Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Attualità. Mostra tutti i post

sabato 19 maggio 2012

Attentato a Brindisi: bandiere a lutto nel Meratese

Le bandiere dei Comuni del meratese saranno collocate a mezz'asta in segno di lutto per ricordare le vittime dell'ignobile attentato di Brindisi. Mani ancora ignote hanno voluto colpire non solo persone inermi ma anche simboli del nostro futuro, ragazze e ragazzi davanti alla loro scuola. Di fronte a questi gesti deve alzarsi forte la voce del popolo italiano a respingere ogni tentativo di minare la pacifica convivenza e le istituzioni democratiche.

Paolo Strina
Sindaco di Osnago
e Presidente della Conferenza dei Sindaci del Merate

giovedì 17 maggio 2012

Il gioco delle carte

Al nostro beneamato Sindaco il gioco delle carte non piace. Lo avevamo già capito subito dopo il suo insediamento, quando, dalle pagine del settimanale locale, si era scagliato contro il suo predecessore e nostro Consigliere Comunale Giovanni Battista Albani, accusandolo di trascorrere il suo tempo libero al tavolo "verde" del Centro Anziani di piazza don Minzoni. E nei giorni scorsi lo ha ribadito attraverso il suo emissario Assessore ai Servizi Sociale Emilio Vulmaro Zanmarchi. Il quale Assessore, in vista dell'Assembla dei Soci dell'Associazione che gestisce il suddetto Centro Anziani, avrebbe criticato l’operato dei volontari e gli utenti che trascorrono troppo tempo a divertirsi con le bocce e la briscola. Quasi che lo stare insieme non sia un valore e un luogo di ritrovo non sia un servizio utile alla popolazione. Ma, si sa, questi piedielciellini-leghisti vogliono che tutti si adeguino alla loro visione "etica" della vita e ai loro ideali di operosità. Tutti, tranne i loro capi di partito che pagano le lauree false ai figli o si divertono a passare piacevoli serate ammirando gare di bulesque da parte di accativanti signorine che poi ci rifilano in Regione o al Governo pagate a nostre spese.
Così, dopo aver detto addio alla Pro Loco, al Centro di Aggregazione Giovanile, alla Rotellistica Roseda... e chi più ne ha più ne metta, adesso prepariamoci a salutare anche i volontari del Centro Anziani. Pezzo a pezzo stanno smantellando Merate… e  hanno pure il coraggio di chiamarlo “rinnovamento”. Speriamo passino presto la mano..

Marco Airoldi

sabato 5 maggio 2012

Falsi studi in Albania e soldi in Tanzania, sulla Lega la nemesi degli immigrati-nemici

Sembra proprio che da qualche tempo Nemesi, divina figlia della Notte nonché «flagello degli uomini mortali», definizione di Esiodo, abbia chiesto e ottenuto la cittadinanza padana. Vedi anche questa storia della laurea albanese del Trota, che pure rimanda e fa l' occhietto e comunque si pone in evoluta e controversa continuità con la finta laurea del papà del Trota; per quanto, a differenza del futuro senatùr, non risulta che Renzo Bossi abbia organizzato una festa per celebrare il suo trionfo all' Universiteti Kristal di Tirana. Ma non è questo, o meglio non è solo questo che spiega il volteggiare di Nemesi, di solito chiamata a punire con la spada eccessi e sregolatezze, sopra le tante magagne della Lega. E' che a proposito di albanesi all' inizio dell' estate 2009 proprio al Trota, fresco responsabile mediatico, venne attribuita la graziosa idea di insediare un videogame sulla pagina Facebook della Lega. Si chiamava «Rimbalza il clandestino» e mimando le norme del «pacchetto di sicurezza»- come l' ha ricostruito Furio Colombo nel suo recentissimo Contro la Lega (Laterza) - il giocatore era chiamato a impedire l' ingresso, la sopravvivenza, la casa, la scuola, il lavoro, il matrimonio, l' ospedale agli immigrati, dichiarati irregolari dalla Bossi-Fini. L' eventuale laurea non era contemplata. Il passatempo suscitò qualche protesta. «Attaccano mio figlio - disse Bossi - ma pensano a me». Del resto, prima che il Trota varcasse all' incontrario il canale di Otranto per coronare i suoi studi, il Senatùr invocava cannoniere e blocchi navali contro i barconi e gli albanesi «abituati a vivere sulle spalle degli altri». Insomma: « foeura di ball ». Il senatore Stiffoni, dal canto suo, quello appena espulso per la faccenda dei diamanti, è arrivato a rimpiangere il forno crematorio di Santa Bona, dalle sue parti, contro due clandestini protagonisti di una turpe vicenda. E se più o meno nello stesso periodo il barbaro sognante Salvini ha proposto vagoni della metro «per soli milanesi», una volta Borghezio, che non sogna tantissimo, salì su un treno per spruzzare insetticida su alcune donne - lui diceva prostitute - africane. Per Bossi chi veniva da quell' immenso continente si meritava perciò stesso un paio di nomignoli. Uno è «baluba», poi entrato nel lessico leghista per indicare i padani più ottusi, e l' altro è «bingo-bongo». Quest' ultimo simpatico appellativo il Senatùr l' ha usato in pubblico nel 2003, prima che gli venisse il coccolone. Dopo, sembrava inizialmente divenuto più buono, ma poi l' ha ridetto nel 2010, sempre riferendosi a negretti «capaci di piangere con un occhio e a ridere con l' altro. Io invece non faccio il furbo». Ma anche sull' Africa, oltre che sulla pretesa furbizia, si direbbe che Nemesi abbia lavorato con successo. Lo si deduce dalla vicenda dei milioni della Lega arrivati, guarda un po', in Tanzania. E lì addirittura rifiutati, magari da qualche «bingo-bongo», perché sospetti. Ce li aveva fatti arrivare, attraverso un assai discutibile giro, il tesoriere autodesignatosi «il più pazzo del mondo». E non per assumere la gabbia geografica mentale dei leghisti, ma così come Rosi Mauro è di Brindisi, Belsito è calabrese: non solo comprensibilmente legato alla sua splendida terra, ma purtroppo pare anche e soprattutto a certe pericolose organizzazioni che prosperano da quelle parti. E allora anche qui l' antica e spietatissima divinità preposta alla giustizia distributiva ha compiuto il suo terzo capolavoro: dopo aver ruggito contro gli insegnanti meridionali (che bocciavano il Trota), la Lega si ritrova ora legata mani e piedi niente meno che alla ' ndrangheta. Per aver detto molto, ma molto meno in tv, nel 2010 Saviano dovette subire una prolusione riparatoria di un impettito Maroni, con mosca sul mento, occhiali rossi e micropochette verde. A rivederlo col senno di poi su YouTube fa un certo effetto.

Filippo Ceccarelli

venerdì 4 maggio 2012

Ci aspettavamo di più

Pubblichiamo la lettera scritta al Segretario Nazionale del PD Pierluigi Bersani dai Sindaci della Provincia di Lecco iscritti e simpatizzanti del Partito Democratici

Alla cortese attenzione
di Pierluigi Bersani
Segretario Nazionale Partito Democratico

Carissimo Segretario,
ti scriviamo in qualità di Sindaci della Provincia di Lecco iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico, per portare alla tua attenzione le preoccupazioni e le forti criticità che colpiscono la finanza locale e le amministrazioni nella loro quotidiana azione al servizio della cittadinanza.
Siamo consapevoli del momento estremamente difficile che stiamo attraversando e del sacrificio che ci viene richiesto - consci dell’eredità del governo di Silvio Berlusconi e della gravosa responsabilità che il nostro Partito si è assunta sostenendo l’esecutivo guidato da Mario Monti - ma dobbiamo riconoscere con amarezza che ci aspettavamo di più:
  • più rispetto per i cittadini e le famiglie che con questa crisi si ritrovano a dover fare i conti con sempre maggiori sforzi;
  • più rispetto per il lavoro che gli amministratori comunali affrontano ogni giorno;
  • più rispetto per il sistema economico-territoriale con la promozione di nuove politiche di sviluppo e di crescita.
Siamo altrettanto certi che tali questioni sono a te particolarmente note, ma nondimeno pesanti tanto da mettere con le spalle al muro il Sistema Locale.
Ai pluriennali interventi sul patto di stabilità, al blocco dei residui passivi e dei pagamenti alle Imprese locali, fino ai tagli ai trasferimenti erariali, si sono aggiunte le problematiche della tesoreria unica e, da ultima, le “imbarazzanti” incertezze sull’IMU. Ne sono la riprova gli ultimi emendamenti al decreto sulle semplificazioni fiscali riguardo la rateizzazione degli acconti IMU che, hanno forse intercettato le esigenze dei singoli cittadini, al prezzo però di azzerare nel mese di giugno i fondi cassa comunali.
Caro Pierluigi, l’amarezza è grande e cresce in modo inversamente proporzionale alle aspettative verso un governo tecnico – di professori – incapace ad oggi di chiudere i conti e consentirci di approvare i bilanci di previsione 2012 in termini ragionevoli.
Noi amministratori – da sempre in prima linea nell’ascolto e nell’impegno a risolvere le problematiche quotidiane della gente comune - iniziamo a perdere in convinzione, quasi iniziassimo a sentire che ci manca la terra sotto i piedi. Le risposte sono sempre più lontane da noi - una volta a tutela dei farmacisti, altre dei taxisti, avvocati - eppure noi siamo uomini e donne dello Stato, delle istituzioni!
Oggi più che mai ti chiediamo un segnale forte - contrassegnato da una risposta chiara alle necessità dei comuni italiani - che manca da troppo tempo e può essere la risultante di un tuo intervento diretto in sede partitica e parlamentare.
Ti ringraziamo fin d’ora per l’attenzione che vorrai prestarci, i nostri più sinceri saluti.
Lecco, 02.05.2012

Gian Mario Fragomeli Sindaco di Cassago Brianza
e Responsabile EE. LL. PD Lecco,
Virginio Brivio Sindaco di Lecco, Mariani Riccardo Sindaco di Mandello del Lario, Tentori Mario Sindaco di Barzago. Colombo Antonio Sindaco di Casatenovo, Alessandro Salvioni Sindaco di Robbiate, Paolo Strina Sindaco di Osnago, Guido Besana Sindaco di Cremella, Alessandro Origo Sindaco di Verderio Inferiore, Livio Bonacina Sindaco di Galbiate, Raffaele Grega Sindaco di Colico

giovedì 3 maggio 2012

Imu: "Fate quello che dico, non fate quello che faccio"

Zappingo annoiato e mentre passo da La7 mi sembra di scorgere un volto noto, torno al canale prima e sì è proprio lui, è il nostro beneamato Sindaco di Merate Andrea Ambrogio Robbiani. Si parla di IMU e con il suo solito modo di fare cerca di rubare la parola alla collega di Vicenza ospite in studio. Il conduttore non si lascia intimidire e lo zittisce…. Vabbè, il carattere è carattere, ormai lo conosciamo tutti… Finalmente lo lasciano inetrvenire, ma sarebbe stato meglio per lui e per tutti i cittadini che rappresenta che stesse zitto. Paonazzo in volto attacca con la solita solfa, senza nessuna fantasia: al sud si evadono le tasse, la doppia manovra del Mariolino Monti, i nostri Comuni virtuosi e il blablabla trito e ritrito dei leghisti che hanno governato in Italia negli ultimi quindi anni ma non hanno fatto assolutamente nulla. In mano stringe pure la fascia tricolore… Sarebbe stato interessante che qualcuno si permettesse di fare presente a lui e a tutti i telespettatori che mentre il suo capo barbaro sognate Roberto Maroni parla di pizzo si Stato, a Merate lui ha messo le aliquote IMU sulla prima casa allo al 4,8% e sulle seconde abitazioni e le attività commerciali e produttive al 9,1%. Sono percentuali molto maggiorate rispetto al minimo indicato dalla legge. Troppo facile voler passare per paladino delle famiglie e intanto aumentare le tasse!!! Se è così convinto di quello che dice cominci ad abbassare subito al minimo le aliquote dell’IMU e l’Irpef comunale. Sindaco: fatti non pugnette!!!

Marco Airoldi

mercoledì 2 maggio 2012

Cosa cambiare per vincere la crisi

“Chi ritiene che in un mondo finito produzione e consumi possano crescere indefinitamente, o è un folle, o è un economista.”

Grande complessità, molteplici aspetti - e discipline - interessati, presenza di nuovi fattori che possono ribaltare le prospettive precedenti: questi forse gli aspetti salienti della crisi che sta colpendo il mondo da ormai 4 anni, senza prospettive di rapidi miglioramenti. Cerchiamo di dipanare alcuni fili di questa matassa, tanto intricata da dare motivo a repentini cambiamenti di posizione anche da parte di autorevoli opinionisti, persino premi Nobel per l’economia. Le due principali posizioni di pensiero contrappongono i rigoristi, o “moralisti”, che vogliono anzitutto garantire il pareggio dei bilanci, e coloro che invece, seguendo l’impostazione introdotta da Keynes, sostengono l’opportunità di andare anche in deficit, pur di mettere in atto politiche espansive che consentano di superare le difficoltà congiunturali. La principale differenza tra le due posizioni è forse la diversa valutazione dell’indebitamento o, più in generale, dell’intervento pubblico: da contenere per i primi, da non demonizzare per i secondi.
Il debito può svolgere una funzione preziosa quando si abbiano ragionevoli aspettative di realizzarne vantaggi futuri, o, in altri termini, di farne un buon investimento. Uno studente capace e meritevole, ad es. può opportunamente indebitarsi - se la famiglia non è in grado di mantenerlo agli studi - perché così potrà migliorare la propria vita. Dovrà anche scegliere correttamente l’orientamento negli studi; ma questa è una qualità della cultura. Nel commercio e nell’economia in generale il debito è la linfa che fa crescere la pianta. Più arduo è sostenere la validità dell’indebitamento per il consumo: difficile pensare a consumi che migliorino la vita futura. Qui non si può non menzionare il caso che ha innescato l’attuale crisi mondiale: i mutui ipotecari per l’acquisto della casa, sollecitati dalle banche americane in forte liquidità, a cittadini di basso reddito. Avendo successivamente perso lavoro e guadagni, questi si sono trovati nella necessità di recedere dal mutuo, lasciando la casa alle banche. La vendita simultanea di molte case ne ha fatto crollare il prezzo e le banche stesse sono arrivate all’orlo del fallimento. Un massiccio intervento finanziario da parte del governo le ha salvate, ma non è stato sufficiente a frenare l’espandersi della crisi a livello mondiale. Da notare che anche l’acquisizione di comportamenti virtuosi può essere un investimento: risparmiare sul fumo, ad es. migliora la qualità della vita anche per il futuro.
L’indebitamento pubblico può avere aspetti assai diversi da quello privato. Keynes ha dimostrato che in presenza di capacità produttiva inutilizzata (macchine ferme) è giustificata una spesa pubblica in deficit per stimolare i consumi (facendo lavori al limite inutili), riavviando così il ciclo produttivo. Questa posizione implica l’abbandono del laissez faire, della fiducia che il mercato possa risolvere da solo tutti i problemi nel modo ottimale; invece lo Stato deve assolvere un ruolo di governo e di guida anche nell’economia. È chiaro che su questa linea si possono avere abusi, corruzioni, scaricamento di problemi sulle generazioni future, ecc. ma secondo questa opinione i benefici derivanti da corretti interventi pubblici superano di molto gli inconvenienti. Tornando alla crisi attuale le posizioni rigoriste, inizialmente prevalenti, sembrano lasciare spazio a favore di interventi per la crescita. In ogni caso permane la confusione di dover fare contemporaneamente due cose tra loro difficilmente compatibili, se non contraddittorie. Sostenibilità. A complicare ulteriormente il quadro vanno ricordati alcuni aspetti sui quali di solito si preferisce sorvolare. Già dai tempi delle crisi energetiche degli anni ’70 sono aumentati coloro che ritengono insostenibile l’attuale modello di sviluppo. Esso è basato sulla corsa indefinita tra produzione e consumi, alimentata dalla pubblicità e da altre forme sempre più perfezionate di convinzione dei consumatori e di creazione di bisogni. Ai consumatori vengono così imposte cose che non sono nel loro vero interesse, bensì dei produttori. Un esempio banale potrebbe essere l’esplosione delle malattie “del benessere” indotta anche dall’arricchimento commerciale della dieta (junk food). Oltre a queste distorsioni non si possono dimenticare le preoccupazioni per l’alterazione globale del clima e dell’ambiente, la desertificazione di numerosi territori, il permanere – e con la crisi l’estendersi – di povertà e sottonutrizione, infine l’accentuarsi, anche nei paesi ricchi, degli squilibri e delle differenze sociali – le quali, per inciso, sono da molti indicate tra le cause più profonde della crisi. Sono tutti effetti indesiderati del modello di sviluppo, che dovrebbe pertanto essere sottoposto a radicali cambiamenti. Sarebbe necessaria una sobrietà (scelta) piuttosto che una austerità (imposta). Ma la gente, abituata per decenni ad attese di crescente benessere, appare terribilmente restia ad ogni idea di sacrificio o decrescita. Lo si può verificare quotidianamente, oggi che si sono rese indispensabili certe forme di austerità.
 Crescita immateriale. Se si fosse presa sul serio la sostenibilità dello sviluppo, maggiore spazio avrebbe avuto nel dibattito lo sviluppo umano. Ne ha parlato l’ONU ormai dal 1990, proponendolo come ampliamento delle opportunità e delle capacità a disposizione di ogni essere umano, accanto al parametro economico del PIL (prodotto interno lordo). Dà peso quindi ad aspetti immateriali che il PIL trascura, come la crescita delle capacità di ciascuno. Sembra questa l’alternativa da proporre alla insaziabile fame di crescita che è stata instillata nella nostra psiche: una crescita immateriale anziché materiale, basata cioè su migliori conoscenze, educazione, cultura, ambiente, arte e simili. Forse con la cultura non si campa, come hanno detto certi penosi politici italiani. Ma si diventa più uomini, si percepiscono meglio le finalità, si sa dove andare, si diventa meno facilmente pedine nelle mani di politici corrotti o di potentati economici. I beni immateriali, a differenza di quelli materiali, possono essere consumati indefinitamente senza inquinare; sono poi quelli più propriamente umani, in grado di appagare personalità mature, sviluppando anche il senso critico (ad es. verso demagogia o pubblicità). Con l’avanzare degli anni certi bisogni materiali, come il cibo, si riducono: diventa necessaria maggiore frugalità. Analogamente per la società la sobrietà potrebbe essere presentata come virtù della maturità, in un quadro di crescita immateriale. Consente una vita migliore anche per il futuro: quindi può essere considerata un vero e proprio investimento.
Quale spesa pubblica? Lo sviluppo umano e immateriale sembra l’unica via per conciliare le due posizioni divergenti del rigore e della crescita. La spesa pubblica potrebbe essere molto ridotta qualora la si sottoponesse ad un esame razionale: le enormi spese militari appaiono sempre più ingiustificate per un paese integrato nell’Europa, che da molti anni non subisce attacchi dall’esterno; la necessità delle grandi infrastrutture materiali è diventata secondaria dopo i grandi progressi nelle telecomunicazioni, e in ogni caso fattore poco rilevante per lo sviluppo di una società sempre più immateriale; la pubblica amministrazione segnala nel nostro paese una terribile inefficienza, attribuibile in prevalenza all’inadeguatezza della dirigenza, anche politica: è lo specchio dell’arretratezza culturale del paese. Ecco che quanto risparmiato in questi ambiti, oltre a ridurre il deficit, potrebbe permettere maggiore spesa in campo educativo, culturale, ambientale, della ricerca, ecc. Nei settori cioè che potrebbero consentire maggiore competitività alla nostra economia, e dai quali si dovrebbe partire per intaccare la rincorsa perversa tra produzione, pubblicità e consumi, cioè il modello di sviluppo insostenibile. In ogni caso educarci alla sobrietà è possibile da subito anche per ciascuno di noi ed è la via privilegiata per migliorare la qualità della vita, individuale e collettiva.

Luigi de Carlini

lunedì 30 aprile 2012

Tra baracche e cemento l'autoritratto della nuova Italia

Provando a immaginare il quindicesimo censimento degli italiani come una gigantesca fotografia aerea, forse il primo colpo d'occhio, il più evidente, è che rispetto al 2002 c'è un aumento molto consistente degli edifici censiti: oggi sono 14 milioni e rotti, l'undici per cento in più in soli dieci anni. Nello stesso periodo la popolazione è cresciuta solo del 2,5 per cento: siamo 59 milioni e mezzo. Anche se le statistiche sono una lingua che chiede di essere tradotta con molta circospezione, questi due dati, incrociati, sembrano dare ragione a chi denuncia una cementificazione indiscriminata e immotivata (o motivata solo dalla speculazione) del nostro territorio. Gli edifici sono aumentati di una percentuale quattro volte più grande rispetto all'aumento degli umani. E nel paese dei mille borghi abbandonati, dei centri storici svuotati, della superfetazione delle villette a schiera che vanno a smarginaree confondere il confine tra città e campagna, i dati del nuovo censimento aiutano a capire che la gestione del territorio è una delle questioni più gravi e irrisolte.
Il secondo colpo d'occhio vede triplicati, in dieci anni, i residenti stranieri. Sono 3 milioni e 769 mila, ed è il loro arrivo (e la loro forte natalità) ad avere compensato la pigrizia demografica di noi italiani indigeni. Sono, gli immigrati, il solo vero elemento di percepibile dinamismoe di mutamento socialee culturale di un paese altrimenti "fermo" (a parte il fiume di cemento...). La famiglia Rosaria Di Guglielmo e i suoi tre bambini sono stati accolti nel campo rom di via Bonfadini, nella periferia Sud di Milano vicino all'Ortomercato Gli edifici sono aumentati in modo impressionante e così le case Sono state create aree di nuova urbanizzazione con quartieri fantasma senza servizi sta alla lettura e all'ideologia di ognuno, naturalmente, decidere se questa "contaminazione" dall'esterno sia minacciosa o promettente. Certo è un fenomeno oramai strutturale (gli stranieri erano il 2,4 per cento della popolazione totale nel 2002, oggi sono il 6,34), e così "italiano" che risulta difficile, per chi ha meno di quarant'anni, immaginare o ricordare un'Italia senza stranieri, senza asiatici, africani, slavi, arabi.
Il censimento, per altro, conferma in modo inoppugnabile che l'immigrazione è anche un termometro implacabile del benessere economico di un territorio: due stranieri su tre vivono nel Nord Italia, nelle regioni dal reddito più alto e dal tessuto economico più sviluppato. L'assenza di immigrazione è segno chiarissimo di gracilità economica. Anche questo dovrebbe insegnarci ad accogliere gli stranieri, quando bussano alla nostra porta, come una buona notizia.
Terzo colpo d'occhio: il cambiamento delle famiglie. Il loro numero è aumentato (i nuclei familiari censiti sono circa 2 milioni e mezzo in più rispetto al 2002), ma le dimensioni sono più ridotte: 2,4 il numero medio dei componenti (era 2,6 dieci anni fa). Influisce fortemente sul dato la frammentazione del concetto stesso di famiglia: le famiglie allargate sono illeggibili dalle statistiche, ma si moltiplicano con il forte aumento di separazioni e divorzi. Così che il concetto stesso di "nucleo familiare" perde progressivamente senso, e i 2,4 componenti di ogni nucleo non riflettono la densitàe la varietà dei rapporti, anche coabitativi, tra persone non più facilmente definibili come membri di questo o quel nucleo. Si pensi, per esempio, ai tanti figli di separati che sono censiti in una sola casa, ma vivono abitualmente in due case. Quarto e ultimo colpo d'occhio: sono aumentati in modo esponenziale, rispetto al censimento di dieci anni fa, i residenti in Italia che dichiarano di abitare in baracche, roulotte o tende. Da 23 mila a 71 mila. È uno dei contraccolpi più vistosi, anche se quantitativamente meno rilevanti, dell'immigrazione, dell'aumentato ingresso di nomadi e dunque di poveri, che ci rimettono di fronte a immagini anche estreme di indigenza e di disagio sociale. Un piccolo grande cortocircuito storico, che rende a noi coeve situazioni da dopoguerra, rifugi di fortuna e villaggi di lamiera che sorgono nel fango e tra le erbacce delle periferie urbane, questua diffusa, grande difficoltà di integrazione e di scolarizzazione. L'Italia è stata, per moltissimi arrivati da lontano, un approdo dignitoso e un progetto di vita. Per pochi è un parcheggio precario, una parentesi di stenti. È importante, ed è anche civile, che il quindicesimo censimento nazionale sia una fotografia così grande, e così minuziosa, da essere riuscita a inquadrare anche le baracche,i camper arruginiti, i tetti di lamiera, le vie di terra battuta dove i bambini giocano con niente, come è pratica diffusa nelle infinite lande povere del pianeta.

Michele Serra

lunedì 9 aprile 2012

Le lauree in canottiera

Nel cerchio magico, plurilaureato al mercato di Gemonio, c'è la vera anti-Italia di Bossi. È dunque un grave errore ridere di quel valzer di diplomie di lauree comprate, che sono purtroppo la nostra piccola "Fahrenheit 451" nel cuore del Nord più colto e raffinato. Sono il rogo dei libri nelle valli dei dané. E certo si capisce che ora circolino le battute sulla Lega che «chiude per rutto». E si sprecano le volgarità su Rosy Mauro, la nera che «sta rovinando il capo», «la dottoressa 'Mamma Ebe'» che ha laureato in Svizzera anche il suo giovane compagno, poliziotto ed artista che cantando «ci hanno ridotto a culi nudi» un po' si presta alla ferocia della satira sboccata. Perciò Mamma Ebe promette di riempire l'Italia di sganassoni con le sue grandi mani di fatica, rosse e nodose, il cerchio all'anulare, mani laureate in Svizzera che è un dettaglio gradasso di Bossi, una pernacchia in più all'Italia dei saperi: «non solo regalo la laurea alla mia badante, ma la compro addirittura in Svizzera», insomma meglio di quella di Mario Monti, meglio di quella della Fornero. Come si vede, dunque, la degradazione del titolo di studio in patacca da rigattiere nella zona più ricca d'Italia non è il dettaglio pittoresco di una ben più seria sconfitta politica. Al contrario, nel Trota che manda in pensione l'asino e, dopo tre bocciature, il partito gli compra l'agognato e immeritato diploma al mercato nero di chissà dove, c'è già la secessione in atto. Sulle spalle di questo povero figlio, che dal 2010 frequenta a Londra una misteriosa università («in economia» dissea Vanity Fair) pagata dagli italiani sotto forma di rimborsi elettorali, non c'è solo l'ennesimo aggiornamento del 'tengo famiglia' e della logica del cognome che pure spiegano la sua carriera politica. Ma c'è l'aggressione a quel primato dell'ingegno che ancora ci identifica in tutto il mondo, all'Italia che ora cammina sulle gambe di Riccardo Muti e di Renzo Piano, di Umberto Eco e di Carlo Rubbia, a quella che sarà pure diventata una retorica già gravemente minacciata di decadenza, ma che solo la faccia del trota economista a Londra riesce profondamente a umiliare. Papà Bossi, che lo voleva come delfino ed erede politico, gli ha negato un'individualità, lo ha azzeratoe senza offrirgli via di scampo lo ha modellato come pataccaro leghista, ancora più pataccaro e leghista di sé, ha marchiato la sua giovane coscienza con il dio Po e con tutte le altre corbellerie padane sino a fargli presentare, agli esami di maturità, delle tesi su quel Cattaneo che solo papà ha ridotto a piazzista politico e a imbroglione, ma che in realtà è un autore difficile anche per i professori. Il risultato ovvio non è solo la bocciatura, ma anche quella sua faccia apatica su cui si sarebbero esercitati Piero Camporesi e Arnold Gehelen, la faccia come modello d'inconsistenza che sognavano d'incontrare Walter Chiari, Cochi e Renato e i cabarettisti del Derby, la faccia su cui ora si sta crudelmente divertendo l'Italia. Ebbene, quella faccia andrebbe presa drammaticamente sul serio perché esprime benissimo l'aggressione dell'incultura leghista all'identità nazionale, è la faccia-bandiera della competenza degradata ad incompetenza nella provincia nordista degli Aiazzone dove i libri sono da sempre arredamento. Ecco perché il cerchio magico che si compra le lauree non è l'evoluzione nordista della vecchiae gloriosa truffa all'italiana. Qui non ci sono Totò e Peppino a Gemonio. E nella signora Bossi, premiata con una scuola privata, la Bosina, per la quale il marito chiede al partito un milionee mezzo di euro, non c'è solo il paese delle mogli, il trionfo della solita economia domestica che è l'unica scienza finanziaria nazionale, né c'è solo il tributo del celodurista spelacchiato all'Italia del matriarcato dove, nonostante la biologia, è sempre la moglie che ingravida il marito. Certo, la signora Manuela, governando il marito ha governato l'intero governo italiano che della Lega è stato lungamente ostaggio, ma in quella scuola privata c'è qualcosa di più e di peggio, qualcosa forse di irreparabile nel mondo del mito sciaguratamente brianzolizzato del self made man che ora ricicla danaro illecito, nella fuga dalla condizione operaia verso quella dei piccoli padroni che evadono il fisco, nella corruzione politica da record che devasta la Lombardia... La scuola della Bossi è il dileggio finalmente realizzato della cultura che in quel mondo ha una sola funzione: essere dileggiata dall'asino, e dunque comprata ed esibita. È la scuola in canottiera, l'antiscuola, non un nuovo modello Montessori ma il raglio al posto delle grammatiche. Non sarà facile liberare dall'anticultura e svelenire quella parte dell'Italia del Nord che con Bossi ha ancora un rapporto di identità corporale, non sarà semplice restaurare nei villaggi della val Brembana l'anima italiana, l'identità nazionale fondata sulle eccellenze dei saperi coltivati e depositati. Non c'è infatti nessuna simpatia canagliesca, non c'è nessuna allegria manigolda nelle due lauree - due - che il tesoriere Francesco Belsito, ex autista ed ex venditore di focacce, 'indossa' sul corpaccione da buttafuori, il tesoriere più pazzo del mondo, il gorilla leghista dottore in Scienza della comunicazione (università di Malta, scrisse nel sito del governo quando era sottosegretario) e dottore in Scienze politiche a Londra, dove, non avendo valore legale, si vendono lauree ai cialtroni di tutto il mondo, italiani, libanesi, ucraini... Attenzione, dunque: questo Bossi non è il terrone padano, il solito terrone capovolto. Qui c'è infatti l'attacco alla scuola che non ha solo alfabetizzato l'Italia ma l'ha unita nell'orgoglio rinascimentale, nell'amore per le eccellenze, da Dante sino a Rita Levi Montalcini. Bossi nella sua vita di pataccaro si è finto medico, ha festeggiato per tre volte la laurea mai conseguita e non dimenticheremo mai che la Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, convocò il senato accademico dell'Università di Varese pretendendo di dare il tocco e la toga alla volgarità del linguaggio politico, di maritare il Sapere con l'indecenza grammaticale, di adottare l'insulto come forma di comunicazione colta: «Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi, che è parte della storia di questo Paese, a ricevere una laurea honoris causa». Battistrada della via culturale alla secessione la Gelmini, appoggiata da un gruppetto di intellettuali disorientati e rampanti, diffondeva - ricordate? - tutta quella paccottiglia contro i professori meridionali, voleva gli esami in dialetto, fece guerra alla lingua del Manzoni in nome di una improbabile matematica, i numeri contro le lettere, roba che solo adesso, dinanzi al mercato della lauree, assume il suo vero volto di pernacchia. Il cerchio magico acquista solo lauree vere, non cerca la falsa laurea dei vecchi magliari del sud che, sia pure delittuosamente, esprimevano rispetto e soggezione per i professori che imitavano. Non viola in segreto la legge, ma la raggira alla luce del sole: non il delitto che collide con la norma, ma la patacca che collude con la norma; non il delitto che è grandezza e castigo, ma il valore comprato ed esibito, che è scherno e disprezzo. È l'unico vero sputo con cui la Lega ha davvero sporcato l'Italia.

Francesco Merlo

sabato 7 aprile 2012

Che lavoro fai? Il Politico

Lo scandalo Lega Nord, lo scandalo Margherita, lo scandalo Penati, lo scandalo Scajola, lo scandalo Marrazzo...e si potrebbe continuare. In definitiva, quando il diventare politico ti fa credere al di sopra della legge, ti fa sentire onnipotente e, molto più semplicemente, ti ricopre di soldi. Quanti semplici cittadini, anche dei nostri territori, uno volta eletti alla Regione oppure in un qualunque Parlamento si sono sistemati per sempre? E poi, chi li ha più visti tornare ad un'onesta e seria occupazione professionale? Ecco la vera stortura del nostro sistema politico: il fiume di denaro che ruota attorno ad un dolce far nulla, ad un'inerzia che è causa della debolezza strutturale del nostro Paese e delle sue arretratezze. Probabilmente, nella nostra società, non vi è più spazio per il fare disinteressato e non retribuito; non c'è più spazio per il dare senza ricevere nulla in cambio....eppure così dovrebbe essere! Il Politico, quello con la P maiuscola, è un volontario; un cittadino che si presta all'interesse di tutti senza chiedere per sè; senza ricevere denaro in cambio ma per passione. L'impegno Politico vero non può essere a vita ma deve essere inevitabilmente a termine, un impegno temporaneo all'interno del quale ognuno da il suo contributo alla vita del proprio territorio. Terminato questo periodo devono subentrare forze nuove, interessi diversi che facciano evolvere il Paese. Non ha senso prevedere uno stipendio per i pubblici amministratori se non il dovuto rimborso spese: il farsi eleggere è scelta volontaria e non cooptata. Non si fa politica per mangiare, si fa Politica per contribuire con le proprie forze a progettare il futuro. Sentire che vi sono partiti che investono i propri soldi (che sono soldi di tutti i cittadini, anche di quelli senza stipendio e la pensione al minimo...); che vi sono parlamentari o semplici consiglieri che rifiutano il taglio delle indennità (per non dire la cancellazione) perchè fare l'amministratore è un impegno...ecco, ci fa capire che siamo finiti in un mondo dove tutto ha un prezzo e, forse, è troppo tardi per tornare indietro. Il buon vecchio Pericle, credo, ne sarebbe inorridito.
Abracadabra

sabato 24 marzo 2012

Lega Nord PdL ce ne stanno facendo vedere di tutti i colori

Avevo ipotizzato che nella Maggioranza del Comune di Merate avvenisse, a metà Consigliatura, una sorta di passaggio del testimone dalla Lega Nord per l'Indipendenza della Padania (PGT) al Popolo della Libertà (IMU). Sembra che tale ipotesi possa avere un qualche riscontro cromatico; infatti il sito del Comune, peraltro in continua manutenzione, evidenzia un viraggio dal verde Padania all' azzurrino richiamante i cieli di berlusconiana e non rimpianta memoria. Cambiano i colori, ma il contenuto è sempre lo stesso a dispetto delle continue promesse di futuri arricchimenti! Non ho avuto modo di verificare, ma spero che al telefono si risenta il "Va, pensiero" (capolavoro musicale) e che non subentri il "Meno male che Silvio c'è".


Ernesto Passoni

domenica 18 marzo 2012

Il "vaghiloquio" del Sindaco

Ho letto su Merateonline le precisazioni del Sindaco Andrea Robbiani sulla festa di Cicognola, che, perdonatemi il bisticcio, mi paiono un po' vaghe.
Se è vero che la normativa è cambiata, sarebbe più corretto, in una situazione del genere spiegare esattamente dove sono intervenute le modifiche legislative rispetto all'anno scorso (quando la festa di è regolarmente tenuta, a quanto mi risulta).
Il signor Egidio Spreafico specificava che la richiesta di documentazione ulteriore è stata comunicata il 22 febbraio e che il termine per la consegna era il 24 febbraio. L'incontro del 28 febbraio, per apprezzabile, era comunque fuori dai termini, quindi nel caso inutile. Oppure la richiesta di consegnare la documentazione entro il 24 febbraio era sbagliata. Sarebbe bello sapere qual è l'opzione da considerare.
Relativamente al mercato (analogo discorso dovrebbe farsi per la fiera di sant'Ambrogio), sarebbe corretto spiegare perchè la presenza di un'ambulanza renda il tutto conforme alle regole. L'ambulanza presso il Comune sarebbe in grado di svolgere il proprio servizio anche ove dovesse uscire dallo spazio del mercato, ad esempio?
Con ciò sperando che, anche se non quest'anno, la Festa di San Giuseppe di Cicognola possa riprendere e non vengano soppressi né il mercato settimanale, né la fiera di Sant'Ambrogio: trovarmi alla fine a vivere nel deserto non mi piacerebbe.

Carlo Gibertini

venerdì 16 marzo 2012

Il De profundis della Festa di Cicognola

Il nostro Gruppo di Insieme per Merate sta promuovendo una campagna di pubbliche affissioni per denunciare la soppressione della Festa di San Giuseppe di Cicognola e l'incapacità dell'attuale Amministrazione Comunale formata da Lega Nord e Popolo delle Libertà in carica di trovare soluzioni per consentire lo svolgimento della manifestazione. Specifichiamo che i volontari del Comitato che organizzavano la Festa, che, visto quello che è successo è stato indicato come "Comiato", pur essendo citati sui manifesti "funebri", non sono stati coinvolti nella nostra iniziativa.

Insieme per Merate

mercoledì 14 marzo 2012

Un politico deve porre non solo delle domande ma anche dei percorsi per uscire dal pantano

Lo scorso 6 marzo sul Giornale di Merate, sono state pubblicate le spiegazione ed i commenti sia del Sindaco che del Vicesindaco di Merate, sulle ragioni che li hanno portati alla non concessione delle autorizzazioni necessarie allo svolgimento della Festa di Cicognola, festa che animava la primavera meratese da 35 anni.
Il Sindaco ha ribadito, che in assenza di piena corrispondenza tra le documentazioni presentate dalle associazioni e quanto richiesto per la verifica da parte della Commissione di Vigilanza competente, lui in veste di Sindaco, non concede alcuna deroga. Ed aggiunge, come motivo di vanto “a differenza di quanto fatto dalle Amministrazioni precedenti“. Quello che non risulta accettabile in queste vicende è che l’Amministrazione ne parli come se il fatto che le iniziative a Merate vadano una dopo l’altra incontro al naufragio, sia una cosa che non li riguardi.
La posizione espressa dal Sindaco Andrea Robbiani è quella di prendere atto che le attività vengono cancellate.
Ricordiamo però che tra le richieste non ottemperate, oggetto della lettera del 21 febbraio spedita dall’Ufficio SUAP al Gruppo San Giuseppe di Cicognola si può leggere: “L’elaborato grafico non indica con quali strutture ed arredi si svolgono alcune attività che richiedono l’assembramento di più persone come la S. Messa all’aperto”. Ora, se per realizzare la Messa all'aperto per 300 persone, una Amministrazione non riesce a trovare una soluzione che non obblighi le associazioni a ricomprare le sedie od a rifare un modestissimo palco, più di una riflessione è d’obbligo.
E’ “normativamente” vietato distinguere un palco per una rock star da quello per una banda di paese o quello per un sacerdote con due lettori e quattro chierichetti? Distinguere tra assemblea al chiuso da quella all’aperto? Oppure differenziare le richieste per un impianto luci da 40.000 watt per Lady Gaga , da quello di un impianto fatto di due microfoni?
Il Vicesindaco Massimiliano Vivenzio poi cita che non era possibile far svolgere l’evento “in assoluta sicurezza”, ma questo è un termine sbagliato, visto che la sicurezza è solo governata dalla probabilità e non dalla certezza.
Ma la vera riflessione che i due amministratori avrebbero dovuto proporre doveva contenere un altro tema, e cioè quello che permetta di spiegare perché i volontari non arrivino mai all’obiettivo. Forse perché non hanno capito che il contesto normativo è cambiato? Perché pensano che i problemi siano sempre troppo complessi per essere risolti, ed i problemi sottoposti sono veramente troppo complessi per essere risolti? O perché esasperati da richieste come quella che ho citato?
E’ da questo punto che, a mio avviso, degli amministrativi devono partire parlando ai cittadini, perché ciò li riguarda direttamente. Agli amministratori spetta il compito di impostare questo percorso di aggiornamento delle associazioni, non di essere spettatori dello sfacelo di quel poco di vita collettiva che anima la città di Merate.
Perché in un frutteto, i frutti troppo maturi cadono a terra e marciscono? E’ veramente un problema riconducibile ai frutti? No, spesso essi cadono perché l’agricoltore non li ha raccolti prima.
Un politico o una maggioranza politica invece di rivendicare di “fare le cose a norma”, deve porre ai cittadini non solo delle domande, ma anche dei percorsi per uscire dal pantano.
La lettera di chiarimenti inviata dal Sindaco Andrea Robbiani , avrebbe dovuto chiudersi con un impegno a trovare una formula risolutiva adeguata al nuovo contesto normativo, perché la Festa di Cicognola potesse svolgersi, magari modificata, ma capace di mantenere in vita le forze e l’impegno dei volontari che in questi anni vi hanno dedicato talento ed energie.
I volontari di Cicognola sono stati i primi ad impostare le loro attività in modo “razionale”, occupandosi di programmazione e prevenzione, integrando diverse competenze. Sono le loro competenze che sono venute a mancare o sono quelle della classe politica che si sono trasformate? Da questa vicenda, dopo quella dellaPpro Loco, si conclude certamente che oggi a Merate gli amministratori interpretano un nuovo ruolo.

Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di Insieme per Merate

PS: nelle lettera spedita dal Comune il riunirsi di più persone è definito “assemblamento” errore certamente non voluto, ma divertente perchè compiuto da severi censori.

lunedì 12 marzo 2012

Alla faccia delle tradizioni celtiche!

La verità sulla soppressione della Festa di San Giuseppe di Cicognola


Mi chiamo Egidio Spreafico per oltre 20 anni ho organizzato con l’aiuto di validi collaboratori la Festa di S. Giuseppe, di cui sono stato anche presidente per più di 10 anni fino allo scorso 31/12/2011.
Mi sono sentito personalmente un po’ a disagio nel leggere la lettera del sig. Sindaco di Merate del 06/03/2012 sul “Giornale di Merate”, sembra che noi abbiamo organizzato per ben 35 anni la suddetta festa senza tenere in considerazione l’incolumità di chi vi partecipava.
Tutto ciò non corrisponde a verità per la sicurezza abbiamo sempre avuto un occhio di riguardo!
  • Tutti gli impianti necessari per lo svolgimento della festa, dall’ impianto elettrico, impianto di riscaldamento, impianto di erogazione gas metano per la cucina ecc… venivano ogni anno certificati e testati da professionisti abilitati.
  • Inoltre la Palestra ha il “certificato prevenzione incendi", rilasciato dai Vigili del Fuoco con scadenza ottobre 2013.
  • Su indicazione dei tecnici che ci hanno supportato nella compilazione della domanda da presentare al comune, abbiamo aumentato le uscite di sicurezza della palestra, rendendole visibili con dei segnali luminosi.
  • Tutti gli anni venivano controllati e certificati gli estintori all’interno della palestra e presenti ai vari stand.
  • Ad ulteriore garanzia, per la sicurezza di tutti i partecipanti alla manifestazione, avevamo predisposto un generatore di corrente di back-up , che subentrava illuminando la palestra e i vialetti del parco in caso di Black-out.
Ma non è finita qui, dovevamo indicare con planimetrie allegate, dove si svolgevano le varie attività,il posizionamento dei pittori , dove si svolgeva la manifestazione folcloristica, la pesca di Beneficenza, la S. Messa e le eventuali vie di fuga dal parco di Villa Perego.
Tengo a precisare che siamo in parco all’aperto di circa settanta mila metri quadri e la festa si svolge al massimo in 10/12 mila metri rimangono sessantamila metri di via di fuga!
Gli anni scorsi tutte queste certificazioni e queste attenzioni alla sicurezza sono bastati affinchè gli uffici comunali preposti ci rilasciassero le autorizzazioni per lo svolgimento della festa.
A onor del vero per quanto riguarda la tensostruttura (Palestra), abbiamo cercato di renderla idonea come struttura permanente e non solo provvisoria (come attualmente risulta), ma autonomamente non siamo stati in grado di produrre tutta la documentazione necessaria in quanto di proprietà della Curia di Milano.
Quest’anno tutte queste documentazioni non sono bastate!
Il 22 Febbraio ci è stato comunicato che erano necessarie altre certificazioni e che le stesse andavano presentate entro il giorno 24 Febbraio previa il diniego dell’autorizzazione alla manifestazione, capite anche voi che i tempi erano troppo stretti per riuscire a rispondere per tempo.
Questa ulteriore richiesta, sommata alla scarsa collaborazione riscontrata ogni volta che ci siamo recati presso gli uffici Comunali competenti , ha portato il direttivo del “gruppo San Giuseppe” presieduto dal nuovo Presidente Alberto Brivio, a rinunciare alla Festa.
Mi domando se questo atteggiamento così rigoroso nel rispetto delle regole è valido per tutti?
Per esempio il mercato del martedì che si svolge sul territorio Comunale e che coinvolge migliaia di persone richiede le stesse regole? O qualcuno concede deroghe??? Dove si trovano le vie di fuga forse dietro le bancarelle??? Se ci fosse la necessità di un intervento in piazza Prinetti con ambulanze o vigili del fuoco ci sono gli spazi idonei al transito dei mezzi di soccorso?
Se l’atteggiamento degli organi competenti nell’interpretazione delle regole che regolamentano le manifestazioni pubbliche , continuano ad essere così stringenti le feste popolari sono destinate a sparire!!!
Alla faccia delle tradizioni celtiche!
Distinti Saluti

Egidio Spreafico

P.S. Tanti auguri a chi vorrà buttarsi nell’organizzazione di feste popolari e\o manifestazioni Culturali.

mercoledì 7 marzo 2012

IMU leghista: memoria corta e naso lungo

Dopo lo smemorato di Collegno ecco lo smemorato di Merate

Solo a dicembre le camicie verdi proclamavano l’ennesima crociata contro Roma ladrona, esortando a boicottare l’IMU, l’imposta municipale unica. A seguire una nutrita schiera di consiglieri comunali ha depositato mozioni in ogni dove per evitare il pagamento dell’odiato balzello. E’ successo non più tardi di qualche giorno fa anche a Barzanò, un tiro di schioppo da Merate. Ma un conto è la propaganda un conto sono i fatti. Capita così che a Merate le aliquote saranno maggiorate. Per la prima casa, diritto essenziale, si parla del 4,8 al 5%, pochi punti percentuali ma che significano in soldoni decine e decine di euro. Poiché un amministratore pubblico parla e esprime la propria linea politica non con i vaniloqui e le facile promesse ma con gli atti e le deliberazioni ognuno tragga le conclusioni che ne conseguono. Troppo comodo nascondersi dietro la necessità di far quadrare i conti, garantire i servizi, lo Stato che toglie risorse agli Enti Locali. Il gioco dello scaricabarile non regge più. Specialmente se attuato da un Sindaco che non più di tre anni fa quando sedeva sugli scranni dell’Opposizione ha tuonato contro l’addizionale municipale Irpef, una tassa, ricordiamo, estremamente equa perché basata sul reddito. Ebbene, non solo adesso che è al governo l’addizionare Orfe è rimasta tale e quale, ma opta per innalzare le aliquote IMU rispetto a quelle standard. Ma si sa, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare…
Viene in mente la storia dello smemorato di Collegno. La conoscete? E’ una vicenda vera che narra di un tizio partito per la prima guerra mondiale e dato per disperso, poi rintracciato in un manicomio privo di memoria. Quando sembra tutto risolto viene arrestato perché si sospetta che lui non sia il disperso ma un altro, un latitante che aveva inscenato tutto per non saldare i suoi debiti con la giustizia. Ecco, non si capisce più se il Signor Sindaco abbia veramente perso la memoria breve e non ricordi cosa predicava prima di indossare la fascia tricolore o se lo faccia apposta per non prestare fede alle roboanti promesse elettorali. Quello che è certo è che i Meratesi la memoria non la perderanno e tra due anni e mezzo (ma magari anche prima, speriamo!) al momento di tornare al voto si ricorderanno bene di essere stati illusi.

Infiltrato

martedì 6 marzo 2012

Ladroni a casa nostra

Il leghista Davide Boni, Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, è indagato per corruzione nell’ambito di un’inchiesta condotta dal procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo e del sostituto procuratore Paolo Filippini su alcuni centri commerciali nell’ambito di un settore di indagini diverso e nato dall’inchiesta su tangenti per concessione di aree edificabili nel Comune di Cassano D’Adda.


 In quella circostanza fu arrestato l’allora sindaco Edoardo Sala. Boni non è indagato da solo. Con lui, infatti, oggetto di indagine sono anche il capo della segreteria Dario Ghezzi e l’immobiliarista Luigi Zunino, ex numero uno di Risanamento, che avrebbe beneficiato di alcuni interventi sul piano regolatore di Cassano D’Adda. Di un’altra persona indagata, invece, non sono state rese note le generalità, in quanto la perquisizione a suo carico ancora non è cominciata.
I fatti contestati dagli inquirenti a Boni fanno riferimento ad eventi accaduti tra il 2005 e il 2010, quando il Presidente della regione Lombardia ricopriva l’incarico di assessore all’Urbanistica e Territorio della Regione. La notizia dell’indagine in capo al leghista è pervenuta al Pirellone poco prima della pausa pranzo. “Confermo che in data odierna mi è stata notificata un’informazione di garanzia, contestualmente ad una perquisizione degli uffici della mia segreteria. In relazione ai fatti oggi contestati anticipo fin ora la mia totale estraneità. Confermo la mia piena disponibilità a chiarire la mia posizione e la mia estraneità, con gli organi inquirenti, in modo da poter fare piena luce nella vicenda nei tempi più rapidi possibili” ha dichiarato Boni.
Il leghista è il quarto indagato nell’ufficio di presidenza del Consiglio regionale in questa legislatura. Solo il segretario Carlo Spreafico (Pd), non ha ricevuto alcun avviso di garanzia. Nell’ordine, i guai giudiziari hanno coinvolto Filippo Penati (Pd), ex sindaco di Sesto San Giovanni, ex presidente della Provincia ed ex capo della segreteria politica di Pier Luigi Bersani. Poi è stata la volta dell’altro vicepresidente, Franco Nicoli Cristiani (Pdl). L’ex assessore all’Ambiente e al Commercio è stato arrestato a novembre per tangenti e Scarcerato lo scorso 24 febbraio. Infine, ad essere arrestato è stato Massimo Ponzoni (Pdl), che si è costituito il 17 gennaio dopo aver saputo che la Procura di Monza aveva emesso un provvedimento di arresto con l’accusa di bancarotta per il fallimento della società Pellicano.

fonte dalla Rete

venerdì 2 marzo 2012

Il dio dei leghisti

Raduno della Lega Nord. Umberto Bossi arringa il popolo bergamasco. «… Stavolta abbiamo subito anche il Presidente della Repubblica che è venuto a riempirci di tricolori sapendo bene che il tricolore non piace alla gente del nord…altro che democrazia!»
Sotto il palco i militanti latrano compatti: «Vergogna!»
Bossi: «Eh certo!»
Pubblico: «Usciamo dall’Italia! Andiamocene via!»
Bossi: «Mandiamo un saluto al Presidente della Repubblica!» E fa le corna.
«D’altra parte nomen omen… si chiama napoletano… Oh no! Non sapevo che l’era un terùn!»
I militanti leghisti esultano: «Roma ladrona la Lega non perdona!... Monti Monti vaffanculo! Monti Monti vaffanculo!»
Bossi: «E magari gli piace, cazzo!»
Il pubblico in delirio applaude il capo. Qualcun altro invece lo denuncia per vilipendio al Capo dello Stato, tra questi il regista Ermanno Olmi.
Cattolica, gran parte, di quel pubblico esultante. Cattolico il regista che denuncia. Qualcosa non torna. Cosa? Era la fine di dicembre del 2011 e la risposta era in stampa: “Il Dio dei Leghisti” di Augusto Cavadi oggi in libreria.
Chi è il leghista? A quale tipologia umana appartiene? Chirurgico l’Autore, filosofo e teologo, ne delinea il “codice culturale”. Appare un tipo umano aderente ad una ideologia semplificata, un Leninismo temperato dall’oratoria efficace e popolana. E’ reattivo: avverte la globalizzazione una minaccia alla sua identità e per difendersi si attacca alle tradizioni, alle radici popolari e mitiche, del suo territorio. “Tribalismo ipermoderno” che mai ironico difende i suoi miti provinciali per non essere fagocitato da socialismi o liberismi omologanti o sopraffatto dal diverso, dallo straniero.
I suoi principi etici sono elementari, primo fra tutti l’“idiotismo apolitico”: prima io poi gli altri. E’ un gran lavoratore, quasi eroico. Orgoglioso della sua virilità talvolta è ossessivamente omofobo. Tronfio della sua ignoranza diffida degli intellettuali.
Il libro è generoso di citazioni; alcune appaiono irreali. Borghezio, come prova provata di non essere razzista sentenzia:
«Le nere le ho provate quando sono stato in Africa, nello Zaire. Ah, le katanghesi! Le katanghesi! Prodotto notevole. Mica come le bruttone nigeriane che battono da noi. Quello che ho assaggiato li' era proprio un prodotto locale notevole».
Cavadi mantiene calma, profondità e lucidità: non scrive contro qualcuno, ma per comprendere e agire per migliorare le cose.
Fotografato il tipo umano veniamo informati delle sue concezioni teologiche: un panteismo naturalistico mischiato ad un cristianesimo ideologico, dove la religione è collante sociale e identitario. Il simbolo del Crocifisso, ostentato nei locali statali, esprime e sintetizza il patrimonio religioso ed etico padano. E a quel punto il lettore sente emergere chiara e forte dal profondo una domanda. La domanda. Si può essere cattolici e votare Lega? Com’è possibile conciliare il pensiero profetico, agapico, rivoluzionario, universalistico di Gesù di Nazareth - dove gli ultimi saranno i primi e i nemici amati invece che combattuti - con quel mix di panteismo naturalistico cristianista-egocentrico della Lega Nord? Qui l’Autore analizza il punto di incontro tra Chiesa cattolica e Lega: i “Valori non negoziabili” e nel confrontarli con il pensiero espresso da Gesù di Nazareth ne indica le incongruità. Questo è il problema e molti cattolici, di base e non, si sono accorti. Altri no: richiede fatica di pensiero relativizzare la propria visione del mondo quando la si considera unica ed esclusiva. Quando ci si ritiene depositari del bene assoluto si tende, a gloria di Dio e talvolta in buona fede, a relativizzare il temporale. Così, dalle alte sfere, indifferenti a quello che i comuni mortali si ostinano a chiamare ancora bene e male, si tira dritto per rafforzare l’istituzione salvifica. Tutto fa brodo per ingrandirla e difenderla, Borghezio che “prova” le katanghesi incluso.

Bruno Vergani

giovedì 23 febbraio 2012

Farneticazioni in libertà

Sono rimasto esterrefatto dalla lettura dell'articolo "E' ora di cambiare", che definire qualunquista è un eufemismo sesquipedale.
Il nostro Signor Speriamobene, dopo avere imbracciato lo sparac...ate e sventagliato ad alzo zero, accusa i Sindacati di essere una lobby scollegata dai Lavoratori; ci riempie di parole trite e ritrite quali cambiamento e modernizzazione senza dare ad esse un contenuto; cosa vuol dire: “esigenze di cambiamento che la modernità impone”. Si potrebbero effettuare tutte le combinazioni dei termini della frase (es.: esigenze di modernità che il cambiamento impone, ecc.) senza modificarne l'inconsistenza.
E' far torto all'intelligenza di Pierluigi Bersani per inciso, un filosofo, affermare che sia a favore o contro la globalizzazione; sarebbe come dire che è contro la rotondità della terra; infatti la globalizzazione è un processo ineluttabile: potrà piacere o dispiacere, ma così va il mondo. Il Nostro lancia accuse a chi ha banchettato e gozzovigliato nel passato: chi sono costoro? Forse quelli del Bagaglino e connessi, non certo i Sindacati. Quale avrebbe dovuto essere la capacità “programmatoria” dei Sindacati, che a differenza di quelli tedeschi, non cogestiscono le aziende? Dopo l' attacco forsennato ai Sindacati il Signor Speriamobene si butta contro i Politici, anche qui facendo di ogni erba un fascio e si lamenta che il Presidente del Consiglio Mario Monti non possa lavorare; ma se in tre mesi ha legiferato più e meglio del Governo Berlusconi in tre anni? Può fare ciò, perchè ha una larga base parlamentare formata da tre fra gli aborriti Partiti. Il Nostro, nella sua allucinata disanima, prosegue sciabolando a destra e soprattutto a manca, accusando, non si capisce se i famigerati Sindacati o il perfido Bersani, di essere favorevoli/e a nuove tasse, ma di essere contrario alle riforme.
Conclude il suo sproloquio dando la colpa di tutti i mali di cui soffre l'Italia ai Sindacati ed a Bersani che non avrebbe mai lavorato onestamente.
Il Nostro non ha mai pensato che la crisi mondiale attuale è di natura strutturale (come quella del '29), di sovrapproduzione e di spostamento dell'economia dall'Occidente all'Asia sud orientale?
Non ha pensato che la crisi italiana discenda dal non aver fatto Ricerca, dall'avere una negativa bilancia commerciale agricola, da non avere sviluppato comparti industriali strategici come l'elettronica (non produciamo alcun apparecchio), la chimica e la farmaceutica; dal non sapere valorizzare il cosiddetto giacimento culturale.


Ernesto Passoni

martedì 21 febbraio 2012

E' ora di cambiare

Sentire le affermazioni di Bersani nelle quali afferma che non vi sarà riforma del mercato del lavoro senza accordo con le sigle sindacali, fa perlomeno sconcerto. Difendere a prescindere una lobby quale quella sindacale, da tempo scollegata dai lavoratori ed attenta unicamente ai propri equilibri di potere è palese manifestazione di un'Italia che non vuole cambiare e modernizzarsi. Bersani è l'esemplificazione lampante di un uomo di partito imprigionato nelle logiche del passato, incapace di rispondere alle esigenze di cambiamento che la modernità ci impone. Non si può essere a favore della globalizzazione ed allo stesso tempo arroccarsi su posizioni di 60 anni fa. Il sistema che si sta difendendo, dalla giustizia alla politica, dal lavoro alla finanza, è quello che ci ha condotto sull'orlo del baratro, scaricando sulle nuove generazioni (che oggi si fa finta di voler difendere) i banchetti e le gozzoviglie del passato. Il sindacato così come opera in Italia è la rappresentazione di una incapacità programmatica senza limiti, tesa a tutelare i propri diritti senza pensare ai propri doveri. E' stato chiamato Monti a fare il lavoro sporco; a fare ciò che i politici in 60 anni di truffe e saccheggi non hanno saputo fare....ecco almeno che lo si lasci lavorare! Troppo facile essere d'accordo sul mettere ancora nuove tasse a pioggia, ma poi sottrarsi alle sfide delle riforme. Guardiamo il nostro territorio dove centinaia di imprese sono collassate su se stesse senza un minimo sostegno da pubblica amministrazione e sistema finanziario; dove migliaia di lavoratori sono senza lavoro, senza possibilità di trovarlo e senza vere tutele. Perchè quando i soldi non ci sono c'è poco da inventarsi la tutela sindacale (che come si sa sfama unicamente chi fa il sindacalista di professione). Insomma, Bersani, come sempre, ha mancato l'occasione per dire una cosa intelligente...segno preponderante che i politici che oggi ci ritroviamo sono sempre più interessati ai loro ritorni economici (ma quando mai hanno fatto un onesto lavoro??) e non all'interesse di tutti.
Alla fine, come sempre, ci si dovrà arrangiare da soli!
Speriamobene

sabato 4 febbraio 2012

Democrazia padana

Esercitare i propri diritti dovrebbe essere pratica comune e tutelata in un paese democratico e civile. Essere privati di questa opportunità, sotto l’occhio poco vigile e passivo di alcuni esponenti delle forze dell’ordine è pratica quotidiana nella Repubblica delle Banane.
Questa sera in Sala Ticozzi a Lecco era previsto l’arrivo di Roberto Maroni, fresco ex ministro degli Interni della quarta legislatura Berlusconi e novello baluardo di legalità e democrazia. Secessionista a giorni alterni, è stato dipinto negli ultimi anni dalle cronache giornalistiche come baluardo antimafia, nonostante il salvataggio di Nicola Cosentino o l’appoggio del suo partito di riferimento a misure come lo scudo fiscale, permettendo il rientro dall’estero di capitali illeciti.
L’ultima volta che arrivò in città fu sgomberata e transennata le piazza più grande del centro cittadino. Questa sera, nonostante non ricopra più cariche pubbliche, si è comunque contato un numero di appartenenti alle forze dell’ordine ben al di sopra di quante ce ne si possa aspettare in situazioni del genere.
Armati di voce, un volantino e uno striscione, ci siamo recati fuori dalla sala. A vigilare e a fare filtro all’entrata, oltre a esponenti delle forze dell’ordine, anche qualche “guardia padana” le quali si sono concesse addirittura lo sfizio di pronunciare frasi del tipo “O li fate spostare voi, o chiamo fuori gli altri e ci pensiamo noi” (riferito alle forze dell’ordine) seguito da qualche militonto che al grido di “abbiamo un sogno nel cuore, bruciare il tricolore” auspicavano il nostro allontanamento, in barba ai diritti sanciti in Costituzione.
Addirittura qualcuno si è permesso di minacciare “Io ti conosco a te, ti ho già visto a Varenna, stai attento” fra l’indifferenza generalizzata di chi dovrebbe tutelare il cittadino ed invece pensa a tutt’altro.
Alle 21.30 circa arriva il codazzo di macchine (3) e da quella centrale scende il “Bobo nazionale”. Tentiamo di avvicinarci ma subito veniamo accerchiati e spintonati (addirittura avvolti in uno striscione portato da alcuni Giovani Padani) e fra gomitate e spintoni, riusciamo solo a urlare qualche frase all’ex Ministro che, sorridente, si infila nella sala.
Ci allontaniamo, quindi, convinti che la serata fosse finita li.
E invece?
Alle 23.00 circa torniamo fuori dalla sala e notando il deflusso delle persone decidiamo di fermarci per provare a riavvicinarlo. Subito gli animi, però, si fanno molto più tesi. Sarà che qualcuno ha mal digerito il volantino o lo striscione, sarà lo spirito fondamentalmente fascistoide di alcuni esponenti del Carroccio, che veniamo subito circondati dal servizio d’ordine il quale, spintonando e sgomitando, ci impedisce di camminare in libertà. Addirittura alcuni utilizzano le aste delle bandiere per darcele in testa. Un ragazzo, da lontano, ci lancia contro una palla di ghiaccio raccolto ai bordi della strada. Altri invece creano un cordone e, insultando (“Sei un coglione!”), continuano minacciosi a spingerci e a venirci addosso (cercando di strapparci di mano le videocamere e mettendo le mani in faccia). Un signore di mezza età, addirittura, rivolge insulti sessisti assolutamente non riportabili nei confronti di due ragazze presenti.
E le forze dell’ordine, in tutto questo? Alcuni erano ancora all’interno della sala, altri si sono fatti beatamente gli affari loro davanti alle porte, incuranti della violenza verbale e fisica a cui eravamo sottoposti. Fra Polizia di Stato, Digos e Carabinieri ne abbiamo contati una decina: solo due di questi hanno fatto qualcosa per evitare che fossimo linciati da un’orda impazzita di invasati.
W la Padania e la Democrazia!