mercoledì 20 luglio 2011

Costi della politica: le proposte del PD per impedire che diventi un affare per soli ricchi

In questi giorni è montata un’ondata di indignazione della popolazione contro il costo dei politici, che viene confrontato impietosamente con il prezzo pesante che la stragrande maggioranza delle persone è chiamata a pagare per fronteggiare la grave crisi del Paese. In poco più di quindici giorni si è passati da una manovra finanziaria che Lega e PDL giuravano essere di 42 miliardi di euro, per approvare un provvedimento che alla fine ha un valore di 79 miliardi. Una legge che contiene tre iniquità: la prima taglia indiscriminatamente servizi socio-assistenziali di fondamentale importanza; la seconda aumenta indiscriminatamente le tasse sui redditi medio-bassi e introduce odiosi ticket sulla salute; la terza iniquità è che in questo disastro, nottetempo, la Lega e il PdL hanno ripulito dalla manovra ogni provvedimento che potesse costringere i parlamentari a farsi pure loro carico personalmente ed economicamente del difficile momento che stiamo attraversando. La rabbia e la condanna che sale dal Paese contro il costo della politica e dei privilegi dei politici sono giustificate e comprensibili, mentre ritengo profondamente ingiusto il tentativo di travolgere la politica tout court e tutti i politici indistintamente, senza distinguere i vari livelli di responsabilità.
Io, che ho lavorato 35 anni in fabbrica e che ora, da parlamentare, ho il grande privilegio di essere al servizio del Paese per fare buone leggi, non ci sto. La politica è l’essenza della democrazia, la forma con la quale garantire una società giusta e civile, e i politici che la trascinano nel fango con ruberie, scandali, prepotenze di ogni genere, pur avendo da dieci anni a questa parte la responsabilità di governo, devono dimettersi e andare a casa. Le persone elette, dal Parlamento sino al più piccolo Consiglio comunale, che invece si impegnano quotidianamente, con serietà e fatica, affinché non si sfasci tutto, non è corretto associarli ai mascalzoni. La mia storia e la mia cultura politica appartiene alla stagione di Enrico Belinguer, che fece della questione morale un punto irrinunciabile del suo programma. Chi non rimpiange quanto scrisse oltre 30 anni fa? “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali... La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.
Allora andiamo fino in fondo a queste cause politiche e da subito avviamo un processo di rinascita morale e di valorizzazione del merito, nelle istituzioni pubbliche, nei partiti, nelle relazioni sociali ed economiche. Rimettiamo al centro del confronto il lavoro, soprattutto dei giovani, il sostegno delle attività produttive nei settori emergenti, della green economy e per le riqualificazioni delle infrastrutture civili, il protagonismo dell’Italia per l’unità dell’Europa e verso i potenziali partner della cooperazione internazionale, il rilancio delle politiche socio assistenziali e sanitarie, la riforma dello stato e degli enti territoriali nel segno dell’autonomia solidale, il sostegno e lo sviluppo delle attività culturali, perché senza un orizzonte ideale non si va da nessuna parte. Inoltre, se vogliamo salvare la nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, dobbiamo fare in modo che la politica costi quanto basti a non farla fare solo ai ricchi e ai potenti, non un euro i più, e soprattutto non rappresenti un insulto intollerabile per le milioni di famiglie e di persone che faticano a mantenere un tenore di vita dignitoso.
Il PD già all’inizio della legislatura aveva presentato una proposta di legge che affrontava il problema, ma per la Lega e il PdL le priorità sono state altre e mai messa in agenda parlamentare, può darsi non sia perfetta, certamente è aperta ai contributi di quanti vogliono un dialogo serio e rappresenta una buona base per cominciare, subito, a ragionare in concreto su quei provvedimenti necessari a ridare credibilità alle istituzioni agli occhi dei cittadini e con forza Bersani ne ha richiesta la calendarizzazione subito e prevede:
  1. Accorpamento delle provincie sotto i 500 mila, accorpamento dei comuni piccoli, accorpamento delle società che fanno capo ai comuni.
  2. A questa proposta va aggiunta la riforma elettorale, altrettanto urgente.
  3. Totale incompatibilità tra cariche elettive e tra queste ed altri incarichi istituzionali o societari. Basta con i deputati col doppio incarico e lavoro: presidenti di provincia, sindaci, assessori, consiglieri di amministrazione, direttori di giornali, componenti di Fondazioni bancarie e chi più ne ha, più ne metta, se si vuole fare bene i parlamentari a Roma (in aula e in commissione) e nel collegio, di lavoro ce n’è e va riconosciuto.
  4. Tetto di spesa rigoroso, trasparente e verificabile per le campagne elettorali. Penso che tra i costi della politica questo sia uno dei più scandalosi e pericolosi. E, quando si parla della preferenza come antidoto ai nominati e ritorno alla libera scelta degli eletti da parte dei cittadini, non si trascuri questo aspetto del problema, che, almeno, non coinvolge i “nominati”, a maggior ragione anche per le primarie, valore politico importante che rischia di essere offuscato anche da questa deriva ingiustificata di spese, che impedisce una libera competizione tra pari, aggiungo la presenza di donne e giovani, aspetto non secondario per il rinnovamento della politica e delle Istituzioni.
  5. Superamento del Vitalizio con la completa parificazione del regime previdenziale degli eletti (a tutti i livelli) a quello dei lavoratori dipendenti. In sostanza, entriamo dentro l’Inps, magari con una gestione separata, e conteggiamo gli anni di carica politica ai fini della formazione del diritto e del calcolo della pensione, sulla base della retribuzione (indennità) stabilita. (Ricordo con la proposta Gnecchi, Codurelli, Giovanelli, che andava in questa direzione, l’anno scorso siamo stati messi alla berlina e accusati di voler allargare privilegi). Per tutti si stabilisca un tetto, salvo farsi una pensione integrativa.
  6. Poichè, il guaio, deriva dagli eccessi passati, bisogna chiedere, a chi ha goduto sinora di quelle prestazioni, di contribuire alla moralizzazione con due atti. Il primo il blocco di ogni rivalutazione, e il secondo, per chi supera quel tetto stabilito si applica un contributo di solidarietà sulla parte eccedente che per i prossimi tre anni (quelli della manovra, per capirci!) sia molto generoso e si stabilizzi poi in percentuali comunque significative. I politici devono dare l’esempio e poi deve valere per tutti, banchieri, magistrati, militari di ogni ordine e grado. È troppo? (Ricordo che dal governo Prodi non c’è più l’indicizzazione dell’indennità parlamentare legata ai Magistrati, come il riscatto dopo 2anni mezzo per il Vitalizio e fissata la soglia a 65 anni, più altri tagli, tutti documentati sul sito camera da sempre.)
  7. Correggere la parte dei rimborsi per le spese di vitto, alloggio e varie si addotti il normale piè di lista, come avviene per ogni lavoratore in trasferta con trasparenza, mettendo un tetto, altrimenti, francamente non sò se si finirebbe per risparmiare...
  8. Le spese che sono erogate ad ogni parlamentare per l’attività politica, va, semplicemente, rendicontata e pubblicata (contratti per collaboratori, attività politica e culturale, iniziative di propaganda). Oppure come da mia proposta di legge nr 2438, il collaboratore, sia assunto dalla Camera.
  9. Il calcolo delle presenze anche per il lavoro di commissioni, oltre a quello d’Aula. Si potrebbe introdurre, così, una parte fissa e una variabile nella retribuzione dei parlamentari, a beneficio della produttività e della trasparenza.
  10. C’è, infine, la questione del finanziamento dei partiti ed è ora che il Parlamento legiferi sull’attuazione dell’art. 49 della Costituzione (Partiti Politici) come la revisione dei contributi previsti per l’editoria (per l’anno 2009 la cifra erogata è stata pari a euro 179.393.345,42 euro).
E, da subito come chiesto dal Pd ,intervenire attraverso il Bilancio della camera, sia per quanto riguarda
il trattamento economico dei parlamentari, sia per le spese di funzionamento del Parlamento.

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