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sabato 29 giugno 2013

Cinque anni di crisi, un terzo di nuovi poveri in più

Aumenta chi non riesce a ritrovare più il lavoro. Aumentano le richieste di pacchi viveri e sostegno materiale. Continua a crescere, soprattutto tra gli italiani, il numero di chi non ha un reddito sufficiente per soddisfare i bisogni primari.

Dall’ultimo Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano, basato sui dati raccolti dagli operatori dei centri di ascolto e dei servizi di Caritas Ambrosiana ne corso di tutto il 2012, emerge quanto la crisi non solo stia privando di opportunità una fascia crescente della popolazione, ma stia ormai rubando anche la speranza di potere ritrovare un lavoro a chi lo ha perso. Spia di questo fenomeno è anche il calo della popolazione straniera, che comincia ad avvertirsi soprattutto tra alcune nazionalità. Calo, che benché paia più determinato dalla rinuncia a ricongiungere nel nuovo paese il nucleo familiare piuttosto che dalla decisione di andarsene altrove o rimpatriare, dimostra quanto la crisi stia modificando il progetto migratorio di chi era venuto tra noi in cerca di un futuro migliore.
Il dato più drammatico che emerge dai primi dati analizzati riguarda l’aumento dell’11,5% dei disoccupati da oltre 1 anno. In questo scenario ad entrare in crisi è anche la speranza di poter ritrovare una nuovo posto di lavoro. Prevalgono frustrazione e rassegnazione. Questi sentimenti spiegano perché, ad esempio, continuino a crescere le richieste ai centri di ascolto di aiuti immediati. Dal 2008 al 2012 sono aumentati del 31,4% coloro che chiedono pacco viveri e sostegno materiale. Questa richiesta non riguarda più solo gli stranieri ma ormai in misura uguale anche gli italiani. Nel corso del 2012 gli italiani che hanno chiesto cibo ai centri sono stati il 37%, percentuale pressoché simile a quella registra tra gli immigrati.
Anche l’analisi dei bisogni espressi dagli utenti dei centri di ascolto segnala la profondità della crisi e lo sconforto che sta generando tra chi ne è colpito Proprio tra gli italiani il bisogno di reddito supera quello di occupazione ed è pari al 57,6%, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto al 2011.
Esso è particolarmente avvertito dalle donne italiane, tra le quali raggiunge il 62,4%, con un incremento di 4,5 punti percentuali sul 2011. In questo quadro si pone la questione degli immigrati. Gli stranieri (tra comunitari, extracomunitari irregolari e regolari) continuano a costituire oltre il 70% degli utenti dei centri di ascolto, anche se il dato fa registrare un calo di 2 punti percentuali rispetto al 2011. La contrazione del dato relativo alla componente straniera è in gran parte riconducibile al sensibile calo nella presenza di persone provenienti dal Perù e dall’Ucraina, da sempre tra le prime 5 nazioni di provenienza degli assistiti della rete Caritas: le prime sono diminuite del 18% rispetto all’anno precedente, le seconde del 19,5%.
Durante i colloqui con gli operatori Caritas molti stranieri provenienti da questi paesi hanno apertamente manifestato il desiderio di ritornare in patria. Il Rapporto non rileva dati circa i rientri di fatto avvenuti tra coloro che si sono rivolti ai centri di ascolto, ma sicuramente questo desiderio sta limitando l’avvio di procedure per i ricongiungimenti familiari e per chiamate di parenti e amici. Si tratta di un fenomeno strettamente connesso alla crisi economica, che ha fortemente condizionato le possibilità di inserimento lavorativo degli stranieri, e li ha disillusi sulla possibilità di superare i loro problemi economici nel nostro paese.

giovedì 23 febbraio 2012

Farneticazioni in libertà

Sono rimasto esterrefatto dalla lettura dell'articolo "E' ora di cambiare", che definire qualunquista è un eufemismo sesquipedale.
Il nostro Signor Speriamobene, dopo avere imbracciato lo sparac...ate e sventagliato ad alzo zero, accusa i Sindacati di essere una lobby scollegata dai Lavoratori; ci riempie di parole trite e ritrite quali cambiamento e modernizzazione senza dare ad esse un contenuto; cosa vuol dire: “esigenze di cambiamento che la modernità impone”. Si potrebbero effettuare tutte le combinazioni dei termini della frase (es.: esigenze di modernità che il cambiamento impone, ecc.) senza modificarne l'inconsistenza.
E' far torto all'intelligenza di Pierluigi Bersani per inciso, un filosofo, affermare che sia a favore o contro la globalizzazione; sarebbe come dire che è contro la rotondità della terra; infatti la globalizzazione è un processo ineluttabile: potrà piacere o dispiacere, ma così va il mondo. Il Nostro lancia accuse a chi ha banchettato e gozzovigliato nel passato: chi sono costoro? Forse quelli del Bagaglino e connessi, non certo i Sindacati. Quale avrebbe dovuto essere la capacità “programmatoria” dei Sindacati, che a differenza di quelli tedeschi, non cogestiscono le aziende? Dopo l' attacco forsennato ai Sindacati il Signor Speriamobene si butta contro i Politici, anche qui facendo di ogni erba un fascio e si lamenta che il Presidente del Consiglio Mario Monti non possa lavorare; ma se in tre mesi ha legiferato più e meglio del Governo Berlusconi in tre anni? Può fare ciò, perchè ha una larga base parlamentare formata da tre fra gli aborriti Partiti. Il Nostro, nella sua allucinata disanima, prosegue sciabolando a destra e soprattutto a manca, accusando, non si capisce se i famigerati Sindacati o il perfido Bersani, di essere favorevoli/e a nuove tasse, ma di essere contrario alle riforme.
Conclude il suo sproloquio dando la colpa di tutti i mali di cui soffre l'Italia ai Sindacati ed a Bersani che non avrebbe mai lavorato onestamente.
Il Nostro non ha mai pensato che la crisi mondiale attuale è di natura strutturale (come quella del '29), di sovrapproduzione e di spostamento dell'economia dall'Occidente all'Asia sud orientale?
Non ha pensato che la crisi italiana discenda dal non aver fatto Ricerca, dall'avere una negativa bilancia commerciale agricola, da non avere sviluppato comparti industriali strategici come l'elettronica (non produciamo alcun apparecchio), la chimica e la farmaceutica; dal non sapere valorizzare il cosiddetto giacimento culturale.


Ernesto Passoni

martedì 21 febbraio 2012

E' ora di cambiare

Sentire le affermazioni di Bersani nelle quali afferma che non vi sarà riforma del mercato del lavoro senza accordo con le sigle sindacali, fa perlomeno sconcerto. Difendere a prescindere una lobby quale quella sindacale, da tempo scollegata dai lavoratori ed attenta unicamente ai propri equilibri di potere è palese manifestazione di un'Italia che non vuole cambiare e modernizzarsi. Bersani è l'esemplificazione lampante di un uomo di partito imprigionato nelle logiche del passato, incapace di rispondere alle esigenze di cambiamento che la modernità ci impone. Non si può essere a favore della globalizzazione ed allo stesso tempo arroccarsi su posizioni di 60 anni fa. Il sistema che si sta difendendo, dalla giustizia alla politica, dal lavoro alla finanza, è quello che ci ha condotto sull'orlo del baratro, scaricando sulle nuove generazioni (che oggi si fa finta di voler difendere) i banchetti e le gozzoviglie del passato. Il sindacato così come opera in Italia è la rappresentazione di una incapacità programmatica senza limiti, tesa a tutelare i propri diritti senza pensare ai propri doveri. E' stato chiamato Monti a fare il lavoro sporco; a fare ciò che i politici in 60 anni di truffe e saccheggi non hanno saputo fare....ecco almeno che lo si lasci lavorare! Troppo facile essere d'accordo sul mettere ancora nuove tasse a pioggia, ma poi sottrarsi alle sfide delle riforme. Guardiamo il nostro territorio dove centinaia di imprese sono collassate su se stesse senza un minimo sostegno da pubblica amministrazione e sistema finanziario; dove migliaia di lavoratori sono senza lavoro, senza possibilità di trovarlo e senza vere tutele. Perchè quando i soldi non ci sono c'è poco da inventarsi la tutela sindacale (che come si sa sfama unicamente chi fa il sindacalista di professione). Insomma, Bersani, come sempre, ha mancato l'occasione per dire una cosa intelligente...segno preponderante che i politici che oggi ci ritroviamo sono sempre più interessati ai loro ritorni economici (ma quando mai hanno fatto un onesto lavoro??) e non all'interesse di tutti.
Alla fine, come sempre, ci si dovrà arrangiare da soli!
Speriamobene

martedì 3 gennaio 2012

I ristoranti sono vuoti

Il 13 dicembre sono stati presentati a Roma dall’INPS i dati relativi al “bilancio sociale 2010”, da cui si apprende che la spesa per le pensioni è stata nel 2010 di 191,2 miliardi di euro (5 miliardi in più rispetto all’anno 2009). Ma altri sono i numeri da conoscere:
  • 227.292 persone under 30 anni hanno perso il lavoro.
  • I lavoratori dipendenti del settore privato che lo scorso anno hanno avuto a che fare con gli ammortizzatori sociali sono stati tremilioni e ottocento mila (3.800.000), circa un terzo dei 12,6 milioni assistiti dall’INPS.
Pertanto la spesa per i sussidi è stata di 20,4 miliardi di euro, cresciuta del 10% rispetto all’anno prima. La spesa per la cassa integrazione è stata di 7 miliardi (coinvolti 1,5 milioni di lavoratori) quella per la disoccupazione di 11,1 miliardi (2,1 milioni di persone interessate) e quella di mobilità di 2,3 miliardi (coinvolte 200.000 lavoratori).
Questi sono soldi con cui si paga la “coesione sociale”.
Questi costi a carico dell’INPS sono giusti, ma impropri, vanno a manomettere l’equilibrio dell’ente che deve garantire redditi decenti alle generazioni più giovani.
Il mio timore è che i giovani “fregati”si disferanno della democrazia.
Il nostro ex Presidente del Consiglio Silvo Berlusconi ,(ex Presidente-operaio), poche settimane fa in conferenza stampa dopo un vertice europeo, sosteneva con ottimismo gratuito, che il benessere degli italiani era certificato dai ristoranti pieni (ne ha chiuso uno a Merate in questi giorni), e per la folla che intasava le strada nei ponti. Oggi dalla radio sento come si preveda per l’Italia nel 2012, una diminuzione del PIL dell’ 1,7%. Enorme.
In questi giorni di rabbia dei cittadini verso la politica, palesemente in difesa dei suoi privilegi, e di sconclusionate sceneggiate di una Lega di opposizione, c’è qualcuno che può rispondere a queste domande: ma la classe dirigente di questo Paese, mentre l’INPS raccoglieva questi dati, in che paese viveva? E’ colpa delle televisioni e del “grande comunicatore”?
“Quasi nulla di ciò che io sono stato educato a ritenere vitale e permanente , quasi nulla di tutto questo è rimasto in piedi. Tutto ciò che ritenevo impossibile, ebbene, tutto questo è accaduto.” Questo scrisse Churchill negli anni Trenta, quando ancora non si aveva sentore delle mostruosità del secolo. Tra le tante cose che all’inizio del secolo sembravano permanenti e che di lì a poco sarebbero invece crollate quella principale fu la condotta e il comportamento dell’individuo, divenne “normale” sentirsi parte di un ingranaggio e pertanto essere esente da colpe.
Le persone invece rispondono dei propri atti e non sono parti di un sistema o di organizzazioni.
Lo scaricabarile delle responsabilità, uno scaricabarile pressoché automatico nelle società moderna frettolosa di comunicare , ci toglierà il futuro.

Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di Insieme per Merate

lunedì 27 giugno 2011

Crisi: è il momento di affrontare il problema con politiche industriali, investimenti e riforme

Oggi 27 giugno ho partecipato al secondo incontro per la Bessel – Candy presso il Ministero dello Sviluppo Economico presieduto dal Dr. Castano, che ha visto la partecipazione dell’azienda, rappresentanze Sindacali e RSU, rappr. Regione Lombardia, Assessore di Prov. Lecco Dadati, sindaci di Perego e S. Maria Hoè, incontro aggiornato al 6 luglio p.v.
Il confronto è avvenuto sul documento dell’azienda che sostanzialmente conferma la chiusura di S.Maria con lo spostamento di qualche Unità a Brugherio e la controproposta del Sindacato che ha al proprio interno il mantenimento dell’unità produttiva accompagnata da una riorganizzazione radicale sostenuta da contratti di solidarietà e attraverso incentivi pubblici per rendere sostenibile il tutto.
A fronte di tale proposta si è reso necessario l’aggiornamento dell’incontro alla settimana prossima.
Dopo mesi di confronti e posizioni espresse a più livelli Istituzionali, Sindaci e non solo, è fondamentale capire come il territorio intenda muoversi a fronte della situazione della Bessel e non solo, se Lecco è Capitale della Manifattura come ben rappresentato ieri dal sole 24 ore, occorre con chiarezza dire se il territorio può sopportare questa chiusura e se i lavoratori e le lavoratrici troveranno uno sbocco. Per arrivare all’incontro del 6 è necessaria appunto una risposta da chi ha responsabilità Istituzionali e non solo, al fine di non lasciare la patata bollente solo ai comuni coinvolti e ai lavoratori. Per il Governo, di conseguenza la Regione e la Provincia, è giunta l’ora di affrontare il problema vero: politiche industriali, investimenti per uno sviluppo sostenibile e riforme più volte annunciate. Se manca ciò, ogni giorno diventa sempre più difficile pensare di vincere la sfida, in questo caso la non chiusura della Bessel.

lunedì 6 giugno 2011

Gli alunni delle elementari scrivono agli operai che rischiano il posto di lavoro

Riportiamo il testo della bellissima lettera scritta dagli alunni delle elementari di Santa Maria Hoè per gli operai della Bessel, la ditta della Candy che quest'estate probabilmente verrà chiusa lasciando a casa 204 operai tra i quali anche 26 coppie.

Cari operai,
noi bambini della Scuola Primaria di Santa Maria Hoè siamo venuti per esprimervi la nostra solidarietà.
Nei giorni scorsi, percorrendo via Giovanni XXIII con lo scuolabus, vi abbiamo visti manifestare, ma non conoscendo i motivi della vostra protesta vi guardavamo divertiti. Grazie all’incontro con i vostri delegati, abbiamo capito che dietro alla parola “operai” ci sono mamme e papà preoccupati per i loro figli e alcuni di quei figli sono nostri compagni di scuola.
I vostri rappresentanti ci hanno parlato, con scrupolosità, del momento difficile che state vivendo. Ogni giorno vi dovete porre la domanda: "Come faremo a pagare le spese necessarie per la nostra famiglia?". Grazie alla vostra testimonianza abbiamo capito che il lavoro è fondamentale nella vita.
Ora vi guardiamo con rispetto perché sappiamo che chiedere di poter continuare a lavorare e che il primo articolo della Costituzione italiana dice che tutti i cittadini hanno diritto al lavoro.
Nelle nostre classi si è creato un clima affettivo di partecipazione alle vostre preoccupazioni, perché pensiamo che voi salverete anche il nostro futuro. Perciò, accettando il vostro invito, vogliamo esprimersi anche la nostra riconoscenza.
Grazie per aver accettato di venire a discutere con noi di ciò che sta accadendo.
Grazie, lavoratori, perché quello che voi con impegno e fatica producete è utile alla nostra vita
Grazie per averci insegnato che il lavoro è un diritto e che è indispensabile alla vita.
Grazie per averci fatto capire che il lavoro non è solo un dovere ma un'attività che ci migliora.
Grazie, lavoratori, per averci detto che la chiusura della Bessel non è un problema solo per voi, ma per tutta la società.
Grazie, perchè ci dimostrare che si può protestare in modo pacifico e rispettoso delle leggi.
Grazie, perchè con il vostro esempio ci dimostrate che uniti si può affrontare meglio una situazione di difficoltà.
Grazie, perché parlando con voi abbiamo compreso che non bisogna giudicare in modo superficiale le situazioni, ma bisogna cercare di capirle.
Grazie, per averci fatto capire che i problemi della società non riguardano solo gli adulti ma interessano direttamente anche noi bambini che saremo il futuro della società.
Un abbraccio a tutti voi


I bambini della Scuola Prima di S. Maria Hoè

venerdì 3 giugno 2011

Quando la soluzione diviene impensabile

Il caso Bessel Candy apre aspettative sul sistema produttivo italiano (vedi conferenza dei sindaci) che sono assolutamente ingiustificate, in particolar modo nel momento attuale di crisi economica. Tutti lo sanno ma, ogni tanto, ci si dimentica di un fattore essenziale: per chi deve competere internazionalmente produrre in Italia è diventato impensabile. Per chi deve competere localmente semplicemente sopravvivere è quasi impensabile. E lasciamo stare le solite litanie del costo del lavoro (esorbitante) e dell'elevata pressione fiscale (ingiustificata e comunque sempre a carico dei soliti noti..almeno le grandi imprese hanno mille modi per arrivare all'evasione nei termini di legge...). Concentriamoci su di un unico fattore: la burocrazia. Ma perchè mai un imprenditore folle, già assillato dai suoi mille problemi, dovrebbe mettersi in testa di investire in Italia dove la burocrazia arriva anche all'interno della sagra di paese???
Partiamo dal momento in cui dovrà rilevare l'azienda e gli impianti e qui gli toccherà fare tutta una serie di incontri con le più strampalate sigle per sapere se qualcuno ha mal di pancia o meno, e poi produrre chilometri di carte a favore di amministrazioni onnivore capaci solo di fagocitare carta che spesse volte non leggono e quasi sempre perdono. Vuole poi modificare il layout della linea produttiva con lieve ampliamento dello stabilimento? Ed allora attendiamo almeno 6 mesi con passaggi vari tra commissioni edilizie, commissioni paesaggio, soprintendenze, esperti e consulenze. Che non gli incorra poi di interpellare l'ASL oppure l'ARPA che potrebbero arrivare a controllare persino se il microclima aziendale è idoneo alla riproduzione delle zanzare o delle mosche (sai non vorremmo si estinguessero). Hai una scatola di cartone da smaltire? Eh caro mio, qui c'è di mezzo la Provincia e la bella normativa sui rifiuti; devi dotarti di registro rifiuti, di formulario e, se ti va male, di iscrizione al SISTRI con tanto di apparecchiature telematiche che nemmeno sull'Enterprise sarebbero in grado di far funzionare...non vorremmo mai che quella tua scatola di cartone finisse illegalmente bruciata nel tuo caminetto di casa. Vuoi fare il trasporto dei tuoi beni in proprio? Allora devi dotare tutti i tuoi autocarri di apposite licenze al trasporto dei tuoi materiali e non dimenticare di mettere sull'autocarro una lettera in cui comunichi che il dipendente che lo guida è veramente tuo dipendente, se no apriti cielo, una multa non te la leva nessuno. E poi il dipendente si assenta una mezz'ora per espletare funzioni fisiologiche? Deve segnare tutto sulle apposite assenze perchè se mancano quelle chi ci dimostra che in quella mezz'ora non ha guidato in nero per qualcun altro?? E non pensare che sia l'Amministrazione controllante a dover dimostrare, sei tu, caro folle imprenditore, che devi dimostrare di essere corretto perchè ovviamente passi sempre per una presunzione di colpevolezza. Che non ti incappi poi di tirare in mezzo la Regione, lì un bell'anno di attesa anche solo per sapere se il funzionario sa leggere o meno non te lo leva nessuno... a meno che, tu non conosca ovviamente qualcuno che conta. Immaginiamo che ti arriva un controllo dell'Agenzia delle Entrate; anche loro devono per forza portarsi a casa lo stipendio e, siccome si sa che per la legge dei grandi numeri ogni tanto ti va bene, iniziamo ad elevare una bella sanzione di qualche 100.000 € che poi si è sempre in tempo, come al mercato del pesce, a contrattare per ridurla a valori più consoni (e tutto ciò ovviamente solo per supposizioni, senza uno straccio di documento comprovante). Qualche cliente non ti paga perchè, giustamente poverino, non è il caso di pagare chi ti fa un lavoro perchè ognuno dei suoi soldi ne fa quello che vuole? Ecco che ti trovi a dover lavorare con i tempi della giustizia: fai in tempo ad invecchiare prima di arrivare alla prima udienza con la certezza che, in ogni caso, dovrai mollare qualcosa su quello che giustamente ti sei sudato. Ed infine non vorrai aver a che fare con l'Amministrazione comunale....qui sei al delirio. In molti casi, fortunosamente non in tutti, incapacità di idee di grande respiro, mero calcolo politico del momento, incapacità di prevedere i problemi, improvvisazione e, dicendola apertamente, un do ut des spesse volte a senso unico. Insomma, quel folle imprenditore potrebbe materializzarsi solo per mero spirito patriottico e di responsabilità sociale ed anche se lo facesse ci sarebbe sempre qualcuno pronto a rinfacciargli un qualsiasi infimo interesse personale. Di folli però, se ne trovano ancora (sicuramente non in confindustria e nelle organizzazioni datoriali...), l'importante è che almeno si eviti di soffocarli sul nascere.
Speriamobene

giovedì 2 giugno 2011

Bessel-Candy: "Le forze imprenditoriali del territorio si attivino per trovare una soluzione"

Invio il documento approvato dalla conferenza dei sindaci del meratese in merito allo stabilimento Bessel-Candy di Santa Maria Hoè. Il documento è stato inviato all’assessore alle Attività produttive della Provincia di Lecco Fabio Dadati, accompagnato da un invito a coinvolgere le forze imprenditoriali lecchesi, perché – pur dipendendo Candy da Confindustria di Monza Brianza – è indispensabile che il sistema delle aziende lecchesi si faccia carico del problema.

La delocalizzazione della produzione comporterebbe la perdita del posto di lavoro per 204 dipendenti (tra cui 26 coppie) che difficilmente potrebbero ricollocarsi in zona, oltretutto in un periodo nel quale le opportunità di lavoro sono scarse a causa della perdurante crisi economica.
Riteniamo non sia accettabile che una decisione di questo genere possa essere presa in modo unilaterale senza un confronto con le parti sociali e le istituzioni del territorio, considerando le ricadute che si verrebbero a determinare e tenuto conto dei vantaggi di cui ha goduto l’azienda all’atto dell’insediamento.
I sindaci del meratese chiedono all’azienda di assumersi le proprie responsabilità considerando non solo i dati economici del proprio bilancio ma anche gli impatti sociali che la prospettata decisione determinerebbe sul territorio in cui è insediata. Pertanto chiedono all’azienda di aprire un tavolo di trattativa con i rappresentati dei lavoratori e le istituzioni locali che abbia come obiettivo l’individuazione di una prospettiva di rilancio produttivo per l’insediamento di Santa Maria Hoè e che attivi gli ammortizzatori sociali eventualmente necessari a dare corpo a questa prospettiva anche per non disperdere le competenze e le capacità tecniche acquisite dalla Candy e dai suoi lavoratori.
I sindaci fanno altresì appello alle forze imprenditoriali del territorio lecchese affinché si attivino per trovare una soluzione che eventualmente comprenda anche il passaggio di proprietà dello stabilimento in un’ottica di rilancio produttivo e chiedono a Provincia (anche in considerazione del Patto per lo Sviluppo recentemente sottoscritto) e Regione di attivare le iniziative necessarie affinché il settore degli elettrodomestici mantenga unità produttive nel territorio lecchese e in Lombardia.


Paolo Strina
Presidente della Conferenza dei Sindaci del Meratese
per i sindaci di Airuno, Brivio, Calco, Cernusco Lombardone, Imbersago, Lomagna, Merate, Montevecchia, Olgiate Molgora, Osnago, Paderno d’Adda, Perego, Robbiate, Rovagnate, Santa Maria Hoè, Verderio Inferiore, Verderio Superiore

mercoledì 4 maggio 2011

Comitato 14ma

E’ da molti anni che la classe operaia tenta di uscire dallo sfruttamento con diverse lotte sindacali, ma purtroppo la condizione operaia non è cambiata di molto. Perchè?
Innanzitutto, dopo gli accordi, in breve tempo si rimangia quel poco o tanto che eravamo riusciti a strappare con la lotta. Senza lotta avremmo ottenuto ancora meno, perché è sicuro e dimostrato che il padrone non regala mai niente. E se qualche volta il padrone ci fa credere che ci ha fatto un regalo, non l'ha fatto per farci contenti ma solo ed esclusivamente perché da quel piccolo regalo lui il padrone ne può trarre maggiori profitti. Da sempre abbiamo visto che il rapporto tra operai e padrone è di: uno per gli operai, uno per i padroni. Noi deleghiamo sempre a qualcuno!!! E questo è sbagliato!!! Noi deleghiamo le organizzazioni sindacali, sperando che costoro risolvano i nostri comuni problemi di fabbrica. Spesso questo succede. Questo ci serve per capire una cosa: non dobbiamo aspettare che siano gli altri a risovlere i nostri problemi, ma dobbiamo essere noi stessi a farlo, tutti uniti.
Delegati di Reparto, Commissione Interna, Sindacati sono una cosa buona che serve a difenderci da tutta una serie di soprusi padronali a condizione che ci sia un controllo operaio su tutto quello che fanno. Perché Delegati, Commissione Interna, Sindacati devono essere al servizio della classe operaia e non un altro padrone. Perciò un sindacato che funziona bene è una cosa buona e indispensabile, ma non può bastere. Infatti, anche dopo il migliore accordo o contratto, lo sfruttamento rimane. L’azione sindacale infatti è come se continuasse a tappare i buchi di una tubatura marcia, quando invece è la tubatura che va completamente cambiata e ne va messa un’altra nuova. Per questo gruppi di operai, come in centinaia di altre fabbriche incominciano a fare delle azioni, non perchè comdanre e dirigere la classe operaia, ma per sviluppare la coscienza della base e creare un'unità pratica al di là delle tessere.
Quindi:
  • fare critiche anche al sindacato, non per distruggerlo, ma per metterlo al servizio degli operai; però lotta fianco a fianco del sindacato quando questo esprime in modo giusto le esigenze della base operaia
  • fare in modo che il sindacato ci sia e agisca, ma non di testa sua, bensì solo seguendo la volontà operaia delle assemblee
  • a ricordare a chi è stato eletto da tutti gli operai che non devono prendere loro le decisioni , ma devono fare solo quello che si è deciso dall’assemblea operaia.
Non c’è anziano o giovane, perché gli operai giovani sono sfruttati come quegli anziani.
Per questi motivi nasce il Comitato 14ma. La prima assemblea autoconvocata è sabato 7 maggio alle ore 14 presso l'Arci La Locomotiva alla stazione di Osnago. Per dare spazio a tutti, per qualsiasi idea e per riprenderci la 14ma scrivete al: comitato14mafomas@libero.it

Comitato 14ma Fomas

lunedì 21 marzo 2011

Negli altri Paese l'edilzia serve per rilanciare l'economia, in Italia non avviene

In edilizia abbiamo registrato una perdita di posti di lavoro negli ultimi due anni, 2009 e 2010,di 250.000 lavoratori in meno, conseguentemente si registra una forte diminuzione di ore lavorate e della relativa massa salari, mentre sono aumentati i lavoratori autonomi. Questo è il segnale non solo della perdita di lavoro ma anche di una deriva verso forme di lavoro irregolare, di lavoro nero. Non si tratta di voglia di imprenditorialità ma di voglia di risparmiare sui costi. Di solito gli Stati in tempi di crisi utilizzano l’edilizia come strumento per sopperire alle difficoltà e rilanciare l’economia, facendo il comparto stesso da traino a altri settori. In Italia ciò non avviene. Servono nuovi investimenti pubblici e il via alle opere già previste da cantierizzare. Va sbloccato il patto di stabilità per incentivare le opere dei Comuni, far decollare il Piano Casa, oltre alla necessità di riformare il sistema degli appalti ponendo maggior attenzione alla legalità. E’ necessaria una riforma fiscale perché non è accettabile che il 90% delle entrate fiscali pesino sul lavoro dipendente e pensionati, e poco più del 10% sul resto di altre forme di lavoro. Agli Stati Generali dello scorso 1° Dicembre a Roma, la Filca-Cisl assieme alle altre associazioni sindacali e Imprenditoriali ha riconfermato queste necessità al Governo ma attendiamo ancora risposte. Per far fronte alla situazione di crisi, per migliorare e aumentare l’attività di prevenzione e sicurezza dei luoghi di lavoro, a Lecco abbiamo siglato un accordo nel luglio 2009, tra le Associazioni Imprenditoriali del settore edile Ance, Confartigianato e le Organizzazioni Sindacali di categoria Filca, Fillea, Feneal. L’accordo prevede, attraverso una convenzione con la Banca Popolare di Lecco, pacchetti di finanziamenti agevolati alle imprese, al fine anche di garantire la copertura finanziaria dell’anticipazione ai lavoratori del trattamento economico di C.I.G per conto dell’Inps prevedendo anche, la sospensione delle rate del mutuo casa ai lavoratori in Cassa Integrazione, cosi come è previsto dalle normative vigenti. Questi sono gli strumenti che aiutano il settore. In un momento di crisi si sostengono le imprese e si affrontano i problemi dei lavoratori. La Filca ha lanciato nel gennaio 2010 il Progetto San Francesco, un’iniziativa congiunta con il sindacato di Polizia Siulp. Il Progetto San Francesco è un programma di promozione e formazione della cultura della legalità e della giustizia condiviso tra la Sicilia e la Lombardia, promosso dalle Federazioni della Sicilia e della Lombardia della Filca-Cisl, con la Cisl della Lombardia e della Sicilia, in coerenza con i percorsi di promozione della legalità e della responsabilità. Riteniamo che un programma condiviso di formazione e informazione possa valere da contributo per la difesa dei diritti e della sicurezza dei lavoratori; valere per la promozione delle buone prassi del ciclo produttivo; valere da strumento di contrasto e prevenzione al crimine organizzato.

Claudio Cogliati
Segretario generale della Filca - Cisl di Lecco

giovedì 3 marzo 2011

Fondo solidarietà al lavoro: nessun assistenzialismo, ma solo dignità e un impiego

Dalla Caritas Ambrosiana replicano alle assurde esternazioni dell'Assessore provinciale al Lavoro Fabio Dadati

In questi giorni sono state riportate dai giornali alcune dichiarazioni dell’assessore al Lavoro della Provincia di Lecco, Fabio Dadati, che sollevano critiche sulle finalità del “Fondo Solidarietà al Lavoro”. Quelle osservazioni ci sorprendono. Riteniamo pertanto necessario precisare alcuni aspetti di questa iniziativa che a quanto pare non sono stati compresi.
Come è nato
L’iniziativa del “Fondo Solidarietà al lavoro” di Lecco, che vede coinvolta Caritas Ambrosiana nella promozione, insieme alle parrocchie della città e al Consorzio Consolida, è nata per rispondere alle numerose segnalazioni delle persone che a causa degli effetti della crisi economica si sono trovate senza lavoro. È un’iniziativa, “nata dal basso” e dalla cosiddetta società civile e religiosa, sollecita dall’appello del prevosto di Lecco, monsignor Franco Cecchin durante la giornata di San Niccolò. Appello che ha avuto l’effetto di far convergere in un comune sforzo, tante energie messe in campo dalle comunità parrocchiali che qui come in altri territori sentono di esprimere il loro essere Chiesa, facendosi carico responsabilmente dei problemi di chi ha bisogno.
Come funziona
Il Fondo segue modalità di intervento diverse da iniziative di sostengo già presenti e permette di integrare le opportunità di risposta ai numerosi bisogni che, purtroppo, permangono nonostante i segnali timidi di ripresa economica. Non è, dunque, una proposta alternativa, ma integrativa, ad esempio alle borse sociali di lavoro promosse dalla Provincia. Lungi dall’essere un’iniziativa assistenziale, riteniamo sia una forma di aiuto innovativo maturato all’interno del percorso del Fondo Famiglia Lavoro della Diocesi e che va nella direzione del lavoro e della dignità della persona. Precisiamo, infatti, che Il Fondo Solidarietà al Lavoro, offrirà vere e proprie assunzioni, non borse lavoro, che sono uno strumento di formazione e di professionalizzazione. Oltre al fatto di avere un posto di lavoro, ciò consentirà alle persone di godere di maggiori tutele. Riceveranno, ad esempio, i contributi previdenziali, potranno ottenere assegni familiari, al termine del contratto di lavoro (da 6 a 12 mesi) potranno ricevere un’indennità di disoccupazione, infine molte persone che si sono trovate senza lavoro ad un passo dalla pensione, potranno maturare i requisiti per accedervi. Ad offrire questi posti saranno le cooperative sociali. Riteniamo quanto mai opportuno il loro coinvolgimento e infondato il timore che qualche disoccupato possa occupare il posto di qualche disabile, come è stato paventato. Come è noto, infatti, la legge stabilisce che all’interno delle cooperative venga rispettato un preciso rapporto tra la quota di lavoratori classificabili come “svantaggiati” e quelli classificati come “normodotati”. Se aumentarono questi ultimi, potranno aumentare i secondi. Siamo dunque lieti che le cooperative sociali del territorio abbiano voluto aderire a questo progetto dimostrando il loro senso di responsabilità in un momento difficile per la comunità e dando prova di essere capaci di farsi protagoniste anche di nuove forme di welfare.
Funzione pedagogica
Infine vogliamo ribadire che questa iniziativa ha anche un valore pedagogico, finalità più volte richiamata dallo stesso cardinale Tettamanzi. Il Fondo potrà, infatti, essere alimentato dai singoli cittadini e dalle comunità parrocchiali in modo continuo. Sarà dunque un’occasione per educarsi tutti al senso di responsabilità che dobbiamo avere nei confronti di chi si trova in una situazione di difficoltà e sarà un’opportunità per esprimere quella sussidiarietà orizzontale che tante volte invochiamo.
I partner
Il ruolo della Fondazione della Provincia di Lecco garantisce il monitoraggio e il supporto tecnico fondamentale per la riuscita dell’iniziativa e non da ultimo, come già noto anche un importante contributo economico. Anche il significativo contributo del Comuni di Lecco è garanzia di partecipazione e rispettosa collaborazione.
Auspichiamo, quindi, che l’iniziativa prosegua senza polemiche inutili e con il contributo di tutti quelli che vorranno migliorarne e moltiplicarne le varie forme di aiuto.

venerdì 25 giugno 2010

Il Paese scende in piazza: prima i Sindaci, poi i lavoratori

Sono stata a fianco dei sindaci, scesi in piazza per protestare contro questa manovra ingiusta e centralista che mette a rischio i principali servizi per i cittadini e aumenta le spese a livello centrale, in barba al federalismo tanto decantato dalla Lega, e domani appoggerò lo sciopero indetto dalla Cgil per le stesse ragioni, perché a pagare sono i più deboli e i senza lavoro. Non si parla solo di tagli ai Comuni, ma analoga stangata riceveranno le Forze dell’ordine, gli organi costituzionali, il Consiglio Superiore della Magistratura per non parlare del comparto scuola e cultura: -31,2 mln di euro alle istituzioni scolastiche non statali, -24 mnl all’università, di cui 9,8 destinati al diritto allo studio, -2,7 mln a ricerca e innovazione. La cultura perde 58,2 mln, di cui quasi 50 per la tutela e la valorizzazione dei beni e delle attività culturali. E sempre in tema di cultura, ieri notte ma anche nella giornata odierna, grazie al nostro ostruzionismo in aula, siamo riusciti a difendere il lavoro dei dipendenti degli enti lirici, che il Governo tagliava e umiliava. Il PD è fortemente impegnato affinché in Parlamento questa manovra possa essere corretta almeno nelle distorsioni più gravi. Senza correzioni alla manovra ci sarà un vertiginoso aumento del prezzo dei biglietti per il trasporto pubblico oltre che un taglio dei mezzi di trasporto stessi, aumenteranno i licenziamenti e i comuni dovranno svendere il loro patrimonio per fare cassa. La protesta dei sindaci ha messo ieri in evidenza la grande contraddizione incarnata dal Governo, retto dal PdL e Lega. Sul territorio i leghisti continuano a rassicurare che i cittadini non saranno privati di alcun servizio mentre a Roma avallano le scelte drastiche del Ministro Giulio Tremonti che ieri in modo plateale i sindaci, e prima i governatori delle regioni, hanno dichiarato di non accettare.

martedì 8 giugno 2010

La fine del mese: le differenze che offendono l'equità sono una vergogna

Sta crescendo nel nostro paese il numero di coloro che temono la fine del mese, cioè la difficoltà di avere un bilancio familiare che comprenda gli ultimi giorni del periodo e questo anche nella nostra città di Lecco. E’ classica ormai questa espressione: “ Non mi è facile arrivare alla fine del mese con i soldi giusti”.
Alla porta della nostra parrocchia bussano non soltanto migranti, ma anche Italiani che manifestano le loro difficoltà economiche. Insomma, è cresciuto il caro-vita ed è diminuito il potere di acquisto di molti salari.
Le situazioni non sono tutte uguali, ma ci sono oggi nel nostro Paese redditi al minimo vitale. Le voci di questo peso che grava su molti bilanci familiari sono: l’affitto, le spese per i servizi, le tariffe elettriche, le spese per i figli a scuola…
Mi rendo conto sempre di più che con uno stipendio solo, in certe situazioni, non si riesce ad andare avanti. In genere si dice che altrove, in continenti specifici come l’Asia e l’Africa, i salari sono inferiori ai nostri, ma si dimentica di dire che in Cina, ad esempio, la casa, i medicinali, il riscaldamento compongono l’onere per lo Stato.
Va da sé che un’economia di sussistenza - soprattutto in questo periodo di grave crisi economica – crea tra i tanti svantaggi due in un modo particolare: da una parte fa diminuire i consumi e quindi il lavoro, dall’altra parte priva molti settori della popolazione di quelle risorse e di quei beni che molti hanno.
Tutto ciò diventa più penoso se pensiamo che nel nostro Paese esistono stipendi di favola, sia a livello pubblico che a livello privato. Le differenze che offendono l’equità sono una vergogna. Certi rimborsi spese in comitati di promozione pubblica sono oltremodo scandalosi e così, mentre tutti temono l’aumento delle tariffe, ci sono categorie di persone sfiorate da nessuna paura, poiché per loro tutto è gratuito.
Che fare? Certamente la nostra situazione italiana risente di quella europea e mondiale, e non è questa la sede per affrontare certi problemi anche nei loro aspetti nazionali.
A me qui interessa, come pastore e come cittadino di Lecco, interrogarmi se alcune realtà familiari in difficoltà economica, nel nostro territorio, siano limitate, o se coinvolgono un maggior numero di famiglie e se si può fare qualcosa oltre l’aiuto immediato.
Sicuramente non possiamo disinteressarci: queste famiglie fanno parte della nostra comunità. Più volte abbiamo incoraggiato a sostenere il “Fondo Famiglia Lavoro” dell’Arcidiocesi
(clicca sul testo in grassetto per accedere all'approfondimento), ad accogliere le indicazioni del nostro Arcivescovo sullo stile di “ solidarietà” e di “sobrietà” e a pensare in grande il presente e il futuro della nostra Lecco.
La fraternità si esprime, infine, in una condivisione intelligente che analizza la situazione concreta e trova delle possibili soluzioni che responsabilizzano gli interessati e li rendono maggiormente protagonisti.

Monsignor Franco Cecchin
Prevosto di Lecco
da Francocecchin.it

mercoledì 30 dicembre 2009

Più rispetto per i nostri dipendenti pubblici

Dovevano rivoluzionare la “macchina comunale”, ma a distanza di sei mesi non è cambiato nulla, almeno all’atto pratico e del miglioramento dei servizi offerti alla cittadinanza. Pare infatti, e ne siamo veramente lieti, che i cinque funzionari siano stati infatti tutti riconfermati: Dario Ronchi a capo dell’Ufficio tecnico, Rita Gaeni dei Servizi alla persona, Luca Da Ros del settore Finanziario, Annalena Codara degli Affari generali e Donato Alfiniti della Polizia locale. Pare appunto, perché i diretti interessati, nonostante la delega scada a fine 2009, il 31 dicembre, ad oggi non hanno ricevuto ufficialmente notizie per il 2010. Sembra inoltre che il mandato sia nuovamente a termine, sino a giugno. Sarebbe la quarta proroga nel giro di appena sei mesi. Nulla è stato modificato neppure a livello del corpo di vigilanza urbana, nonostante il signor Andrea Robbiani, subito dopo le elezioni, abbia assicurato che entro breve avrebbe sostituito il responsabile e istituito il turno serale. A distanza di sei mesi dal suo insediamento dei pattugliamenti notturni non c’è traccia. a dispetto dei roboanti annunci, rivelatisi per l‘ennesima volta vuota propaganda elettorale. Quello che ci dispiace è il trattamento ingiusto riservato ai dipendenti, tenuti costantemente sotto pressione. Vale per i vertici ai quali non viene accordata fiducia sul lungo periodo, come a dire che restano al loro posto solo perché non si sono trovati sostituti. E vale per gli impiegati, sulle teste dei quali gli esponenti dell’attuale Amministrazione continuano a parlare di spostamenti e riorganizzazione, dimenticandosi che di persone si tratta, con una propria dignità e professionalità, che hanno sempre dimostrato attaccamento e passione al ruolo che svolgono e che spesso hanno dato più del dovuto. Eppure per ringraziamento ad alcuni sotto Natale sono state recapitate lettere di richiamo formale di provvedimenti disciplinari. La storica segretaria del sindaco invece, a pochi anni dalla pensione e dopo una carriera impeccabile, è stata trasferita d’imperio in un altro ufficio, il che suona quasi come una “bocciatura“ o sostenere che sin qui ha ricoperto una mansione inutile. Niente si sa neppure dell’approvazione del contratto decentrato e del pagamento degli incentivi per il trasloco dalla vecchia alla nuova sede municipale, che pure la precedente Giunta aveva previsto. Un ente pubblico non è un’azienda privata: ha fini e metodi di gestione diversi. E' ora di finirla con il "giustizialismo" e atteggiamenti demagogici contro i dipendenti statali, almeno in realtà laboriose ed efficienti come quella di Merate. A chi è chiamato a governare la nostra città chiediamo rispetto e valorizzazione del personale pubblico e di quelli che sono i suoi collaboratori, altrimenti non si capisce come possa nutrire sensibilità verso la popolazione che rappresenta. E si ricordi che anche lui in fondo non è altro che un dipendente assunto e scelto dai meratesi, allo stesso modo di quegli impiegati per i quali dimostra tanta avversione.

Il gruppo di
Insieme per Merate