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giovedì 31 ottobre 2013

Dove sono finite le "emergenze sociali"?

Pubblichiamo l'interrogazione presentata dal nostro Capogruppo Consiliare Cesare Perego sul tema delle emergenze sociali

Alla c.a. del Sindaco del Comune di Merate
Sig. Andrea Ambrogio Robbiani

Oggetto: Interrogazione,- a norma degli Art. 51, 52 e 53 del “Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni Consiliari” del Comune di Merate – Emergenze sociali Merate, 21 Ottobre 2013

Premesso che:
  • L’ interrogazione che il gruppo “Insieme per Merate” ha presentato il 4 aprile 2013 e che è stata discussa in Commissione Servizi il 6 Maggio, ha voluto portare all’attenzione dei consiglieri comunali la necessità di verificare lo stato di emergenza delle famiglie a Merate insieme al tema della compartecipazione dei costi così come oggi avviene secondo il regolamento di applicazione l’ISEE in vigore dal 9 aprile 2002.
  • Nella discussione del 6 maggio 2013 l’amministrazione ha illustrato come sta avvenendo la sperimentazione del fattore famiglia , istituito nel febbraio 2012 dalla regione Lombardia, che potrebbe sostituire l’utilizzo dell’ISEE attualmente in vigore.
  • Raccogliendo l’invito espresso dall’Assessore Emilio Zanmarchi nel corso dei lavori della Commissione citata, in data 1 Giugno 2013 abbiamo trasmesso una nota al Presidente Luciano Marsoni ed alla Amministrazione con la richiesta di un confronto sui temi di sopra.
  • In particolare lo scorso Giugno scrivevamo: “Siamo pertanto convinti che occorra predisporre per settembre 2013 una serie di interventi che “anticipino” alcuni possibili correttivi dell’ISEE futuro, oltre che dare vita a nuove iniziative che siano di contenimento del fattore povertà. Questo è uno dei primi temi di lavoro da portare in commissione".
  • Scrivevamo inoltre: “Chiediamo pertanto di portare in commissione la presentazione di come nel corso dell’anno 2012 siano stati impiegati gli strumenti previsti dal Regolamento comunale di sopra. In particolare quali interventi integrativi (art.16) quali straordinari (art.17) quali sostitutivi (art 18) siano stati attuati. Chiediamo inoltre di presentare come si intervenga sui servizi e interventi per anziani e disabili".
Non avendo ancora ricevuto alcun riscontro alla nostra richiesta sono a richiedere:
  • Quali provvedimenti si sono presi per certificare il reddito ISEE in tempi più corti dello standard per accogliere la situazione di ingresso delle famiglie in cassa integrazione /mobilità/ o altre forme di caduta di reddito dovute alle crisi aziendali che si moltiplicano
  • Quale correttivi siano presenti a favore delle famiglie numerose nei “criteri generali per la determinazione delle tariffe” relativamente alla percentuale di copertura dei costi previsti per i singoli servizi, e alla differenziazione della contribuzione da parte degli utenti mediante le fasce ISEE
  • Quale sia la situazione dell’emergenza casa riscontrata a Merate (sfratti /graduatorie case ERP/morosità mutui)
  • A quanto ammontano nel quadriennio 2010-2013 gli ausili finanziari erogati ai sensi del “Regolamento Comunale per la concessione di sovvenzioni e contributi, ausilii finanziari per l’accesso agevolato ai servizi socio-assistenziali” in vigore dal 2007 per spese base (alimenti/ utenze/mediche)
  • Quale è lo scenario 2013 dei Fondi Sociali regionali
  • Quanti buoni sociali e voucher fondo affitti sono utilizzati da cittadini meratesi anno 2012 e 2013?
  • Quali sono i passi concreti realizzati nel 2013 per attivare il Segretariato sociale promossi dall’Amministrazione e che ruolo potrà giocare a breve termine sett 2013-2014?
Non è richiesta risposta scritta.
In attesa di vostro gradito riscontro, porgo distinti saluti

Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di "Insieme per Merate"

venerdì 25 ottobre 2013

Gli interventi di contrasto alla povertà

Il 7 ottobre i Consiglieri comunali di “Insieme per Merate” Cesare Perego e Achille Panzeri hanno incontrato i componenti del gruppo Persona dell'associazione “Merate in Comune” per affrontare i temi della povertà e della crisi che saranno determinanti nelle prossime scelte politiche e amministrative, anche locale. Era stata sollecitata più volte pure l'istituzione di una apposita Commissione Comunale dedicata alle emergenze sociali ed alle scelte tariffarie sui servizia a Merate, tra le quali quella dei buoni-pasto. Purtroppo la proposta non ha ancora ottenuto alcun tipo di riscontro né di interesse da parte dell'Assessore ai Servizi alla Persona e neppure dai Consiglieri comunali del gruppo di maggioranza Lega Nord – PdL/Forza Italia.

Quali cambiamenti si stanno registrando dal punto di vista delle famiglie in condizioni di vulnerabilità e da cosa derivano? Da anni il principale indicatore per la misurazione della povertà è il dato sulla “povertà relativa”, dato che appare stabile in Lombardia quindi si comincia a pensare che sia un indice che fatichi a cogliere le dinamiche in evoluzione. Occorre anche valutare con rigore metodologico quale sia la reale portata del fenomeno della povertà assoluta.
Nella ricostruzione del quadro delle famiglie in condizioni di vulnerabilità la prima considerazione da fare è quindi connessa al limite dei dati a disposizione. Gli approfondimenti condotti dall’Ores (Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale) sono stati in grado di mostrare la forte solitudine relazionale che caratterizza le persone e le famiglie in condizioni di vulnerabilità. Nel rapporto “L’esclusione sociale in Lombardia – terzo rapporto - 2010" si legge che "povertà non è solo assenza di risorse economiche ma anche carenza di relazioni, esiguità di capitale sociale fragilità delle condizioni di salute, ovvero una serie di fattori ch unitamente a reddito e patrimonio influenzano pesantemente la qualità della vita".
Una politica locale/meratese di intervento in questo settore tenga bene presente questo aspetto perché occorre chiedersi se la tradizionale capacità dei paesi di intervenire nel promuovere soluzione attivando reti informali (le parrocchie, le parentele, le amicizie...) stia diminuendo o scomparendo. I servizi sociali non vengono più investiti da interventi per l’utenza storica, quella caratterizzata da compresenza di molteplici fattori problematici cronici (che significa una presa in carico globale e continuativa nel tempo) oggi compare agli uffici una utenza specifica che ha un bisogno specifico e urgente, una di queste è la casa. La presenza di un lavoro non rappresenta più una garanzia di autonomia. Si assiste così ad una crescente richiesta di aiuto da parte di categorie di persone che presentano carenze di risorse materiali a causa di redditi insufficienti rispetto all’attuale costo della vita e dei servizi, difficoltà che accentuano ma a volte anche originano:
  • problematiche e fragilità delle relazioni
  • senso di insicurezza
  • solitudine
  • conflitti
Le Famiglie si trovano in difficoltà non solo per l’accesso , quanto per la permanenza nell’abitazione principale, a causa dei costi onerosi dei canoni di locazione ma anche nella sostenibilità nel pagamento delle rate dei mutui. L’alternarsi di periodi di disoccupazione, la riduzione dell’orario di lavoro, il ricorso a cassa integrazione ha progressivamente portato ad una erosione dei risparmi ed alla difficoltà delle famiglie nell’affrontare spese ordinarie e soprattutto spese straordinarie.
I principali interventi che risultano già attivi in termini di “welfare casa" sono:
  • Fondo Sostegno Affitti (nel 2012 è stato azzerato il contributo statale) è stato attivato dalla regione il Fondo Sostegno delle famiglie con disagio economico acuto
  • Fondo per chi ha subito sfratti o licenziamento (introdotto nel 2011) 
  • Mutui agevolati per giovani coppie (-2% del tasso di interesse)
  • Patto salva mutui
Relativamente ad il tema casa, le azioni a cui i servizi sono ricorsi tradizionalmente (assegnazione alloggio ERP-erogazione contributi regionali del Fondo Sociale Affitti- intervento economico di sostegno delle spese come utenze ed affitto etc si stanno progressivamente rivelando insufficienti a causa della crescente domanda. Ciò ha spinto alcuni territori verso la ricerca di soluzioni alternative quali:
  • la messa a disposizione di servizi di housing temporaneo (supporto tempestivo ,ma circoscritto nel tempo) Si tratta di soluzioni che vedono l’accesso a strutture e servizi a prezzi calmierati, rivolti a chi non appartiene alle classi che hanno diritto all’accesso ad alloggi di edilizia residenziale pubblica
  • costruzione di gruppi /reti sovra comunali finalizzati alla ricerca di alloggi per i quali attivare “affitti concordati” più sostenibili rispetto al mercato attuale.
Nei territori permane un frequente ricorso all’erogazione di trasferimenti monetari seppure con alcune variazioni rispetto agli anni passati:
  • diffusione di fondi economici integrativi ad hoc; viene usato per “riduzione di tariffe e rette,erogazione di aiuti e sussidi come buoni spesa, prestiti d’onore, contributi per fronteggiare scadenze”
  • crescita del ricorso al microcredito
  • azioni di supporto e accompagnamento ad un consumo consapevole

Cesare Perego
Capogruppo Consiliarie di "Insieme per Merate"

sabato 29 giugno 2013

Cinque anni di crisi, un terzo di nuovi poveri in più

Aumenta chi non riesce a ritrovare più il lavoro. Aumentano le richieste di pacchi viveri e sostegno materiale. Continua a crescere, soprattutto tra gli italiani, il numero di chi non ha un reddito sufficiente per soddisfare i bisogni primari.

Dall’ultimo Rapporto sulle povertà nella diocesi di Milano, basato sui dati raccolti dagli operatori dei centri di ascolto e dei servizi di Caritas Ambrosiana ne corso di tutto il 2012, emerge quanto la crisi non solo stia privando di opportunità una fascia crescente della popolazione, ma stia ormai rubando anche la speranza di potere ritrovare un lavoro a chi lo ha perso. Spia di questo fenomeno è anche il calo della popolazione straniera, che comincia ad avvertirsi soprattutto tra alcune nazionalità. Calo, che benché paia più determinato dalla rinuncia a ricongiungere nel nuovo paese il nucleo familiare piuttosto che dalla decisione di andarsene altrove o rimpatriare, dimostra quanto la crisi stia modificando il progetto migratorio di chi era venuto tra noi in cerca di un futuro migliore.
Il dato più drammatico che emerge dai primi dati analizzati riguarda l’aumento dell’11,5% dei disoccupati da oltre 1 anno. In questo scenario ad entrare in crisi è anche la speranza di poter ritrovare una nuovo posto di lavoro. Prevalgono frustrazione e rassegnazione. Questi sentimenti spiegano perché, ad esempio, continuino a crescere le richieste ai centri di ascolto di aiuti immediati. Dal 2008 al 2012 sono aumentati del 31,4% coloro che chiedono pacco viveri e sostegno materiale. Questa richiesta non riguarda più solo gli stranieri ma ormai in misura uguale anche gli italiani. Nel corso del 2012 gli italiani che hanno chiesto cibo ai centri sono stati il 37%, percentuale pressoché simile a quella registra tra gli immigrati.
Anche l’analisi dei bisogni espressi dagli utenti dei centri di ascolto segnala la profondità della crisi e lo sconforto che sta generando tra chi ne è colpito Proprio tra gli italiani il bisogno di reddito supera quello di occupazione ed è pari al 57,6%, con un incremento di 3 punti percentuali rispetto al 2011.
Esso è particolarmente avvertito dalle donne italiane, tra le quali raggiunge il 62,4%, con un incremento di 4,5 punti percentuali sul 2011. In questo quadro si pone la questione degli immigrati. Gli stranieri (tra comunitari, extracomunitari irregolari e regolari) continuano a costituire oltre il 70% degli utenti dei centri di ascolto, anche se il dato fa registrare un calo di 2 punti percentuali rispetto al 2011. La contrazione del dato relativo alla componente straniera è in gran parte riconducibile al sensibile calo nella presenza di persone provenienti dal Perù e dall’Ucraina, da sempre tra le prime 5 nazioni di provenienza degli assistiti della rete Caritas: le prime sono diminuite del 18% rispetto all’anno precedente, le seconde del 19,5%.
Durante i colloqui con gli operatori Caritas molti stranieri provenienti da questi paesi hanno apertamente manifestato il desiderio di ritornare in patria. Il Rapporto non rileva dati circa i rientri di fatto avvenuti tra coloro che si sono rivolti ai centri di ascolto, ma sicuramente questo desiderio sta limitando l’avvio di procedure per i ricongiungimenti familiari e per chiamate di parenti e amici. Si tratta di un fenomeno strettamente connesso alla crisi economica, che ha fortemente condizionato le possibilità di inserimento lavorativo degli stranieri, e li ha disillusi sulla possibilità di superare i loro problemi economici nel nostro paese.

giovedì 27 giugno 2013

Panem et circenses

“Panem et circenses”, il “panem” manca, rimangono solo i “circenses” del circo politico di Andrea Robbiani & company. Mentre fuori dalla porta della Caritas c’è la fila di stranieri e italiani che non hanno da mangiare e altrettanto avviene agli sportelli dei servizi alla persona comunali, il borgomastro e il suo delfino Giuseppe Beppe Procopio pensano all’ampliamento della piscina comunale.
E’ un’opera talmente importante che nel piano triennale dei lavori pubblici presentato mercoledì sera in assise comunale è classificato addirittura con una priorità maggiore rispetto al Cdd, il Centro per disabili di via Fratelli Cernuschi del quale si parla da tre anni senza che si sia fatto niente.
I generali delle truppe verdi-azzurre sostengono che è una struttura sociale e che bisogna fare in fretta per non perdere l’opportunità di un finanziamento. Tornano in mente i tempi di Palazzo Tettamanti, quando in una manciata di giorni si approntò un progetto fallimentare con il miraggio di un contributo mai arrivato e che si sta tutti pagando con l’ennesima “eterna incompiuta“, proprio come accaduto piazza Monsignor Natale Basilico alias Area don Cesare Cazzaniga.
Di certo cè solo che occorrerà cominciare a pagare un leasing di 250mila euro con denaro di tutti i contribuenti, mentre gli incassi dell’impianto andranno dritti nelle tasche dei futuri gestori.
E a proposito di soldi di tutti: perché i costi del centro di refezione scolastica che è un servizio di primaria importanza devono ricadere interamente sugli utenti, mentre noi tutti ci si deve sobbarcare il prezzo di un tuffo e di qualche bracciata in acqua? Questione di scelte.
Ma se i pidiel-leghisti, che hanno cominciato a trasmettere il primo degli spot elettorali, pensano di recuperare il consenso perduto in una legislatura disastrosa e vincere le prossime elezioni con i giochi da circo, probabilmente si sbagliano, perché ai cittadini che hanno fame non si può rispondere “S'ils n'ont plus de pain, qu'ils mangent de la brioche” - Se non hanno il pane che mangino brioche - come Maria Antonietta, che tra l’altro fece una brutta fine…

Marco Airoldi

giovedì 13 giugno 2013

Isee o fattore famiglia: non solo interventi ma anche servizi

“Le famiglie povere sono prive di diritto a sostegno pubblico, diversamente da quel che accade all’estero, non c’è per esempio diritto ad intervento pubblico a casa dell’anziano non autosufficiente, possono venir meno a discrezione degli enti. La politica nazionale si è comportata come se la realtà del paese non si fosse modificata e continua ad identificare il welfare con le pensioni e gli ospedali”

L’ interrogazione che i Consiglieri Comunali del gruppo di “Insieme per Merate” hanno presentato il 4 aprile e che è stata discussa in Commissione Servizi il 6 Maggio ha voluto portare all’attenzione dei Consiglieri Comunali tutti la necessità di verificare lo stato di emergenza delle famiglie a Merate insieme al tema della compartecipazione dei costi, così come oggi avviene secondo il regolamento di applicazione l’ISEE in vigore dal 9 aprile 2002. Nella discussione del 6 maggio l’Amministrazione ha illustrato come si sta svolgendo la sperimentazione del “fattore famiglia”, istituito nel febbraio 2012 dalla Regione Lombardia, che potrebbe sostituire l’utilizzo dell’ISEE. Raccogliamo pertanto l’invito espresso dall’Assessore Emilio Zanmarchi, che nel corso dei lavori della Commissione ha recipito la sollecitazione ad avviare un confronto su questi temi, con una prima nota che contiene una serie di argomenti da affrontare in Commissione.

ISEE O FATTORE FAMIGLIA

Lo scorso 27 maggio 2013 la conferenza unificata Stato-Regioni ha dato via libera formale alla revisione del vecchio sitema ISEE. L’intesa con le Regioni che prevede il rafforzamento del principio secondo il quale le Regioni (ma anche i Comuni) potranno aggiungere ulteriori criteri di selettività sulle condizioni economiche dei soggetti beneficiari, dovrebbe aver fatto superare lo stop imposto nel dicembre 2012 dalla Regione Lombardia al raggiungimento dell’accordo.
E’ nostra opinione quindi che i recenti sviluppi del dibattito nazionale sul decreto di revisione dell’ISEE prevista dalla legge 214 del 22 dicembre 2011 porteranno i Comuni alla revisione degli strumenti attualmente in uso secondo obiettivi che sono ampiamente condivisi La Lombardia potrebbe “ostinarsi” a voler percorrere comunque lo schema che va sotto il nome di “fattore famiglia” oppure far prevalere la necessità di lavorare entro i confini nella normativa nazionale dell’ISEE modificato.
In entrambi i casi però i tempi che la revisione normativa potrebbe richiedere per entrare in vigore potrebbero non coincidere con l’urgenza di intervenire su un tessuto sociale che si trova in piena emergenza. Siamo pertanto convinti che occorra predisporre per settembre 2013 una serie di interventi che “anticipi” alcuni possibili correttivi dell’ISEE nuovo, oltre che dare vita a nuove iniziative che siano di contenimento del fattore povertà. Per correttivi intendiamo una revisione dei criteri generali per la determinazione delle tariffe nella percentuale di copertura dei costi previsti per i singoli servizi, e la differenziazione della contribuzione da parte degli utenti mediante le fasce ISEE.
Pensiamo inoltre che chi vede variare sensibilmente il suo reddito debba poter certificare ai fini ISEE la sua situazione in tempi più rapidi degli attuali 12 mesi. Ricordiamo che chi va in cassa integrazione provenendo da un reddito lordo fino a 2.075 euro percepisce 959 euro lordi, e chi aveva stipendio superiore arriva a percepire 1.152 euro lordi. L’aspettativa di una aggravamento della situazione sociale ed economica risiede nel fatto che la crisi economica è ad alta intensità (la caduta del PIL nel periodo 2008-2013 è stata pari al 8,3%), ma soprattutto si sta prolungando nel tempo.Tale convinzione risiede nella lettura di queste cifre:
  1. Le previsioni sul 2013 di arretramento del pil del 1,3% implica che la caduta si fermi nel secondo semestre. Questa ipotesi già ora è facile considerarla dissolta.
  2. Infatti l’ ISTAT ha pubblicato (31 maggio) il dato della disoccupazione raggiunto al 30 aprile che è pari al 12%,(il dato del 30 marzo 2013 era dell’11,5%)
  3. I consumi interni continueranno a diminuire (e l’IVA aumenterà provocando ulteriore riduzione dei consumi)
NON SOLO INTERVENTI MA ANCHE SERVIZI
  1. Il Comune di Merate ha uno strumento “Regolamento Comunale per la concessione di sovvenzioni e contributi, ausilii finanziari per l’accesso agevolato ai servizi socio-assistenziali” in vigore dal 2007. In esso trovano spazio una serie di interventi per le persone adulte in difficoltà, per le persone anziane e con disabilità. I disagi sociali che tipicamente emergono sono quelli dell’accesso alla casa, con la enorme difficoltà di costruire una serie di alloggi per l’emergenza e la caduta del reddito e l’impossibilità di far fronte a spese base (alimenti/ utenze/mediche). In questi casi le uniche strade sono i pochi soldi erogati “una tantum” dal Comune ed i banchi alimentari (Caritas/Croce Rossa /Parrocchie). Chiediamo pertanto di portare in Commissione la presentazione di come nel corso dell’anno 2012 siano stati impiegati gli strumenti previsti dal Regolamento comunale di sopra. In particolare quali interventi integrativi (art.16) quali straordinari (art.17) quali sostitutivi (art 18) siano stati attuati. Chiediamo inoltre di presentare come si intervenga sui servizi e interventi per anziani e disabili.
  2. La politica delle erogazioni di contributi monetari è molto critica ( limiti di risorse disponibili, può aggravare segni di disagio sociale (le dipendenze), ma se non si previene l’emergenza, occorre prendere atto che è l’unico intervento che si può fare. C’è il rischio che la riduzione delle risorse spinga il welfare ad orientarsi sulle situazioni emergenziali sacrificando investimenti verso politiche, servizi ed interventi preventivi ed orientati alla costruzione del benessere delle comunità locali. Chiediamo di affrontare il tema di quale strategie di contenimento delle fragilità si possono attivare in continuità con le politiche regionali: quale è lo scenario 2013 dei Fondi Sociali regionali? quanti buoni sociali e voucher sono utilizzati da cittadini meratesi?
  3. Già oggi è evidente l’impossibilità del Comune di far fronte da solo alla situazione delle emergenze. Nel regolamento citato sopra si legge: “...attraverso la funzione di segretariato sociale vengono attivati interventi di consulenza/chiarificazione/filtro ed invio ai servizi”. La recente ripresa dell’attivazione del Segretariato sociale promossa dall’Amministrazione che ruolo potrà giocare a breve termine sett 2013-2014? I cittadini in grande difficoltà sono anche quelli privi di reti di protezione proprie, ma nonostante l’attenzione messa nei testi legislativi al ruolo del terzo settore e volontariato, siamo in una situazione di emergenza anche per molte strutture di volontariato o imprese sociali. Le condizioni di lavoro in rapido peggioramento per fasce ampie di cittadini , soprattutto di chi è fuori dal mercato del lavoro ufficiale (coperto da strumenti quale la cassa integrazione) o autonomo sottrae inoltre vitalità delle associazioni. Vi sono esperienze di famiglie che hanno deciso di attivarsi in supporto di altre famiglie in difficoltà, sono esperienze che esprimono una intenzione educativa, ed esperienze con buona dose di flessibilità. La presenza di una rete allargata di protezione sociale offre maggiori possibilità che la fragilità non si trasformi in cronica; la Commissione può cercare di conoscere a che punto stia a Merate questo processo, può promuoverlo in collaborazione per esempio con le Parrocchie?
  4. Nel tentativo di mantenere un equilibrio tra i servizi e risorse c’è il rischio che le ricadute siano sulle famiglie e sugli operatori, anche la tassazione locale deve farsi carico di questa attenzione.
Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di "Insieme per Merate"

mercoledì 5 giugno 2013

Il "Fattore famiglia"

Pubblichiamo l'interrogazione protocollatadai nostri Consiglieri Comunali di "Insieme per Merate" il cosiddetti "Fattore famiglia"

Alla c.a. del Sindaco del Comune di Merate
Sig. Andrea Robbiani

Oggetto: Interrogazione,- a norma degli Art. 51, 52 e 53 del “Regolamento del Consiglio Comunale e delle Commissioni Consiliari” del Comune di Merate relativa alla sperimentazione a Merate dell’utilizzo del fattore famiglia.

Premesso che:
  • L’indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) è stato introdotto nel nostro ordinamento alla fine degli anni ‘90 allo scopo di individuare “criteri unificati di valutazione della situazione economica di coloro che richiedono prestazioni o servizi sociali o assistenziali non destinati alla generalità dei soggetti o comunque collegati nella misura o nel costo a determinate situazioni economiche” (art1 D.Lgs. 109/98).
  • Negli anni dalle analisi del suo utilizzo, sono emersi alcuni limiti dello strumento vigente, in particolare: 1) l’indicatore mostra scarse capacità selettive nella coda bassa della distribuzione: in particolare oltre il 10% dei nuclei nel sistema presenta un ISEE nullo. 2) la componente patrimoniale appare fortemente limitata dall’operare delle franchigie e da comportamenti opportunistici. Ne risulta che per quasi il 60% della popolazione ISEE, il patrimonio non ha alcun effetto sul valore dell’indicatore. 3) permangono differenze nel tenore di vita che non trovano un riflesso nell’ordinamento prodotto dall’ISEE.
  • Nelle applicazioni pratiche è andato sviluppandosi in questi anni un contenzioso su come far compartecipare al costo delle prestazioni le persone con disabilità e non autosufficienti (il tema è come debba comporsi il nucleo famigliare di tali persone).
  • Il nuovo DPCM di revisione dell’ISEE previsto dal governo nazionale ,a seguito dell’ostruzionismo lombardo che ne ha sbarrato la strada in sede di intesa Stato-Regioni nel dicembre 2012, non ha avuto la possibilità di procedere.
  • La Legge Regionale 2 del febbraio 2012 ha approvato un nuovo indicatore di misura della situazione economica dei cittadini e delle famiglie il fattore famiglia, che modifica i criteri per la partecipazione alla spesa dei servizi da parte dei cittadini.
  • La Regione ha previsto che Merate sia uno dei 15 comuni in cui si procederà alla fase sperimentale.
  • Il termine previsto per la chiusura delle sperimentazioni è LUGLIO 2013
Gli interroganti chiedono:
  • Di avviare un analisi congiunta con le opposizioni sul tema della compartecipazione alla spesa sociale e sociosanitaria e sullo stato di emergenza economica delle famiglie a Merate e finanziaria dei Comuni.
  • Di presentare in sede di Commissione gli obiettivi che il FFL si prefigge, le principali novità introdotte, rispetto all’ISEE in vigore.
  • Di sapere con quali modalità i Comune sta operando in ordine agli adempimenti previsti dalla sperimentazione vista la scadenza ravvicinata di Luglio 2013.
  • Di conoscere se l’adesione alla sperimentazione da parte dei cittadini sarà volontaria e comporterà per lo stesso la produzione di altra documentazione e dati rispetto a quelli previsti per il calcolo ISEE.
  • Se si prevede per alcune unità di offerta e a fronte dell’autonomia tariffaria del Comune un reale beneficio per il cittadino coinvolto, per evitare il rischio che il cittadino non aderisca alla sperimentazione.
  • La sperimentazione a Merate avverrà in modo diffuso o solo per alcuni gruppi di utenza, se valesse questa scelta per quali utenti?
  • Che valutazione è stata fatta del processo di sostenibilità (risorse umane tecnologiche e materiali) per realizzare la sperimentazione con le conseguenti riorganizzazione dei processi di lavoro degli uffici comunali coinvolti?
  • Chiediamo inoltre di conoscere se nel Comune di Merate esistono altre misure sperimentali già avviate in materia di strumenti per la misurazione della situazione economica dei cittadini e delle famiglie.
Per la presente non è richiesta risposta scritta.
Ringraziando, salutiamo distintamente Merate

Il  Gruppo Consiliare “Insieme per Merate”
Cesare Perego, Gabriella Mauri, Achille Panzeri,
Ernesto Passoni, Roberto Riva

giovedì 28 febbraio 2013

Vecchie (e inutili) polemiche e nuove povertà

Recentemente l'Assessorato alle Politiche sociali di Merate ha comunicato che nel 2012 vi è stato un deciso aumento delle richieste di aiuto al Comune. Se prima del 2008 le persone che si rivolgevano ai Servizi sociali potevano essere prevalentemente individui singoli, con l'acuirsi della crisi economica è cresciuto il numero delle famiglie. Il secondo aspetto che va a modificarsi è il mutamento del volto delle famiglie che si rivolgono ai Servizio sociale. Esse arrivano al Comune, dopo aver cercato in tutti i modi di cavarsela da soli. Le famiglie che stanno arrivando ono anche di ceto medio, commercianti e artigiani stanno subendo un impoverimento progressivo. Se la crisi produce danni sul piano materiale, nelle famiglie colpite possono nascere problemi di disagio relazionale, di conduzione del ruolo genitoriale. Cresce la conflittualità della coppia ed aumentano le separazioni. Le educatrici dei nidi e scuole d'infanzia vi possono confermare l'aumento della difficoltà a svolgere il ruolo genitoriale.
Manca attenzione alla famiglia. La politica di sostegno dei prezzi calmierati da parte dell'Amministrazione comunale deve pertanto continuare (riduzione ISEE delle tariffe per nido, pasti, servizio per i disabili, etc).
L'organizzazione del Comune di Merate si sta mettendo al passo con i fenomeni nuovi prospettati dalla crisi? La questione dell'aumento sostanzioso dei costi pasti per gli scolari, che deriva dalla scelta di far pagare alle famiglie la realizzazione del centro cottura, va esattamente nella direzione opposta a quanto si dovrebbe fare per intervenire contro l'impoverimento delle famiglie. Le considerazioni del Sindaco sulle critiche espresse dal PD di Merate per come si sia arrivati all'aumento dei pasti sono tutte centrate sulle vecchie polemiche degli scorsi anni che arrivano persino a contestare l'esistenza di una nuova scuola a Merate.
Qui non si tratta di accettare di cambiare idea ma di rendersi conto che la priorità oggi è contrastare l'impoverimento.
Il Comune di Merate non ha finora messo in agenda la lotta alla povertà, che crescerà vistosamente e deve toccare ancora il picco. Nessuno forse ricorda che è in discussione a livello nazionale una modifica del regolamento ISEE , ovvero l'indicatore della situazione economica delle famiglie attraverso il quale si beneficiano di agevolazione nelle tariffe comunali. La riforma fu bloccata a dicembre 2012 solo dalla dimissionaria giunta Formigoni in Lombardia, tutte le altre regioni erano d'accordo. Nei fatti è condivisa da tutti la necessità di intervenire a sostegno delle famiglie e l' ISEE non deve sovrastimare il possesso della casa, la cui rendita non aiuta certo a pagare i buoni pasto.
Per Merate varrebbe addirittura la possibilità, di applicare in via sperimentale il "Fattore famiglia" perché la Regione Lombardia l'ha inserita tra i 15 comuni lombardi che potrebbero attivarlo. Nulla è stato fatto in questa direzione. Il Consiglio Regionale Lombardo ha approvato il Fattore famiglia, attraverso la Legge Regionale n.2 del 24 febbraio 2012.
Per intervenire sull'indiscutibile eccesso di aumento registrato dalle tariffe sui pasti, reso noto lo scorso gennaio 2013, si potrebbe intervenire così: 
  1. alzare i redditi ISEE sotto il quale si ha diritto ad uno sconto (oggi il massimale è 15.000 euro, troppo basso)
  2. modificare i meccanismi di riduzione applicati (sono il 6% per tutti - 25%, 50%, 75%). Ne beneficiano il 17% degli utenti (132 alunni su 755 ).
La giunta meratese chieda all'Assessore al Bilancio una "quota una tantum": utilizziamola per sperimentare il Fattore famiglia, proprio sulle tariffe pasto (ve ne sono tante nel bilancio meratese , ricordo che per le luminarie occorrono più di 25.000 euro e l'appalto in vigore copre anche il 2013).
Va anche detto che la comunicazione da parte della Amministrazione è stata di nuovo nulla, come era già avvenuto per i parcheggi a pagamento: è un vizio. Il nostro pensiero è che il Comune debba quindi concentrarsi sulla capacità di promozione della cittadinanza partecipativa. Questo sarà il tema dei prossimo anni, il focus va spostato dalle sede degli uffici alla comunità, in un esercizio difficile che presuppone competenze nuove e formazione all'altezza.

Cesare Perego
Consigliere  Comunale del Gruppo di "Insieme per Merate"

mercoledì 13 febbraio 2013

La Regione Lombardia che nemmeno le cronache giudiziarie raccontano

In questi giorni c’è tensione tra alcuni Comuni ed alcune organizzazioni dei disabili per l’aumento delle rette per l’accesso ad alcuni centri diurni tipo C.D.D. (centro diurno disabili). I Comuni stanno applicando le decisioni delle Assemblee Distrettuali e provinciale. Qualche Comune, particolarmente coinvolto, sottolinea, giustamente, il taglio dei trasferimenti regionali.
La storia che cercherò di raccontare si trova burocraticamente illustrata nell’atto 625 del 21/12/2012 della Direzione Generale Famiglia della Regione. Riguarda finanziamenti del fondo “Intesa Famiglia” del 2010 e dei residui, non spesi dalla Regione stessa, sul medesimo fondo, ma riguardanti gli anni 2007 e 2008 (un quinquennio fa!).
Il 20 luglio 2010 il Governo ripartiva il fondo “Intesa Famiglia” del 2010 tra le Regioni. Alla Lombardia spettavano € 14.149.712.
Il 30 ottobre 2011 i fondi vengono recepiti dalla Regione.
Nel novembre 2011 vengono tolti 750 mila euro che sono stati girati alla Polaris Investment ed alla sua fondazione housing sociale. La Polaris è una società di cui fa parte la Compagnia delle Opere (aziende vicine a C.L.).
Quindi i fondi a disposizione scendono ad € 13.399.712.
L’Atto 625 del 21/12/2012 della Direzione Generale Famiglia assegna ai Distretti:
  • 13.399.742 del 2010;
  • residui non spesi degli anni 2007-2008
  • Totale 14.928.808,17 euro.
Alla nostra ASL toccheranno € 515290,95.
  • Al distretto di Bellano € 78.037,34
  • Al distretto di Lecco € 249.398,20;
  • Al distretto di Merate € 187.855,41
Per i Comuni e le famiglie è una buona notizia, ma da quando il Governo ha ripartito i soldi (Luglio 2010) sono passati 2 anni e 5 mesi. Da quando la Regione li ha recepiti sono passati un anno e due mesi.
Fuori dal Pirellone e dai “celesti” uffici la crisi impazzava, fioccavano licenziamenti, cassa integrazione sfratti, la Regione tagliava il fondo sociale ed il fondo sostegno affitto, ma non dava i soldi spettanti ai Distretti ed ai Comuni! E’ una decisione che si commenta da sola! Tutto però veniva scaricato sulle famiglie, sui Comuni e sulle organizzazioni che promuovono solidarietà.
Per non mettere in agitazione chi guarda “le carte regionali” solo di sfuggita si trovano fondi non distribuiti da 5/6 anni. Se qualcuno guardava il taglio di 750 mila euro, con il clima politico che c’è, e guardava in internet e scopriva l’ennesima elargizione di fondi senza bandi e, quindi, senza pari opportunità di partecipazione, avrebbe potuto creare polemiche. Meglio “coprire” con fondi mai distribuiti!
Questa è la Lombardia che oggi le cronache giudiziarie e non ci rimandano.
La cosa migliore ora è di assegnare i nuovo fondi arrivati sul territorio in modo celere ed ai cittadini disabili o non autosufficienti!

Ambrogio Sala
Assessore ai Servizi Sociali Comune Olgiate Molgora

domenica 16 dicembre 2012

Il Sindaco pompiere

Il Gruppo Consiliare di “Insieme per Merate” ha chiesto verbalmente, sia in Consiglio che in Commissione di conoscere lo stato progettuale del CDD (Centro Diurno Dilazionato). A risposta nulla il Consigliere Roberto Riva, ha chiesto, per iscritto, al Presidente della Commissione Urbanistica di portare la questione nella stessa Commissione; nell’ultima seduta il medesimo Presidente ha risposto che della faccenda erano stati interessati i Capigruppo che, ad oggi, sanno nulla.
In definitiva un alone di mistero aleggia attorno al progetto di cui il programma dell’Amministrazione vedeva la realizzazione nel 2010-2011.
Come d’uso, i Consiglieri di Minoranza vengono a sapere dalla stampa dei segreti amministrativi . Così, apprendiamo che l’inizio dei lavori, previsto ad inizio 2013, è ipotizzato in primavera, si spera dello stesso anno; nel frattempo lievitano i costi che da 500.000 sono già arrivati a 760.000 euro.
“Rumors” di Palazzo narravano di errori del progettista, ora la colpa è addossata ai Vigili del fuoco ed all’Asl, che litigano tra di loro sui sistemi antincendio.
Ma fermi tutti, perché il tuttologo Sindaco Robbiani, smesse, momentaneamente, le vesti di facitore di dossi, di sensi unici, di ornitologo ed altro, ha indossato quelle di pompiere (ovviamente non nel senso di pacificatore) ed ha così sentenziato: “Il CDD è una struttura regionale, ma l’Asl sostiene che dobbiamo sottostare a leggi nazionali”.
Sorgono alcuni dubbi: se il CDD è una struttura regionale e, dato che serve più Comuni, perché non se lo paga la Regione? Ci angoscia ancor di più il fatto che il Sindaco sia meravigliato che l’Asl sostenga di agire in base alle leggi nazionali, cui quelle regionali dovrebbero fare riferimento: saremmo meravigliati e timorosi del contrario! Almeno fino a quando non verrà istituita la RAL (Repubblica Autonoma di Lombardia). Può essere che il Legislatore nazionale abbia abbondato nel prescrivere dotazioni antincendio, ma “dura lex sed lex”, l’Asl ed i pompieri non possono che ottemperare a tali prescrizioni.
Il nostro Sindaco-Pompiere, bontà sua, usando il plurale maiestatis, ritiene che tali sistemi non servano ed ha chiesto ai pompieri una deroga (in effetti si sa che l’Italia è il paese delle deroghe!). Il Nostro prosegue poi con una interpretazione surreale del ruolo di Asl e pompieri che sarebbero in perenne discussione sull’interpretazione delle norme, come se detti Enti fossero alla prima omologazione.
L’articolo afferma che il Sindaco si è interessato personalmente alla questione e che Babbo Natale porterà il via libera; inoltre, si assicura che il progetto è pronto da un pezzo, ma, evidentemente, non sembra essere completo.
Ha detto la sua anche riguardo ai costi e, qui, facciamo un ragionamento: la ristrutturazione della ex scuola di via Fratelli Cernuschi ha per scopo la destinazione di un piano al CDD ed un altro alle Associazioni. Dato che lo scopo prioritario è il primo che, presumibilmente, assorbe il grosso dei costi, per la particolare destinazione d’uso, si spendono, ad oggi, 760.000 € per ristrutturare circa 470 mq, quindi 1.620 €/mq. Costruire ex novo comporta un costo all’incirca di 1.500 €/mq: ci chiediamo se il gioco vale la candela.

Big steps

lunedì 18 giugno 2012

Mancano soldi per i servizi, ma la Regione investe nel mattone

Sulla Cittadella della Salute di Merate e sugli interventi edilizi dell’Asl di Lecco si continuano a scrivere fiumi di parole. Da quanto capisco io, ci sono tre fatti:
  • La Regione Lombardia non paga ai Comuni alcuni milioni di servizi sociali già effettuati da almeno due anni, costringendo i Comuni a fare da soggetti anticipatori. Il Comune di Olgiate Molgora lo fa per circa 150 mila euro!
  • La Regione Lombardia dice che non ha soldi da investire in una risonanza magnetica al San Leopoldo Mandic. I pazienti sono costretti ad utilizzare un camion attrezzato come avviene nelle città africane!
  • La Regione Lombardia non istituisce il fondo per la non autosufficienza per disabili ed anziani perché non ha soldi. Istituisce, però, vaucher di pochi euro rispetto alle spese per le famiglie numerose che cambiano continuamente tipologia di sussidio ogni anno (un anno gli anziani in RSA, un per le attività sportive dei figli, ecc) non tenendo conto che chi ha tre o quattro figli deve costantemente sopravvivere!
 Improvvisamente, poi, la Regione trova i soldi per intervenire con lavori edilizi laddove esisterebbe già un progetto del Comune di Merate per la Cittadella della Salute. Si sarebbero trovati i soldi per tacitare l’Azienda Ospedaliera e si autorizzerebbe l’Asl di Lecco a spendere “risparmi” per più di un milione di euro!
Io spero che questi soldi non vengano dai tagli dei servizi che avvengono continuamente in nome dello spendere meno (prima le vaccinazioni ed adesso i consultori)!
In una intervista al sito Lombardiasociale, l’Assessore regionale Giulio Boscagli ha dichiarato che i Comuni sono liberi (!!!) di scegliere: o privatizzano i servizi, possibilmente al potente monopolio delle cooperative, oppure non riceveranno soldi. Bene, sappia Giulio Boscagli ed accoliti che, sull’utilizzo della palazzina di Novate per fare il Distretto sanitario di Merate, è libero di scegliere: o paga l’affitto, non simbolico, previsto dalle tabelle dell’Agenzia delle Entrate oppure, meglio ancora, lo compri a valori di mercato.
Se c’è qualche Comune che è talmente ricco da fare un regalo alla Regione, magari non pagando le quote di solidarietà a Retesalute, lo dica apertamente ed i suoi cittadini sapranno giudicare anche alla luce delle tariffe dei Tributi Locali. Poiché, con la legge regionale 31/97 il ruolo dei Comuni in campo socio sanitario è ridotto a qualche documento sistematicamente ignorato, occorre non regalare nulla a chi dice che non ha soldi e poi, magicamente, li trova per investire nel mattone od in appalti di attrezzature.


Ambrogio Sala
Assessore ai Servizia alla Persona di Olgiate Molgora

giovedì 17 maggio 2012

Il gioco delle carte

Al nostro beneamato Sindaco il gioco delle carte non piace. Lo avevamo già capito subito dopo il suo insediamento, quando, dalle pagine del settimanale locale, si era scagliato contro il suo predecessore e nostro Consigliere Comunale Giovanni Battista Albani, accusandolo di trascorrere il suo tempo libero al tavolo "verde" del Centro Anziani di piazza don Minzoni. E nei giorni scorsi lo ha ribadito attraverso il suo emissario Assessore ai Servizi Sociale Emilio Vulmaro Zanmarchi. Il quale Assessore, in vista dell'Assembla dei Soci dell'Associazione che gestisce il suddetto Centro Anziani, avrebbe criticato l’operato dei volontari e gli utenti che trascorrono troppo tempo a divertirsi con le bocce e la briscola. Quasi che lo stare insieme non sia un valore e un luogo di ritrovo non sia un servizio utile alla popolazione. Ma, si sa, questi piedielciellini-leghisti vogliono che tutti si adeguino alla loro visione "etica" della vita e ai loro ideali di operosità. Tutti, tranne i loro capi di partito che pagano le lauree false ai figli o si divertono a passare piacevoli serate ammirando gare di bulesque da parte di accativanti signorine che poi ci rifilano in Regione o al Governo pagate a nostre spese.
Così, dopo aver detto addio alla Pro Loco, al Centro di Aggregazione Giovanile, alla Rotellistica Roseda... e chi più ne ha più ne metta, adesso prepariamoci a salutare anche i volontari del Centro Anziani. Pezzo a pezzo stanno smantellando Merate… e  hanno pure il coraggio di chiamarlo “rinnovamento”. Speriamo passino presto la mano..

Marco Airoldi

venerdì 30 marzo 2012

Più risorse per la medicina territoriale e il settore sociale

In occasione dell’approvazione del Piano di Zona dei Servizi Sociali 2012-2014, mercoledì 28 marzo, prendendo spunto da quanto comunicato nella riunione sui servizi sociali e sul Patto della Salute organizzata dall’ANCI che ha visto la presenza di Giamo Bazzoni, responsabile regionale e nazionale del settore welfare dell’associazione dei Comuni, ho presentato il seguente ordine del giorno:

L’Assemblea Distrettuale di Merate, preso atto che
  • in Conferenza Stato Regioni e unificata è stata siglata una intesa in cui, per il 2012, la nostra Regione riceverà 341 milioni di euro in più per il Fondo Sanitario Regionale,
  • la finalizzazione dell’integrazione è relativa al rafforzamento dell’intervento sulla cronicità e la non autosufficienza,
chiede
alla Regione Lombardia di istituire un Fondo Socio Sanitario per la Cronicità e la Non Autosufficienza che possa essere strumento di prevenzione nei confronti della non autosufficienza (sviluppo del CREG, ad esempio) e di contenimento dell’uso delle strutture residenziali (sviluppo della domiciliari età, dei centri diurni e del sostegno alle famiglie).

Dopo il tagli del fondo nazionale per la non autosufficienza che ammontava a 400 milioni a livello nazionale, mi sembrava molto utile chiedere, come suggeriva Bazzoni, l’istituzione di un fondo analogo a livello regionale usando i trasferimenti maggiori alle Regioni previsti dal Patto della Salute.
L’obiettivo è cominciare a spostare risorse sulla medicina territoriale (Assistenza Domiciliare Integrata, CREG per i cronici, ad esempio), sul settore sociosanitario (CDI per anziani, CCD e CSE per i disabili) e sociale (SAD, sostegno economico alle famiglie, vaucher per le badanti).
Già in passato i Comuni, i Sindacati Pensionati, le associazioni dei disabili avevano chiesto alla Regione Lombardia di istituire il Fondo per le non autosufficienze ottenendo risposte negative per mancanza di fondi. Ora la Regione Lombardia non ha più alibi perché, oltretutto c’è una indicazione ministeriale.
Per ragioni procedurali, l’approvazione è stata rimandata alla prossima seduta dell’Assemblea Distrettuale.
Il Presidente del Distretto porterà l’ordine del giorno anche in Consiglio di Rappresentanza Provinciale.

Ambrogio Sala
Assessore ai Servizi Sociali
di Olgiate Molgora

venerdì 23 marzo 2012

Chi più ne fa è fatto Papa

Quel geniaccio dell’Assessore ai Servizi Sociali Emilio Vulmaro Zanmarchi, insieme al presidente della Consulta per il Sociale Domenico Cavana, hanno avuto la brillantissima idea di organizzare per l’inizio di giugno l’ormai trita e ritrita quanto inutile manifestazione “Facciamoci conoscere”, che dovrebbe essere una vetrina delle Associazioni che operano nel settore del sociale. A parte che la cosa non interessa ad altri che non siano i volontari delle stesse Associazioni, nessuno ha considerato che quel giorno c’è sia la Festa patronale di Brugarolo sia la visita del Papa a Milano a cui probabilmente parteciperanno anche tanti cittadini meratesi. Ma come?!? Un esperto del benchmarking (qualcuno è riuscito a capire cosa vuol dire), uno che parla della necessità di organizzarsi e unire le forze, uno che ha l’ardire di rimproverare le insegnanti di proporre progetti didattici approssimativi o qualcosa del genere… uno così non ha pensato che forse era meglio cambiare data?

Marco Airoldi

P.S: Poi non lamentatevi se avete perso le elezioni, con un’Assessore ai Servizi Sociali come quello che avete voi dove pensavate di andare…

martedì 13 marzo 2012

Il Marchese del Grillo e il Centro Diurno per Disabili

Lui e lui e gli altri non sono un c...


L'Assessore del Grillo
 Mentre rimango in trepida attesa che “altri più competenti ribattano alle altre inesattezze contenutenelle mie affermazioni ringrazio l’Assesore Dr. Emilio Vulmaro Zanmarchi per le precisazioni e per le informazioni relative a quanto da me affermato a proposito del Centro Diurno Disabili (CDD), e lo ringrazio anche per la sua implicita disponibilità a contribuire al miglioramento della mia ortografia (cosa di cui so di aver bisogno, ma certamente privati cittadini non possono avere la preparazione e la competenza di chi ricopre posizioni importanti quali Assessore,vicepresidente ecc...).
Leggendo l’intervento del 5 marzo mi è venuta in mente la famosa frase del Marchese del Grill: “Io so’ io e voi non siete un c...”
Nel merito di quanto affermato dall’Assessore Dr. Emilio Vulmaro Zanmarchi mi sembrano doverose le seguenti precisazioni:
  • Piano di zona 2009-2011: leggo a pag. 28 del documento, ed è l’unica parte in cui si parla di CDD sul piano organizzativo (ma forse le mie difficoltà ortografiche influiscono anche nella mia capacità di lettura): ”Nonostante ci sia stato un ampliamento dei posti nei CDD permane il bisogno di un ulteriore ampliamento da realizzare nel prossimo triennio” implicitamente assegnando al prossimo Piano 2012-2014 la responsabilità di definire le necessità,la localizzazione ed i tempi di realizzazione dei nuovi posti necessari. Ora,s e non esistono altri documenti successivi e/o accordi specifici, non mi sembra che quanto affermato dal Piano di zona sia in contrasto con la mia posizione.
  • Retesalute: affermando la necessità di coinvolgere Retesalute che,con la sola eccezione di Missaglia,include tutti i Comuni dell’Assemblea Distrettuale e quindi circa 111.000 cittadini rispetto ad un totale di circa 119.700 euro, intendevo suggerire di coinvolgere l’ente cui il Piano di zona assegna la funzione di Capofila per l’Accordo di programma. Sono in completo disaccordo con l’Assessore quando afferma che il “conferimento del CDD Retesalute è non conveniente ed antistorico” perchè personalmente ritengo che l’unico modo che avremo nel futuro per mantenere e migliorare i servizi sia quello di realizzarli e gestirli in modo associato.
Quanto successo con il progetto del CDD negli ultimi anni ne è un esempio, il Comune di Merate,dopo averlo programmato per il 2010-2011 presentò nel dicembre 2009 un progetto per la realizzazione del nuovo CDD con un spesa prevista di 2,2 milioni di euro. Dopo aver seguito tale progetto per anni (ancora nella Relazione previsionale e programmatica allegata alla bozza di Bilancio presentata in Consiglio Comunale alla fine di Dicembre 2011 è indicata la realizzazione di un nuovo CDD con una spesa di 2,2 mil. finanziata tramite leasing) è costretto, per evidenti motivazioni di Bilancio, a recedere dalla posizione proponendo nella commissione urbanistica del 17 febbraio 2012 un nuovo progetto che prevede un ristrutturazione “leggera” della ex scuola di via Fratelli Cernuschi con una spesa prevista di 500.000 euro ed il trasferimento nella stessa del CDD senza di fatto ottenere un reale miglioramento qualitativo del servizio rispetto alla situazione attuale. Da notare che nel progetto solo un terzo dello spazio disponibile è dedicato al CDD mentre due terzi sono dedicati ad altro. Inoltre secondo quanto affermato dal Dr. Emilio Vulmaro Zanmarchi in Commissione questa sistemazione non è un primo passo verso una sistemazione definitiva ma che, in una auspicabile futura progettazione del CDD, gli spazi di cui oggi si prevede la ristrutturazione verranno dedicati ad altre destinazioni.
Colgo l’occasione per confermare, a scanso di malintesi, la mia posizione sull’argomento, posizione che ribadisco essere assolutamente personale: il servizio Centro Diurno Disabili è importante e indispensabile, è giusto che le risorse di tutti vengano destinate a supportare la situazione di chi è stato meno fortunato. L’unico modo economicamente sostenibile per ottenere il risultato di offrire servizi adeguati e sempre migliori è che che tutte le istituzioni interessate siano coinvolte nello sforzo. Limitando il coinvolgimento ad una parte della popolazione, nel nostro caso il 13%, non potremo che ottenere un risultato limitato e quindi non soddisfacente. E’ altresì auspicabile che le famiglie degli utenti del servizio esercitino pressione sui Comuni in cui sono residenti per sollecitarne l’impegno finalizzato ad un effettivo miglioramento del servizio.
Considero di avere con questi commenti chiarito la mia posizione e ringrazio tutti per l’ attenzione riservata alle mie considerazioni.

Leonardi Leonardo

domenica 19 febbraio 2012

CDD, sogni ad occhi aperti

Come sempre, i nostri amministratori si infarciscono la bocca di grandi paroloni e progetti, per poi partorire un misero topolino. E ciò accade anche per la vicenda CDD, Centro Diurno Integrato. Dopo aver proditoriamente fatto saltare la ristrutturazione dell'ex CSE a carico della Fomas per raccattare una manciata di voti (peraltro, dicono i bene informati, già scomparsi); dopo aver millantato per due anni la realizzazione di un grande CDD in centro, perchè Brugarolo non era ritenuta degna di tale opera, pur conoscendo le ristrettezze di bilancio a cui si andava incontro; eccoci presentare, come di consueto, un progetto raffazzonato.
Nella vecchia scuola elementare di Via F.lli Cernuschi, dando una bella mano di colore, ecco che magicamente appare una struttura definita operativa ma provvisoria, una struttura destinata ad essere sostituita, secondo i piani dell'Assessorato da un'altra ben più faraonica. E quindi, semplicemente, gettiamo nel cestino altri 500.000 €!! Perchè se l'opera sarà sostituita che senso ha spendere tutto quel denaro? Delle due l'una: o l'opera non verrà mai sostituita, almeno nei prossimi 10 anni; oppure la spesa attuale si rende necessaria ed improrogabile per correggere evidenti errori di programmazione effettuati nei precedenti due anni di amministrazione. Io ritengo entrambe le cose, perchè si sa in Italia non vi è nulla di più definitivo di ciò che dovrebbe essere provvisorio. E io pago!
Abracadabra

venerdì 17 febbraio 2012

Da PdL e Lega una legge che aumenta i costi sociosanitari per le famiglie

Un Consiglio regionale irregolarmente fatto proseguire oltre l’orario di convocazione, (cioè le 24 di martedì 14 febbraio) da un atto unilaterale del presidente che ha ignorato il regolamento pur di consentire alla maggioranza di fare un colpo di mano, ha portato alla introduzione di un vero e proprio nuovo ticket familiare con la denominazione di copartecipazione alla spesa sanitaria regionale. Le opposizioni hanno abbandonato l’Aula per protesta. E’ ciò che è accaduto nella notte tra martedì 14 e mercoledì 15 febbraio, al Pirellone.
La maggioranza ha voluto dare una prova muscolare soprattutto per dimostrare a se stessa di esistere ancora. E per riuscirci, continua Spreafico, ha fatto un intreccio reciprocamente ricattatorio tra due leggi, una di stampo elettorale e propagandistico voluta dalla Lega per restringere la possibilità di esercitare alcune professioni commerciali agli stranieri, violando le norme europee sulla libera concorrenza e la costituzione sull’uguaglianza dei cittadini (la cosiddetta legge Harlem), l’altra voluta dalla maggioranza del Pdl che introduce la sperimentazione in 15 comuni, scelti dalla Giunta, della copartecipazione dei cittadini e dei comuni stessi alla copertura della spesa sanitaria.
Una legge di principio pericolosa che da una parte ammette per la prima volta l’esistenza di un sistema sanitario regionale in squilibrio finanziario e dall’altra chiama a farsene carico famiglie ed enti locali. Tutto questo in un quadro nazionale di riferimento che sta cambiando e che porta la Lombardia al tavolo con il Governo indebolita perché già disposta a far pagare ai cittadini più soldi.
In questo senso come Pd abbiamo avanzato inutilmente la proposta di rinviare decisioni così importanti e non urgenti su un tema che dovrà essere riaffrontato. Sbagliata anche la decisione di regionalizzare le Asp più importanti perché è un altro passo verso la centralizzazione e l’esclusione del territorio.

Consigliere segretario dell’Ufficio di Presidenza
del Consiglio regionale

venerdì 27 gennaio 2012

Politiche sociali: la Regione taglia ai Comuni il 50% delle risorse

La Regione Lombardia, con propria delibera di Giunta, ha ripartito le risorse ricevute dallo Stato del Fondo Nazionale delle Politiche Sociali per il 2011. Il fondo assegnato alla Lombardia per l’anno 2011 è stato di 25.296.642,37 euro contro i 53.801.546,15 euro del 2010. C’è stata una diminuzione di 28.504.903,78 euro, pari ad un meno 52,98%. La Regione ha trattenuto per sé per progetti che ritiene innovativi 5.296.642,37 euro pari al 20,94%. L’anno passato aveva trattenuto 9.801.546,15 pari al 18,22%.
Come ben si comprende la Regione si trattiene il 2,72% in più rispetto al 2010 ai Comuni associati. Aggrava ulteriormente la situazione sul territorio.
Infatti ecco il riparto che avviene tra i Distretti dell’ASL (Provincia) di Lecco:
Clicca sull'immagine per ingrandire la tabella
I tagli sono evidenti: c’è un dimezzamento rispetto al 2010 e di due terzi rispetto al 2008.
Inoltre vengono assegnati con un anno di ritardo ai Comuni associati e sovente costringono coloro che gestiscono i servizi a chiedere anticipazioni alle banche pagandole profumatamente. Ovviamente gli interessi li pagano, in prima istanza, i Comuni ed, in seconda istanza, gli utenti che vedono diminuiti i livelli di assistenza.
In un momento di crisi sociale e di recessione le famiglie andrebbero aiutate con servizi e sostegno economico.
La Regione con cipiglio “ideologico” continua a sostituirsi ai Comuni, con buoni e vaucher, che poi si dimostrano di poco impatto sulla generalità di chi ha diritto a particolari prestazioni.
La mia sensazione è che, giocando sul taglio statale, la Regione intenda “concentrare” in poche strutture di servizio, ufficialmente cooperative od onlus, che sono state, in passato, anche uno strumento di raccolta del consenso politico. Questa operazione “schiaccia” anche le piccole strutture assistenziali soprattutto del privato sociale che nelle singole comunità ci sono. Un processo analogo sta avvenendo per le RSA e le RSD.
Ecco come descrive garbatamente il fenomeno un documento del novembre 2011 prodotto da CGIL-CISL-UIL e Forum del Terzo Settore della Provincia di Monza e Brianza:
“Le realtà più piccole dell’associazionismo, poco dotate di risorse economiche ed organizzative, ma non meno rappresentative della realtà e dei bisogni territoriali, faticano a tenere l’impegno oneroso ai tavoli di partecipazione.”
Concludo con le parole di una lettera del 25.1.2012 che l’ANCI Lombardia ha scritto alla Commissione Sanità del Consiglio Regionale: “E’ certo che l’ulteriore contrazione del trasferimento di risorse per le politiche sociali, che si aggiunge ai pesanti tagli imposti dalla manovra annunciati per il 2012 ai Comuni, e la forte crisi economica e sociale che, di fatto,investe sempre più ampie categorie di cittadini, porteranno in modo ancora significativo alla non sostenibilità degli attuali servizi sociali”.

Ambrogio Sala
Assessore ai Servizi alla Persona
di Olgiate Molgora

lunedì 23 gennaio 2012

Il mistero della Cittadella della salute

La "Cittadella della Salute" di Merate resta, dal punto di vista dei contenuti, per me, un mistero. Da qualche anno si discute di milioni per edificare (una ventina), sapendo che I Comuni non hanno fondi per un simile investimento. Da quel che appare, la Regione "benedice", ma non stanzia fondi.
I privati, giustamente dal loro punto di vista, stanno cercando di capire quale forma di "guadagno" potrà venire loro (gestione parcheggi, negozi, taxi, ad esempio). Pensare di chiedere soldi agli altri Comuni, in un momento in cui, oltretutto, tra un anno saranno tutti soggetti al Patto di Stabilità, è, a mio avviso un po' fantasioso. Neanche chiedere ai Comuni proprietari dell'immobile Eco Sistem di Novate mettere a disposizione i soldi di una vendita, è reggibile perché non risolutivo senza l'intervento della Regione e dei privati. La Regione, oltretutto, non versa il 50% della spesa delle RSA (parte sanitaria) e alle RSA non rimborserà questa quota relativa agli ospiti temporaneamente ricoverati in ospedali. Il primo effetto sarà un aumento delle rette.
Si è fatto un concorso di idee, ma quali sono i servizi sociali e sanitari che lì dentro troveranno spazio? Il Comune di Merate non ne ha mai discusso né nell'Assemblea Distrettuale e, neppure, nella conferenza dei Sindaci del Meratese.
Alla luce del mutato orientamento regionale sulla medicina territoriale, quale è il "motore" che dovrebbe animare concretamente questo spazio? Quali servizi sarebbero di pertinenza comunale e quali intercomunali? Quali servizi regionali o statali ci saranno (la nostra ASL riuscirà a mantenere la propria autonomia?). I medici di famiglia di Merate riusciranno ad associarsi per fare un CREG o altri servizi per i propri assistiti?
Questi sono i "nodi" da sciogliere. Si tratta di capire se lo facciamo insieme (ASL, Comune di Merate e quelli del Distretto) oppure se si va in ordine sparso come ora.
Ai cittadini, provati da una cura da "cavallo" come quella delle ultime quattro manovre governative, non solo non capirebbero, ma ci chiederebbero, giustamente, perché investire soldi in un progetto che difficilmente si farà e di cui, oggi, non si hanno chiari i contenuti.

Ambrogio Sala
Assessore ai Servizi alla Persona
di Olgiate Molgora

giovedì 17 novembre 2011

Assistenza domiciliare: meglio controlli più stringenti invece che far pagare a tutti

Pubblichiamo la lettera che il nostro Consigliere Comunale Achille Panzeri  ha inviato al Direttore di Merateonline.it per alcune precisazioni circa lo svolgimento dell'ultima seduta di Consiglio Comunale.

Gent. mo Direttore,
non so a quale suo collega rimasto a casa si riferisse, ma anche Lei, seppur presente al Consiglio Comunale di Giovedì 10 Novembre, non è stato molto attento.
La domanda sullo straordinario dei funzionari l’ho posta io, non il mio capogruppo consigliere Perego.
Inoltre nell’altro articolo di cronaca del Consiglio mi pare abbia dimenticato un punto abbastanza importante: la discussione della voce "SAD e ADM (Servizio assistenza domicialiare) - TRASFERIMENTI A RETESALUTE” del capitolo maggiori spese del quinto e ultimo punto all’ordine del giorno.
L’assessore Emilio Zanmarchi ha dichiarato che c’è stato un aumento della domanda di SAD, soprattutto nella prima fascia gratuita. Egli teme che non tutti i fruitori del servizio in prima fascia ne abbiano diritto. Per questo egli proporrà di far pagare un contributo, seppur minimo, a tutti.
L’affermazione ha fatto scattare la risposta immediata dei due capigruppo dell’opposizione che hanno accusato l’assessore di ritenere che parte degli utenti del SAD facciano i furbi .
L'assessore ha replicato che l’accesso al SAD non ha un filtro tecnico e che istituirlo costerebbe più del beneficio ottenibile. Da qui la necessità dell’imposizione di una tariffa minima anche per la prima fascia.
Le opposizioni hanno di nuovo replicato sostenendo la preferenza di un controllo più stringente per l’esenzione piuttosto che l’imposizione di un balzello, seppur minimo, per tutti.
In questi tempi di crisi, che attanaglia sempre più gli ultimi, la questione mi pare meritasse più attenzione.
Cordialmente.

Achille Panzeri
Consigliere Comunale di Insieme per Merate

lunedì 14 novembre 2011

Sosteniamo le cure domiciliari

Proponiamo un articolo tratto da Merateonline.it che riporta un tema molto importante

Questa mattina (venerdì) i volontari della Fabio Sassi di Merate nella hall dell'ospedale Mandic hanno raccolto le firme per la sensibilizzazione sui diritti e sui bisogni dei malati inguaribili e delle loro famiglie. Quest'anno l'iniziativa, attivata da 68 associazioni No profit, è volta a sostenere l'importanza delle cure in casa.
"Le cure palliative a casa" si legge sul sito ufficiale "sono preferite da molti malati, sono possibili, consentono un uso appropriato delle risorse pubbliche e devono quindi poter crescere. Però assistere al domicilio il proprio congiunto, benché con il supporto dell'équipe curante e l'appoggio dei volontari, costituisce per la famiglia un impegno assai rilevante che si fa via via più intenso con il progredire della malattia. Ecco perchè queste famiglie hanno bisogno di una dote economica che le aiuti. Da qui l'avvio della raccolta firme per valorizzare la famiglia che decide di prendersi cura del malato inguaribile a casa per chiedere, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, al Ministro della Salute e ai Presidenti delle Giunte Regionali, l'istituzione di un bonus mensile che renda attuabile questa coraggiosa scelta".
Questa giornata, tradizionalmente definita come l'estate di San Martino, è stata scelta ad hoc per le cure palliative perchè si riallaccia alla leggenda di Martino, giovane soldato di Pannonia, che più di 1.500 anni fa, per aiutare un vecchio sfinito dalla stanchezza e dal freddo, gli offrì metà del suo mantello tagliandolo con la spada. Dopo quest'atto di spontanea generosità all'improvviso il tempo mutò, il cielo si schiarì e l'aria si fece incredibilmente mite: era l'Estate di S. Martino.
Il termine palliativo poi, ha la sua radice etimologica proprio nel latino "pallium" = mantello e il senso di coprire, avvolgere, proteggere (come in un mantello) è quello che più si avvicina al significato che si vuole attribuire al termine palliativo.

S.V.