sabato 5 marzo 2011

Un'ordinanza d'antiquariato

Sul sito del Comune di Merate è riportata una comunicazione del Sindaco relativa al Carnevale, con la seguente proibizione: "Non è consentito l'utilizzo delle bombolette spray, contenenti clorofluorocarburi che emettono sostanze schiumogene e filanti di qualsiasi tipo".
Poiché l'utilizzo dei clorofluorocarburi, da disperdere nell'atmosfera, è proibito da vent'anni, in seguito agli accordi del Protocollo di Montreal, non esistono più in commercio bombolette spray contenenti tali sostanze, peraltro sostituite, da idrocarburi gas/liquidi. La comunicazione, quindi, diventa equivoca, perchè interpretandola alla lettera, permetterebbe l'utilizzo di bombolette contenenti, inevitabilmente, altri propellenti; nella sostanza, invece, si intende proibire lo sporcamento mediante il versamento di schiume.


Ernesto Passoni

Lago di Sartirana: un disastro ecologico annunciato

Apprendiamo dalle cronache locali che le professoresse universitarie del Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e Territorio della Bicocca hanno chiesto al Corpo Forestale dello Stato di verificare la regolarità dei lavori di sagomatura e apertura nuovi canali nel canneto del lago di Sartirana. Seri dubbi sull’intervento erano già stati avanzati anche dai “Insieme per Merate” che ha presentato un’interrogazione. Prima ancora erano stati Consiglieri Comunali di Maggioranza a esporre critiche su tutto il nuovo Piano di Gestione del SIC di Sartirana. Non ci volevano degli esperti per capire il disastro che si stava compiendo, ma il Signor Sindaco Andrea Robbiani come al solito ha tirato dritto per la sua strada senza dare ascolto a nessuno. E il risultato purtroppo è sotto gli occhi di tutti. Chi è venuto prima, non importa se di Destra, Centro o Sinistra, ha sempre mantenuto un atteggiamento di estrema cautela verso il lago di Sartirana, anche a costo di peccare di immobilismo, perché tutti sono sempre stati consapevoli che alcuni danni ambientali sono difficili da riparare. Invece lui per fare la figura del primo della classe si è mosso come un elefante nella cristalleria. “La natura farà il suo corso” ha tranquillizzato l’Assessore all’Ambiente Massimiliano Vivenzio. E’ vero, ma quando ci impiegherà “madre terra” a rimediare ad una devastazione che poteva essere evitata con un po’ di accortezza e pazienza? E a quale prezzo? E soprattutto perchè tutto questo?

Bloggers

Incrocio più sicuro

Ma il verde dura poco

C’è occorso quasi un anno buono, ma un ringraziamento all’Assessore ai Lavori Pubblici Massimo Panzeri è doveroso. Questa settimana gli attraversamenti pedonali all’incrocio tra delle vie Giuseppe Verdi - Filippo Turati - Alcide De Gasperi - Trieste sono stati resi più sicuri. Quando passano le persone le automobili hanno il rosso per il nuovo dispositivo di semaforo a chiamata per i passanti. Il sistema è predisposto anche per il segnale acustico per gli ipovedenti. La soluzione dovrebbe impedire che si verifichino altri pericolosi incidenti con cittadini investiti dalle macchine in transito come più volte abbiamo spiegato. Adesso bisogna soltanto regolare i tempi di durata del verde per i pedoni. Dura appena dieci secondi che sono troppo pochi per consentire ai genitori che accompagnano i bambini per mano e agli anziani di ultimare l’attraversamento prima che scatti ancora il rosso. E’ importante farlo subito, già lunedì, perché da lì passano il piedibus, gli ospiti della casa di riposo, gli studenti delle superiori e i ragazzini che vanno all’oratorio e quelli che si recano in piscina.

Insieme per Merate

Federalismo fiscale: saranno i sindaci a mettere le mani in tasca ai cittadini

Una delle ipocrisie del decreto sul fisco comunale è la fissazione al 7,6 per mille dell’aliquota di equilibrio della futura Imposta municipale propria (Imu)

I numeri forniti dal Governo e contenuti nel decreto e nella relazione tecnica che lo accompagna non sono coerenti con l’aliquota indicata. Eccone la dimostrazione.
La base imponibile dell’Imu (valore degli immobili diversi dalle prime case) è pari a 1.669 miliardi di euro, come risulta dalla relazione tecnica allegata al decreto (fonte Agenzia del territorio). Da essa vanno tolti gli immobili delle Onlus e degli enti religiosi, che nella prima versione del decreto erano inclusi nella base imponibile. Il valore di questi è valutabile in 84 miliardi di euro (fonte Ifel Anci). Quindi, la base imponibile dell’Imu è pari a 1.669 meno 84 uguale 1.585 miliardi. Il gettito obiettivo dell’Imu deve essere pari a 11,57 miliardi di euro, sempre secondo le stime del Governo. Questo ammontare è calcolato sotto il vincolo di invarianza finanziaria delle spese e delle entrate dei Comuni.
A formare il gettito dell’Imu concorre, per una parte, la quota di base imponibile ad aliquota piena (7,6 per mille) e, per l’altra parte, la restante base imponibile ad aliquota dimezzata, destinata agli immobili in affitto (3,8 per mille).
Il valore degli immobili dati in affitto dalle sole persone fisiche è pari a 350 miliardi (fonte Agenzia del territorio). Quindi, il gettito ricavabile da questa quota di base imponibile è pari a 350 miliardi per 0,0038 uguale 1,33 miliardi. Restano 1.585 meno 350 uguale 1.235 miliardi di base imponibile ad aliquota piena. Il gettito ricavabile è pari a 1.235 per 0,0076 uguale 9,386 miliardi. Sommando 9,386 più 1,33 si ottiene un gettito di 10,716 miliardi, inferiore di più di 800 milioni al gettito obiettivo.
In realtà, è facile calcolare che per raggiungere il gettito obiettivo, con la ripartizione della base imponibile in 1.235 miliardi ad aliquota piena e 350 ad aliquota agevolata, è necessaria un’aliquota dell’8,2 per mille.
Non è finita…Il decreto infatti introduce la “cedolare secca”, che sarebbe meglio chiamare imposta sostitutiva sui redditi da locazione immobiliare ad uso abitativo. Il Governo stima nella sua relazione tecnica un aumento del 35% in due anni di immobili ad uso abitativo oggi dichiarati a disposizione, ma che domani emergeranno in chiaro come affittati (e copre con questo gettito ipotetico le perdite legate alla cedolare secca). Se queste stime fossero corrette, si dovrebbe coerentemente tenere conto che da qui al 2014, anno di introduzione della nuova Imu, la quota di base imponibile ad aliquota agevolata crescerà. Se supponiamo che la crescita sia del 35%, la base imponibile ad aliquota agevolata non sarà più 350, ma 472,5 miliardi. La base imponibile ad aliquota piena si ridurrà quindi a 1.112,5 miliardi. Con lo stesso procedimento di sopra, è facile vedere che l’aliquota di equilibrio in questo caso diventa l’8,5 per mille.
Insomma: usando i dati che il Governo espone in relazione tecnica emerge che l’aliquota del 7,6 per mille, come aliquota che mette tutto in equilibrio, è sicuramente sottostimata. Se, poi, il Governo avesse ragione sull’emersione di “nero” conseguente alla cedolare secca, l’aliquota media dell’Imu sarà l’8,5 per mille. Saranno i Comuni, e non il Governo, a dover dare la cattiva notizia: la forchetta di “autonomia” che il decreto concede ai Comuni è di 0,3 punti, quindi l’aliquota effettiva dell’Imu potrà variare da 4,6 a 10,6 per mille. Ma, al di là del “gioco del cerino” politico, forse non hanno tutti i torti le associazioni imprenditoriali che, avendo fatto un po’ di conti negli ultimi giorni, cominciano a temere un tendenziale raddoppio dell’Ici attualmente pagata sugli immobili ad uso produttivo.

venerdì 4 marzo 2011

Ignorate le richieste dei pendolari: altri aumenti del 20% ma senza nuovi servizi

Gli aumenti tariffari dovrebbero andare pari passo con i benefici, ma la Regione fa le medie del pollo di Trilussa...


Il 2 marzo scorso si è tenuta, presso la Regione Lombardia, la prevista riunione del Tavolo TPL (Trasporto Pubblico Locale) che aveva all’ordine del giorno la definizione degli indicatori in base ai quali “collegare il riconoscimento dell’ulteriore aumenti tariffario” previsto per maggio, come previsto dalla delibera regionale del 29 dicembre scorso.
Innanzitutto, abbiamo ancora dovuto una volta constatare il precario stato del monitoraggio, da parte della Regione e degli Enti Locali, del sistema complessivo del trasporto pubblico locale che si traduce in una base dati che non può certo definirsi rappresentativa e sufficiente per decidere su aumenti tariffari così rilevanti, e al tempo stesso da premiare i Gestori di TPL. Se, infatti, per quanto riguarda il servizio ferroviario esiste una qualche base statistica su ritardi e cancellazioni, sul resto del TPL domina il buio assoluto, nonostante i contratti di servizio siano farciti di norme e regole per la raccolta per la trasmissione dei dati di monitoraggio del servizio. Uno scenario talmente frustrante da farci rimpiangere il “vecchio” algoritmo tariffario, il quale almeno contemplava anche il grado di soddisfazione degli utenti. Probabilmente, visti gli esiti disastrosi della sua prima (e forse ultima) applicazione (con due parametri nulli e due negativi), l’Assessore Raffaele Cattaneo ambisce a far approdare gli aumenti in lidi più sicuri. Ed è un fatto che, sebbene manchino meno di due mesi alla fatidica data, ancora non si siano stabilite le regole del gioco, anzi, si brancoli nel buio se l’assessore dichiara che “non esiste alcuna proposta regionale”, tanto da ipotizzare un rinvio dell’applicazione degli aumenti. Ma ogni pendolare sa che l’andamento dei treni è stagionale, e che due o tre mesi di rilevazione non dicono nulla, esattamente come una rondine non fa primavera, come è comprovato dall’andamento disastroso degli scorsi mesi di novembre e dicembre.
Ma vi è un ulteriore elemento che denota quanto si stia navigando a vista nel governo del sistema del TPL, e cioè di quanto non si esiti a rimettere sfacciatamente in discussione obiettivi e propositi pomposamente dichiarati in tempi recenti e non sospetti con il famoso “Patto TPL”. In esso, infatti, è stato stabilito, mediante il meccanismo di adeguamento automatico delle tariffe, un preciso rapporto tra qualità, quantità e tariffe, che, a fronte di un incremento complessivo cumulato delle tariffe dal 2010 al 2015, al netto dell’inflazione, pari al 20%, avrebbe dovuto garantire il raggiungimento dei seguenti obiettivi:
  • Integrazione tariffaria regionale “vera” entro il 2010
  • Velocità commerciale: +10% (entro 2011)
  • Puntualità a 5 minuti: +8 punti percentuali
  • Soppressioni: -90%
  • Riduzione età parco mezzi: -40%
  • Nuovi servizi: 189 milioni, e +20% treni*km.
Quindi, gli aumenti tariffari che ora si prospettano, di misura guarda caso pari proprio a quel 20%, dovrebbero, per coerenza, essere paragonabili con tali obiettivi. Invece, alla riunione sono stati proposti degli indicatori che non si avvicinano nemmeno lontanamente a quelli sopra riportati. Non solo, per quanto riguarda la puntualità sono state enunciate delle modalità di calcolo differenti da quelle utilizzate a riferimento nel Patto e non facilmente confrontabili con il dato storico, rendendo così difficoltoso fare dei paragoni.
Il nostro pensiero è che la qualità del servizio non è fatta solo di numeri in quanto, con medie troppo simili a quelle di Trilussa, non spiegano compiutamente il disagio del viaggiare quotidianamente sui nostri treni e autobus, ma rientra in una concezione ben più ampia e globale, investendo tutti gli aspetti del servizio. Non si possono, ad esempio, trascurare la pulizia e la climatizzazione, il sistema delle informazioni, la rete di vendita dei titoli di viaggio, il sistema sanzionatorio che non deve essere vessatorio nei confronti di chi è in buona fede, la presa in carico delle richieste e delle proposte degli utenti in termini di orari, l’ampliamento delle fasce orarie del servizio, l’accessibilità e fruibilità dei mezzi di trasporto pubblico, la dignitosità e fruibilità delle stazioni e delle fermate, l’affollamento, la velocità commerciale e altro ancora. Non da ultimo, la revisione del sistema dei bonus e delle penali e il diritto di ottenere risposte esaurienti e documentate tanto dai gestori, quanto dall’Ente regolatore, in merito a tutto ciò che non funziona e alle richieste degli utenti, la disponibilità dei dati di dettaglio sul servizio programmato e a consuntivo, nonché sui costi, sui ricavi e sui passeggeri trasportati.
Su questi temi, e altro ancora, sono attese risposte concrete e nei fatti dagli 8.500 firmatari della petizione al Presidente Roberto Formigoni, chiamato, in virtù di tale carica, anche a svolgere anche la funzione di garante nei confronti di pendolari e utenti del trasporto pubblico lombardo, degli impegni presi nei loro confronti dalla dalla Regione. Rinnoviamo pertanto l’appello di cittadini che chiedono di potergli consegnare le firme della petizione e che, nei fatti, continua ad essere ignorato.


Comitato pendolari Milano-Lecco, Comitato pendolari Mandello, Comitato pendolari Calolziocorte-Valle S. Martino, Comitato MMML (Milano-Monza-Molteno-Lecco, Comitato Pendolari Bergamaschi CPB, Comitato pendolari Rovato-Chiari-Rovato, Comitato pendolari LeNord Milano-Asso, Comitato pendolari Merate, Comitato InOrario Milano-Mantova, Comitato Milano-Mortara, Comitato pendolari Tortona, Comitato Milano-Varese, Comitato Milano-Seregno, Comitato Pendolari Metropolitani, Legambiente Lombardia

Lavori (in)finiti

Una osservazione da utente della strada: chi passa da via XXV Aprile a Brugarolo  non si accorge che i lavori sono finiti. Provenendo da Brugarolo e andando verso via Bergamo le auto invadono la corsia opposta per evitare le buche creando qualche problemino di viabilità (in perfetto stile viale Lombardia, per intenderci). Qualche sprovveduto potrebbe pensare che la decisione di far passare di lì l'elettrodotto sia stata presa per motivi che nulla concernono l'utilità pubblica e che i disagi conseguenti non siano stati molto ponderati. Non sono il primo a segnalarlo e ieri mattina ero tentato di fare una foto quando un camion e un’auto quasi si sono urtati frontalmente.

Edoardo Zerbi

giovedì 3 marzo 2011

Fondo solidarietà al lavoro: nessun assistenzialismo, ma solo dignità e un impiego

Dalla Caritas Ambrosiana replicano alle assurde esternazioni dell'Assessore provinciale al Lavoro Fabio Dadati

In questi giorni sono state riportate dai giornali alcune dichiarazioni dell’assessore al Lavoro della Provincia di Lecco, Fabio Dadati, che sollevano critiche sulle finalità del “Fondo Solidarietà al Lavoro”. Quelle osservazioni ci sorprendono. Riteniamo pertanto necessario precisare alcuni aspetti di questa iniziativa che a quanto pare non sono stati compresi.
Come è nato
L’iniziativa del “Fondo Solidarietà al lavoro” di Lecco, che vede coinvolta Caritas Ambrosiana nella promozione, insieme alle parrocchie della città e al Consorzio Consolida, è nata per rispondere alle numerose segnalazioni delle persone che a causa degli effetti della crisi economica si sono trovate senza lavoro. È un’iniziativa, “nata dal basso” e dalla cosiddetta società civile e religiosa, sollecita dall’appello del prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin durante la giornata di San Niccolò. Appello che ha avuto l’effetto di far convergere in un comune sforzo, tante energie messe in campo dalle comunità parrocchiali che qui come in altri territori sentono di esprimere il loro essere Chiesa, facendosi carico responsabilmente dei problemi di chi ha bisogno.
Come funziona
Il Fondo segue modalità di intervento diverse da iniziative di sostengo già presenti e permette di integrare le opportunità di risposta ai numerosi bisogni che, purtroppo, permangono nonostante i segnali timidi di ripresa economica. Non è, dunque, una proposta alternativa, ma integrativa, ad esempio alle borse sociali di lavoro promosse dalla Provincia. Lungi dall’essere un’iniziativa assistenziale, riteniamo sia una forma di aiuto innovativo maturato all’interno del percorso del Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi e che va nella direzione del lavoro e della dignità della persona. Precisiamo, infatti, che Il Fondo Solidarietà al Lavoro, offrirà vere e proprie assunzioni, non borse lavoro, che sono uno strumento di formazione e di professionalizzazione. Oltre al fatto di avere un posto di lavoro, ciò consentirà alle persone di godere di maggiori tutele. Riceveranno, ad esempio, i contributi previdenziali, potranno ottenere assegni familiari, al termine del contratto di lavoro (da 6 a 12 mesi) potranno ricevere un’indennità di disoccupazione, infine molte persone che si sono trovate senza lavoro ad un passo dalla pensione, potranno maturare i requisiti per accedervi. Ad offrire questi posti saranno le cooperative sociali. Riteniamo quanto mai opportuno il loro coinvolgimento e infondato il timore che qualche disoccupato possa occupare il posto di qualche disabile, come è stato paventato. Come è noto, infatti, la legge stabilisce che all’interno delle cooperative venga rispettato un preciso rapporto tra la quota di lavoratori classificabili come “svantaggiati” e quelli classificati come “normodotati”. Se aumentarono questi ultimi, potranno aumentare i secondi. Siamo dunque lieti che le cooperative sociali del territorio abbiano voluto aderire a questo progetto dimostrando il loro senso di responsabilità in un momento difficile per la comunità e dando prova di essere capaci di farsi protagoniste anche di nuove forme di welfare.
Funzione pedagogica
Infine vogliamo ribadire che questa iniziativa ha anche un valore pedagogico, finalità più volte richiamata dallo stesso cardinale Tettamanzi. Il Fondo potrà, infatti, essere alimentato dai singoli cittadini e dalle comunità parrocchiali in modo continuo. Sarà dunque un’occasione per educarsi tutti al senso di responsabilità che dobbiamo avere nei confronti di chi si trova in una situazione di difficoltà e sarà un’opportunità per esprimere quella sussidiarietà orizzontale che tante volte invochiamo.
I partner
Il ruolo della Fondazione della Provincia di Lecco garantisce il monitoraggio e il supporto tecnico fondamentale per la riuscita dell’iniziativa e non da ultimo, come già noto anche un importante contributo economico. Anche il significativo contributo del Comuni di Lecco è garanzia di partecipazione e rispettosa collaborazione.
Auspichiamo, quindi, che l’iniziativa prosegua senza polemiche inutili e con il contributo di tutti quelli che vorranno migliorarne e moltiplicarne le varie forme di aiuto.

150 anni dell'Unità d'Italia: un'occasione per riflettere sulla storia del nostro Paese

Clicca sulla foto per ingrandire la locandina
Vi invito all'iniziativa per le celebrazioni del 150° Anniversario dell'Unità d'Italia. E' promossa dal nostro Comitato e dalle Direzioni del Liceo scientifico "Maria Gaetano Agnesi" di Merate e l'Istituto superiore "Francesco Viganò" di Merate con il patrocinio delle Amministrazion150n i Comunali di Cernusco Lombardone e Osnago. Le serate si svolgeranno tutte presso l'aula magna degli Istituti "Viganò" e "Agnesi". Vi ringraziamo di quanto potrete fare per diffondere questa comunicazione.
Cordiali saluti

Domenico Basile

La memoria corta

Come profeta unto da Dio, perché vox populi vox Dei, la sua missione è quella di moralizzare ed educare i barbari della terra di Brianza che non conoscono le usanze raffinate delle razze nordiche direttamente discendenti dai celti precursori padani. Per questo presto emetterà altri editti per regolare e disciplinare la movimentazione delle genti e delle merci in quel di Merate: sensi obbligati, divieti, zone proibite al traffico… destinati a sollevare le proteste dei sudditi ingrati e ignoranti che non sanno godere della sua saggezza e lungimiranza. Perché a lui la fama e il consenso non interessano, di apparire antipatico non se ne cura, i volubili sentimenti terreni non gli si addicono. Però è meglio agire subito, in fretta, ha proferito,  in tre anni la plebe fa in tempo a dimenticare e la rabbia sopisce, così che al prossimo suffragium il volgo che lui onora di governare possa rinnovargli fede incondizionata.


Infiltrato

mercoledì 2 marzo 2011

La carnevalata di Brugarolo

Che l’attuale gestione dei Comitati di Frazione sia una pagliacciata lo sostengono in tanti  e da tanto tempo. Ma adesso c’è la riprova che si tratti per davvero di una carnevalata. In questi giorni alcuni partecipanti del Comitato di Brugarolo, gli stessi che sono stati visti distribuire i manifesti sull’”anno di buon governo della Lega Nord” (la mancanza di pudore nel prendere in giro la gente non ha limiti!!!) , stanno battendo a tappeto le cassette delle lettere per informare la popolazione residente della festa in maschera da loro organizzata per domenica. Ben venga, ciò che unisce e aggrega non guasta mai. Ma a ognuno il proprio compito. Dove sono stati quelli del Comitato di Brugarolo quando c’era da segnalare al Comune i disagi della posa dell’elettrodotto da 132.000 volt? E dove stavano quando sempre per i lavori dell’elettrodotto è stata istituita la deviazione in via Laghetto, assolutamente inadatta per sostituire via XXV Aprile? E adesso che via XXV Aprile è un colabrodo, che i residenti di via Laghetto hanno avviato una raccolta firme per denunciare che per quella strada passano troppe macchine, che da loro non c’è la navetta per il centro, che non ci sono pullman, che…? Dove sono? E’ evidente che così non va, ma al Sindaco fa comodo perché può fare proseliti senza rendere conto ai cittadini sulle necessità vere. Per questo non vuole approvare il regolamento proposto dal nostro Capogruppo Cesare Perego.

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