lunedì 24 gennaio 2011

Lo sviluppo edilizio eterno non è possibile

L'edilizia tradizionale è ad una svolta epocale. Non possiamo negarcelo la crisi pressochè definitiva della "BetonVilla", lo stato di difficoltà nel quale versano i maggiori gruppi di costruzioni provinciali e regionali ci fa toccare con mano quanto la crisi attuale imponga un cambio di registro nel settore delle costruzioni. Le imprese, schiacciate dalla stretta bancaria, dal blocco delle compravendite immobiliari, dall'assenza degli enti pubblici sul mercato degli appalti a causa del patto di stabilità (e se vi sono con ritardi di pagamento pari ad anni) devono inevitabilmente ripensare e ristrutturare il proprio modo di essere sul mercato. E' un tema assolutamente connesso alla questione urbanistica attuale: una crescita eterna non è credibile! Non è credibile nemmeno prospettando come di consueto il mercato delle ristrutturazioni e delle case a risparmio energetico; non è sostenibile nel lungo periodo se non pensando ad una complessa opera di riqualificazione e di sviluppo infrastrutturale. L'edilizia delle compravendite di terreni, case, immobili e palazzi è finita. La microframmentazione del mercato con una miriade di piccole e piccolissime imprese in un mercato saturo e privo di domanda non ha più ragione di essere. Il periodo del boom economico con i larghi spazi di mercato da occupare non esiste più e non è destinato a ripresentarsi. Le medie imprese, più strutturate ma comunque a dimensione locale, non possono pensare di competere ed esistere semplicemente partecipando pro quota agli appalti pubblici e privati: è necessario pensare ad un processo di integrazione e diversificazione. Integrazione dimensionale con pochi importanti gruppi innovativi e ramificati, che possano prestare al sistema finanziario quelle garanzie di solidità e di continuità che inevitabilmente necessitano al settore. Diversificazione ad abbracciare impieghi di capitali a rapida rotazione per creare flussi di cassa attraverso innovazione e ricerca. Un problema che evidentemente diviene sociale con la necessaria riqualificazione professionale di numerosi addetti che dal ruolo tradizionale di semplici operatori devono divenire fautori della trasformazione acquisendo nuove competenze e nuovi obiettivi. Il segnale della crisi della "BetonVilla" mette il nostro territorio di fronte a tutti i mali del proprio incontrollato sviluppo, chiamandoci ad accettarne la sfida.


G.G.

1 commento:

  1. Sacrosante parole ed analisi molto azzeccata. Complimenti

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