mercoledì 10 marzo 2010

I Sindaci lombardi riconsegnano la fascia tricolore

I Sindaci lombardi si daranno appuntamento davanti alla Prefettura milanese il prossimo 8 aprile o in data immediatamente successiva alle elezioni, per consegnare al prefetto la loro fascia tricolore. In questo modo i Sindaci intendono protestare contro i continui e ingiustificati tagli ai loro Comuni, che si rifletteranno nevitabilmente nei servizi ai cittadini.
La decisione è stata presa nei giorni scorsi dal direttivo di Anci Lombardia. “Abbiamo scelto questa data per dare modo di aderire a più sindaci possibile – commenta il Presidente di Anci Lombardia Attilio Fontana - e per elaborare una piattaforma programmatica da cui si possa partire e lavorare nell’interesse dei Comuni, perché oggi come oggi la situazione è insostenibile”.
Anci Lombardia ha inoltre spedito a tutti i parlamentari lombardi una lettera in cui si chiede una loro presa di posizione in materia di Patto di stabilità, allegando anche un documento in tal senso, controfirmato dalle principali categorie economiche della Regione attori economici.
Di seguito la lettera inviata ai parlamentari lombardi per chiedere di intervenire.

Egregio Senatore,
la situazione finanziaria dei Comuni lombardi è sempre più pesante. Nel 2009 oltre il 15% dei Comuni lombardi non ha rispettato il patto per mantenere gli investimenti e per pagare le aziende che hanno effettuato lavori e servizi. Nel periodo 2003-2007 gli investimenti dei comuni lombardi sono diminuiti del 18% in conseguenza degli obiettivi e delle regole imposte dal patto di stabilità. Per il 2010 si prevede che saranno almeno il 30% i Comuni lombardi che non potranno rispettare il patto di stabilità e si prevede inoltre una contrazione del 30% degli investimenti. Come ANCI Lombardia abbiamo promosso un incontro col mondo dell’economia, dell’imprese e del lavoro lo scorso 9 febbraio a Milano. In questo documento viene richiesta la modifica del patto di stabilità per permettere ai Comuni di svolgere il loro ruolo naturale di soggetti promotori di sviluppo economico e sociale. In questi giorni si sta discutendo del ddl 2/2010 ed in proposito ANCI ha già avanzato proposte di emendamenti. Le siamo fin da ora grati per l’attenzione che vorrà dedicare alle nostre richieste e per le risposte che intenderà dare.
Cordiali saluti.

Il Presidente di Anci Lombardia
Attilio Fontana

martedì 9 marzo 2010

L'Amministrazione "rompe" con le Associazioni culturali

Le Associazioni di artigiani dell’antica Roma possono essere considerate il seme che, nell’ottocento, iniziando nell’Inghilterra fabiana, diede vita alle Società di Mutuo Soccorso in Italia; nata nel 1866 per opera di un gruppo di Meratesi, accomunati dall’intento di favorire la fratellanza, l’unione e l’uguaglianza fra le categorie di lavoratori brianzoli. La Società aveva, infatti, come scopo primario, il mutuo soccorso nelle sue molteplici forme ed il miglioramento economico, morale ed intellettuale dei soci che ad essa aderivano, versando un modesto contributo. La Presidenza onoraria della Società venne offerta a Giuseppe Garibaldi, che, da Caprera, inviò una lettera di accettazione e ringraziamento. Fin dall’inizio, la condotta della Società fu improntata agli intransigenti criteri di rigore e moralità articolati nello Statuto.
Nel 1880, grazie al concorso degli insegnanti del locale Civico Collegio Alessandro Manzoni, venne istituita, dalla Società, la Scuola Professionale di Disegno che acquisì rilievo nel meratese. Per lungo tempo la Società e, quindi, la Scuola dovettero adattarsi a sedi provvisorie: in via Caneva e, poi in via Roma; solamente nel 1900, grazie alla donazione del Meratese Carlo Cernuschi, fatta in memoria del fratello Serafino, poterono disporre dell’edificio di viale Lombardia 14, tuttora sede della Società.
La donazione Cernuschi, inoltre, consentì ai Meratesi di disporre di una sala per spettacoli teatrali, con palcoscenico e camerini, inusuali a quel tempo. Nel 1947, in collaborazione con il Comune di Merate e l’Ente per l’istruzione pubblica di Lecco, venne istituita la sezione scolastica per la formazione di disegnatori, meccanici, saldatori, elettricisti, mobilieri, disegnatori di cartelloni pubblicitari: valenti tecnici per l’industria e l’artigianato.
Lo sviluppo sociale, la crescita economica e l’innalzamento del livello di scolarità verificatisi nel secondo dopoguerra, indussero un riordinamento delle attività della Società. Non più chiamata a svolgere quel ruolo d’avanguardia nel campo della previdenza sociale, scopo primario dalla costituzione e diventato compito dell’Amministrazione Pubblica, la Società si è rivolta allo sviluppo delle capacità e dei talenti in campo artistico: disegno, pittura, ceramica.
Di Allievi ed Insegnanti illustri si possono citare, in ordine casuale, dimenticando certamente qualcuno, i nomi di Donato Frisia, Vincenzo Trivulzio, Alessandro Scaccabarozzi, Giovanni Fossati, Francesco Torazza, Donato Frisia Junior, Giuseppe Mozzanica, Salvatore Aricò, Maria Trivulzio, Mauro Benatti, Umberto Ponzone, Rosa Sandra, Enzo Sacheli, Angelo Dozio, Antonio Scaccabarozzi, Maria Guarneri, Elide Castelli, Fernando Massironi.
Questa Società, così come altre Associazioni, svolge un compito di sussidiarietà rispetto agli Enti Pubblici nel campo dell’educazione artistica; ad esempio sono in atto collaborazioni con l’Istituto Scolastico Comprensivo e Casa Amica.
Nel 1988, l’edificio Cernuschi, aveva bisogno di un intervento di manutenzione straordinaria e, non avendo la Società i fondi per intervenire, essa donò al Comune di Merate l’edificio, allora valutato 330 Mlit. La donazione fu modale nel senso che metà delle superficie calpestabile fu destinata al Comune, la Sala Civica e metà del salone mostre; l’altra metà, perpetuamente, per le attività della Società.
Anche in virtù di questa donazione le Amministrazioni Comunali, succedutesi nel tempo, hanno sempre patrocinato le diverse manifestazioni della Scuola contribuendo finanziariamente.
La precedente Amministrazione, oltre ai 400 €/anno erogati alle Associazioni accreditate, aveva stilato una Convenzione in base alla quale ed a fronte di progetti e manifestazioni, programmati anno per anno, venivano erogati 2000 €/anno per rimborso spese.
Leggendo l’articolo di Daniele De Salvo su “Il Giorno” nel quale si annuncia il non rinnovo delle Convenzioni verso alcune Associazioni accreditate, mi sono venute in mente gli intendimenti dell’Amministrazione di Merate riguardo alla cultura ed alle identità locali; spulciando qua e là nelle Linee Programmatiche 2009-2014 si possono leggere i seguenti buoni propositi:
  • “E’ intenzione di questa Amministrazione individuare tematiche precise, che consentano il coinvolgimento delle istituzioni artistiche e culturali, le quali potranno realizzare iniziative inerenti la tematica in oggetto”
  • “Attraverso un’ attenta e rinnovata programmazione degli eventi puntiamo ad una maggiore coesione sociale, attraverso la diffusione della conoscenza dei valori delle nostre tradizioni”
  • “… recuperando le memorie storiche…”
Visti i precedenti, mi sorge un dubbio: che le Associazioni di cui all’articolo, abbiano aggettivazioni disdicevoli? Società Operaia, Banda Sociale? Oppure richiami a femminismi d’altri tempi ne “L’altra metà del cielo”? Per non parlare, poi, di Garibaldi!

Ernesto Passoni

Riferimenti:
  • Sito della Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai ed i Contadini della Brianza – Merate: www.SOMSMERATE.it
  • Linee Programmatiche 2009-2014 della Città di Merate

Il nuovo Statuto della Regione, incontro a Casatenovo

L'associazione "Democrazia Comunità Persona" sollecitare una riflessione sul nuovo Statuto della Regione Lombardia, in modo particolare per chiederci quali siano gli effetti spazi di dialettica istituzionale e di partecipazione democratica ancora fruibili in un contesto fortemente orientato - non senza ragione, beninteso - alla "governabilità", ma soprattutto segnato da una netta tendenza alla personalizzazione del potere. E' sembrato opportuno, a tale scopo, invitare il Consigliere regionale Giuseppe Adamoli, esponente del Pd che ha presieduto i lavori di elaborazione della nuova "Carta" lombarda. L'incontro è questa sera, martedì, alle 20.45 presso la Sala civica di Villa Facchi a Casatenovo Presso la Sala Civica di Villa Facchi a Casatenovo, in via Castelbarco 7.

lunedì 8 marzo 2010

Scuola: la situazione è ormai insostenibile. La solidarietà di Dietrolalavagna

L’Associazione Dietrolalavagna, associazione di genitori operante dal 2008 nel sostegno alla scuola meratese, ritiene importante esprimere pubblicamente la propria solidarietà al Dottor Angelo Colombo, Dirigente dell’istituto Comprensivo di Merate e al Presidente del Consiglio d’Istituto sig. Ennio Airoldi nella denuncia da loro inoltrata lo scorso 15 Febbraio alle competenti autorità nazionali e locali della situazione ormai insostenibile in cui versa la scuola. Tale situazione è purtroppo comune a tutta la scuola pubblica italiana, compresa quella Lombarda. Le preoccupazioni del Dirigente e del Presidente del Consiglio d’Istituto sono anche le nostre di genitori, che vediamo messa in pericolo la continuità didattica del percorso scolastico dei nostri figli.
Riteniamo si debba porre fine a questa situazione di precarietà e auspichiamo che il Ministero adotti misure per ridare le necessarie ed indispensabili risorse alla scuola pubblica.

Patrizia Riva
Presidente dell’Associazione Dietrolalavagna

Gli studenti del Liceo in gita nella Locride, ma l'Amministrazione nega il contributo

Apprendiamo dalla stampa locale che 43 studenti del Liceo scientifico Maria Gaetana Agnesi di Merate delle classi 4C e 4F e 3 professori il prossimo 17 marzo si recheranno in gita di istruzione nella Locride. Una scelta inconsueta per una gita scolastica di solito orientata in una capitale europea. Ma i ragazzi del Liceo meratese hanno voluto coraggiosamente accogliere la proposta alternativa.
“Ne abbiamo discusso in classe, abbiamo parlato di cosa volesse significare restare anzitutto nel proprio paese e poi conoscere una realtà, che spesso è citata per fatti di sangue e di guerriglia, come a Rosarno, ma che possiede comunque delle ricchezze e delle potenzialità che sono le persone che vi abitano e che noi andremo a incontrare”.
Meno coraggioso si è mostrato invece l’assessore all'Istruzione Emilio Zanmarchi nel concedere il contributo di 1250 euro che gli alunni avevano chiesto al Comune di Merate a sostegno dell’iniziativa, che oltre al viaggio e ad una serie di incontri con realtà locali impegnate nella lotta alla ‘ndrangheta, comprende una serie di incontri preparatori tenuti da relatori del calibro di Monsignor Giro Rigoldi, del dottor Gherardo Colombo e di Aldo Pecora.
“La domanda per la concessione del contributo era ormai fuori dai tempi previsti per il piano di diritto allo studio. Come assessorato ho la possibilità di portare in giunta anche progetti eccezionali ma si tende a privilegiare quelli che si svolgono sul territorio della città o nelle sue immediate vicinanza. Altrimenti si usa un criterio di second’ordine che sia su argomenti in linea con le intenzioni dell`attuale amministrazione” ha dichiarato l’assessore e ha proseguito: “Non nascondo che il progetto mi è sembrato avere connotazioni ideologiche abbastanza marcate, riscontrabili ad esempio nei relatori e dunque non mi sono sentito di riconoscergli caratteri di imparzialità.”
Viene spontaneo chiedersi se, per caso, per essere imparziali ed essere in linea con le intenzioni dell’attuale Amministrazione si doveva forse invitare tra gli oratori anche il senatore Nicola Di Girolamo, cacciato dal Senato della Repubblica tra gli applausi del Popolo delle Libertà?
L’assessore - e quando diciamo l’assessore intendiamo naturalmente anche tutta la Giunta e il Sindaco - aveva già negato lo scorso ottobre il patrocinio a un corso di approfondimento sulla Costituzione tenuto in collaborazione con l`Istituto di Diritto costituzionale di Milano.
Sono questi i segni inquietanti di decisioni ideologiche dettate dall’alto (anche la provincia sembra che negherà il suo contributo di 2.500 euro richiestogli dal Liceo Agnesi)?
Eppure in occasione delle festività natalizie la Giunta non ha lesinato nello stanziare 20.000 euro per le luminarie.
Ma, forse, le luminarie natalizie sono più democratiche, ci sono tutti i colori : il verde, il rosso, l’azzurro…
Achille Panzeri
Consigliere comunale
di Insieme per Merate

Più donne e meno veline nelle istituzioni


Lo sapete che in Provincia di Lecco 172 lavoratrici madri si sono dimesse nel 2009? Queste te motivazioni: 47 dichiarano di aver lasciato il lavoro per problemi legati ai servizi di cura, 33 dichiarano l’assenza di una rete familiare che le possa aiutare nella cura dei bambini 27 dichiarano altri motivi, comunque inerenti l’impossibilità a conciliare vita familiare/lavoro, 21 passanoad altra occupazione, 17 dicono di essersi dimesse perché non hanno ottenuta il part- time e 27 di aver abbandonato per l’impossibilità ad ottenere orari flessibili. La fascia di età tra i 26 e i 35 appare la più interessata dal fenomeno dimissioni (115 su 172 dimissionarie).
Servono:
  • condivisione del lavoro di cura all’interno della famiglia
  • politiche del lavoro a misura di persona
  • azioni territoriali mirate a conciliare i tempi di lavoro e di cura
Lo sapete che nel nostro territorio, per il 2010, la Regione Lombardia ha tagliato del 12% dei finanziamenti sociali? Che questo taglio si aggiunge alle difficoltà dei Comuni per i minori trasferimenti da parte del Governo?
Questo significa:
  • per il distretto di Merate 262 mila euro in meno
  • per il dìstretto di Lecco 352 mila euro in meno
  • per il distretto di Bellano 120 mila euro in meno
Lo sapete che dall'attuale Governo, per tutto il Paese, contro i 340 milioni della Finanziaria 2008 e i 120 milionidi quella 2007 stanziati della legislatura di Romano Prodi, sono stati resi disponibili solo 4,1 milioni di euro? E che Regione Lombardia non ha nemmeno cofinanziato, contrariamente ad altre, il piano straordinario del precedente Governo solo perchè di Centrosinistra?
Questo significa:
  • nella nostra Regione solo 23 bambini su 100 trovano posto negli asili nido e nel Lecchese neppure il 15%, con il primato delle rette più care nel Comune di Lecco: 572 euro al mese di media
  • le sezioni primavera restano al palo
  • le famiglie con un anziano a carico non autosufficiente non dispongono di servizi adeguati e politiche fiscali coerenti
  • le scuole a tempo pieno, già poche, sono ora ridotte e i continui togli ne mettono in forse il funzionamento.
È ora di dire basta! Tenere insieme il lavoro e la cura, la realizzazione del sé con le relazioni e gli affetti, è possibile. Bisogna tornare a dirlo, bisogna tornare a crederci, bisogna rappresentano dentro le sedi decisionali: in Parlamento, in Regione, in Provincia e in Comune. Più donne nelle istituzioni perchè vivono ogni giorno i problemi del lavoro e della famiglia. Donne e non veline.
A proposito... auguri a tutte le donne dal gruppo di Insieme per Merate.

domenica 7 marzo 2010

I Sindaci scrivono al Premier per chiedere la modifica del patto di stabilità

L'1 marzo un gruppo di Amministratori locali del Meratese e del Vimercatese hanno raggiunto in corteso Villa San Martino ad Arcore, residenza privata del Presidente del Consiglio, per protestare contro la follia del patto di stabilità e per consegnargli una lettera. Ecco il testo:

Egregio Sig.
Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio dei Ministri

Signor Presidente,
nel 2009 i Comuni lombardi che non hanno rispettato il patto di stabilità sono il 20% del totale (nel 2008 erano il 6%). I tagli dello Stato al Fondo sociale (300 milioni a livello nazionale) avranno ripercussioni molto pesanti sui servizi ai cittadini. In Lombardia i Comuni avranno a disposizione 8 milioni di euro in meno per garantire i servizi alla persona e alle famiglie. Si stima che l'anno prossimo il numero dei Comuni che non potranno rispettare il patto raddoppierà ancora, e che gli investimenti si ridurranno del 30%. Nel 2010 i Comuni non avranno più le risorse per garantire i servizi ai cittadini e gli investimenti alle imprese. Tutti noi stiamo comunicando ai nostri cittadini le crescenti difficoltà che incontriamo nel garantire i servizi, abbiamo coinvolto il mondo economico e del lavoro, che si è dichiarato al nostro fianco.
Perché dunque la scelta sistematica di penalizzare i Comuni con continui tagli, imponendo patti di stabiiità che limitano gli investimenti? Ci viene chiesto di risparmiare riducendo gli sprechi, ma a ben vedere a sprecare i soldi pubblici non sono i Comuni italiani, e men che meno i Comuni lombardi, ma le istituzioni centrali. I tagli ai costi della politica e dell'amministrazione andrebbero fatti lì, e non a istituzioni efficienti e in grado di favorire la ripresa economica, come i Comuni.
La Pubblica Amministrazione di tutta Italia ha speso nel 2008 quasi 20 miliardi di euro in più rispetto al 2007, mentre l'insieme dei Comuni ha risparmiato 1,2 miliardi di euro. Per avere questo risultato i Comuni hanno tagliati i costi e annullato gli sprechi. Le imprese, i sindacati, le associazioni di categoria ci confermano l'importanza dei Comuni nel rilancio dell'economia e nel mantenimento dei posti di lavoro, soprattutto in tempi di pesante crisi economica e occupazionale. Spegnere una delle poche locomotive in grado di tirare fuori l'Italia dalla crisi ci pare un'operazione a dir poco miope, senza considerare che i continui tagli obbligheranno i Comuni a ridurre in qualità e quantità molti servizi ai cittadini.
Mettere in difficoltà i Comuni significa colpire i soggetti economici più deboli. Ad esempio, le cooperative sociali operano con grande merito sul territorio, ma lavorano solo se i Comuni sono in grado di pagarle chiedendo il rispetto dei contratti di lavoro. Ricordiamoci che in ballo c'è anche il lavoro di migliaia di operatori del settore. E' però avvilente che in Italia venga penalizzato proprio chi più si dà da fare per garantire servizi ai cittadini. Vuoi dire che si è perso il contatto con la realtà .
Così i Comuni devono arrangiarsi. Spesso sono obbligati a usare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente, visto che non possono contare né su una fiscalità propria, né sulla puntualità dei trasferimenti dallo Stato, e questo a fronte di compiti sempre più ampi, frutto della cosiddetta devoluzione, cui però non si associano risorse adeguate? Un federalismo di fatto può essere conseguito solo concedendo autonomia fiscale agli Enti locali: eppure l'abolizione dell'Ici, l'unica imposta a disposizione dei Comuni, sembra andare nella direzione opposta. Per di più lo Stato non ha neppure provveduto a ripianare per intero il mancato gettito dei Comuni. E poi l'assurdità del patto di stabilità: come è concepito oggi è follia pura perché ritarda a dismisura i pagamenti degli enti locali alle imprese creditrici. Occorre modificarlo, anche per allinearci agli standard europei. Il patto di stabilità ci sta mettendo in grossa difficoltà. Gli enti pubblici hanno la fila di creditori fuori dalla porta che non possono essere pagati sebbene le risorse ci siano. E' assolutamente illogico. E ancora, i Comuni attendono ancora la completa restituzione del mancato gettito Ici per l'abitazione principale. Ogni Comune vanta crediti nei confronti dello Stato: visto che ai Comuni viene imposto di rispettare il patto di stabilità, allora che lo Stato rispetti la legge nei nostri confronti, onorando spese che invece disattende di continuo.
In conclusione chiediamo che il governo accolga le istanze che Anci avanza a nome di tutti i Comuni. In particolare:
  • vengano tolte le sanzioni ai Comuni che non hanno rispettato il patto di stabilità;
  • venga finalmente riconosciuta ai Comuni una reale autonomia finanziaria;
  • cessi il continuo taglio dei trasferimenti, che vanno ripartiti più equamente senza penalizzare le realtà più virtuose;
  • i trasferimenti di competenze ai Comuni vengano accompagnati da idonee risorse economiche.
Noi teniamo molto alla dignità istituzionale dei Comuni che rappresentiamo, ed a quella dei nostri cittadini.
Distinti saluti.

I Sindaci di Lomagna Osnago, Paderno d'Adda, Robbiate,
Verderio Inferiore Verderio Superiore,
Vimercate, Mezzago, Ornago, Bellusco, Sulbiate, Caponago,
Nova Milanese, Ronco Briantino, Ismate, e Camparada

sabato 6 marzo 2010

Riaperti i termini per il buono famiglia

Con deliberazione n.VIII/011464, la Regione Lombardia ha riaperto i termini per l’assegnazione del buono famiglia 2010. I Comuni ed i Sindacati hanno premuto per cambiare il bando che, altrimenti, sarebbe stato assegnato a pochissime persone. La Regione, in sostanza, prende atto che complessivamente in Lombardia sono state presentate solo 252 domande (lo 0, 46% dei ricoverati). Se si dovesse applicare questa percentuale in Provincia di Lecco avrebbero fatto domanda 9 cittadini.
Il fondo messo a disposizione per la nostra Provincia, secondo l’ASL, è di 585.000 euro. Essendo 1.300 euro il buono avrebbero dovuto assegnarlo a 450 persone. Se ne avessero distribuite già 10, potrebbero usufruirne ancora 440 famiglie. 450 buoni arrivano a coprire il 23,5% dei ricoverati.
Il tempo per fare domanda è limitatissimo: dall’8 marzo al 19 marzo p.v.. I requisiti sono sostanzialmente due: avere un anziano in RSA od un disabile in RSD o CSS ed avere un reddito familiare (IRS) non superiore a 22 mila euro.
Il mio consiglio è quello di recarsi, a partire da lunedì, negli orari di apertura al pubblico, dalle assistenti sociali dei Comuni che saranno in grado di dirvi se si ha diritto o no e vi aiuteranno a compilare le domande. Esse dovranno essere consegnate ad un ufficio dell’ASL per distretto. Anche questo vi sarà spiegato in Comune.

Ambrogio Sala
Assessore ai Servizi alla persona
di Olgiate Molgora

venerdì 5 marzo 2010

Ecosystem: la strana nostalgia di Massironi, uomo di utili e bilanci, che guarda al passato

Visti i toni e i contenuti del recente intervento di Andrea Massironi relativo alla fusione di Ecosystem Gas in Acel Service riteniamo necessario un nostro riscontro.
Continuare ad analizzare la questione solo dal punto di vista dell’azienda specifica significa persistere in una visione angusta delle necessità dei servizi pubblici, oltre a mettere in luce dei chiari elementi di incompetenza in materia aziendale.
Iniziando da questi ultimi; Massironi sostiene che, qualora non si fosse portata in fusione Ecosystem Gas, Merate avrebbe incamerato 372.000€ come quota degli utili di 608.000€ maturati negli ultimi tre anni; così commette due errori. Il primo veniale, più un’imprecisione che altro, dato che gli utili generali di Ecosystem Gas sono stati 508.000€ e non 608.000€, il secondo invece molto più serio. È infatti evidente che per rendere a tutti gli effetti autonoma Ecosystem Gas da un quadro di gruppo sarebbe stato necessario assumere almeno tre persone aggiuntive (fatturazione, commerciale e direzione), prendere a proprio carico un sistema informativo ed assumersi un certo numero di costi ausiliari. Questo avrebbe eroso una quota ampiamente superiore al 50% degli utili di cui Massironi sente nostalgia. Inoltre, ma non ultimo, la quota residua dei risultati netti non si sarebbe potuta dividere tra i soci ma sarebbe stato necessario, almeno per qualche anno, lasciarla in società per la dovuta capitalizzazione, assolutamente necessaria per garantirne l’autonomia e soprattutto per minimizzare il rischio che eventuali perdite ricadessero sui Comuni.
Strano che Massironi, uomo di utili e bilanci, non si renda conto di questi problemi.
Ma vogliamo ricordare anche un ultimo elemento che, al di là di tecnicismi, è stato quello che ha guidato le nostre decisioni politiche. La fusione in LRH con un modello di multi utility (acqua e gas) piuttosto che di società specifica (solo ciclo idrico) ha consentito di reggere per questi due anni una situazione di stallo relativa al settore acqua il quale, come ben noto, accusa perdite annue complessive tra gestione ed erogazione superiore ai 3 Milioni di €; se si fosse proceduto alla fusione dei soli settori idrici, attenendoci strettamente alla normativa, avremmo creato un’azienda le cui perdite sopra ricordate sarebbero inevitabilmente ricadute sui Comuni.
Merate in questo caso sarebbe stata chiamata a ripianare in ragione di un’importante percentuale, data la sua predominanza (almeno in transitorio) come azionista al 20% circa; questo avrebbe portato una ricaduta di oneri pari a circa 600.000€ all’anno. Al contrario il varo della multi utility ha permesso di beneficiare di conti economici ben più solidi che hanno evitato il maturare di queste perdite; in altre parole la fusione è risultata un’assicurazione per il nostro Comune, altro che un mancato guadagno!
In chiave strategica inoltre è inutile sottolineare i benefici di una aggregazione organica sul territorio.
In merito agli utenti: i servizi non pare siano cambiati a valle della fusione ma condividiamo certamente l’invito a vigilare sul mantenimento di quanto garantito fino ad oggi; questo non tanto per ottenere compensazioni ma quanto per mantenere un’ipotesi iniziale del progetto di fusione che assicurava la continuità in termini di sportelli, letture e quant’altro.
Ci pare questo l’unico contributo positivo emerso in questo ritorno di fiamma su di un tema in merito al quale non solo non ci vergogniamo ma, al contrario, crediamo di aver preso l’unica decisione utile per dare continuità e sviluppo agli sforzi ed agli eccellenti risultati degli anni trascorsi che, una volta tanto correttamente, Massironi ricorda.

Giovanni Battista Albani
capogruppo di Insieme per Merate

Il Centro per il volontariato di Lecco a rischio chiusura

A nome di tutto il Consiglio direttivo del So.Le.Vol. Vi scrivo per rendere nota la situazione che oggi si trova a fronteggiare la nostra associazione in merito alla gestione del Centro di Servizio per il Volontariato di Lecco e provincia.
La ben nota e diffusa crisi economica ha avuto ripercussioni anche sui fondi che annualmente vengono messi a disposizione da parte delle fondazioni bancarie (secondo la L.266/91) per la gestione dei CSV e per le attività a sostegno del volontariato.
Purtroppo la riduzione dei fondi è andata ben oltre ogni possibile previsione; l’entità delle risorse a disposizione è fortemente discostante dalle risorse che negli armi scorsi ha garantito l’attività dei Centri. Nel caso del CSV di Lecco è ormai certa, per il triennio 2010-2012, una riduzione di oltre la metà dell’erogazione prevista e ciò determinerà non solo un ridimensionamento dell’organico e una trasformazione dell’organizzazione, ma potrebbe anche condizionare la futura esistenza del Centro stesso. Nel corso del Consiglio direttivo del 25 febbraio 2010 sono state intraprese le necessarie azioni amministrative e contabili, comprensive anche della messa la cassa integrazione del personale, per poter poi provvedere ad un ridimensionamento della struttura e ad una ridefinizione delle attività sostenibili anche in un’ottica strategica: sarà necessario riprogrammare l’attività del Centro mirando a costruire un modello di CSV che, pur nella ristrettezza di risorse, sappia proseguire l’attenzione al territorio, alla promozione del volontariato ed alla cittadinanza attiva, evitando la riduzione a-mero sportello con raggio provinciale dedicato alle sole consulenze.
Nell’attesa di poterVi incontrare per condividere ancora di più le rimodulazioni organizzative e le scelte strategiche, Vi confermo, pur nelle difficoltà, il nostro impegno al servizio delle associazioni, dei cittadini attivi e del territorio.
Cordialmente

Giovanni Leoni
Presidente di Solidarietà Lecco Volontariato