sabato 21 aprile 2012

Dalle semplificazioni tribuatorie nessuna risposta ai Comuni: stiamo toccando il fondo

“Ad ogni passaggio parlamentare si riserva un bel servito ai Comuni italiani, tanto più dopo la suddivisione in due o tre tranche del pagamento dell'imposta sulla prima casa, seppur comprensibile il tentativo di alleggerire ai cittadini la rata IMU di giugno, non è pensabile scaricare esclusivamente sui bilanci comunali l’aggravarsi della crisi economica, a giugno molti comuni italiani rischiano di non aver più nulla in cassa per pagare gli stipendi e i servizi! Per gli enti locali non bastavano i mancati allentamenti dei vincoli del patto di stabilità e la successiva estensione anche ai piccoli comuni o l’impossibilità di fare investimenti, adesso si raschia il fondo cassa”. Questo il commento a caldo di Gian Mario Fragomeli – responsabile degli Enti Locali. del PD lecchese – dopo l’approvazione del decreto legge sulla semplificazione fiscale avvenuto alla Camera. Una grido di allarme sul tema della fiscalità locale e in particolare del Patto di stabilità – per cui si prevedono minori trasferimenti per 3 miliardi 500 milioni di euro e nel 2013 per 1 miliardo 450 milioni, più un ulteriore taglio di trasferimenti di 2 miliardi 500 milioni di euro nel 2012 e un altro miliardo 450 milioni nel 2013 – che è necessario riproporre con urgenza L’azione di protesta costruttiva è aperta su più fronti anche in seno all’ANCI nazionale e regionale. Nel direttivo regionale dell’ANCI Lombardia del 18 aprile u.s. i rappresentanti lecchesi hanno alzato la voce e chiesto una manifestazione nazionale per esprimere il completo dissenso verso le manovre economico-finanziarie - promosse dal governo - insostenibili per i Comuni. La risposta non è tardata e l’ANCI nazionale ha indetto il 24 maggio una manifestazione nazionale che si pone l’obiettivo di unire tutte le forze del paese, enti locali, sindacati, imprese, società civile per invertire la rotta, per incentivare percorsi di crescita del nostro Paese. All’incertezza che regna da quattro mesi gli interventi del Cresci-Italia restano sulla carta, e alla stessa stregua non vengono valorizzate le potenzialità dei comuni come promotori di sviluppo economico territoriale. Queste in sintesi sono le problematiche che molti sindaci del Partito Democratico lecchese vogliono sottoporre con una missiva al Segretario Nazionale Pierluigi Bersani.

Gian Mario Fragomeli
Sindaco di Cassago Brianza
e Responsabile EE.LL. del PD lecchese

giovedì 19 aprile 2012

Quanto ci costano Sindaco e Assessori?

Pubblichiamo l'interrogazione a risposta scritta presentata dal nostro Consigliere Comunale di "Insieme per Merate" Roberto Riva circa i costi per il Sindaco e la Giunta.

Oggetto: Interrogazione in merito a emolumenti e costi per il funzionamento della Giunta Comunale

Facendo seguito alle dichiarazione dell’Assessore ai Lavori Pubblici Panzeri Massimo il quale, nel corso dell’ultima seduta del Consiglio Comunale, ha dichiarato di ricevere solamente il 50 % dell’indennità prevista e considerata la necessità di fare chiarezza circa i dati reali relativi ai costi di cui all’oggetto
il sottoscritto Consigliere chiede di poter avere, per l’anno 2011, una tabella relativa a
  • quanto corrisponde l’indennità prevista per legge per il Sindaco e per ogni componente della Giunta comunale
  • quanto corrisponde l’indennità effettivamente percepita dal Sindaco e da ogni singolo membro della Giunta comunale
  • quali costi ulteriori relativi a contributi e rimborsi ai datori di lavoro hanno gravato sui costi per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale
  • quanto ammontano i costi per trasferte e missioni per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale; 
  • quanto ammontano i costi per contratti telefonici e informatici per il Sindaco e per ogni singolo membro della Giunta comunale
 In attesa di ricevere risposta scritta porge distinti saluti.


Roberto Riva
Consigliere Comunale del Gruppo di "Insieme per Merate"

domenica 15 aprile 2012

Troppo facile sparare sul Trota, figlio di un finto medico…

Troppo comodo, scaricare sui figli. Sia chiaro, i viziatissimi «bravi ragazzi» di Umberto Bossi, con quella passione per le auto di lusso, i telefonini ultimo modello, le pollastrelle di coscia lunga, i soldi facili, se li meritano tutti i moccoli lanciati su di loro dagli italiani che faticano ad arrivare a fine mese e più ancora dai militanti leghisti che si tassano per comprare i gazebo e sono messi in croce in questi giorni dalle battutine feroci dei compaesani. Deve essere insopportabile, per tanti volontari che vanno gratis ad arrostire polenta e salsicce (o addirittura il toro allo spiedo: maschio sapore celtico) alle sagre padane, vedere nei video dell'ex-autista la sfrontata naturalezza con cui il Trota afferra e si mette in tasca quelle banconote da cinquanta euro che a loro costano ore di lavoro in fabbrica o sui campi. O sapere che i soldi dei rimborsi elettorali al partito, soldi dei leghisti e di tutti i cittadini italiani, sono stati usati per affittare le Porsche di Renzo, tappare i debiti seminati da Riccardo o rifare un naso nuovo a Sirio Eridano. Ma sarebbe davvero troppo comodo, per chi vuole fare sul serio pulizia dentro il partito, scaricare tutto addosso a quei «monelli». Alla larga dai tormentoni sociologici, per carità, ma mettetevi al posto loro. Tirati su dentro un «cerchio magico», sono cresciuti come rampolli di una strana dinastia vedendo che la «Pravdania» pubblicava sei paginate d'untuoso omaggio per il genetliaco di papà («Sono più di venti anni che in questo giorno porgo i miei auguri al nostro amato Segretario...», scriveva con nord-coreano trasporto Giuseppe Leoni) e ne dedicava una intera al compleanno di Roberto Libertà: «Che fortuna avere 12 anni e festeggiarli in cima al Monte Paterno!». Per non dire di quell'altra che celebrava mesi fa una gara automobilistica del figlio di primo letto sul circuito del Mugello: «Weekend a tutto gas per Riccardo Bossi». Di qua assistevano alle sfuriate paterne (arricchite da corna, sventolio del dito medio, rutti e pernacchie) contro i lavativi e i «magna magna» e tutti quelli che vivevano «alle spalle dello Stato coi soldi del Nord» e di là vedevano mamma Manuela, pensionata baby dal 1996 quando aveva appena 42 anni, incassare per l'istituto «privato» Bosina («Scuola Libera dei Popoli Padani») contributi di soldi pubblici e leghisti (cioè ancora pubblici dati i rimborsi elettorali) così sostanziosi che Nadia Dagrada, la segretaria del Senatur, detterà a verbale: «Ho appreso da Belsito che nel 2010-2011 gli era stato chiesto da Manuela Marrone di accantonare, per cassa, una cifra di sostegno per la Bosina pari a circa 900 mila o un milione di euro». Di qua sentivano il papà declamare che lui sta «dalla parte del popolo che si alza per andare a lavorare alle quattro di mattina», di là lo vedevano a quell'ora semmai andare a letto. E leggevano nella sua stessa autobiografia «Vento del Nord» scritta con Daniele Vimercati («L'ho letta tre o quattro volte... È un libro che mi piace rileggere spesso», raccontò Riccardo al Corriere ) che di fatto, tranne 10 mesi all'Aci, lui non aveva lavorato mai. Di qua ascoltavano lo statista di famiglia tuonare in tivù contro «Roma ladrona» e «i politici di professione», di là gli vedevano accumulare legislature su legislature al Senato, alla Camera, all'Europarlamento. Di qua si bevevano le sue battute da intellettuale da osteria («È una battaglia tra espressionisti e impressionisti: noi siamo Picasso e gli altri dei muratorelli ignoranti»), di là apprendevano dai ritratti giornalistici e dalle interviste della prima «signora Bossi» Gigliola Guidali o della zia Angela («Ha detto che sono buona solo a far bistecche! Lui! Ah, se le ricorda bene le mie bistecche, lui! Perché per anni solo quelle ha mangiato, quel mantegnù . Che se non mangiava le mie bistecche, caro il mio Umberto... Ooh! Stiamo parlando di uno che ha organizzato tre feste di laurea senza essersi mai laureato») che il padre era stato uno studente discolo quanto Lucignolo, che aveva lasciato per noia l'istituto tecnico per periti chimici a 15 anni per diplomarsi («La prima tappa della mia marcia di avvicinamento alla cultura fu la scuola Radio Elettra di Torino, un corso per corrispondenza») quando era già sulla trentina. Cosa potevano capire quei figli dell'importanza della scuola, della cultura, della laurea, scoprendo che il padre si era fatto la prima tessera di partito alla sezione del Pci di Verghera di Samarate scrivendo alla voce professione «medico»? Che si era candidato alle sue prime elezioni facendosi presentare dal settimanale il Mondo come «Umberto Bossi, un dentista di quarantadue anni di Varese»? Che si era definito nella sua stessa autobiografia un «esperto di elettronica applicata in sala operatoria»? Se ce l'aveva fatta lui, dopo avere imbrogliato la prima moglie spacciandosi a lungo per medico (testimonianza della donna: «Dovetti chiedere di essere ricevuta dal rettore. E lì, in quella stanza austera, un tabulato mi rivelò quello che sospettavo: mio marito non si era mai laureato, alla sua fantomatica laurea mancavano ben undici esami») perché mai non potevano sognare anche loro, i figli, di vedersi spalancare davanti una strada di auto blu, folle in delirio, richieste di autografi, stipendi extralusso, segretarie premurose, titoloni nei tiggì, salamelecchi parlamentari, collaboratori e sodali in adorazione perenne? Perché mai studiare e cercare una propria strada nella vita e magari sgobbare duro per farsi una laurea in architettura o in biologia se era tutto lì, tutto facile, tutto a portata di mano grazie alla politica? Certo, non tenevano conto che quel padre capace di dire tutto e il contrario di tutto (memorabili le retromarce non solo sul Berlusconi «mafioso» ma sulla Lega baluardo della cristianità dopo aver mandato a dire al Papa: «Oè, Vaticano: la Padania non ha interesse a cambiar religione, ma l'indipendenza non è in vendita. T'è capi'?») aveva anche uno straordinario fiuto politico e una capacità formidabile di parlare con il «suo» popolo. Ma come potevano capirlo, loro?

Gian Antonio Stella

venerdì 13 aprile 2012

Andrea Robbiani, elegante in gessato grigio, trascina la sua ramazza

Voglio condividere coi lettori del blog un percorso di pensiero. Questa mattina sul treno (e già la mattina potrebbe partire meglio) leggo sul Corriere della Sera il fondo di Severgnini  e cosa ti leggo ? Ecco: “La “serata dell’orgoglio leghista” è un raduno di reduci preoccupati. In molti, da Roberto Maroni a Matteo Salvini, sventolano una scopa, simbolo un po’ forzato della necessaria pulizia. Anche il sindaco di Merate, Andrea Robbiani, elegante in gessato grigio, trascina la sua ramazza. Sembra l’amministratore delegato che insegue la donna della pulizie (“Signora, ha dimenticato qualcosa!”)”.
Allora, penso tra me, è famoso! Vuoi vedere che punta a fare carriera nel bistrattato mondo della politica ? A parte il fatto che ha scelto un movimento in parabola discendente, non ci sarebbe nulla di male, ognuno ha le sue aspirazioni. Forse se non fossi stato sul treno noto simbolo d’inefficienza, mi sarei fermato qui, col mio ragionamento.
Invece non posso fare a meno di constatare che la politica non è forma dell’essere, è una questione pratica che si declina con azioni, parole e atti. Ovviamente alla base di queste, che non possono venire così come scende la pioggia deve stare una idea. Non una singola, diciamo una visione del mondo e nello specifico un progetto. Ecco cosa serve al politico: un progetto! Cosa sali (o scendi?) a fare in politica, se non hai un progetto? Se non hai idee su come intervenire per le ferrovie, se non hai il coraggio di prendere una decisione importante sul regolamento IMU, se non verifichi le strane congetture del segretario comunale, eccetra eccetra.
Ma voi, dopo questi anni, lo avete capito il progetto politico di Andrea Ambrogio Robbiani? A me viene il dubbio che prenda decisioni sconnesse tra loro, alla rinfusa secondo come vengono i problemi: oggi succede una cosa, la tappiamo così, quel che accadrà domani lo aggiusteremo si vedrà in quale modo. Che poi è l’essenza del conservatorismo: fin che la barca va, lasciala andare. Guardando fuori dalla finestra e vedendo come va il mondo, c’è da chiedersi se possiamo ancora permetterci l’immobilismo conservatore, che non fraintendiamo è una posizione politica legittima, ma se i conservatori si vestono da progressisti (e non mi riferisco alla grisaglia sfoggiata dal Nostro e assurta a notorietà nazionale) il povero elettore si trova confuso.
Per uscire dall’impasse basta però poco: è sufficiente chiedersi se l’individuo candidato abbia o meno un progetto, una visione del mondo, oppure se basta una frase a sintetizzare anni di attività politica. Mi spiace dire che salvo novità entusiasmanti, l’era di Andrea Robbiani a Merate sarà sintetizzabilissima. Ultima chiosa. Andrea Robbiani: io critico il politico Robbiani ma faccio i miei auguri alla persona Andrea, perché ho ragione di sperare che sarà sempre tra quelli con la scopa in mano e non tra quelli turpemente scopati via.


Edoardo Zerbi

giovedì 12 aprile 2012

La superiorità morale? Ora è leghista...

C'era un tempo in cui la sinistra tutta veniva tacciata (a ragione) di ritenersi portatrice di una superiorità morale illimitata rispetto agli altri partiti. E' interessante notare come, questa dote celestiale, si sia trasferita sul popolo leghista che, invischiato nel grande scandalo di questi giorni, ritiene di essersi comportato meglio degli altri perchè Bossi, Belsito ed altri si sono dimessi. Insomma, mi sembra un pò poco.
Io sarei stato contento se gli esponenti del mio partito (che fortunatamente non c'è) non avessero arraffato alcunchè! Ma si sa: mal comune mezzo gaudio!
Speriamo bene 

mercoledì 11 aprile 2012

I Sindaci contro la nomina del nuovo Prefetto "sospettato" di contatti con la mafia

Sono diversi i Sindaci di differente estrazione politica della provincia di Lecco che hanno sottoscritto un documento che hanno consegnato in Prefettura e che vede come destinatario il Ministro dell'Interno per chiedere che il nuovo Prefetto di Lecco Paolo Maddaloni non venga confermato nell'incarico.
Il PD lecchgese ha sostenuto questa importante azione che ha carattere amministrativo, dato che molti degli aderenti sono Amministratori locali del Partito Democratico. In una situazione come quella attuale così delicata e complessa per il nostro territorio, che ha registrato e continuamente registra episodi di infiltrazione mafiosa, la nomina a Prefetto di Lecco di Paolo Maddaloni, rinviato a giudizio per fatti illeciti dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli, è inopportuna e politicamente grave. Come Partito Democratico abbiamo già sollevato il problema nelle opportune sedi attraverso l’intervento immediato dei nostri Parlamentari, il Senatore Antonio Rusconi e l'Onorevole. Lucia Codurelli.
Rispetto le Istituzioni che sono tenute ad applicare le regole senza ledere i diritti di chicchessia, ma quando le Istituzioni godono di un qualche grado di discrezionalità, non possono sottrarsi al dovere di esercitare responsabilmente questo loro potere. Questo episodio rivela, come minimo, la sottovalutazione della situazione. Ci auguiamo come PD che il Ministro riveda la decisione anche a fronte di questa partecipazione così ampia.
Hanno fino ad oggi firmato l'appello: Virginio Brivio Sindaco di Lecco, Adele Gatti di Airuno, Alessandro Origo di Verderio Inferiore, Alessandro Salvioni di Robbiate, Andrea Ambrogio Robbiani di Merate, Andrea Ferrari di Barzio, Antonio Colombo di Casatenovo, Carlo Colombo di Annone di Brianza, Carmelo La Mancusa di Santa Maria Hoè, Cristina Bartesaghi di Abbadia Lariana, Dorina Zucchi di Olgiate Molgora, Ernesto Longhi di Valgreghentino, Gian Mario Fragomeli di Cassago, Giancarlo Aldeghi di Barzanò, Gilberto Fumagalli di Calco, Giovanna De Capitani di Cernusco Lombardone, Giovanni Codega di Malgrate, Giuseppe Conti di Garlate, Guido Agostoni di Pasturo, Livio Bonacina di Galbiate, Marco Panzeri di Rovagnate, Marco Rusconi di Valmadrera, Paola Panzeri di Perego, Paolo Strina di Osnago, Renato Ghezzi di Viganò, Riccardo Mariani di Mandello del Lario, Roberto Paolo Ferrari di Oggiono, Rocco Briganti di Olginate, Sandro Capra di Montevecchia, Stefano Fumagalli di Lomagna, Ugo Panzeri di Brivio e Valter Motta di Paderno d’Adda.
"Esprimiamo la nostra preoccupazione per la nomina a Prefetto di Lecco del dott. Paolino Maddaloni", c'è scritto nella lettera. "Già Prefetto di Frosinone il suo nome appare nelle indagini (anche se non risulta indagato) condotte dalla DDA di Napoli relative allo scioglimento del Consiglio Comunale Capasenna (Caserta) provocato dall’allora vicesindaco Michele Zagaria anche in collegamento con il clan camorristico dei casalesi: inoltre il dott. Maddaloni è anche a giudizio davanti al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere (Caserta) per il reato di turbativa d'asta relativo all'appalto per le centraline per la misurazione della qualità dell'aria a Caserta. Al di là della presunzione di innocenza sino a sentenza che vale per ogni cittadino indagato, chiediamo al Ministro dell’Interno di valutare con maggior prudenza l’opportunità di tale nomina che sarebbe meglio avvenisse solo a completo chiarimento dei fatti addebitati al dott. Maddaloni. In un momento difficile per il nostro Paese è necessario che i servitori delle Istituzioni siano non solo integerrimi ma che non vi siano elementi che possano far dubitare l’opinione pubblica della loro integrità morale".

Ercole Redaelli
Segretario  provinciale del PD lecchese

martedì 10 aprile 2012

Palazzo Tettamanti, ovvero chi è causa del proprio ed altrui mal, pianga se stesso

Ad ogni fine stagione invernale e ogni qualvolta che si in difficoltà l’attuale Sindaco di Merate Andrea Ambrogio Robbiani esterna le proprie lamentazioni per il costo di esercizio del nuovo municipio. Forse lo fa per sviare l'attenzione dalle proprie responsabilità, come quella dell'aumento delle tasse ai cittadini con le aliquote del'IMU per la prima casa all'4,8%.
Conviene allora, per l’ennesima volta, ricordare le responsabilità dell’iniziativa che nasce, nel 2000, con l’Amministrazione Dario Perego, di cui l'attuale Assessore esterno al Bilancio Andrea Massironi era colonna portante, dall'idea di destinare Palazzo Tettamanti di piazza degli Eroi, già Municipio e scuola elementare, ad altro uso, in particolare a centro culturale polivalente con biblioteca, mediateca e pinacoteca.
Inizialmente si trattava di ristrutturare gli edifici esistenti senza aumento di volumetria; improvvisamente, a fronte della possibilità di accedere ad un finanziamento regionale (FRISL), in qualche giorno, si cambia indirizzo e, senza discussione alcuna nelle Commissioni comunali e tanto meno in Consiglio, viene commissionato il progetto preliminare al solito studio Archea di Firenze (lo stesso dell’Area Cazzaniga); anche qui senza concorso di idee, né bandi di concorso. Sfumato il finanziamento regionale, si prosegue ugualmente con il progetto esecutivo che prevede un notevole aumento di nuova volumetria con l'aggiunta di un auditorium né carne, né pesce (circa 300 posti, quindi troppo grande per essere sala civica e troppo piccolo per essere Cineteatro). Il progetto prevede solo le opere edili ed impiantistiche, dimenticando opere indispensabili quali la cabina elettrica di trasformazione, gli impianti antintrusione, audio-video ed arredamento scenico dell'auditorium, nonché degli arredi in generale; un involucro vuoto, appunto, non un edificio “chiavi in mano”.
L'appalto viene assegnato, nel 2002, al Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna per conto della cooperativa consorziata C.C.G. di Palermo per un importo di 2.657.270 euro, con fine lavori prevista nei primi mesi del 2004. In realtà, in tale data, i lavori sono molto in arretrato e l'appaltatore contesta l'ammissibilità della penale conseguente. La nuova Amministrazione di Giovanni Battista Albani decide di procedere alla risoluzione del contratto che viene formalizzata nel febbraio 2005 con atto solutorio e di cambiare la destinazione d'uso degli immobili in costruzione, da centro culturale a nuovo Municipio. Viene riaffidato l'incarico per la progettazione della modifica conseguente e nell'ottobre 2005 si appalta alle omprese Zenga e Sbrescia di Napoli per un importo di 3.330.208 euro. I lavori vanno a rilento per le difficoltà economiche delle ditte ed è necessario prevedere nuove spese per un importo di circa 1,5 milioni di euro per le opere indispensabili e non previste nel progetto iniziale, come sopra riportato. A tali opere sono state aggiunte un parcheggio sotterraneo (che il settimanale locale sentenzia, senza motivazione, essere inutile) ed un impianto fotovoltaico. Alla fine della Consigliatura retta da Giovanni Battista Albani le opere rimangono incompiute e la previsione di spesa a finire ascende a più di 6 milioni di euro (più del doppio del preventivo iniziale).
Ora l’ attuale Amministrazione si lamenta per i costi di esercizio del nuovo municipio che risultano superiori a quelli del vecchio. Il raffronto è improprio, perché effettuato fra entità non simili per volumetria; se mai andrebbe fatto con l’ ipotizzato centro culturale costituito da biblio-mediateca, Auditorium e da una fantomatica pinacoteca cui sono sfuggiti i quadri.
Non si capisce, perché i costi di esercizio del virtuale centro culturale debbano essere inferiori a quelli del nuovo municipio. Le volumetrie sono le stesse: forse che le temperature possano essere diverse, a seconda della destinazione d'uso? Il difetto sta in un progetto di ampliamento, opinabile nei sui scopi e che trascurò completamente gli aspetti di risparmio energetico realizzando un involucro di vetro permeabilissimo al freddo invernale ed al caldo estivo (un colabrodo energetico). Per ovviare all'inconveniente era stato progettato e finanziato un impianto fotovoltaico, ma, non si sa il motivo, l'attuale Sindaco ha deciso di non procedere all'opera.
Il trasferimento del municipio da Villa Confalonieri, allo stato dei lavori nel 2004, è stato il male minore, perché altrimenti ci si sarebbe ritrovati con un municipio totalmente inadeguato anche per motivi di sicurezza, ovvero Villa Confalonieri, e un edificio vuoto, cioè Palazzo Tettamanti dato che, come poi è emerso, non sarebbe mai stata allestita alcuna pinacotera. D'altro canto tale operazione era prevista nel programma elettorale di “Insieme per Merate”, lista che fu eletta dalla maggioranza relativa dei Meratesi; piaccia o no questa è la democrazia!
Ora che la maggioranza relativa dei Meratesi ha accordato la fiducia al Centrodestra, il Sindaco Andrea Robbiani pensi a rispettare il proprio di programma elettorale e non cerchi di dare la colpa a chi lo ha preceduto per i suoi continui fallimenti. Ad oggi abbiamo assistito solo all'aumento della pressione fiscale, all'aumento delle tariffe dei parcheggi a pagamento in centro, a una riorganizzazione viabilistica caotica, alla cancellazione delle manifestazioni pubbliche, allo svilimento delle associazioni di volontariato locali, allo smantellamento della Polizia Locale, alla rottura dei rapporti con le Amministrazioni Comunali del circondario, allo slittamento della realizzazione del nuovo CDD... Un'Amministrazione Comunale si esprime attraverso atti ufficiali, non tramite proclami e promesse non mantenute; e gli atti ufficiali dicono chiaramente che Merate è una città più povera e meno accogliente di come le precedenti Amministrazioni l'avevano lasciata.

Il Gruppo di Insieme per Merate

lunedì 9 aprile 2012

Le lauree in canottiera

Nel cerchio magico, plurilaureato al mercato di Gemonio, c'è la vera anti-Italia di Bossi. È dunque un grave errore ridere di quel valzer di diplomie di lauree comprate, che sono purtroppo la nostra piccola "Fahrenheit 451" nel cuore del Nord più colto e raffinato. Sono il rogo dei libri nelle valli dei dané. E certo si capisce che ora circolino le battute sulla Lega che «chiude per rutto». E si sprecano le volgarità su Rosy Mauro, la nera che «sta rovinando il capo», «la dottoressa 'Mamma Ebe'» che ha laureato in Svizzera anche il suo giovane compagno, poliziotto ed artista che cantando «ci hanno ridotto a culi nudi» un po' si presta alla ferocia della satira sboccata. Perciò Mamma Ebe promette di riempire l'Italia di sganassoni con le sue grandi mani di fatica, rosse e nodose, il cerchio all'anulare, mani laureate in Svizzera che è un dettaglio gradasso di Bossi, una pernacchia in più all'Italia dei saperi: «non solo regalo la laurea alla mia badante, ma la compro addirittura in Svizzera», insomma meglio di quella di Mario Monti, meglio di quella della Fornero. Come si vede, dunque, la degradazione del titolo di studio in patacca da rigattiere nella zona più ricca d'Italia non è il dettaglio pittoresco di una ben più seria sconfitta politica. Al contrario, nel Trota che manda in pensione l'asino e, dopo tre bocciature, il partito gli compra l'agognato e immeritato diploma al mercato nero di chissà dove, c'è già la secessione in atto. Sulle spalle di questo povero figlio, che dal 2010 frequenta a Londra una misteriosa università («in economia» dissea Vanity Fair) pagata dagli italiani sotto forma di rimborsi elettorali, non c'è solo l'ennesimo aggiornamento del 'tengo famiglia' e della logica del cognome che pure spiegano la sua carriera politica. Ma c'è l'aggressione a quel primato dell'ingegno che ancora ci identifica in tutto il mondo, all'Italia che ora cammina sulle gambe di Riccardo Muti e di Renzo Piano, di Umberto Eco e di Carlo Rubbia, a quella che sarà pure diventata una retorica già gravemente minacciata di decadenza, ma che solo la faccia del trota economista a Londra riesce profondamente a umiliare. Papà Bossi, che lo voleva come delfino ed erede politico, gli ha negato un'individualità, lo ha azzeratoe senza offrirgli via di scampo lo ha modellato come pataccaro leghista, ancora più pataccaro e leghista di sé, ha marchiato la sua giovane coscienza con il dio Po e con tutte le altre corbellerie padane sino a fargli presentare, agli esami di maturità, delle tesi su quel Cattaneo che solo papà ha ridotto a piazzista politico e a imbroglione, ma che in realtà è un autore difficile anche per i professori. Il risultato ovvio non è solo la bocciatura, ma anche quella sua faccia apatica su cui si sarebbero esercitati Piero Camporesi e Arnold Gehelen, la faccia come modello d'inconsistenza che sognavano d'incontrare Walter Chiari, Cochi e Renato e i cabarettisti del Derby, la faccia su cui ora si sta crudelmente divertendo l'Italia. Ebbene, quella faccia andrebbe presa drammaticamente sul serio perché esprime benissimo l'aggressione dell'incultura leghista all'identità nazionale, è la faccia-bandiera della competenza degradata ad incompetenza nella provincia nordista degli Aiazzone dove i libri sono da sempre arredamento. Ecco perché il cerchio magico che si compra le lauree non è l'evoluzione nordista della vecchiae gloriosa truffa all'italiana. Qui non ci sono Totò e Peppino a Gemonio. E nella signora Bossi, premiata con una scuola privata, la Bosina, per la quale il marito chiede al partito un milionee mezzo di euro, non c'è solo il paese delle mogli, il trionfo della solita economia domestica che è l'unica scienza finanziaria nazionale, né c'è solo il tributo del celodurista spelacchiato all'Italia del matriarcato dove, nonostante la biologia, è sempre la moglie che ingravida il marito. Certo, la signora Manuela, governando il marito ha governato l'intero governo italiano che della Lega è stato lungamente ostaggio, ma in quella scuola privata c'è qualcosa di più e di peggio, qualcosa forse di irreparabile nel mondo del mito sciaguratamente brianzolizzato del self made man che ora ricicla danaro illecito, nella fuga dalla condizione operaia verso quella dei piccoli padroni che evadono il fisco, nella corruzione politica da record che devasta la Lombardia... La scuola della Bossi è il dileggio finalmente realizzato della cultura che in quel mondo ha una sola funzione: essere dileggiata dall'asino, e dunque comprata ed esibita. È la scuola in canottiera, l'antiscuola, non un nuovo modello Montessori ma il raglio al posto delle grammatiche. Non sarà facile liberare dall'anticultura e svelenire quella parte dell'Italia del Nord che con Bossi ha ancora un rapporto di identità corporale, non sarà semplice restaurare nei villaggi della val Brembana l'anima italiana, l'identità nazionale fondata sulle eccellenze dei saperi coltivati e depositati. Non c'è infatti nessuna simpatia canagliesca, non c'è nessuna allegria manigolda nelle due lauree - due - che il tesoriere Francesco Belsito, ex autista ed ex venditore di focacce, 'indossa' sul corpaccione da buttafuori, il tesoriere più pazzo del mondo, il gorilla leghista dottore in Scienza della comunicazione (università di Malta, scrisse nel sito del governo quando era sottosegretario) e dottore in Scienze politiche a Londra, dove, non avendo valore legale, si vendono lauree ai cialtroni di tutto il mondo, italiani, libanesi, ucraini... Attenzione, dunque: questo Bossi non è il terrone padano, il solito terrone capovolto. Qui c'è infatti l'attacco alla scuola che non ha solo alfabetizzato l'Italia ma l'ha unita nell'orgoglio rinascimentale, nell'amore per le eccellenze, da Dante sino a Rita Levi Montalcini. Bossi nella sua vita di pataccaro si è finto medico, ha festeggiato per tre volte la laurea mai conseguita e non dimenticheremo mai che la Gelmini, ministro della Pubblica istruzione, convocò il senato accademico dell'Università di Varese pretendendo di dare il tocco e la toga alla volgarità del linguaggio politico, di maritare il Sapere con l'indecenza grammaticale, di adottare l'insulto come forma di comunicazione colta: «Voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di mettere in dubbio il buon diritto di Umberto Bossi, che è parte della storia di questo Paese, a ricevere una laurea honoris causa». Battistrada della via culturale alla secessione la Gelmini, appoggiata da un gruppetto di intellettuali disorientati e rampanti, diffondeva - ricordate? - tutta quella paccottiglia contro i professori meridionali, voleva gli esami in dialetto, fece guerra alla lingua del Manzoni in nome di una improbabile matematica, i numeri contro le lettere, roba che solo adesso, dinanzi al mercato della lauree, assume il suo vero volto di pernacchia. Il cerchio magico acquista solo lauree vere, non cerca la falsa laurea dei vecchi magliari del sud che, sia pure delittuosamente, esprimevano rispetto e soggezione per i professori che imitavano. Non viola in segreto la legge, ma la raggira alla luce del sole: non il delitto che collide con la norma, ma la patacca che collude con la norma; non il delitto che è grandezza e castigo, ma il valore comprato ed esibito, che è scherno e disprezzo. È l'unico vero sputo con cui la Lega ha davvero sporcato l'Italia.

Francesco Merlo

sabato 7 aprile 2012

Che lavoro fai? Il Politico

Lo scandalo Lega Nord, lo scandalo Margherita, lo scandalo Penati, lo scandalo Scajola, lo scandalo Marrazzo...e si potrebbe continuare. In definitiva, quando il diventare politico ti fa credere al di sopra della legge, ti fa sentire onnipotente e, molto più semplicemente, ti ricopre di soldi. Quanti semplici cittadini, anche dei nostri territori, uno volta eletti alla Regione oppure in un qualunque Parlamento si sono sistemati per sempre? E poi, chi li ha più visti tornare ad un'onesta e seria occupazione professionale? Ecco la vera stortura del nostro sistema politico: il fiume di denaro che ruota attorno ad un dolce far nulla, ad un'inerzia che è causa della debolezza strutturale del nostro Paese e delle sue arretratezze. Probabilmente, nella nostra società, non vi è più spazio per il fare disinteressato e non retribuito; non c'è più spazio per il dare senza ricevere nulla in cambio....eppure così dovrebbe essere! Il Politico, quello con la P maiuscola, è un volontario; un cittadino che si presta all'interesse di tutti senza chiedere per sè; senza ricevere denaro in cambio ma per passione. L'impegno Politico vero non può essere a vita ma deve essere inevitabilmente a termine, un impegno temporaneo all'interno del quale ognuno da il suo contributo alla vita del proprio territorio. Terminato questo periodo devono subentrare forze nuove, interessi diversi che facciano evolvere il Paese. Non ha senso prevedere uno stipendio per i pubblici amministratori se non il dovuto rimborso spese: il farsi eleggere è scelta volontaria e non cooptata. Non si fa politica per mangiare, si fa Politica per contribuire con le proprie forze a progettare il futuro. Sentire che vi sono partiti che investono i propri soldi (che sono soldi di tutti i cittadini, anche di quelli senza stipendio e la pensione al minimo...); che vi sono parlamentari o semplici consiglieri che rifiutano il taglio delle indennità (per non dire la cancellazione) perchè fare l'amministratore è un impegno...ecco, ci fa capire che siamo finiti in un mondo dove tutto ha un prezzo e, forse, è troppo tardi per tornare indietro. Il buon vecchio Pericle, credo, ne sarebbe inorridito.
Abracadabra

mercoledì 4 aprile 2012

La Regione vuole svendere le strutture sanitare che appartengono alla comunità

La Regione Lombardia, in questi giorni ha presentato un disegno di legge denominato “CresciLombardia” in cui all’articolo 20 stabilisce norme sulla gestione e le eventuali alienazioni dei patrimoni delle strutture sanitarie (ospedali, ASL, poliambulatori, centri psichiatrici). In buona sostanza vuole mano libera per vendere queste proprietà che sono in gran parte frutto delle eredità di privati e di impegni (mutui e fideiussioni) degli enti locali, non appartengono quindi solo alla Regione Lombardia ma a tutta la comunità.
Basta entrare nei presidi ospedalieri di Bellano e Merate e nel vecchio ospedale di Lecco per leggere sulle pareti i nomi dei benefattori e dei Comuni donatori. Da quando la Regione ha centralizzato la gestione delle strutture sanitarie escludendo i Comuni e le comunità locali dalla programmazione sanitaria le donazioni sono quasi sparite. Non è una scelta che riguarda solo gli ospedali, ma anche gli ex Enti Morali. Fa parte dell’ansia di Roberto Formigoni di tappare buchi che una eccessiva apertura di ospedali e centri residenziali ha creato e non ha soldi per investire sulla sanità moderna, cioè sulla medicina territoriale.
Quindi la Regione non può decidere da sola sul destino dei patrimoni di ospedali e Asl. Per questo ogni scelta relativa alla loro alienazione o dismissione deve essere compiuta con il coinvolgimento delle direzioni delle Asl e dei Comuni, oltre che della Terza commissione sanità.
Il Gruppo Regionale del P.D., ha chiesto che l’articolo 20 sia stralciato dal progetto di legge e che la norma sia trattata in un altro progetto ad hoc e questo solo dopo essere stata discussa nelle commissioni competenti, prima fra tutte la Terza, come non è accaduto fino ad oggi.


Ambrogio Sala
Coordinatore del Forum Sanità e Sociale
Federazione Provinciale PD Lecco