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domenica 18 settembre 2011

Il silenzio della burocrazia

Pubblichiamo il resoconto del referente del Comitato referendario Zeroprivilegi circa la solita burocrazia confusionaria del Comune di Merate per poter allestire un banchetto per raccogliere le firme per chiedere un referendum regionale contro la “casta” milanese.

Per quanto riguarda la richiesta del permesso, ecco la breve cronistoria.
Giovedì 15, mattina, la portineria del Comune ci ha indirizzati all'Agenzia Duomo per presentare la richiesta di occupazione di suolo pubblico (l'usciere ci ha dato questa indicazione dopo aver telefonato a qualche responsabile). All'agenzia abbiamo compilato il modulo di richiesta indirizzato all'Ufficio Tributi del Comune di Merate, specificando che tale richiesta rientra nel punto A, dell'esenzioni previste dall'art.28 del "Regolamento per la concessione di spazi ed aree pubbliche" (che comporta una riduzione del 50% sulla tassazione). Abbiamo avuto una copia del modulo e ci è stato detto di restare in attesa di una comunicazione. Nel pomeriggio stesso, l'impiegata dell'agenzia mi ha informato telefonicamente che la pratica era stata trasmessa all'Ufficio Tributi, segnalandomi il recapito telefonico. Per tutta la giornata di venerdì ho cercato di metteremi in contatto con quell'ufficio ma ha risposto sempre e solo una segreteria telefonica a cui ho lasciato un messaggio, in ordine alla richiesta, con il mio recapito telefonico. Abbiamo pensato che possa valere il silenzio assenso.

Luigi Ranzani

ANCHE A MERATE AVVIATA LA RACCOLTA FIRME
PER IL TAGLIO DEI COSTI DELLA POLITICA LOMBARDA

Oltre a poter firmare in comune, a Merate il prossimo Sabato 24 Settembre si potrà firmare ai banchetti in Piazza Prinetti dalle ore 9 alle ore 19 per il Progetto di Legge di Iniziativa Popolare illustrato ed argomentato sul sito web del Comitato Promotore www.zeroprivilegi.org che si pone l’obiettivo di ridurre di decine di milioni di euro i costi della politica in Lombardia, combattendo gli sprechi della cosiddetta “Casta” politica pagati dalla collettività, cominciando dagli spropositati costi del Consiglio Regionale per stipendi, diarie, trasferte, vitalizi e indennità varie dei Consiglieri Regionali.
Gli obiettivi del Progetto di Legge sono:
  1. dimezzare i compensi dei consiglieri regionali (indennità mensile e diaria)
  2. eliminare il vitalizio oggi spettante al consigliere
  3. eliminare l’indennità di fine mandato
  4. ridurre e regolamentare in modo più rigoroso e controllabile le spese per gli spostamenti e per le missioni
per arrivare ad una riduzione complessiva dei costi pari al 54%, traducibile in oltre 58 milioni di euro nell’arco di un mandato (cinque anni) del Consiglio Regionale lombardo.
E’ un momento particolare per il Paese e per la democrazia: vengono imposti sacrifici economici ai cittadini con tagli indifferenziati a servizi essenziali come assistenza sociale, trasporti e sanità. La politica ha fatto tagli pesantissimi persino su servizi strategici come la scuola ma non è intervenuta seriamente sui costi dei propri privilegi che sono uno dei “veri sprechi” di denaro pubblico. Per combattere questa battaglia il Comitato Promotore ha scelto uno dei più importanti strumenti di democrazia diretta che la Costituzione Italiana concede, uno strumento propositivo in mano ai cittadini: l’istituto della Legge di iniziativa Popolare. L’iniziativa è aperta all’adesione, al sostegno e alla promozione da parte di tutti quei cittadini e gruppi di cittadini che si riconoscano nelle finalità, nei principi e nei valori che stanno alla base di questo progetto. La proposta di legge necessita di almeno 5.000 firme, che dovranno essere raccolte entro il prossimo 20 Ottobre, per essere presentata in Consiglio Regionale. I cittadini possono firmare i moduli presso il comune di Merate o presso il banchetto che i sostenitori del progetto allestiranno Sabato 24 Settembre in P.zza Prinetti.

venerdì 17 giugno 2011

Abbiamo vinto perchè abbiamo avuto ragione

Abbiamo vinto. Una vittoria limpida. Limpida come l’acqua di sorgente. Limpida come la luce del sole quando tira il vento. Oggi abbiamo un Paese che con orgoglio può rivendicare una grande azione di partecipazione e senso civico, che a grande maggioranza ha ribadito che la legge è uguale per tutti, che la privatizzazione dei beni comuni è la strada sbagliata, che il nucleare è finito, anche perché oggi c’è l’alternativa: rinnovabili, efficienza e risparmio energetico.
Abbiamo vinto perché abbiamo avuto ragione.
Abbiamo avuto ragione a buttarci nella battaglia referendaria, con grande generosità, e di questo ringraziamo i tanti Circoli che si sono impegnati nei Comitati per l’acqua e in pochissimo tempo hanno costituito tanti comitati contro il nucleare, dando vita ad un nuovo movimento antinucleare italiano.
Abbiamo avuto ragione perché i 27.000.000 di elettori, appartenenti ad ogni schieramento politico hanno dimostrato quanto sia vera la posizione che abbiamo espresso nel Congresso del 2007 e che ci ha guidato in questi anni di intenso lavoro: la questione ambientale è questione di interesse generale, che scavalca gli schieramenti politici esistenti e si intreccia con il senso civico, con la partecipazione, con il volontariato.
Ancora, abbiamo avuto ragione quando abbiamo sostenuto che le battaglie politiche si vincono nel territorio. Questa campagna referendaria ridimensiona molto il potere della TV. Sembra quasi che la TV non sia più in grado di condizionare le scelte della grande maggioranza degli italiani. Piuttosto si è costruita una campagna referendaria che ha sposato i vecchi metodi con le tecnologie della comunicazione più innovative. Sono comparse di nuovo per le strade le auto con gli altoparlanti sul tetto, come negli anni Cinquanta, i banchetti nelle piazze, i manifesti per strada, i volantini nelle buche delle lettere, il porta a porta. Tutto ciò insieme ai flash mob, a facebook, ai social network. E’ stata una campagna fatta dai giovani. Forse la naturale prosecuzione di quanto di nuovo il movimento studentesco di questo autunno aveva già fatto vedere. E’ stata la scoperta dell’impegno diretto per un’intera generazione. E vincere quando si gioca per la prima volta è un bel inizio!!
Di fronte a noi, ora, abbiamo uno scenario in movimento che ci offre grandi opportunità e più grandi responsabilità. Innanzitutto non possiamo disperdere quel patrimonio di trasversalità che si è espresso nel voto intorno a questioni ambientali per noi così decisive. Proviamo anche ad allargare la base sociale della nostra associazione, continuando a lavorare con i volontari che ci hanno dato una mano e con i gruppi locali che si sono mobilitati. Ma soprattutto dobbiamo essere consapevoli che oggi la battaglia per un nuovo modello di produzione dell’energia ha fatto un grande passo avanti, e da qui dobbiamo partire per rinforzare la rivoluzione energetica che è già cominciata e fare seri passi avanti nella lotta contro i cambiamenti climatici che continuano ad incombere su tutti noi. Come pure possiamo e dobbiamo impegnarci per una gestione ambientalmente e socialmente corretta di una risorsa insostituibile come l’acqua, tutto il sistema idrico deve essere portato all’attenzione dei cittadini e la nostra battaglia deve essere perché finalmente si investa nelle fognature, nei depuratori, nel risanamento degli acquedotti, nella qualità dei fiumi, garantendo il diritto inalienabile di accesso all’acqua potabile e pulita, in tutto il territorio nazionale.
Sono battaglie che riguardano l’interesse generale, anche per questo dovremo lavorare come abbiamo fatto in questi mesi, per costruire un fronte ampio di alleanze tra culture politiche e organizzative tanto diverse .
Avremo tempo per riflettere e attrezzare le nostre azioni, intanto lasciamo libera di esplodere la nostra gioia, consapevoli che il referendum ha messo la parola fine sul nucleare.
Grazie a tutti!

Rossella Muroni
Direttore Generale Legambiente Onlus
e Vittorio Cogliati Dezza
Presidente Nazionale Legambiente Onlus

mercoledì 15 giugno 2011

Una sonora sberla al Centrodestra contro la svendita delle società pubbliche

E’ la seconda sonora sberla che il centrodestra riceve nel giro 15 giorni dagli italiani. Appare sempre più evidente lo scollamento tra i partiti del centrodestra, Lega e PdL, e i cittadini che sanno bene che cosa significhi veramente essere padroni a casa propria. Adesso, dopo aver contribuito convintamente ad impedire la svendita ai privati delle nostre società pubbliche per i servizi idrici e di trattamento dei rifiuti, il Pd farà in modo che i Comuni possano scegliere liberamente e responsabilmente come gestirle. Vogliamo che le decisioni che incidono direttamente sulla qualità della vita e che mettono le mani nelle tasche dei cittadini siano prese rispettando le loro esigenze, in totale trasparenza e con la massima partecipazione possibile. Questo è il nostro modo di fare politica.

Ercole Redaelli
Segretario provinciale del PD

domenica 12 giugno 2011

I costi dei referendum: andiamo a votare, non buttiamo via altri soldi

A Merate per pagare presidenti di sezione, scrutatori e segretari per i quattro referendum spendiamo 14.000 euro. Poi ci sono gli straordinari dei dipendenti municipali: funzionari dell'Ufficio Elettorale, della Segreteria e dell'Ufficio Tecnico, gli agenti della Polizia Locale che ritirano i fonogrammi, i messi notifcatori che portano le schede in Prefettura a Lecco, gli operai che allestiscono e smontano i seggi, chi deve tenere aperto il municipio... Bisogna considerare anche i carabinieri, due per ognuno degli otto edifici sede di seggio che fanno in tutto sedici persone da accompagnare, far mangiare, alloggiare, organizzare, che prendono l'indennità di trasferta. E il materiale di cancelleria, i manifesti di convocazione, le spese di elettricità... Facendo i conti della serva a stare bassi, ma proprio bassi, si arriva a 30.000 euri, cioè a 2 euro per ogni cittadino per due giorni di consultazioni, appena nati e morituri compresi. Da noi non ci sono state imminenti elezioni, ma in molte altre località d'Italia si sono svolte le tornate per scegliere i nuovi Sindaci e i Presidenti di Provincia con relativi Consigli. E' stato calcolato che se si fossero accorpati referendum e elezioni amministrative si sarebbero risparmiati 300.000.000, trecentomilioni!!! di euro. Non averlo fatto è stato uno scandalo. Per non sperperare altri soldi pubblici cerchiamo almeno di raggiungere il quorum e di andare a votare.

R.I.

venerdì 10 giugno 2011

Referendum: quattro "Sì" per la democrazia

Il 12 e 13 giugno è indetto un turno di votazioni per 4 referendum. La televisione ne ha parlato poco e male, ma si tratta di temi importanti per i quali è doveroso che ogni cittadina ed ogni cittadino possano esprimere il proprio parere. Insieme per Merate invita a votare quattro sì ai quesiti referendari.
Prima di tutto è importante recarsi a votare perché la rinuncia al voto è sempre una perdita per la democrazia: il voto è un diritto conquistato con enormi sacrifici e va difeso anzitutto facendolo valere, cioè recandosi alle urne per esprimere la propria opinione. Non votare significa lasciare le cose come stanno, votare significa dare una possibilità al cambiamento.
Poi ci sono motivi di merito per votare sì ai singoli quesiti.
I due referendum sull’acqua chiedono sostanzialmente di ritornare ad una gestione pubblica e trasparente del servizio idrico, bloccando il percorso tracciato dalle norme attuali che prevedono l’ingresso dei privati nella gestione con conseguente remunerazione del servizio. Una gestione pubblica prevede l’ottimizzazione del servizio ai cittadini (dal prelievo dell’acqua nei pozzi sino alla depurazione) ed una tariffa calmierata, mentre una gestione privata è necessariamente interessata al massimo ritorno in termini di utile aziendale. L’iniziativa privata è utile in tanti settori dell’economia, ma non per quelli che vengono considerati beni comuni: aria e acqua prima di tutto.
Chiediamo di votare sì al referendum sul nucleare perché i rischi di questo genere di impianti sono inaccettabili e i costi di questo tipo di energia molto alti e soprattutto crescenti, mentre il costo delle energie rinnovabili (solare, eolico, biomasse) è in diminuzione perchè nessuno ha il monopolio del sole e del vento mentre il petrolio e l’uranio appartengono a pochi.
Infine voteremo sì al referendum sul legittimo impedimento perché crediamo che la legge sia uguale per tutti (come recita l’articolo 3 della nostra Costituzione), dal Presidente del Consiglio all’ultimo dei cittadini.

Insieme per Merate

sabato 4 giugno 2011

L'appello dei Sindaci per il referendum: si scrive acqua ma si legge democrazia

Noi crediamo che l'acqua - fonte insostituibile di vita - debba essere considerata un bene comune e patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua – in particolare potabile - é un diritto umano e sociale che deve essere garantito in una logica di mutuo sostegno a tutti gli esseri umani indipendentemente dalla disponibilità locale del bene. La copertura finanziaria dei costi necessari per garantire l'accesso effettivo di tutti gli essere umani all'acqua, nella quantità e qualità sufficienti alla vita, deve essere a carico della collettività pur prevedendo un costo del servizio che eviti gli sprechi e sia adeguato al valore di un bene non rinnovabile all’infinito. Essendo l’acqua un diritto umano universale il servizio idrico deve essere riconosciuto dallo Stato come privo di rilevanza economica.
Parlare di servizio idrico integrato vuol dire prendere in considerazione il ciclo completo di trattamento dell’acqua potabile dalla sua captazione, alla depurazione e distribuzione sino ad comprendere la fase finale di raccolta delle acque reflue in fognatura e infine della loro depurazione: si tratta di un processo industriale complesso che richiede forti investimenti pubblici per garantire che il diritto garantito sulla carta si trasformi in diritto effettivo per i cittadini.
Per questi motivi i sindaci firmatari dell’appello appoggiano le iniziative del Comitato referendario lecchese 2 sì per l'acqua bene comune e chiedono ai cittadini
prima di tutto di recarsi a votare per i referendum del prossimo 12-13 giugno, perché la rinuncia al voto è sempre una perdita per la democrazia: il voto è un diritto conquistato con enormi sacrifici e va difeso anzitutto facendolo valere, cioè recandosi alle urne per esprimere la propria opinione.
di votare due sì ai quesiti referendari sull’acqua. Il primo quesito serve a fermare il processo di privatizzazione dei servizi idrici abrogando l’art. 23 bis della Legge n. 133/2008, relativo alla messa sul mercato dei servizi pubblici di rilevanza economica attraverso l’affidamento della gestione del servizio idrico integrato a soggetti privati attraverso gara o l’affidamento a società a capitale misto pubblico-privato. In questo modo si potrà confermare la scelta che tutti i Comuni Lecchesi hanno sottoscritto di affidare la gestione del servizio idrico a società a totale capitale pubblico. Il secondo quesito chiede di abrogare l’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006, limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto della “adeguatezza della remunerazione del capitale investito” perché questa norma consente al gestore di caricare sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito.
Vogliamo mantenere l’acqua in mano pubblica per garantirne l’accesso a tutti, per tutelare un bene non rinnovabile da conservare per le future generazioni, per garantire una gestione trasparente e partecipata. Per questo diciamo che si scrive acqua, ma si legge democrazia.




I Sindaci di Airuno – Adele Gatti, Barzanò – Giancarlo Aldenghi, Brivio – Ugo Panzeri, Bulciago – Egidia Beretta, Calco – Gilberto Fumagalli, Casatenovo – Antonio Colombo, Cernusco Lombardone – Giovanna De Capitani, Costa Masnaga – Umberto Primo Bonacina, Cremella – Guido Besana, Dervio – Davide Vassena, Galbiate – Livio Bonacina, Garlate – Giuseppe Conti, Lomagna – Stefano Fumagalli, Mandello Lario – Riccardo Mariani, Montevecchia – Sandro Capra, Olgiate Molgora – Dorina Zucchi, Osnago – Paolo Strina, Paderno d’Adda – Valter Motta, Perego – Paola Panzeri, Robbiate – Alessandro Salvioni, Rovagnate – Marco Panzeri, Sirtori – Davide Maggioni, Valmadrera – Marco Rusconi, Verderio Inferiore – Alessandro Origo e Viganò – Renato Ghezzi

giovedì 2 giugno 2011

Referendum: quattro "sì" per dimostrare che non siamo un popolo che viene imbrogliato

La la Cassazione ha deciso che il 12 ed il 13 giugno si terranno tutti e quattro i referendum previsti. La Suprema Corte ha confermato che gli Italiani dovranno pronunciarsi anche sul nucleare. Tre referendum (i due sull’acqua pubblica e quello sul nucleare) riguardano dei temi che non sono solo “economici”, ma riguardano, soprattutto, il futuro: come lasciamo la Terra ai nostri figli ed ai nostri nipoti. Se li assesteremo oppure no, se li riempiremo di scorie che si decontanimeranno in centinaia d’anni oppure no. Se avremo una visione armonica del futuro oppure se lasceremo spazio solo ai benefici economici per pochi ed alle difficoltà per molti. La tragedia giapponese è la fotografia dei danni che ci auto infliggiamo. Non siamo in grado di governare i processi che noi stessi iniziamo!
I popoli del deserto che hanno sempre avuto davanti agli occhi i propri limiti, hanno scritto riflessioni che noi uomini moderni, che pensiamo di essere onnipotenti, abbiamo nascosto a noi stessi. Segnalo due versetti dell’Antico Testamento: "Un terreno non potrà essere venduto in modo definitivo, perché la terra appartiene a me, il Signore, e voi sarete come stranieri o emigrati che abitano nel mio paese" (Levitico 25, 23). "Io vi ho condotto in una terra da giardino, perché ne mangiaste i frutti e i prodotti. Ma voi, appena entrati, avete contaminato la terra e avete reso un abominio la mia eredità" (Geremia 2, 7).
Se vogliamo dare un futuro alle prossime generazioni bisognerà votare Si all’abrogazione delle leggi che regolano il bene prezioso dell’acqua e la costruzione di centrali nucleari.
La Germania della “moderata” Angela Merkel e che è il motore trainante dell’economia europea in tempo di crisi ha deciso di spegnere le centrali nucleari. Il bene comune, la sicurezza viene prima!
Il quarto quesito è, anche questo, profondamente etico: dovremo decidere se i politici potranno sottrarsi alla giustizia dilatandone i tempi e facendo cadere in prescrizione i processi. Perché ad un cittadino comune, ad un brianzolo, il processo viene fatto e ad un potente, invece no?
Tutti insieme, allora, andiamo a votare, ad esercitare un nostro diritto democratico ed un dovere morale. Quattro "sì" serviranno a dimostrare che siamo un popolo che non viene “imbrogliato” né dal potere “economico” e, nemmeno, da un novello “imperatore”.


Ambrogio Sala

martedì 31 maggio 2011

E ora i referendum per una fase nuova

La Seconda Repubblica finisce da dove era cominciata: nei Comuni, con un sommovimento di quelli che annunciano la disfatta di un sistema di potere e si aprono a tante soluzioni possibili. La straordinaria diversificazione politica e umana dei sindaci che hanno trionfato in queste elezioni rivela le molte direzioni da cui il sistema berlusconiano può ormai essere eroso: sia da un centrosinistra alla Fassino, perfettamente incastonato in un blocco di potere, sia da una spinta inattesa alla De Magistris, che va con forza contro il blocco di Napoli, passando per i casi intermedi di Pisapia e Zedda.
Sullo sfondo avanzano le nubi dell’Europa che oggi schiaccia la Grecia e presto vuole schiacciare l’Italia sotto manovre finanziarie da decine di miliardi l’anno, intanto che il Paese non ha sussulti di sovranità. Il compito dei neosindaci sarà molto difficile, difensivo, a guardia di sistemi di Welfare sempre più residuali e soggetti alle perduranti pressioni della Casta che non vorrà perdere privilegi. Un segnale importante che i cittadini potranno dare, anche per prevenire i difetti dei gattopardi che non vorranno cambiare l’essenziale, consiste nei referendum del 12 e 13 giugno, che possono disegnare un principio di programma nuovo: difesa del territorio e dei beni comuni, uguaglianza davanti alla legge, energie pulite. Le consapevolezze e le “indignazioni” ci sono, e sono diffuse nonostante l’altrettanto diffusa immaturità rispetto alla situazione internazionale e rispetto alla crisi dello sviluppo. Il fatto che la minoranza berlusconiana oggi non possa più fingere di essere maggioranza, come ha fatto per quasi vent’anni con tanti complici fra gli oppositori, toglie tutti gli alibi e apre una fase nuova. Gli aspetti positivi sono tutti da coltivare.

Pino Cabras

giovedì 26 maggio 2011

Acqua: il privato non garantisce la razionalizzazione dei costi per la collettività

In vista del referendum sull’acqua, ripropongo in estrema sintesi e a livello divulgativo (eliminando cioè le noiosità didattiche) un convengo dell’ Università di Milano-Bicocca dal titolo “L’ Acqua: un bene pubblico. Aspetti economici, sociali ed istituzionali”. Pertanto, le opinioni o i punti di vista espressi sono quelli dei relatori, riassunti e riproposti; queste righe non vogliono essere un articolo di fondo ma qualcosa di meno arbitrario. I lavori si sono svolti per relatore, non per argomento e allo stesso modo si è ritenuto di riportarli.

Anzitutto per parlare di “bene pubblico” si deve definire cosa significa pubblico: dopo anni di studi grossa parte della comunità economica tende a escludere che esistano caratteristiche intrinseche di un bene che lo qualifichino come tale. L’essenza pubblica di un bene è data dalla percezione che la comunità ne ha, da come le persone lo vivono. L’acqua fin dai tempi più antichi era considerata di pertinenza del proprietario del terreno dal quale era prelevata, i laghi e i fiumi erano divisi come i boschi e i campi. Il proprietario (posto che il concetto odierno di proprietà nasce solo con la Rivoluzione francese) faceva pagare un balzello a chi ne usufruiva e talvolta ne regolamentava arbitrariamente l’accesso. Con i Comuni si decise di renderla disponibile a tutti, ebbe una qualifica sociale diversa, divenne assimilabile più ad una strada che a una proprietà privata. Con l’affermarsi della borghesia, si pensò di costruire infrastrutture idriche per il trasporto diretto di acqua nelle case, e questo fu fatto con investimenti privati: fu a scopo di lucro, per dotare una emergente classe dirigente di un bene di lusso, che si portò l’acqua direttamente nelle case delle grandi città. Diventò un bene pubblico quando ci si accorse che serviva ad aumentare il livello di igiene e quindi era utile a debellare le epidemie urbane. Questo processo fu sostenuto da un “patto sociale”, soprattutto nel nostro paese: con la diffusione delle grandi fabbriche era necessario portare forza lavoro laddove esse sorgevano; l’urbanizzazione era aiutata anche dalla qualità della vita. A differenza della Gran Bretagna, dove il trasporto delle classi lavoratrici nei quartieri di nuova costruzione era addirittura forzato, in Italia fu più volontario in quanto oltre a trovare lavoro, nelle città si trovavano condizioni migliori. Facendo un notevole salto temporale, con la legge Galli del 1994 si concretizzò l’inizio di una inversione di tendenza nella mentalità giuridica e la fiscalità generale smise di farsi carico dei costi del sistema dell’acqua e si introdusse la tariffa. Il nocciolo del referendum è individuabile non nella privatizzazione dell’acqua quale risorsa, ma nella gestione anche privata del trasporto idrico. In questo contesto assume un rilievo determinante non la proprietà della risorsa, ma il contratto di gestione di essa, soprattutto se il gestore è un operatore privato. E’ nel contratto di gestione che ogni interesse collettivo può essere fatto valere, e che ogni forma di abuso può essere preventivamente regolata. Questo vale però in linea teorica, in quanto sarebbe difficilissimo nel concreto controbilanciare il potere di un gestore privato con una autorità di garanzia. L’esempio più palese è quello dell’illuminazione pubblica. In estrema sintesi, ad oggi la tecnologia LED consente notevoli risparmi, ma al tempo in cui fu stipulato il contratto col gestore questo progresso non era prevedibile; ad oggi i comuni che volessero passare alla tecnologia LED potrebbero, ricoprendo però i costi dei lampioni tradizionali. Essendo una operazione molto costosa, può difficilmente essere fatta.
L’aspetto finanziario della questione sta nella modalità di erogazione del servizio: richiede l’utilizzo di una rete. E’ quindi un monopolio naturale: non deriva da una concessione, ma dalla sua stessa essenza. E’ una sola impresa a poter gestire il servizio, sarebbe antieconomico avere due acquedotti. Se a servirsi dell’unico esistente è un privato, tenderà per sua natura al profitto come primo obiettivo. Il problema è stato storicamente affrontato con l’intervento pubblico sostitutivo dei privati: in Italia i c.d. “socialisti municipalisti” nei primi del ‘900, durante il II Governo Giolitti, diedero vita alle municipalizzate. Col passare del tempo il modello entrò in crisi, si costituirono quindi le s.p.a. a capitale pubblico e si cercò di introdurre l’idea che ci potesse essere concorrenza. Non concorrenza nell’erogazione della prestazione, ma concorrenza per il diritto di utilizzo della rete. Tuttavia, nel contratto di concessione, perché è il contratto a delineare i termini della questione, a definire il campo di gioco, nel contratto appunto è impossibile prevedere tutte le variabili che nel passare del tempo ci si potrebbe trovare ad affrontare. A grandi linee, secondo il teorema di Sappington e Stigliz (sul quale non ci soffermiamo per ovvie ragioni, ndr) attraverso un meccanismo d’asta, si può avere una privatizzazione del servizio pubblico con una gestione efficiente (dove per efficiente si intendo con la migliore allocazione possibile delle risorse). Per poter essere dimostrato, questo teorema deve soddisfare delle condizioni che, se calata nella realtà idrica, non sono soddisfatte. Ad esempio, ci deve essere parità di informazioni tra le imprese partecipanti all’asta; ci deve essere neutralità verso il rischio; deve esserci un alto numero di partecipanti almeno a livello potenziale; il soggetto pubblico stipulante deve avere interesse per il solo scopo finale, non curandosi dei metodi utilizzati. Inoltre nel settore idrico è impossibile calcolare il capitale investito e il tasso di remunerazione: l’investimento è di lungo periodo e non è possibile aspettare un notevole numero di anni prima di rientrare dell’investimento. Questo dato è supportato da esempi teorici e pratici, soprattutto statunitensi e canadesi.
Nel confronto tra modelli, il privato in un settore come quello della gestione delle acque non garantirebbe una razionalizzazione dei costi per la collettività e, per di più, non può garantire l’investimento a sé stesso. 

Edoardo Zerbi

mercoledì 11 maggio 2011

Referendum: uno strumento per far valere i nostri diritti

E' molto importante per me, per te, per i tuoi amici, per i tuoi figli e per i tuoi nipoti, presentarsi al referendum abrogativo del 12-13 giugno 2011. E' l'unico strumento, oltre alle elezioni, che ci fa sentire parte attiva di questo stato.
Il referendum avrà quattro quesiti, uno più importante dell'altro. Ve li elenco in maniera molto molto stringata.
  1. Primo quesito (Acqua): vuoi eliminare la legge che dà l'affidamento a soggetti privati o privati/pubblici la gestione del servizio idrico?
  2. Secondo quesito (Acqua): vuoi eliminare la legge che consente al gestore di avere un profitto proprio sulla tariffa dell'acqua, indipendente da un reinvestimento per la riqualificazione della rete idrica?
  3. Terzo quesito (Centrali nucleari): vuoi eliminare la legge che permette la costruzione di centrali nucleari sul territorio italiano?
  4. Quarto quesito (Legittimo impedimento): vuoi eliminare la legge che permette al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai Ministri di non comparire in udienza penale durante la loro carica?
Come per ogni referendum bisognerà raggiungere il quorum: 25 milioni di persone, il 50% degli aventi diritto, dovrà recarsi alle urne per rendere il referendum valido. Per far valere i nostri diritti di cittadini, capaci di dare una risposta a leggi che remano contro di noi. Ricorda: condividi questo post con tutti i tuoi contatti. Pubblicizziamo questi argomenti. Il referendum dobbiamo pubblicizzarlo noi, ènecessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone perchè sia valido.
Passaparola

fonte dalla Rete

sabato 7 maggio 2011

Referendum e censura istituzionale. Passaparola

Ciao a tutti,
confermo la necessità di questo passaparola, aggiungendo che si tratta di informazione per ri-affermare i diritti costituzionalmente garantiti. Il dramma è che sembra la maggior parte della popolazione non sia consapevole di quanto sta avvenendo.
Quello che Vi porto è solo un piccolo esempio. Sono una ricercatrice, mi occupo di diritto ambientale e di risorse idriche. Dovevo intervenire ad un programma Rdio RAI (programmato ormai da due settimane) per parlare del referendum sulla privatizzazione dell'acqua e chiarirne meglio le implicazioni giuridiche. E' arrivata una circolare interna RAI alle 8 di ieri mattina che ha vietato con effetti immediati a qualunque programma della RAI di toccare l'argomento fino a giugno (12-13 giugno quando si terrà il referendum), quindi il programma è saltato e il mio intervento pure. Questo è un piccolo esempio delle modalità con cui "il servizio pubblico" viene messo a tacere e di come si boicotti pesantemente la possibilità dei cittadini di essere informati e di intervenire (secondo gli strumenti garantiti dalla Costituzione) nella gestione della res publica. Di fronte a questa ennesima manifestazione di un potere esecutivo assoluto che calpesta non solo quotidianamente le altre istituzioni, ma anche il popolo italiano di cui invece si fregia di esser voce ed espressione, occorre riappropriarci della nostra voce prima di perderla definitivamente.
Il referendum è evidentemente anche questo!

Mariachiara Alberton

P.S.: Ricordatevi che dovete pubblicizzarlo voi il referendum... perchè il Governo non farà passare gli spot ne' in Rai ne' a Mediaset. Sapete perché? Perché nel caso in cui riuscissimo a raggiungere il quorum lo scenario sarebbe drammatico per i governanti ma stupendo per tutti i cittadini italiani. Vi ricordo che il referendum passa se viene raggiunto il quorum. E' necessario che vadano a votare almeno 25 milioni di persone. I cittadini, non sapranno nemmeno che ci sarà un referendum da votare il 12 giugno. Quindi: i cittadini, non andranno a votare il referendum. Vuoi che le cose non vadano a finire cosi ? Copia-incolla e pubblicizza il referendum a parenti, amici, conoscenti e non conoscenti.Passaparola!

martedì 19 aprile 2011

Il legittimo impedimento: c'è già per tutti, non occorre una norma apposta per il Governo

In vista della consultazione referendaria di giugno pubblichiamo un interessante e chiaro intervento sul "legittimo impedimento".


Ipotizziamo che una persona sia imputata in un processo penale. Il codice vigente garantisce all'imputato il diritto ad essere e a non essere presente.
Il diritto a non essere presente viene garantito tramite la norma che prevede che l'imputato non possa essere condotto coattivamente nell'aula dove si svolge il processo (se non vuole essere presente, ha il diritto di non esserlo). Ma l'imputato ha anche pieno diritto di essere presente al suo processo. Se esistono circostanze (gravi e dimostrate) che impediscono all'imputato di essere presente in aula il giorno dell'udienza, il Giudice, valutate le circostanze, dispone il rinvio ad altra data. In quel caso nessuna attività può essere svolta in quell'udienza. Chiaro che non tutto può costituire legittimo impedimento (ad esempio difficilmente un'attività lavorativa può essere considerata un legittimo impedimento, salvo, ad esempio, l'intervento salvavita dell'unico medico disponibile, mentre i problemi di salute sono considerati validi se effettivamente gravi -non l'influenza o il raffreddore).
La legge 51 del 2010 aveva introdotto un nuovo concetto: l'attività di Presidente del Consiglio e quella dei Ministri, di fatto, era diventata automaticamente legittimo impedimento. Bastava, ad esempio, che la Presidenza del Consiglio o il Ministero inviassero una comunicazione dicendo che il Presidente del Consiglio dovesse svolgere attività preparatoria di un qualsiasi Consiglio dei Ministri, ad esempio, e il Giudice non aveva nessun diritto di sindacare, ma doveva rinviare il processo. Sulla norma di fatto è intervenuta la Corte Costituzionale nello scorso gennaio, restituendo di fatto al Giudice il potere di sindacare se l'impedimento è effettivamente legittimo o no, sia dal punto di vista della sussistenza dell'attività da svolgere, sia dal punto di vista dell'importanza dell'attività.
Il referendum però rimane. Si tratta adesso di una questione politica. La norma sul legittimo impedimento esiste già e il giudice è in grado di decidere se l'impedimento ci sia o no. Non c'è bisogno di fare una norma apposta per l'attività di Governo.


El Cofos

giovedì 14 aprile 2011

Sì alle rinnovabili, no al nucleare

E' disponibile un accurato studio che spiega perchè votare "Sì" al referendum contro le centrali atomiche


http://www.fermiamoilnucleare.it/
Martedì nella sede del Circolo del PD di Merate c'è stata una interessante riunione in vista dei referendum di giugno contro la privatizzazione dell'acqua, lo sviluppo delle centrali nucleari e il legittimo impedimento. I primi due temi sono stati affrontati dall'ex Assessore Provinciale all'Ambiente Marco Molgora. Per quanto concerte il tema dell'energia atomica ci ha fornito uno studio molto accurato e nel contempo accessibile a tutti che ben spiega perchè bisognerebbe votare "Sì". Tutti gli interessati possono scaricare il materiale cliccando QUI...>> oppure nella colonna di destra nella sezione dedicata al download documenti nella sezione dedicata ai referendum. Consigliamo e chiediamo di far girare il più possibile l'opuscolo.

Insieme per Merate

martedì 12 aprile 2011

Incontro con l'ex Assessore Provinciale all'Ambiente sull'acqua pubblica

Questa sera, martedì, presso la sede del Circolo del PD di Merate di via Trento 26 (prima scala sulla destra entrati nella corte, salire la rampa fino alla porta in fondo), si svolge un incontro con l’ex Assessore Provinciale all’Ambiente Marco Molgora. Oggetto della riunione è  la gestione dell'acqua, in vista della consultazione referendaria del 12 e 13 giugno. Marco Molgora è uno dei più qualificati a trattare il tema perchè durante il suo mandato, insieme al Presidente della Provincia Virginio Brivio, più si è adoperato affinchè il servizio idrico rimanesse in capo agli enti pubblici. La riunione è anche un'ottima opportunità per comprendere la complessa situazione delle società che si occupano del servizio idrico integrato. Spesso sentiamo parlare o leggiamo di “Idrolario”, “Lario reti holding”, “Acel service”, “Age”, “Ecosystem immobili”, di Ato… Ma cosa sono? Di cosa si occupano? Come sono composte? Quali i rapporti? Perché sono state fondate? Per questo l'invito è esteso sia ai sostenitori ed ai simpatizzanti del nostro Gruppo e del Circolo del PD, sia gli Amministratori locali interessati. Chiediamo la collaborazione di tutti nel far girare la voce e diffondere l'iniziativa. La serata, promossa dal Circolo del PD, prevede anche una discussione sul nucleare, sempre in preparazione dei referendum.

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