma ci domandiamo: se ciò non si fosse verificato alcuni ambiti di pregio sarebbero stati edificati?
Temo che questo PGT stia pagando una mancanza di strategia politica da parte dell’Amministrazione, per cui subisce i condizionamenti dei privati e delle fluttuazioni del mercato; peraltro, l’Amministrazione non ha prodotto alcuna delibera di impostazione del PGT .
Quando sarà possibile, comprendere da Commissioni ed Assemblee la ratio delle modifiche ne sarà sviluppata l’analisi.


Ernesto Passoni

giovedì 26 maggio 2011

Acqua: il privato non garantisce la razionalizzazione dei costi per la collettività

In vista del referendum sull’acqua, ripropongo in estrema sintesi e a livello divulgativo (eliminando cioè le noiosità didattiche) un convengo dell’ Università di Milano-Bicocca dal titolo “L’ Acqua: un bene pubblico. Aspetti economici, sociali ed istituzionali”. Pertanto, le opinioni o i punti di vista espressi sono quelli dei relatori, riassunti e riproposti; queste righe non vogliono essere un articolo di fondo ma qualcosa di meno arbitrario. I lavori si sono svolti per relatore, non per argomento e allo stesso modo si è ritenuto di riportarli.

Anzitutto per parlare di “bene pubblico” si deve definire cosa significa pubblico: dopo anni di studi grossa parte della comunità economica tende a escludere che esistano caratteristiche intrinseche di un bene che lo qualifichino come tale. L’essenza pubblica di un bene è data dalla percezione che la comunità ne ha, da come le persone lo vivono. L’acqua fin dai tempi più antichi era considerata di pertinenza del proprietario del terreno dal quale era prelevata, i laghi e i fiumi erano divisi come i boschi e i campi. Il proprietario (posto che il concetto odierno di proprietà nasce solo con la Rivoluzione francese) faceva pagare un balzello a chi ne usufruiva e talvolta ne regolamentava arbitrariamente l’accesso. Con i Comuni si decise di renderla disponibile a tutti, ebbe una qualifica sociale diversa, divenne assimilabile più ad una strada che a una proprietà privata. Con l’affermarsi della borghesia, si pensò di costruire infrastrutture idriche per il trasporto diretto di acqua nelle case, e questo fu fatto con investimenti privati: fu a scopo di lucro, per dotare una emergente classe dirigente di un bene di lusso, che si portò l’acqua direttamente nelle case delle grandi città. Diventò un bene pubblico quando ci si accorse che serviva ad aumentare il livello di igiene e quindi era utile a debellare le epidemie urbane. Questo processo fu sostenuto da un “patto sociale”, soprattutto nel nostro paese: con la diffusione delle grandi fabbriche era necessario portare forza lavoro laddove esse sorgevano; l’urbanizzazione era aiutata anche dalla qualità della vita. A differenza della Gran Bretagna, dove il trasporto delle classi lavoratrici nei quartieri di nuova costruzione era addirittura forzato, in Italia fu più volontario in quanto oltre a trovare lavoro, nelle città si trovavano condizioni migliori. Facendo un notevole salto temporale, con la legge Galli del 1994 si concretizzò l’inizio di una inversione di tendenza nella mentalità giuridica e la fiscalità generale smise di farsi carico dei costi del sistema dell’acqua e si introdusse la tariffa. Il nocciolo del referendum è individuabile non nella privatizzazione dell’acqua quale risorsa, ma nella gestione anche privata del trasporto idrico. In questo contesto assume un rilievo determinante non la proprietà della risorsa, ma il contratto di gestione di essa, soprattutto se il gestore è un operatore privato. E’ nel contratto di gestione che ogni interesse collettivo può essere fatto valere, e che ogni forma di abuso può essere preventivamente regolata. Questo vale però in linea teorica, in quanto sarebbe difficilissimo nel concreto controbilanciare il potere di un gestore privato con una autorità di garanzia. L’esempio più palese è quello dell’illuminazione pubblica. In estrema sintesi, ad oggi la tecnologia LED consente notevoli risparmi, ma al tempo in cui fu stipulato il contratto col gestore questo progresso non era prevedibile; ad oggi i comuni che volessero passare alla tecnologia LED potrebbero, ricoprendo però i costi dei lampioni tradizionali. Essendo una operazione molto costosa, può difficilmente essere fatta.
L’aspetto finanziario della questione sta nella modalità di erogazione del servizio: richiede l’utilizzo di una rete. E’ quindi un monopolio naturale: non deriva da una concessione, ma dalla sua stessa essenza. E’ una sola impresa a poter gestire il servizio, sarebbe antieconomico avere due acquedotti. Se a servirsi dell’unico esistente è un privato, tenderà per sua natura al profitto come primo obiettivo. Il problema è stato storicamente affrontato con l’intervento pubblico sostitutivo dei privati: in Italia i c.d. “socialisti municipalisti” nei primi del ‘900, durante il II Governo Giolitti, diedero vita alle municipalizzate. Col passare del tempo il modello entrò in crisi, si costituirono quindi le s.p.a. a capitale pubblico e si cercò di introdurre l’idea che ci potesse essere concorrenza. Non concorrenza nell’erogazione della prestazione, ma concorrenza per il diritto di utilizzo della rete. Tuttavia, nel contratto di concessione, perché è il contratto a delineare i termini della questione, a definire il campo di gioco, nel contratto appunto è impossibile prevedere tutte le variabili che nel passare del tempo ci si potrebbe trovare ad affrontare. A grandi linee, secondo il teorema di Sappington e Stigliz (sul quale non ci soffermiamo per ovvie ragioni, ndr) attraverso un meccanismo d’asta, si può avere una privatizzazione del servizio pubblico con una gestione efficiente (dove per efficiente si intendo con la migliore allocazione possibile delle risorse). Per poter essere dimostrato, questo teorema deve soddisfare delle condizioni che, se calata nella realtà idrica, non sono soddisfatte. Ad esempio, ci deve essere parità di informazioni tra le imprese partecipanti all’asta; ci deve essere neutralità verso il rischio; deve esserci un alto numero di partecipanti almeno a livello potenziale; il soggetto pubblico stipulante deve avere interesse per il solo scopo finale, non curandosi dei metodi utilizzati. Inoltre nel settore idrico è impossibile calcolare il capitale investito e il tasso di remunerazione: l’investimento è di lungo periodo e non è possibile aspettare un notevole numero di anni prima di rientrare dell’investimento. Questo dato è supportato da esempi teorici e pratici, soprattutto statunitensi e canadesi.
Nel confronto tra modelli, il privato in un settore come quello della gestione delle acque non garantirebbe una razionalizzazione dei costi per la collettività e, per di più, non può garantire l’investimento a sé stesso. 

Edoardo Zerbi

Patto dei Sindaci: si è partiti con il piede sbagliato

Nel Consiglio Comunale del 20/05/2011, anche il gruppo Insieme per Merate ha approvato il Piano di azione sull’energia sostenibile (Sustainable Energy Action Plan – SEAP) sui cui scopi siamo perfettamente d’accordo. Il piano doveva essere presentato entro un anno dalla adesione al Patto dei Sindaci. Non possiamo però, ahimè!, ancora una volta sottolineare che tutto il processo è stato svolto senza coinvolgere, almeno dal punto di vista formale e informativo, le opposizioni.
Leggo sul sito www.eumayors.eu, cioè il sito ufficiale del Patto dei Sindaci, le modalità di adesione allo stesso:
  • “L’iniziativa del Patto dei Sindaci viene presentata al Consiglio Comunale o a un’autorità decisionale equivalente
  • Il Consiglio Comunale adotta formalmente il Patto dei Sindaci e delega il Sindaco (o un altro rappresentante del Consiglio stesso) alla firma del modulo di adesione
  • Il Consiglio Comunale informa la Commissione in merito alla propria decisione inviando un’e-mail alla casella di posta elettronica dell’Ufficio del Patto dei Sindaci
  • Il Consiglio Comunale riceve conferma tramite e-mail con le informazioni sulle fasi successive.”
Orbene, il Comune di Merate, nella persona del Sindaco, ha aderito al Patto dei Sindaci in data 25 maggio 2010, ma nessun atto, nemmeno formale, è passato attraverso il Consiglio Comunale.
L’unico atto ufficiale è la Delibera di Giunta n°74 del 25/05/2011: “Autorizzazione al Sindaco alla sottoscrizione del Patto dei Sindaci in materia di energia sostenibile - Indirizzi".
A questa obiezione, presentatagli durante il Consiglio Comunale del 20/05/2011 dal nostro capogruppo Cesare Perego, il Sindaco ha risposto che bastava la Delibera di Giunta. Sì, forse dal punto di vista strettamente legale, poteva essere sufficiente, ma per un piano che tra le 10 azioni previste, prevede anche un largo coinvolgimento di tutta la popolazione dal punto di vista informativo ed educativo (punto n° 10: Azioni di informazione e sensibilizzazione ai Cittadini, alle Scuole ed al settore terziario), si parte decisamente con il piede sbagliato!


Achille Panzeri
Consigliere Comunale di "Insieme per Merate"

Approfitto dell'intervento del consigliere Panzeri per ringraziare il gruppo di Insieme per Merate per il voto dato in occasione dell'approvazione del SEAP nell'ultimo Consiglio Comunale. Credo che sia un voto in fiducia, che però dà soddisfazione all lavoro svolto dal sottoscritto e dall'Ufficio nel perseguire questo obiettivo. E' inoltre un voto al metodo di condivisione che - come ho avuto modo di rappresentare sia in Commissione che in Consiglio -  intendo portare avanti nello sviluppo le singole progettualità. Certamente i tempi sono stati ridotti. Sicuramente il ritardo e' dipeso dal particolare tecnicismo e dalla mole di materiale che è stato utilizzato per la predisposizione del BEI (ovvero l'inventario delle emissioni).  Non dimentico, inoltre che il documento base è anche frutto del lavoro di assessori che mi hanno preceduto nella carica e già questa può rappresentare presupposto di condivisione. Personalmente ritengo l'adesione al Patto dei Sindaci un'opportunità da cogliere, trasversalmente e nell'interesse di tutti. Credo che le condizioni ci siano per fare tutti un buon lavoro.
Grazie per l'ospitalità.
(26 maggio 2011 22:49)
 
Massimiliano Vivenzio
Vicesindaco e Assessore all'Ambiente 

mercoledì 25 maggio 2011

Editoriale di Stato

Flori@cultura si è chiuso con un flop annunciato. Pochi gli spettatori, delusi gli espositori, conferenze deserte, proiezioni cinematografiche da inverno russo. La grande iniziativa finanziata anche con soldi pubblici, posta in atto da una società esterna slegata dal territorio è l'esempio lampante di come non si deve fare amministrazione. Un'improvvisazione senza precedenti per un evento che nessuno ha visto; nessuno ad esclusione della carta stampata locale. Articoli a non finire, pagine lusinghiere, titoli a piene mani: a leggere i giornali sembra che siano giunti in Città migliaia di visitatori da tutto il mondo. Ovviamente, gli eventi delle altre associazioni comunali, fatte di volontari e di passione, sono stati messi da parte con poche righe di commento. Sembra quasi che sia stato affidato il compito di difendere l'operato dell'amministrazione, un'amministrazione che per far spazio ad un evento di dubbia qualità (conferenze seguito da solo 3 persone effetive!!!) ha preferito far saltare attività già programmate ma, soprattutto,  ha preferito dirottare fondi da associazioni locali ad enti sconosciuti.
Sarà il tarlo della buona amministrazione..
Giromar

Piano per l'energia sostenibile: adesso si passi dalle parole ai fatti

Merate ha approvato, nel Consiglio Comunale del 20 maggio u.s. il “Piano d’azione per l’energia sostenibile”(clicca sulle parole evidenziate in grassetto e sottolineate per scaricare il documento); infatti il Comune ha aderito al Patto dei Sindaci della Comunità Europea per ridurre, entro il 2020, la concentrazione di anidride carbonica (CO2) nell’atmosfera, connessa con l’effetto serra ed il relativo riscaldamento globale.
Con riferimento al 2006, quale anno 0, il Piano prevede azioni virtuose, sia nel privato che nel pubblico, atte a diminuire la formazione di CO2: la traiettoria della diminuzione del 20 % dovrà essere monitorata ogni due anni da un Ente diverso rispetto a quello che ha stilato il Piano in oggetto. Il Piano rileva una formazione, a Merate, di 70.000 t/a (escluso i comparti agricolo ed industriale) per cui l’obiettivo è una riduzione di 14.000 t/a.
Le azioni previste sono le seguenti:
  1. Acquisto di energia elettrica da fonti di energia rinnovabile (idroelettrica, solare)
  2. Adeguamento alle nuove leggi antinquinamento luminoso e risparmio energetico dell’impianto di illuminazione pubblica
  3. Gestione razionale ed intelligente dell’energia negli edifici. In particolare riguardo agli edifici pubblici esiste una diagnosi della situazione energetica (es. perdite di calore), cui dovranno seguire gli interventi previsti
  4. Istituire la mobilità sostenibile, ad esempio con un sistema di biciclette comunali condivise
  5. Prevedere un parco di autoveicoli comunali da condividere
  6. Istituire corriere navetta per il collegamento fra le Frazioni ed il Centro, stazioni, ospedale, ecc.
  7. Riqualificazione, in concorso con Cernusco, dell’edificio ex scalo merci della stazione per ricovero cicli e motocicli
  8. Installazione di pannelli solari fotovoltaici per una potenza di picco di 550 kWp, sugli edifici pubblici
  9. Applicazione del Regolamento energetico comunale relativamente ai nuovi ed ai vecchi edifici
  10. Azioni di informazione e sensibilizzazione ai Cittadini, alle Scuole ed al settore terziario
Osservazioni:
  • Apprezziamo l’approvazione del Piano da parte del Consiglio Comunale, ma ora si presenta la fase operatva, cioè l’impegno da parte di tutti e secondo le direttrici del Comune, a seguire le azioni virtuose volte a minimizzare la produzione di CO2.
  • Da ultimo rileviamo, nel Documento approvato, l’ assenza di bibliografia e delle fonti.
Ernesto Passoni

martedì 24 maggio 2011

Cantiamo insieme l'Inno Nazionale

Riportiamo la lettera che l'Assessore alla Cultura Giusy Spezzaferri invia alla cittadinanza per sollecitare la più ampia partecipazione alla giornata di domenica 29 maggio con il canto dell'Inno Nazional. E' importante esserci, anche in segno di gratitudine e stima verso il nostro Consigliere Comunale Gabriella Mauri, che, essendo Vicepresidente della Consulta delle Associazioni Culturali, si è molto adoperata per le celebrazioni del 150° anniversario dell'Unità di Italia insieme ai volontari della Pro Loco e delle altre Associazioni.

Carissimi Concittadini,
Il programma molto ricco e prestigioso intende coinvolgere i meratesi offrendo la possibilità di riscoprire la storia del processo di unificazione dell’Italia, con molta attenzione agli eventi locali.
In particolare per la buona riuscita dell’evento “Cantiamo insieme l’Inno Nazionale" che si svolgerà nella bellissima cornice di Piazza Prinetti, domenica 29 maggio alle 12,00, si rende necessario coinvolgere un numero significativo di cittadini, di giovani e di giovanissimi.
Nella certezza di vederVi tutti protagonisti della manifestazione come interpreti del “Canto degli Italiani”, Vi ringrazio , fin d’ora, per la partecipazione “attiva” che vorrete garantire ed offrire a tutta la Città per questa importante ricorrenza. E per questo motivo che ho pensato di farVi cosa gradita allegando alla presente una copia del testo integrale dell’inno e dello spartito musicale.
La giornata inizierà con l’esibizione della Fanfara dei Bersaglieri dalle ore 11,00 per le vie del centro, poi alle 12,00 circa canteremo tutti insieme l'Inno Nazionale ed infine ci si potrà fermare in piazza Prinetti a degustare i “Sapori delle Terre Verdiane".
Vi ringrazio per la cortese attenzione e porgo cordiali saluti.

Giusi Spezzaferri
Assessore alla Cultura, Identità locale, Turismo,
Gemellaggi e Pari opportunità

lunedì 23 maggio 2011

Gli effetti della Riforma Gelmini

I tagli al personale docente ora hanno anche dei risvolti visibili.
Come sappiamo la riforma Gelmini è stata scritta stretta nei binari posati dalla legge 133 del 6 agosto 2008 che tracciava un percorso per portare il costo della scuola pubblica da 40 a 32 miliardi l'anno quindi con un risparmio per l'erario di 8 miliardi l'anno. Oltre alla diminuzione dei docenti e la scomparsa della compresenza di insegnanti nella stessa classe, un risvolto poco noto è stato che, tranne per i modelli orari a tempo pieno, il tempo mensa progressivamente non veniva più considerato tempo assegnato ai docenti.
Cosa significa progressivamente: significa che nell'anno scolastico 2009-2010 non è stato assegnato tempo mensa agli insegnanti delle classi prime (Primaria e Secondari di primo grado); nell'anno 2010-2011 agli insegnanti delle classi seconde e così via fino alla completa eliminazione della concessione del tempo mensa ai docenti.
Subito allora sorse la domanda: e chi starà in mensa con i bambini/ragazzi? I primi due anni le scuole si sono arrangiate con stratagemmi che a volte hanno penalizzato la qualità del servizio. Ora si aprono le prime falle visibili.
A Casatenovo nel prossimo anno scolastico le classi I°, II° e III° della scuola primaria nei plessi di Capoluogo e Cascina Grassi, non potranno avere la copertura di 30 ore di scuola come richiesto dalle famiglie, ma ne potranno vedere coperte solo 28 con l'eliminazione di una mensa e di un rientro pomeridiano. Per quanto riguarda la scuola media la ipotizzabile diminuzione dei docenti (l'organico definitivo non è ancora arrivato!!) potrebbe mettere in discussione 2 dei 3 rientri pomeridiani sempre a causa della mancanza di docenti in mensa.
Mi sono incontrato con i dirigenti, i membri dei Consigli di Circolo ed Istituto, ed i genitori dell'associazione "L'altra campanella" che riunisce genitori di tutti i gradi scolastici presenti a Casatenovo ed insieme abbiamo ipotizzato di sostituire i docenti mancanti con educatori. Questi ultimi assisteranno i ragazzi della scuola Media in mensa e i ragazzi della scola Primaria in mensa e nelle attività pomeridiane. Abbiamo calcolato il costo di questo intervento, in supplenza del disimpegno dello Stato, a sostegno della scuola e delle famiglie in 14.000€/anno.
L'Amministrazione del Comune di Casatenovo per il prossimo anno scolastico si farà carico della spesa per non addossare alle famiglie un costo aggiuntivo per sostenere quella che rimane "scuola dell'obbligo".
E per l'anno seguente? Lo Stato ha già programmato altri tagli ai finanziamenti ai Comuni e altri docenti non si vedranno assegnate ore per andare in mensa a fare assistenza.


Luziano Zardi
Assessore all'Istruzione di Casatenovo

domenica 22 maggio 2011

L'assessorato alle dispari opportunità

"Le persone con disabilità sono membri attivi della società e come tali hanno il diritto di vivere all’interno della comunità integrandosi nel mondo del lavoro, della vita di relazione e in tutti gli altri aspetti della convivenza sociale". Lo ha detto il Ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna, mica una qualunque, il 20 aprile 2010. Per questo i diversamente abili nei paesi civili di solito non pagano l'ingresso allo stadio, in diversi cinema, ai concerti, alle fiere, ai concerti.. oppure godono di tariffe agevolate, loro e chi li accompagna. Ma a Merate i diversamente abili hanno dovuto scucire 5 euro per l'ingresso a a Flori@Cultura, la stessa somma dei normodotati. In comprenso chi li assiste ha beneficiato del biglietto omaggio. Vedere per credere nella sezione "Prezzi"... Abbiamo inventato l'Assessorato alle Dispari Opportunità che ha patrocinato l'evento.


R.I.