sabato 28 aprile 2012

Il senso etico della politica

Dopo gli ultimi scandali di corruzione e di malversazione che hanno travolto la Lega e coinvolto pesantemente anche la Margherita, la legge sui rimborsi elettorali ai partiti è diventato un tema scottante ed urgente da affrontare. Il Comitato Cittadino del PD della Città di Lecco e la Federazione Provinciale del PD hanno ritenuto doveroso aprire un confronto con i propri iscritti e simpatizzanti sul tema del finanziamento pubblico ai partiti. Martedì 24 aprile si è svolta una riunione con il Tesoriere Regionale Gian Battista Magnoli Bocchi che ha illustrato brevemente, ma in modo dettagliato, le modalità di acquisizione, gestione e distribuzione delle risorse pubbliche ed ha inoltre risposto alle numerose ed interessate domande degli intervenuti.
Il relatore ha tenuto a precisare che la prima anomalia di questo Paese è che dopo decenni non ci sia ancora una legge che regolamenta i partiti così come previsto dall’art. 49 della Costituzione italiana puntualizzando però che il nostro Partito ha già da tempo presentato un disegno di legge, in materia di democrazia interna e trasparenza del partiti, vincolante per accedere al finanziamento pubblico.
In una situazione così difficile per tutti noi italiani la politica deve recuperare un senso etico ed i partiti devono dare l’esempio autoriformandosi. Il PD si deve impegnare affinché, in brevissimo tempo si approvino norme che regolino la vita interna dei partiti e sanciscano drastici tagli al sistema del finanziamento pubblico. In questa direzione va la recente nostra proposta di dimezzamento del finanziamento pubblico e l’introduzione di rigorose norme stringenti su controlli, trasparenza e sanzioni per eliminare le attuali degenerazioni che la legge in vigore ha consentito.
L’incontro è proseguito con numerose domande-affermazioni da parte dei presenti focalizzanti due principali aspetti, la necessità assoluta di trasparenza della gestione delle risorse assegnate, nonché l’attenzione alle esigenze finanziare collegate all’attività dei Circoli, che nello Statuto del Partito costituiscono la struttura di base di raccordo con il territorio.
Nella maggior parte degli interventi è emersa l’esigenza di una nuova ed efficace moralizzazione della vita pubblica attraverso anche una significativa riduzione dei finanziamenti pubblici e delle spese relative all’attività politica. Si è infatti ribadito e sottolineato che i Circoli svolgono la loro attività esclusivamente con l’autofinanziamento.
Si è però rilevato che per ottenere una reale ed effettiva trasparenza non sono sufficienti gli organismi di controllo statutariamente previsti ma è necessario che ogni militante svolga la sua funzione di rigoroso controllo politico ad ogni livello. Fino ad oggi purtroppo le relazioni di bilancio venivano effettuate nella cronica disattenzione di tutti. Speriamo che d’ora in poi, anche gli argomenti riguardanti il bilancio dei vari livelli del partito, godano di una maggior considerazione ed attenzione.
Il tesoriere Magnoli Bocchi ha voluto ribadire che non tutti i Partiti sono uguali, che certamente si può e si deve fare di più e meglio, ma che il nostro partito è oggi l’unico che si è dato autonomamente una regolamentazione finanziaria molto rigida e rigorosa con accertamenti di bilancio effettuati da Società esterne qualificate a livelli sia Nazionale che Regionale.
L’Assemblea ha manifestato la volontà di tenere monitorato il dibattito e l’evoluzione del percorso legislativo su questi temi promettendosi di far pervenire agli organismi dirigenti le proprie valutazioni e proposte.

Pietrobelli Roberto
Segretario cittadino PD-Lecco

giovedì 26 aprile 2012

Le preoccupazioni sul deterioramento della Scuola Potenziata

Pubblichiamo la lettera inviata dall'Associzione Dietrolalagna alle Autorità Scolastiche e all'Amministrazione Comune per il rischio di deterioramento della Scuola Potenziata.

Al Dirigente dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecco Dr. Giuseppe Petralia,
Al Sindaco di Merate Sig. Andrea Ambrogio Robbiani,
All’Assessore all’Istruzione ed Educazione del Comune di Merate Sig. Emilio Vulmaro Zanmarchi,
Al Direttore Generale dell’ASL di Lecco Dr. Marco Luigi Votta,
Alla Dirigente Scolastica dell’Istituto Comprensivo Statale di Merat Dr.ssa Graziella Ferrario,
Al Presidente del Consiglio dell’Istituto Comprensivo Statale di Merate Sig. Ennio Airoldi Merate

Lettera aperta ai soggetti istituzionali titolari del progetto di Scuola Potenziata sul territorio meratese

Con la presente, l’Associazione Dietrolalavagna di Merate intende esprimere tutta la propria preoccupazione per il deterioramento delle condizioni nelle quali si troverà ad operare la Scuola Potenziata attualmente in attività nella nostra Provincia, e per le nostre realtà quali il plesso di Sartirana e la Secondaria di Primo Grado dell’Istituto Comprensivo Manzoni.
È infatti ormai ben nota l’intenzione dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Lecco di rivedere, senza nemmeno attendere in qualche caso i prossimi rinnovi triennali, i termini delle convenzioni in atto, cessando di garantire, nell’ambito della Scuola Potenziata, il rapporto 1:1 tra il numero degli alunni con handicap grave e/o complesso e quello degli insegnanti di sostegno.
Dobbiamo rilevare a questo proposito come anche fino ad oggi a dover garantire di fatto tale rapporto siano state in realtà le scuole. A differenza di quanto ci risulta avvenire in altre realtà lombarde, il nostro Ufficio Scolastico Provinciale si limita infatti a distribuire le risorse umane dedicate alla disabilità tra gli Istituti di propria competenza in modo complessivo e non sufficiente a coprire tutte le necessità. In questo modo le scuole si trovano ad avere il difficile compito di garantire il rapporto 1:1 , che può essere garantito solo distogliendo risorse alle disabilità più lievi. Dal prossimo anno scolastico, comunque, neppure tale inadeguata copertura verrà assicurata.
Non siamo ovviamente i soli ad allarmarci per i drastici tagli di personale che, dopo aver seriamente compromesso la funzionalità della nostra scuola dell’obbligo, mettono ora in forse la sopravvivenza stessa di una Scuola Potenziata che non voglia ridursi a una vuota etichetta o a una semplice enunciazione di buoni propositi.
Vogliamo sottolineare lo spessore del progetto della Potenziata e quelle preziose esperienze ,dipanatesi in anni di lavoro, nate da un pensiero di forte integrazione. Pensiero che vede il disabile quale parte integrante della società e portatore di valori educativi importanti ,quali il rispetto e l’accettazione della diversità come valore fondante della società, con ricadute positive su interi gruppi di studenti.
Lo scorso 30 Marzo si è per esempio tenuta a Cernusco Lombardone, su questo e su altri aspetti dell’attuale stato di sofferenza della scuola pubblica, un’assemblea di amministratori locali, dirigenti scolastici e rappresentanti dei genitori, e anche l’11 Aprile, in occasione di un incontro organizzato a Lecco dall’Ufficio Scolastico Provinciale, non sono mancate prese di posizione critiche da parte dei rappresentanti delle istituzioni scolastiche, degli enti locali e delle associazioni.
Con rammarico ed inquietudine, in entrambe le occasioni, abbiamo riscontrato l’assenza di esponenti della nostra Amministrazione Comunale. Siamo infatti convinti dell’importanza cruciale per il futuro delle nuove generazioni di progetti quali quello della Scuola Potenziata, dei quali solo un’analisi estremamente miope del rapporto tra costi e benefici può indurre a sottovalutare la priorità.
Domandiamo pertanto ai nostri interlocutori che cosa intendano fare per porre rimedio, ciascuno nel proprio ruolo e nei limiti del possibile, a una situazione che apre alla nostra scuola prospettive francamente allarmanti. In attesa di un riscontro da parte vostra, ringraziamo fin d’ora tutti per l’attenzione.

lunedì 23 aprile 2012

I tre "no" al nuovo PGT

Pubblichiamo le motivazioni che hanno spinto i Consiglieri Comunali del Gruppo di "Merate Futura" a votare contro il nuovo PGT, motivazioni condivise ed espresse in maniera ancora più decida dai nostri Consiglieri Comunali di "Insieme per Merate"

Dal giorno 11 aprile è diventato operativo il Piano di Governo del Territorio che sostituisce il vecchio Piano Regolatore Generale. "Merate Futura" ha votato contro. Lo ha fatto soprattutto per tre ragioni.
La prima riguarda la quota di edilizia convenzionata prevista. Nonostante la difesa appassionata dell’Assessore e degli estensori noi siamo convinti che le previsioni siano insufficienti. La popolazione di Merate sta invecchiando a velocità superiore a quella della provincia di Lecco. La città ha bisogno di essere animata da un equilibrio intergenerazionale che veda una più consistente presenza di giovani. L’edilizia a prezzi convenzionati è uno degli strumenti che potrebbe favorire il mantenimento a Merate di giovani coppie che spesso si vedono costrette a cercare residenze a prezzi più favorevoli in altri comuni.
La seconda riguarda il Permesso di Costruire Convenzionato (PCC). Il PGT prevede che al rilascio di un PCC oltre ai previsti oneri di urbanizzazione e costo di costruzione si debbano riconoscere al Comune ulteriori oneri “qualitativi” monetizzando o cedendo area. Scelta possibile ma non imposta dalla Legge quindi di responsabilità dalla Maggioranza di governo. Oltre alla difficoltà di definire un criterio di trasparenza affinché chiunque sappia l’ulteriore costo che gli viene richiesto rimane la nostra contrarietà al principio per il quale chi costruisce, dove già l’Amministrazione ritiene possibile, sia sottoposto ad un onere aggiuntivo. In sostanza “si può fare ma risarcisci una sorta di danno ambientale pagando un balzello”.
La terza, la più forte dal punto di vista ambientale, riguarda la possibilità concessa dal Piano di costruire in aree che, quando non già edificate, erano integralmente tutelate con esclusione di nuove costruzioni. Sono aree a nostro parere particolarmente delicate e di pregio che comprendono un’ampia fascia sopra il convento di Sabbiocello fino a Via Podgora. Questa possibilità inoltre non è stata valutata nel calcolo degli abitanti teorici (568) che quindi risulta sottostimata. Tale scelta smentisce le numerose dichiarazioni della Giunta sulla volontà di tutelare e limitare il consumo di territorio. In conclusione un NO convinto a un Piano di Governo del territorio che contiene una insufficiente attenzione al contenimento dei costi delle abitazioni attraverso il ricorso all’edilizia convenzionata, obbliga chi vuole costruire a pagare un onere aggiuntivo e soprattutto apre l’edificazione in aree di pregio ambientale finora tutelate.

Il Gruppo Consiliare di "Merate Futura"

domenica 22 aprile 2012

I capibranco della politica

I capi dei babbuini, con i quali condividiamo il 98 per cento di patrimonio genetico, rimangono tali anche quando non sono più di alcun aiuto agli altri babbuini. Robert Sapolsky, genio californiano della biologia, descrive così il comportamento di un capobranco: «Solomon era ormai anziano e riposava sugli alberi, continuando a sfruttare la sua straordinaria capacità d' intimidazione psicologica. Da circa un anno non affrontava più un combattimento. Si limitava a guardare sdegnosamente il potenziale avversario, faceva qualche giro minaccioso lì intorno. O al massimo s' arrampicava su un albero e la cosa finiva lì. Erano tutti terrorizzati da lui». L' arte recitativa dei capi babbuini più esperti arriva a ingannare il branco in altri raffinati modi, per esempio nella ricerca del cibo. Se lo trova, non lo segnala agli altri, ma finge di continuare la ricerca, per poi tornare al boccone e divorarlo da solo. Nella sua bellissima Anti storia d' Italia il grande intellettuale triestino Fabio Cusin, di formazione azionista, individua il modello della politica italiana nella signoria quattrocentesca, con un padrone assoluto circondato da una corte servile. Ora, se incrociamo gli studi sui primati e l' intuizione di Cusin, abbiamo una fotografia esatta della politica e anche dell' antipolitica italiana. Dal punto di vista della struttura padronale di partiti e movimenti, politica e antipolitica sono infatti la stessa cosa. Semmai nell' antipolitica, la struttura proprietaria e assolutista è ancora più accentuata. Si discute da decenni sulla crisi dei partiti, qualcuno vuole distruggerli e per farlo di solito è «costretto» ad aggiungerne un altro alla lista. Ma la verità è che i partiti in Italia non esistono più. Tranne uno, il Pd, che ricorda gli altri partiti occidentali. Almeno non ha un leader a vita, che sarebbe una cosa normale in democrazia, ma viene considerato un segno di debolezza. Per il resto la politica è fatta da una dozzina di oligarchi che dispongono delle risorse economiche di movimenti ormai designati col loro cognome e decidono tutto, dalle liste dei parlamentari in giù, senza dover consultare alcun organismo collegiale. Berlusconi ha nominato cavaliere lo scudiero Alfano come si faceva appunto nelle corti del Quattrocento, ma continua a essere il vero padrone del Pdl ed è capace di far saltare i vertici di maggioranza se soltanto si sfiorano i privilegi del suo regno televisivo. La Lega non è riuscita a fare a meno di un Bossi menomato dalla malattia e ora, dopo gli scandali che hanno toccato la famiglia stessa del capo, è costretta a fingere che Bossi non sapesse nulla di quanto gli accadeva intorno e a un palmo di naso. Il centro è pure composto da tre signorie personali, quelle di Casini, Fini e Rutelli. A sinistra Sel non esiste senza Nichi Vendola, dominus assoluto dei neo libertari. Quanto ai libertari storici, i radicali, sono sempre stati una lista con nome e cognome, prima Marco Pannella e poi Emma Bonino, circondati da un cerchio magico dove l' obbedienza contava assai più del merito. Salvo che più di un fedelissimo è andato poi a servire padroni più solvibili. A noi italiani, si vede, piace così. Il tratto disperante è infatti che i paladini dell' antipolitica, i cosiddetti rinnovatori, ripetono alla lettera lo schema del partito padronale berlusconiano. Antonio Di Pietro per anni ha gestito i fondi dell' Idv attraverso una società a conduzione familiare, affidata alla moglie e a un' amica di famiglia, e non ha resistito alla tentazione di piazzare il figlio Cristiano nel consiglio regionale del Molise. Beppe Grillo ha addirittura perfezionato lo schema di Berlusconi. Se il Cavaliere ha trasformato l' azienda in partito, Grillo ha fondato un partito e ci ha costruito sopra un' impresa. Non ha neppure bisogno dei finanziamenti pubblici, perché i militanti portano direttamente i soldi al capo, comprano tutto da lui, dai gadget del movimento ai comizi sotto forma di video, libro o show dal vivo. Non a tutti i grillini il sistema piace, ma i dissidenti vengono espulsi al volo dal capo, senza neppure convocare una finta riunione. Basta proibire l' uso del simbolo, che è registrato come proprietà personale ed è tutelato da stormi di avvocati. Si può obiettare che il personalismo e il liderismo sono fenomeni mondiali, ma l' argomento è piuttosto debole. In nessun paese d' Europa i partiti si sono trasformati in riserva personale di un papa re nominato a vita, neppure in presenza di leader molto popolari e di grande levatura intellettuale, protagonisti a volte di imprese storiche. Negli Stati Uniti i partiti sono assai più leggeri nella struttura, in pratica comitati elettorale, ma sono in ogni caso loro a selezionare il leader e non viceversa. Il risultato è che in Italia il capo ha sempre ragione, anche quando cambia idee e alleati come vestiti. Ogni contraddizione politica e personale, comportamento poco trasparente o intollerante e finanche dispotico, viene giustificato dai fedeli in nome della missione superiore di cui il signore è investito. I vizi privati e il conflitto d' interessi di Berlusconi sono parsi sempre agli elettori del centrodestra peccati veniali, rispetto al compito immane di salvare l' Italia dal comunismo dei soviet (pericolo assai attuale) e le tasche dei cittadini dalla pressione fiscale. Il familismo di Bossi era poca cosa al cospetto della Padania libera e del federalismo magico. Altrettanto vale, sull' altro fronte, per il familismo di Di Pietro. Non importa poi molto ai seguaci della destra se con i governi Berlusconi la pressione fiscale è cresciuta e il federalismo si è rivelato una bufala. Nemmeno interessa agli antiberlusconiani dell' Idv se Di Pietro ha contribuito a far vivere il governo dell' odiato tiranno un anno in più, grazie ai suoi ex fidatissimi amici e collaboratori Scilipoti e Razzi, e se a mandare a casa il Cavaliere nei fatti è stato l' uomo che il loro leader aveva dipinto per anni come un collaborazionista di regime, un pavido complice del berlusconismo, il presidente Napolitano. I seguaci non si sentono mai traditi, anzi reagiscono con rabbia e insulti a chi soltanto osa avanzare qualche dubbio sulle qualità del capo. Da leader incompetenti e inetti, i seguaci non si aspettano che risolvano davvero i problemi, ma soltanto che appaghino un bisogno disperato di certezze e di semplificazione. In questo, va detto, sono tutti bravissimi. La capacità si semplificare i problemi è la loro unica autentica competenza. Nessuno dei seguaci è sfiorato dall' idea che il fattore principale della spaventosa corruzione della seconda repubblica risieda proprio nella natura padronale dei nuovi partiti. Dalle grandi signorie nazionali a quelle locali, come dimostra il disastro morale del ventennale sistema di potere in Lombardia, pure riconducibile a un nome e cognome, Roberto Formigoni. Così per combattere le vecchie signorie in declino se ne creano di nuove, ancora più assolutiste. Ma se siamo arrivati a questo punto, sarà colpa dei cattivi leader o dei cattivi seguaci? A un loggionista che disturbava lo spettacolo con fischi e schiamazzi, il grande Ettore Petrolini disse: «Non ce l' ho con te, ma con quello vicino che non t' ha ancora buttato di sotto»

Curzio Maltese

sabato 21 aprile 2012

Dalle semplificazioni tribuatorie nessuna risposta ai Comuni: stiamo toccando il fondo

“Ad ogni passaggio parlamentare si riserva un bel servito ai Comuni italiani, tanto più dopo la suddivisione in due o tre tranche del pagamento dell'imposta sulla prima casa, seppur comprensibile il tentativo di alleggerire ai cittadini la rata IMU di giugno, non è pensabile scaricare esclusivamente sui bilanci comunali l’aggravarsi della crisi economica, a giugno molti comuni italiani rischiano di non aver più nulla in cassa per pagare gli stipendi e i servizi! Per gli enti locali non bastavano i mancati allentamenti dei vincoli del patto di stabilità e la successiva estensione anche ai piccoli comuni o l’impossibilità di fare investimenti, adesso si raschia il fondo cassa”. Questo il commento a caldo di Gian Mario Fragomeli – responsabile degli Enti Locali. del PD lecchese – dopo l’approvazione del decreto legge sulla semplificazione fiscale avvenuto alla Camera. Una grido di allarme sul tema della fiscalità locale e in particolare del Patto di stabilità – per cui si prevedono minori trasferimenti per 3 miliardi 500 milioni di euro e nel 2013 per 1 miliardo 450 milioni, più un ulteriore taglio di trasferimenti di 2 miliardi 500 milioni di euro nel 2012 e un altro miliardo 450 milioni nel 2013 – che è necessario riproporre con urgenza L’azione di protesta costruttiva è aperta su più fronti anche in seno all’ANCI nazionale e regionale. Nel direttivo regionale dell’ANCI Lombardia del 18 aprile u.s. i rappresentanti lecchesi hanno alzato la voce e chiesto una manifestazione nazionale per esprimere il completo dissenso verso le manovre economico-finanziarie - promosse dal governo - insostenibili per i Comuni. La risposta non è tardata e l’ANCI nazionale ha indetto il 24 maggio una manifestazione nazionale che si pone l’obiettivo di unire tutte le forze del paese, enti locali, sindacati, imprese, società civile per invertire la rotta, per incentivare percorsi di crescita del nostro Paese. All’incertezza che regna da quattro mesi gli interventi del Cresci-Italia restano sulla carta, e alla stessa stregua non vengono valorizzate le potenzialità dei comuni come promotori di sviluppo economico territoriale. Queste in sintesi sono le problematiche che molti sindaci del Partito Democratico lecchese vogliono sottoporre con una missiva al Segretario Nazionale Pierluigi Bersani.

Gian Mario Fragomeli
Sindaco di Cassago Brianza
e Responsabile EE.LL. del PD lecchese

giovedì 19 aprile 2012

Quanto ci costano Sindaco e Assessori?

Pubblichiamo l'interrogazione a risposta scritta presentata dal nostro Consigliere Comunale di "Insieme per Merate" Roberto Riva circa i costi per il Sindaco e la Giunta.

Oggetto: Interrogazione in merito a emolumenti e costi per il funzionamento della Giunta Comunale

Facendo seguito alle dichiarazione dell’Assessore ai Lavori Pubblici Panzeri Massimo il quale, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, ha dichiarato di ricevere solamente il 50 % dell’indennità prevista e considerata la necessità di fare chiarezza circa i dati reali relativi ai costi di cui all’oggetto
il sottoscritto Consigliere chiede di poter avere, per l’anno 2011, una tabella relativa a
  • quanto corrisponde l’indennità prevista per legge per il Sindaco e per ogni componente della Giunta comunale
  • quanto corrisponde l’indennità effettivamente percepita dal Sindaco e da ogni singolo membro della Giunta comunale
  • quali costi ulteriori relativi a contributi e rimborsi ai datori di lavoro hanno gravato sui costi per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale
  • quanto ammontano i costi per trasferte e missioni per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale; 
  • quanto ammontano i costi per contratti telefonici e informatici per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale
 In attesa di ricevere risposta scritta porge distinti saluti.


Roberto Riva
Consigliere Comunale del Gruppo di "Insieme per Merate"

domenica 15 aprile 2012

Troppo facile sparare sul Trota, figlio di un finto medico…

Troppo comodo, scaricare sui figli. Sia chiaro, i viziatissimi «bravi ragazzi» di Umberto Bossi, con quella passione per le auto di lusso, i telefonini ultimo modello, le pollastrelle di coscia lunga, i soldi facili, se li meritano tutti i moccoli lanciati su di loro dagli italiani che faticano ad arrivare a fine mese e più ancora dai militanti leghisti che si tassano per comprare i gazebo e sono messi in croce in questi giorni dalle battutine feroci dei compaesani. Deve essere insopportabile, per tanti volontari che vanno gratis ad arrostire polenta e salsicce (o addirittura il toro allo spiedo: maschio sapore celtico) alle sagre padane, vedere nei video dell'ex-autista la sfrontata naturalezza con cui il Trota afferra e si mette in tasca quelle banconote da cinquanta euro che a loro costano ore di lavoro in fabbrica o sui campi. O sapere che i soldi dei rimborsi elettorali al partito, soldi dei leghisti e di tutti i cittadini italiani, sono stati usati per affittare le Porsche di Renzo, tappare i debiti seminati da Riccardo o rifare un naso nuovo a Sirio Eridano. Ma sarebbe davvero troppo comodo, per chi vuole fare sul serio pulizia dentro il partito, scaricare tutto addosso a quei «monelli». Alla larga dai tormentoni sociologici, per carità, ma mettetevi al posto loro. Tirati su dentro un «cerchio magico», sono cresciuti come rampolli di una strana dinastia vedendo che la «Pravdania» pubblicava sei paginate d'untuoso omaggio per il genetliaco di papà («Sono più di venti anni che in questo giorno porgo i miei auguri al nostro amato Segretario...», scriveva con nord-coreano trasporto Giuseppe Leoni) e ne dedicava una intera al compleanno di Roberto Libertà: «Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!». Per non dire di quell'altra che celebrava mesi fa una gara automobilistica del figlio di primo letto sul circuito del Mugello: «Weekend a tutto gas per Riccardo Bossi». Di qua assistevano alle sfuriate paterne (arricchite da corna, sventolio del dito medio, rutti e pernacchie) contro i lavativi e i «magna magna» e tutti quelli che vivevano «alle spalle dello Stato coi soldi del Nord» e di là vedevano mamma Manuela, pensionata baby dal 1996 quando aveva appena 42 anni, incassare per l'istituto «privato» Bosina («Scuola Libera dei Popoli Padani») contributi di soldi pubblici e leghisti (cioè ancora pubblici dati i rimborsi elettorali) così sostanziosi che Nadia Dagrada, la segretaria del Senatur, detterà a verbale: «Ho appreso da Belsito che nel 2010-2011 gli era stato chiesto da Manuela Marrone di accantonare, per cassa, una cifra di sostegno per la Bosina pari a circa 900 mila o un milione di euro». Di qua sentivano il papà declamare che lui sta «dalla parte del popolo che si alza per andare a lavorare alle quattro di mattina», di là lo vedevano a quell'ora semmai andare a letto. E leggevano nella sua stessa autobiografia «Vento del Nord» scritta con Daniele Vimercati («L'ho letta tre o quattro volte... È un libro che mi piace rileggere spesso», raccontò Riccardo al Corriere ) che di fatto, tranne 10 mesi all'Aci, lui non aveva lavorato mai. Di qua ascoltavano lo statista di famiglia tuonare in tivù contro «Roma ladrona» e «i politici di professione», di là gli vedevano accumulare legislature su legislature al Senato, alla Camera, all'Europarlamento. Di qua si bevevano le sue battute da intellettuale da osteria («È una battaglia tra espressionisti e impressionisti: noi siamo Picasso e gli altri dei muratorelli ignoranti»), di là apprendevano dai ritratti giornalistici e dalle interviste della prima «signora Bossi» Gigliola Guidali o della zia Angela («Ha detto che sono buona solo a far bistecche! Lui! Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel mantegnù . Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto... Ooh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato») che il padre era stato uno studente discolo quanto Lucignolo, che aveva lasciato per noia l'istituto tecnico per periti chimici a 15 anni per diplomarsi («La prima tappa della mia marcia di avvicinamento alla cultura fu la scuola Radio Elettra di Torino, un corso per corrispondenza») quando era già sulla trentina. Cosa potevano capire quei figli dell'importanza della scuola, della cultura, della laurea, scoprendo che il padre si era fatto la prima tessera di partito alla sezione del Pci di Verghera di Samarate scrivendo alla voce professione «medico»? Che si era candidato alle sue prime elezioni facendosi presentare dal settimanale il Mondo come «Umberto Bossi, un dentista di quarantadue anni di Varese»? Che si era definito nella sua stessa autobiografia un «esperto di elettronica applicata in sala operatoria»? Se ce l'aveva fatta lui, dopo avere imbrogliato la prima moglie spacciandosi a lungo per medico (testimonianza della donna: «Dovetti chiedere di essere ricevuta dal rettore. E lì, in quella stanza austera, un tabulato mi rivelò quello che sospettavo: mio marito non si era mai laureato, alla sua fantomatica laurea mancavano ben undici esami») perché mai non potevano sognare anche loro, i figli, di vedersi spalancare davanti una strada di auto blu, folle in delirio, richieste di autografi, stipendi extralusso, segretarie premurose, titoloni nei tiggì, salamelecchi parlamentari, collaboratori e sodali in adorazione perenne? Perché mai studiare e cercare una propria strada nella vita e magari sgobbare duro per farsi una laurea in architettura o in biologia se era tutto lì, tutto facile, tutto a portata di mano grazie alla politica? Certo, non tenevano conto che quel padre capace di dire tutto e il contrario di tutto (memorabili le retromarce non solo sul Berlusconi «mafioso» ma sulla Lega baluardo della cristianità dopo aver mandato a dire al Papa: «Oè, Vaticano: la Padania non ha interesse a cambiar religione, ma l'indipendenza non è in vendita. T'è capi'?») aveva anche uno straordinario fiuto politico e una capacità formidabile di parlare con il «suo» popolo. Ma come potevano capirlo, loro?

Gian Antonio Stella

venerdì 13 aprile 2012

Andrea Robbiani, elegante in gessato grigio, trascina la sua ramazza

Voglio condividere coi lettori del blog un percorso di pensiero. Questa mattina sul treno (e già la mattina potrebbe partire meglio) leggo sul Corriere della Sera il fondo di Severgnini  e cosa ti leggo ? Ecco: “La “serata dell’orgoglio leghista” è un raduno di reduci preoccupati. In molti, da Roberto Maroni a Matteo Salvini, sventolano una scopa, simbolo un po’ forzato della necessaria pulizia. Anche il sindaco di Merate, Andrea Robbiani, elegante in gessato grigio, trascina la sua ramazza. Sembra l’amministratore delegato che insegue la donna della pulizie (“Signora, ha dimenticato qualcosa!”)”.
Allora, penso tra me, è famoso! Vuoi vedere che punta a fare carriera nel bistrattato mondo della politica ? A parte il fatto che ha scelto un movimento in parabola discendente, non ci sarebbe nulla di male, ognuno ha le sue aspirazioni. Forse se non fossi stato sul treno noto simbolo d’inefficienza, mi sarei fermato qui, col mio ragionamento.
Invece non posso fare a meno di constatare che la politica non è forma dell’essere, è una questione pratica che si declina con azioni, parole e atti. Ovviamente alla base di queste, che non possono venire così come scende la pioggia deve stare una idea. Non una singola, diciamo una visione del mondo e nello specifico un progetto. Ecco cosa serve al politico: un progetto! Cosa sali (o scendi?) a fare in politica, se non hai un progetto? Se non hai idee su come intervenire per le ferrovie, se non hai il coraggio di prendere una decisione importante sul regolamento IMU, se non verifichi le strane congetture del segretario comunale, eccetra eccetra.
Ma voi, dopo questi anni, lo avete capito il progetto politico di Andrea Ambrogio Robbiani? A me viene il dubbio che prenda decisioni sconnesse tra loro, alla rinfusa secondo come vengono i problemi: oggi succede una cosa, la tappiamo così, quel che accadrà domani lo aggiusteremo si vedrà in quale modo. Che poi è l’essenza del conservatorismo: fin che la barca va, lasciala andare. Guardando fuori dalla finestra e vedendo come va il mondo, c’è da chiedersi se possiamo ancora permetterci l’immobilismo conservatore, che non fraintendiamo è una posizione politica legittima, ma se i conservatori si vestono da progressisti (e non mi riferisco alla grisaglia sfoggiata dal Nostro e assurta a notorietà nazionale) il povero elettore si trova confuso.
Per uscire dall’impasse basta però poco: è sufficiente chiedersi se l’individuo candidato abbia o meno un progetto, una visione del mondo, oppure se basta una frase a sintetizzare anni di attività politica. Mi spiace dire che salvo novità entusiasmanti, l’era di Andrea Robbiani a Merate sarà sintetizzabilissima. Ultima chiosa. Andrea Robbiani: io critico il politico Robbiani ma faccio i miei auguri alla persona Andrea, perché ho ragione di sperare che sarà sempre tra quelli con la scopa in mano e non tra quelli turpemente scopati via.


Edoardo Zerbi

giovedì 12 aprile 2012

La superiorità morale? Ora è leghista...

C'era un tempo in cui la sinistra tutta veniva tacciata (a ragione) di ritenersi portatrice di una superiorità morale illimitata rispetto agli altri partiti. E' interessante notare come, questa dote celestiale, si sia trasferita sul popolo leghista che, invischiato nel grande scandalo di questi giorni, ritiene di essersi comportato meglio degli altri perchè Bossi, Belsito ed altri si sono dimessi. Insomma, mi sembra un pò poco.
Io sarei stato contento se gli esponenti del mio partito (che fortunatamente non c'è) non avessero arraffato alcunchè! Ma si sa: mal comune mezzo gaudio!
Speriamo bene 

mercoledì 11 aprile 2012

I Sindaci contro la nomina del nuovo Prefetto "sospettato" di contatti con la mafia

Sono diversi i Sindaci di differente estrazione politica della provincia di Lecco che hanno sottoscritto un documento che hanno consegnato in Prefettura e che vede come destinatario il Ministro dell'Interno per chiedere che il nuovo Prefetto di Lecco Paolo Maddaloni non venga confermato nell'incarico.
Il PD lecchgese ha sostenuto questa importante azione che ha carattere amministrativo, dato che molti degli aderenti sono Amministratori locali del Partito Democratico. In una situazione come quella attuale così delicata e complessa per il nostro territorio, che ha registrato e continuamente registra episodi di infiltrazione mafiosa, la nomina a Prefetto di Lecco di Paolo Maddaloni, rinviato a giudizio per fatti illeciti dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, è inopportuna e politicamente grave. Come Partito Democratico abbiamo già sollevato il problema nelle opportune sedi attraverso l’intervento immediato dei nostri Parlamentari, il Senatore Antonio Rusconi e l'Onorevole. Lucia Codurelli.
Rispetto le Istituzioni che sono tenute ad applicare le regole senza ledere i diritti di chicchessia, ma quando le Istituzioni godono di un qualche grado di discrezionalità, non possono sottrarsi al dovere di esercitare responsabilmente questo loro potere. Questo episodio rivela, come minimo, la sottovalutazione della situazione. Ci auguiamo come PD che il Ministro riveda la decisione anche a fronte di questa partecipazione così ampia.
Hanno fino ad oggi firmato l'appello: Virginio Brivio Sindaco di Lecco, Adele Gatti di Airuno, Alessandro Origo di Verderio Inferiore, Alessandro Salvioni di Robbiate, Andrea Ambrogio Robbiani di Merate, Andrea Ferrari di Barzio, Antonio Colombo di Casatenovo, Carlo Colombo di Annone di Brianza, Carmelo La Mancusa di Santa Maria Hoè, Cristina Bartesaghi di Abbadia Lariana, Dorina Zucchi di Olgiate Molgora, Ernesto Longhi di Valgreghentino, Gian Mario Fragomeli di Cassago, Giancarlo Aldeghi di Barzanò, Gilberto Fumagalli di Calco, Giovanna De Capitani di Cernusco Lombardone, Giovanni Codega di Malgrate, Giuseppe Conti di Garlate, Guido Agostoni di Pasturo, Livio Bonacina di Galbiate, Marco Panzeri di Rovagnate, Marco Rusconi di Valmadrera, Paola Panzeri di Perego, Paolo Strina di Osnago, Renato Ghezzi di Viganò, Riccardo Mariani di Mandello del Lario, Roberto Paolo Ferrari di Oggiono, Rocco Briganti di Olginate, Sandro Capra di Montevecchia, Stefano Fumagalli di Lomagna, Ugo Panzeri di Brivio e Valter Motta di Paderno d’Adda.
"Esprimiamo la nostra preoccupazione per la nomina a Prefetto di Lecco del dott. Paolino Maddaloni", c'è scritto nella lettera. "Già Prefetto di Frosinone il suo nome appare nelle indagini (anche se non risulta indagato) condotte dalla DDA di Napoli relative allo scioglimento del Consiglio Comunale Capasenna (Caserta) provocato dall’allora vicesindaco Michele Zagaria anche in collegamento con il clan camorristico dei casalesi: inoltre il dott. Maddaloni è anche a giudizio davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per il reato di turbativa d'asta relativo all'appalto per le centraline per la misurazione della qualità dell'aria a Caserta. Al di là della presunzione di innocenza sino a sentenza che vale per ogni cittadino indagato, chiediamo al Ministro dell’Interno di valutare con maggior prudenza l’opportunità di tale nomina che sarebbe meglio avvenisse solo a completo chiarimento dei fatti addebitati al dott. Maddaloni. In un momento difficile per il nostro Paese è necessario che i servitori delle Istituzioni siano non solo integerrimi ma che non vi siano elementi che possano far dubitare l’opinione pubblica della loro integrità morale".

Ercole Redaelli
Segretario  provinciale del PD lecchese