sabato 23 luglio 2011

Interessi pubblici e rancori personali

La frettolosa ritirata di Merate da Lario Reti Holding ha scatenato una bufera in casa della Lega Nord, ma anche in quella del PdL. Il presidente della Provincia Daniele Nava ha richiamato l'assessore esterno al Bilancio Andrea Massironi, il vero regista della partita, e il vicesindaco Massimiliano Vivenzio, in quota tutti e due al Popolo delle Libertà. Il colpo di testa dei meratesi ha provocato un grave danno di immagine al Centrodestra lecchese, che appare più che mai diviso e incapace a elaborre una strategia unitaria. Hanno un bel dire i superficiali sostenitori dell'uscita che in questo modo Andrea Robbiani & Co. hanno dimostrato di avere a cuore l'interesse dei cittadini. In verità in verità hanno solo confermato che di politica non ci capiscono niente e che non sanno vedere ad un palmo dal loro naso. Da soli non si va da nessuna parte e se tutti gli altri sindaci sono rimasti in Lrh non è che sono i più stupidi, un motivo ci sarà anche. Massironi ha orchestrato tutto solo per motivi verso il presidente Vittorio Proserpio, mica per il bene supremo della collettività. Chissà cosa sarebbe sucesso in passato se i primi cittadini avessero ragionato come lui per Ecosystem quando si parlava del gas di Antonio Conrater?!?

Infiltrato

P.S.: Il voto di Merate Futura insieme alla maggioranza di Destra dimostra che Aldo Castelli vuole allearsi con il PdL per tagliare fuori dai giochi la Lega Nord. I continui distinguo e le dichiarazioni di voto isolate di Emilio Vulmaro Zanmarchi che è stato già trovato anche il futuro candidato sindaco. Se ne sono accorti tutti tratte quelli della Lega, anzi il sindaco della Lega, che farebbe bene a prestare più ascolto a chi in famiglia ne sa mooooooooolto più di lui: può scegliere tra il suocero e il cognato che sono due valide persone tutte e due, di sicuro migliori di lui sempre politicamente parlando.

venerdì 22 luglio 2011

Il senso della Lega per il crocifisso e le radici "giudaiche" della Lombardia per il Carroccio

La commissione Cultura del Consiglio regionale ha approvato il disegno di legge che prevede l’esposizione del crocifisso in tutti gli stabili di Regione Lombardia. Nonostante le insistenze del Partito Democratico e il parere critico del servizio assistenza legislativa e legale del Consiglio, che hanno sottolineano i possibili problemi di costituzionalità e la non competenza legislativa della regione in questa materia (riservata dall’art. 117 della Costituzione allo Stato), Lega e Pdl hanno voluto andare avanti. Hanno approvato cos’ una legge che prevede che la Regione stanzi 2500 euro per l’acquisto di crocifissi. L’obiettivo, si legge nel testo, è di “riconoscere i valori storico-culturali e sociali e le radici giudaico-cristiane” di Regione Lombardia.
«Sottolineando che la Regione ha il diritto di esporre ciò che vuole nei suoi locali, come avviene per la Rosa Camuna o altri simboli civili, la Lega ha inteso promuovere la presenza del crocifisso come simbolo laico di fratellanza e tolleranza, spogliandolo di gran parte del suo significato religioso e identificandolo come simbolo identitario e tradizionale», spiegano Fabio Pizzul e Mario Barboni, consiglieri regionali del PD che assieme ai colleghi di partito hanno votato contro il provvedimento.
«La sensazione è che ci sia stata una volontà di approvare una legge non necessaria, e forse anche al di fuori delle competenze della Regione – continuano – unicamente per marcare una primogenitura nella difesa di valori che andrebbero vissuti più che proclamati e che non possono certo essere promossi con la semplice esposizione di quello che la legge rischia di trasformare in un semplice elemento di arredo. Va anche sottolineato come non sia necessaria una legge regionale per prevedere l’esposizione del crocifisso nei locali della Regione, sarebbe bastata una circolare della Giunta o della Presidenza del Consiglio ma che evidentemente non avrebbe però avuto lo stesso valore mediatico».
Al di là del fatto che l’esposizione del crocifisso non faccia del male a nessuno, proseguono Pizzul e Barboni, «rimangono tutti i dubbi relativamente allo strumento e alla modalità scelte per portare a casa questo risultato: fin qui lo Stato ha sempre agito con disposizioni regolamentari e il fatto che in Lombardia si sia scelto la legge crea più di un dubbio riguardo alla cultura istituzionale, al rispetto delle competenze, al riconoscimento della laicità dello Stato e alla effettiva volontà di rispettare il crocifisso più che di condurre una battaglia ideologico politica. Lo stesso inserimento della frase “radici giudaico-cristiane” (della Lombardia!) nell’articolo 1 della legge è una spia di queste possibili derive».
Il Pd ha votato contro «per sottolineare il disagio rispetto alla scarsa attenzione ai possibili problemi costituzionali e istituzionali e per evidenziare come una generica definizione del crocifisso come simbolo storico-culturale rischi di depotenziarne il significato e di trasformarlo in una sorta di suppellettile legata a una tradizione che non si è in grado o non si vuole rendere attuale con l’unica cosa che davvero conta, ovvero la testimonianza concreta dei valori che il crocifisso porta con sé e che non sempre sembra siano stati presenti nella storia della Lega».

giovedì 21 luglio 2011

Il borgomastro è caduto nel trappolone preparato dagli "alleati" del PdL

Sindaco, assessori e consiglieri del Carroccio sono stati convocati a rapporto dalla segreteria provinciale della Lega Nord


Il segretario provinciale della Lega Nord Ferdinando Pucci Ceresa ha convocato per domani venerdì le camicie verdi di Merate, a partire dal sindaco Andrea Ambrogio Robbiani, fino ai consiglieri comunali passando per gli assessori. I motivi della chiamata a rapporto restano un segreto ma è facile immaginare che voglia tornare sulla questione dell’uscita di Merate da Lario Reti Holding. Il borgomastro ha venduto la delibera di “secessione” di Palazzo Tettamanti dalla società pubblica come un atto di coraggio e di autonomia, in nome del bene supemo dei cittadini. Ma a Lecco evidentemente la pensano molto diversamente. In primis non ha obbedito agli ordini di scuderia sebbene quando si fa parte di un partito il gioco di squadra è determinante. In secundis hanno compreso che è caduto nel trappolone tesogli dagli “alleati” del Pdl, in particolare del suo assessore esterno Andrea Massironi. In questo modo i pidielciellini non solo hanno regolato i conti con il presidente di LRH Vittorio Proserpio, ma sono riusciti nell'intento di bruciare e screditare il signor sindaco agli occhi dei maggiorenti del movimento padano. Anche sul concetto di bene dei cittadini la distanza tra Lecco e Merate è abissale, perchè una società che distribuisce 50.000 euri all'anno forse non è poi così malvagia... Il cognato Paolo Mauri, certamente più capace politicamente parlando, ha capito da tempo il gioco, ma lu non è mai stato a sentirlo. Il re adesso è nudo e solo.

Infiltrato

Lunedì ci prepariamo al Consiglio Comunale

Giovedì 28 luglio è previsto il Consiglio Comunale. All'ordine del giorno dovrebbero esserci due importani punti: l'adozione del PGT e il Piano del Diritto allo studio. Lunedì 25 ci troviamo per prepararci all'appuntamento presso la sede del Circolo del PD di Merate in via Trento 26. La riunione è aperta a tutti e l'invito è valido per chiunque è interessato alle questioni e vuole portare il suo contributo al dibattito. Per questo chiediamo a sostenitori e simpatizzanti di far girare la voce. Vi aspettiamo numerosi nonostante il periodo estivo.

Il Gruppo di Insieme per Merate

mercoledì 20 luglio 2011

Costi della politica: le proposte del PD per impedire che diventi un affare per soli ricchi

In questi giorni è montata un’ondata di indignazione della popolazione contro il costo dei politici, che viene confrontato impietosamente con il prezzo pesante che la stragrande maggioranza delle persone è chiamata a pagare per fronteggiare la grave crisi del Paese. In poco più di quindici giorni si è passati da una manovra finanziaria che Lega e PDL giuravano essere di 42 miliardi di euro, per approvare un provvedimento che alla fine ha un valore di 79 miliardi. Una legge che contiene tre iniquità: la prima taglia indiscriminatamente servizi socio-assistenziali di fondamentale importanza; la seconda aumenta indiscriminatamente le tasse sui redditi medio-bassi e introduce odiosi ticket sulla salute; la terza iniquità è che in questo disastro, nottetempo, la Lega e il PdL hanno ripulito dalla manovra ogni provvedimento che potesse costringere i parlamentari a farsi pure loro carico personalmente ed economicamente del difficile momento che stiamo attraversando. La rabbia e la condanna che sale dal Paese contro il costo della politica e dei privilegi dei politici sono giustificate e comprensibili, mentre ritengo profondamente ingiusto il tentativo di travolgere la politica tout court e tutti i politici indistintamente, senza distinguere i vari livelli di responsabilità.
Io, che ho lavorato 35 anni in fabbrica e che ora, da parlamentare, ho il grande privilegio di essere al servizio del Paese per fare buone leggi, non ci sto. La politica è l’essenza della democrazia, la forma con la quale garantire una società giusta e civile, e i politici che la trascinano nel fango con ruberie, scandali, prepotenze di ogni genere, pur avendo da dieci anni a questa parte la responsabilità di governo, devono dimettersi e andare a casa. Le persone elette, dal Parlamento sino al più piccolo Consiglio comunale, che invece si impegnano quotidianamente, con serietà e fatica, affinché non si sfasci tutto, non è corretto associarli ai mascalzoni. La mia storia e la mia cultura politica appartiene alla stagione di Enrico Belinguer, che fece della questione morale un punto irrinunciabile del suo programma. Chi non rimpiange quanto scrisse oltre 30 anni fa? “I partiti hanno occupato lo Stato e tutte le sue istituzioni, a partire dal governo. Hanno occupato gli enti locali, gli enti di previdenza, le banche, le aziende pubbliche, gli istituti culturali, gli ospedali, le università, la Rai TV, alcuni grandi giornali... La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano. Ecco perché gli altri partiti possono provare d'essere forze di serio rinnovamento soltanto se aggrediscono in pieno la questione morale andando alle sue cause politiche”.
Allora andiamo fino in fondo a queste cause politiche e da subito avviamo un processo di rinascita morale e di valorizzazione del merito, nelle istituzioni pubbliche, nei partiti, nelle relazioni sociali ed economiche. Rimettiamo al centro del confronto il lavoro, soprattutto dei giovani, il sostegno delle attività produttive nei settori emergenti, della green economy e per le riqualificazioni delle infrastrutture civili, il protagonismo dell’Italia per l’unità dell’Europa e verso i potenziali partner della cooperazione internazionale, il rilancio delle politiche socio assistenziali e sanitarie, la riforma dello stato e degli enti territoriali nel segno dell’autonomia solidale, il sostegno e lo sviluppo delle attività culturali, perché senza un orizzonte ideale non si va da nessuna parte. Inoltre, se vogliamo salvare la nostra Repubblica democratica fondata sul lavoro, dobbiamo fare in modo che la politica costi quanto basti a non farla fare solo ai ricchi e ai potenti, non un euro i più, e soprattutto non rappresenti un insulto intollerabile per le milioni di famiglie e di persone che faticano a mantenere un tenore di vita dignitoso.
Il PD già all’inizio della legislatura aveva presentato una proposta di legge che affrontava il problema, ma per la Lega e il PdL le priorità sono state altre e mai messa in agenda parlamentare, può darsi non sia perfetta, certamente è aperta ai contributi di quanti vogliono un dialogo serio e rappresenta una buona base per cominciare, subito, a ragionare in concreto su quei provvedimenti necessari a ridare credibilità alle istituzioni agli occhi dei cittadini e con forza Bersani ne ha richiesta la calendarizzazione subito e prevede:
  1. Accorpamento delle provincie sotto i 500 mila, accorpamento dei comuni piccoli, accorpamento delle società che fanno capo ai comuni.
  2. A questa proposta va aggiunta la riforma elettorale, altrettanto urgente.
  3. Totale incompatibilità tra cariche elettive e tra queste ed altri incarichi istituzionali o societari. Basta con i deputati col doppio incarico e lavoro: presidenti di provincia, sindaci, assessori, consiglieri di amministrazione, direttori di giornali, componenti di Fondazioni bancarie e chi più ne ha, più ne metta, se si vuole fare bene i parlamentari a Roma (in aula e in commissione) e nel collegio, di lavoro ce n’è e va riconosciuto.
  4. Tetto di spesa rigoroso, trasparente e verificabile per le campagne elettorali. Penso che tra i costi della politica questo sia uno dei più scandalosi e pericolosi. E, quando si parla della preferenza come antidoto ai nominati e ritorno alla libera scelta degli eletti da parte dei cittadini, non si trascuri questo aspetto del problema, che, almeno, non coinvolge i “nominati”, a maggior ragione anche per le primarie, valore politico importante che rischia di essere offuscato anche da questa deriva ingiustificata di spese, che impedisce una libera competizione tra pari, aggiungo la presenza di donne e giovani, aspetto non secondario per il rinnovamento della politica e delle Istituzioni.
  5. Superamento del Vitalizio con la completa parificazione del regime previdenziale degli eletti (a tutti i livelli) a quello dei lavoratori dipendenti. In sostanza, entriamo dentro l’Inps, magari con una gestione separata, e conteggiamo gli anni di carica politica ai fini della formazione del diritto e del calcolo della pensione, sulla base della retribuzione (indennità) stabilita. (Ricordo con la proposta Gnecchi, Codurelli, Giovanelli, che andava in questa direzione, l’anno scorso siamo stati messi alla berlina e accusati di voler allargare privilegi). Per tutti si stabilisca un tetto, salvo farsi una pensione integrativa.
  6. Poichè, il guaio, deriva dagli eccessi passati, bisogna chiedere, a chi ha goduto sinora di quelle prestazioni, di contribuire alla moralizzazione con due atti. Il primo il blocco di ogni rivalutazione, e il secondo, per chi supera quel tetto stabilito si applica un contributo di solidarietà sulla parte eccedente che per i prossimi tre anni (quelli della manovra, per capirci!) sia molto generoso e si stabilizzi poi in percentuali comunque significative. I politici devono dare l’esempio e poi deve valere per tutti, banchieri, magistrati, militari di ogni ordine e grado. È troppo? (Ricordo che dal governo Prodi non c’è più l’indicizzazione dell’indennità parlamentare legata ai Magistrati, come il riscatto dopo 2anni mezzo per il Vitalizio e fissata la soglia a 65 anni, più altri tagli, tutti documentati sul sito camera da sempre.)
  7. Correggere la parte dei rimborsi per le spese di vitto, alloggio e varie si addotti il normale piè di lista, come avviene per ogni lavoratore in trasferta con trasparenza, mettendo un tetto, altrimenti, francamente non sò se si finirebbe per risparmiare...
  8. Le spese che sono erogate ad ogni parlamentare per l’attività politica, va, semplicemente, rendicontata e pubblicata (contratti per collaboratori, attività politica e culturale, iniziative di propaganda). Oppure come da mia proposta di legge nr 2438, il collaboratore, sia assunto dalla Camera.
  9. Il calcolo delle presenze anche per il lavoro di commissioni, oltre a quello d’Aula. Si potrebbe introdurre, così, una parte fissa e una variabile nella retribuzione dei parlamentari, a beneficio della produttività e della trasparenza.
  10. C’è, infine, la questione del finanziamento dei partiti ed è ora che il Parlamento legiferi sull’attuazione dell’art. 49 della Costituzione (Partiti Politici) come la revisione dei contributi previsti per l’editoria (per l’anno 2009 la cifra erogata è stata pari a euro 179.393.345,42 euro).
E, da subito come chiesto dal Pd ,intervenire attraverso il Bilancio della camera, sia per quanto riguarda
il trattamento economico dei parlamentari, sia per le spese di funzionamento del Parlamento.

martedì 19 luglio 2011

Spostarsi con il treno è diventato un'avventura

Ormai spostarsi con il treno è diventato un'avventura. Complici o no un po' di pioggia e di temporali, ma anche tanta disorganizzazione unità alla cronica scarsa volontà, da parte di chi gestisce la circolazione, di comunicare cosa ne è del sospirato treno che il pendolare ignaro sta aspettando.
Anche ieri, lunedì 18 luglio, su numerose linee ritardi da 30 a 70 minuti e più e soppressioni.
A Lecco erano passati oltre 10 minuti dall'orario di transito del 2557, e nessuna notizia veniva data dell'esistenza di un guasto pochi chilometri a monte.
Se i treni dalla Valtellina transitavano con gravi ritardi, da Milano non andava meglio, forse a causa di problemi non meglio identificati tra Greco a P.ta Garibaldi, coinvolgendo numerose linee (Milano-Lecco, Milano-Molteno-Lecco, Bergamo-Milano, Como-Milano e migliaia di pendolari), tra cui anche il Malpensa-Centrale. Capita così che, qualcuno che doveva prendere l'aereo, finalmente arrivato a Milano Centrale si è sentito dire che il Malpensa era soppresso.
Se qualcuno cercava informazioni su Viaggiatreno, questo per alcuni treni dava in certi casi valori del tutto improbabili, come per il 10756, per cui risultava un ritardo di ben 338 minuti... per cui anche da questo canale non era possibile ottenere informazioni.
Alla sera, invece, blocco totale del sistema informativo a Milano, annunci solo vocali, quando veniva diffusi, con grande sconcerto da parte dei tanti turisti di questo periodo estivo.
Basta un po' di pioggia e la "rete" fa acqua. e i treni si fermano. L'unica cosa che prosegue inesorabile sono gli aumenti tariffari, calcolati ad hoc sulla base di pseudo-indicatori raccolti un periodo in cui il clima è stato per di più favorevole. Ma, come in questi giorni si può verificare, con un po' di maltempo vengono fuori tutte le magagne.

Giorgio Daho
Comitato pendolari Milano-Lecco, Comitato pendolari Mandello, Comitato pendolari Calolziocorte-Valle S. Martino, Comitato MMML (Milano-Monza-Molteno-Lecco, Comitato Pendolari Bergamaschi CPB, Comitato pendolari Rovato-Chiari-Rovato, Comitato pendolari LeNord Milano-Asso, Comitato pendolari Merate, Comitato InOrario Milano-Mantova, Comitato Milano-Mortara, Comitato pendolari Tortona, Comitato Milano-Varese, Comitato Milano-Seregno, Comitato Pendolari Metropolitani, Legambiente Lombardia

lunedì 18 luglio 2011

Con 1.500 euro al cardinale il sindaco diventa guelfo


Mentre il ministro Tremonti afferma che si sta come sul Titanic, il Presidente Napolitano fa da scudo a Palazzo Chigi sotto attacco della speculazione affrettando addirittura pressioni sul direttore del Financial Times perchè non pubblichi un servizio fatale per il Belpaese, la classe politica mossa da resipiscienza operosa approva a tempo di record una manovra lacrime e sangue, leggo l'albo pretorio di Merate e resto di sasso per la scelta di Andrea Ambrogio Robbiani e confratelli.
Sì, perchè quanto hanno fatto in occasione dell'arrivo a Merate del Cardinale Gianfranco Ravasi, lo scorso 12 giugno, travalica lo stupore. Non la Giunta ma la collettività meratese ha infatti donato al neo porporato ben 1.500 euro per la sua opera di ''promozione e diffusione della cultura cattolica''.
Ebbene sì. Il Comune di Merate, ergo i suoi circa 15.000 abitanti residenti, hanno sborsato 1.500 euro affinchè il Presidente del pontificio Consiglio per la Cultura dello Stato Vaticano, tradotto: il ministro della Cultura della Santa Sede, stato talmente povero di risorse che trabocca di scandali legati alla gestione della genuina banca di casa, possa diffondere la cultura cattolica.
Da non credersi, ma è proprio così.
Non soddisfatto dell'8 per mille, che tuttavia resta una posta che il singolo contribuente sceglie autonomamente di devolvere alla Chiesa Cattolica, dimentico dell'abbuono sull'Ici, degli stipendi dei 22.000 insegnanti di religione e dei ricchi contributi degli enti locali, non pago delle esenzioni Irap e Ires e, suvvia, frustrato pure dai finanziamenti a carico degli italiani tutti per i Grandi eventi, ora il bilancio d'Oltretevere si rifà grazie alle fantasmagoriche casse di Palazzo Tettamanti che solidamente hanno retto Area Cazzaniga, nuovo municipio, dessert e caffè.
E se lo Stato italiano ogni anno dà al Vaticano 4 miliardi di euro, il costo omologo dell'intero ceto politico di casa nostra, Merate, che ora è più eguale, più salva, più pura, più devota, recita la sua litania. Finalmente la Giunta più cattolica del dopoguerra, tutta presente al momento del voto unanime, fa appuntare sul Gonfalone giallo-blu le chiavi emblema del Papato. Amministrata la Cresima ai ragazzini della parrocchia, Andrea Robbiani, Beppe Procopio e la rappresentanza in high uniform della Guardia svizzera, pardon, della Polizia locale rinfrancati dal loro contributo alla diffusione della cultura cattolica, sono in posa per la foto con Sua Eminenza il Cardinal Ravasi Monsignor Gianfranco, come il fedele segretario comunale lo ha nominato nella delibera. Ed è già un miracolo: i vigili sembrano più buoni, Procopio è rapito dallo Spirito (non alcolico) e un Robbiani ascetico che trascende la Padania intesse rapporti anche con l'Aldilà.
Da un mese l'intera città è più serena. I cattolici sono rinfocolati da una nuova vitalità. Un gruppo di atei gironzola per via Sant'Ambrogio e confidiamo che nei prossimi giorni varcherà il portone della prepositurale per recitare i vespri, gli agnostici tutte le mattine all'alba risalgono inginocchiati l'impervia scalinata del santuario d'Imbersago mentre i miscredenti affollano il chiostro di Sabbioncello d'intesa con gli scettici che dal santuario di Montevecchia pregano perchè tutti i sindaci della Brianza elargiscano contributi a Città del Vaticano.
Perchè tutti, ma proprio tutti i meratesi, che pro quota hanno sborsato quei benedetti 1.500 euro, ne hanno tratto enorme giovamento. Culturale e spirituale. Alla faccia dei principi, della laicità dello Stato e del rispetto delle regole: il magnanimo gesto della guelfa Giunta Robbiani che ha stanziato il contributo per la ''Cultura Cattolica'' con sacro beneplacito dell'avvocato Mario Blandino, ha compiuto l'opera più geniale che potesse.
E di fronte a tanto amorevole vivere, che importa se è stata finanziata con fondi pubblici una cultura di parte, com'è per definizione la cattolica, che non è compito dello Stato, figuriamoci di un Comune, promuovere le confessione religiose (art. 7 e 8 Costituzione), che importa se grazie alla giurisprudenza della Corte Costituzionale fin dai primi anni '80 che ha introdotto il principio supremo di laicità dello Stato questo finanziamento (seppure di soli 1.500 euro) apparirebbe discriminatorio verso le altre confessioni?
Del resto i miracolosi effetti superano abbondantemente il pregiudizio dello strappo alle regole: addirittura Andrea Ambrogio Robbiani starebbe per nominare Giovanni Battista Albani, di cui apprezza la vicinanza con Ravasi " sacro diffusore locale ". Non c'è che dire.
Peccato però che la delibera porti la data del 16 giugno e descriva l'evento, del 12, ovvero di quattro giorni precedenti, usando un verbo al futuro. Un pastrocchio. Per questo sembrerebbe che l'ufficio Tributi abbia richiesto al Vaticano il ristorno degli interessi, ovviamente al tasso ''sacrale''.
Un ultimo dubbio resta da chiarire. Il parroco di Sartirana, che per la festa patronale ha ricevuto 600 euro dovrà rendicontare le spese sostenute che dovranno essere almeno pari a quanto ottenuto. Ma a Sua Eminenza nessuno ha chiesto di far di conto. Perchè mai? Forse perchè... sempre allegri bisogna stare / che il nostro piangere fa male al re / fa male al ricco e al cardinale diventan tristi se noi piangiam...


Matrix

domenica 17 luglio 2011

Assemblea straordinaria ProLoco Merate

Il consiglio Direttivo della Proloco Merate, in seguito alle dimissioni del Presidente e di più consiglieri, ha deciso che l’assemblea straordinaria dell’associazione, al fine dell’elezione del nuovo consiglio, si terrà il giorno venerdì 16 settembre 2011 alle ore 21.00 presso la sala civica di Viale Lombardia a Merate. Si ricorda che, chi fosse interessato a candidarsi all’elezione e ad esprimere il proprio voto deve essere socio da almeno un mese antecedente la data della convocazione. Si auspica la massima partecipazione degli associati.

ProLoco Merate

sabato 16 luglio 2011

Processo sommario al presidente della Pro Merate

La vicenda Proloco con la dimissioni del Presidente "Pensasci Giacomino" Ventrice, come tutti avevano rilevato, si era risolta, da subito, da parte dell'amministrazione in un processo sommario a carico dell'ex Presidente; un processo con una sentenza già scritta: colpevole! Il fuoco di fila messo in atto a mezzo stampa e le dichiarazioni di condanna inappellabile si sono risolte, alla prova dei fatti, in un dietrofront senza sconti: deroghe in vendita! Solo la Proloco ha pagato dazio, solo il sodalizio più rappresentativo della Città è stato tacciato di irresponsabilità e di menefreghismo. Un fuoco di fila ad personam per poi ammettere che la causa di tutto sono stati i vuoti amministrativi creati dal cambio alla guida della Polizia locale. E non si poteva allora cercare subito la mediazione? Non si poteva usare il buon senso invece della scure dei regolamenti? No! E' stato più comodo scaricare le colpe su pochi, facendosi belli agli occhi della gente con un fallimentare e dilettantesco tentativo di salvataggio...tentativo di salvataggio portato avanti poi da chi, della Proloco, conosceva a malapena  l'indirizzo di sede!
Ed ora, di fronte, all'analisi amministrativa, di fronte alla necessità di spiegare attraverso i documenti il proprio operato si giunge alla verità...la burocrazia uccide il volontariato. Ecco il grido di allarme che Ventrice ha voluto lanciare, con il suo gesto, alle associazioni ed alla Città; un grido che nessuno pareva ascoltare ma di cui, persino chi ha contribuito ad affondare la Proloco, ora capisce la veridicità. Peccato nel mentre siano passati giorni di parole vuote, di questue per i negozi, di articoli sui giornali vuoti di contenuto...sono passati 40 giorni di nulla amministrativo. Assessorati in ritardo perenne sul tema, vertice di giunta fuori dalla realtà, gregari in ordine sparso ...ecco chi rappresenta Merate, una squadra improvvisata che fa della deroga la sua parola d'ordine. Ovviamente però deroghe, ma non per tutti!
Abracadabra

venerdì 15 luglio 2011

Le norme che cancellano l'autonomia e la dignità dei Comuni

Il presidente facente funzione e il presidente del Consiglio nazionale dell’Anci, Osvaldo Napoli e Gianni Alemanno, hanno inviato una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiedendo un incontro per esporre direttamente le gravi preoccupazioni e per avere indicazioni e conferme sulla bontà della strada si intende percorrere alla luce della manovra economica approvata in queste ore dal Parlamento.


Illustre Presidente,
i Comuni sono pienamente consapevoli della grave e difficile situazione economica e finanziaria e della necessità di uno sforzo corale e responsabile per fronteggiare i molteplici rischi a cui il nostro Paese è esposto.
Sentono allo stesso tempo il peso e la responsabilità di richiamare con forza l’attenzione sull’accentuarsi di interventi e norme che stanno cancellando l’autonomia e la dignità dei Comuni e di chi li amministra, negando lo stesso ruolo di soggetti politici ed istituzionali autonomi nell’assunzione delle scelte nel rapporto democratico con i cittadini.
I valori costituzionali dell’autonomia, della partecipazione democratica, del decentramento e della sussidiarietà ci appaiono oggi fortemente incrinati da norme che mortificano il nostro ruolo e la politica in generale.
Gli interventi nel settore della finanza comunale sono stati negli anni molto pesanti, con un contributo dei Comuni, come testimoniano i dati relativi all’andamento della PA nel suo complesso, molto significativo al risanamento della finanza pubblica, portando l’intero comparto in avanzo strutturale.
Oggi, caro Presidente, l’aggravamento dell’obiettivo del patto di stabilità determinerà il pressoché azzeramento della spesa per lo sviluppo dei territori e l’abbassamento delle tutele sociali e dei servizi ai cittadini che le nostre amministrazioni si sforzano di garantire.
Noi riteniamo che il sacrosanto processo di razionalizzazione della spesa pubblica debba realizzarsi in modo equilibrato e complessivo su tutti i settori, tenendo conto del peso degli stessi. Inoltre, riteniamo che la logica dei tagli lineari, che continua ad essere applicata, comporta una riduzione della spesa non strutturale e duratura, perché non c’è alcun dubbio che di crescita e di investimenti il nostro Paese ha bisogno, così come i nostri cittadini hanno bisogno di tutele sociali e interventi contro le diseguaglianze.
Tutti i sindaci chiedono quindi di poter concorrere ad impostare riforme strutturali in un clima di coesione nazionale, con l’obiettivo prioritario di riuscire a coniugare rigore e sviluppo e di salvaguardare il processo in atto di costruzione di un assetto di federalismo fiscale autentico e capace di far avanzare l’Italia, persuasi che con il concorso di tutti si possa recuperare fiducia e credibilità .
La Sua costante attenzione e vicinanza ai problemi dei Comuni ci ha sempre stimolato e confortato e riteniamo che, in questo frangente, sia opportuno poterLa incontrare per esporLe direttamente le nostre gravi preoccupazioni e per avere indicazioni e conferme sulla bontà della strada che intendiamo percorrere.
Con profonda gratitudine e stima

Il Presidente del Consiglio Nazionale
On. Gianni Alemanno
e il Presidente facente funzione
On. Osvaldo Napoli