mercoledì 23 novembre 2011

Venerdì si riunisce il Consiglio Comunale

Giovedì sera il nostro pre-Consiglio

Venerdì 25 novembre alle ore 21 è convocato il Consiglio Comunale con i seguenti punti all’ordine del giorno:
  1. Approvazione delle modifiche alla convenzione e allo statuto dell’azienda speciale Retesalute
  2. Riconoscimento debito fuori bilancio e contestuale variazione di bilancio per il relativo finanziamento
  3. Variazioni per assestamento generale al bilancio di previsione per l’esercizio 2011
In vista del Consiglio Comunale il nostro Gruppo di Insieme per Merate si ritrova con i Consiglieri Comunali domani sera, giovedì, alle 21 presso la sede del Circolo del PD di Merate in via Trento 26 per analizzare i vari argomenti.


Insieme per Merate

martedì 22 novembre 2011

Ospedali: tagliato un reparto su dieci. Meno posti letto ma arrivano nuovi ticket

In tempi di crisi la Lombardia non può più permettersi di avere un primario per soli 30 letti. Gli incarichi dirigenziali si sono moltiplicati negli anni, spesso per non far litigare sulle nomine l'università e gli ospedali. Così adesso il Pirellone dice basta: e nelle linee guida per il 2012 impone il taglio del 10 per cento delle unità ospedaliere. Si tratterà, in pratica, di ridurre il numero dei reparti, con accorpamenti che fanno presagire anche la perdita di posti letto per i malati.
Soprattutto nei poli universitari, i posti al vertice che possono superare i 100 mila euro l'anno si sono spesso sdoppiati, con la nomina di un primario ospedaliero e di uno universitario. [...]
Saranno chiesti nuovi sacrifici anche ai pazienti. Le linee guida del Pirellone, discusse ieri in commissione Sanità, prevedono l'introduzione di un ticket (presumibilmente da 66 euro) per interventi come la cataratta e il tunnel carpale, finora gratuiti. Per fare ingoiare il rospo, la Regione farà scrivere sulle cartelle cliniche e sui referti medici il costo per le casse pubbliche di ogni singola prestazione. La speranza è che di fronte ai 500 euro e più spesi dal Pirellone per una Tac, i 66 euro sborsati di tasca propria per il ticket diventino accettabili. Per i familiari a carico dei titolari di pensione sociale sarà, invece, estesa l'esenzione dal ticket.
L'assessore Luciano Bresciani ammette: «Stiamo attraversando una fase economicamente delicatissima, ma non ci sottraiamo alle responsabilità di governare con trasparenza. E lo facciamo tagliando gli sprechi senza intaccare la qualità delle cure». I soldi a disposizione del Pirellone per la Sanità passano dai 17 miliardi e 187 milioni di euro del 2011 ai 17 miliardi e 450 nel 2012 (più 1,5%, al di sotto della crescita dell'inflazione). «L'obiettivo delle nuove regole in discussione è "più territorio, meno ospedale". Andiamo avanti con l'innovativa modalità di presa in carico dei malati cronici (con il Cronic Related Group ) e la creazione di posti letto per i malati non gravi - spiega Bresciani -. In più sono previste sperimentazioni di forme associative di medici di famiglia che lavoreranno insieme con gli specialisti per fornire prestazioni di primo livello e consulti mirati».
Ma il consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri, è preoccupato: «Il rischio è che si facciano pagare sempre di più le prestazioni sanitarie ai cittadini lombardi come per gli interventi di cataratta e di tunnel carpale. È una scelta che preoccupa ancora di più in vista della possibile introduzione di nuovi ticket sui ricoveri, dovuta ai tagli di 8 miliardi al fondo sanitario nazionale per il 2013 e il 2014 contenuti nella manovra estiva varata dal governo Berlusconi-Bossi». Stretta anche sulle assunzioni: «Il rischio è di non garantire - insiste Alfieri - l'inserimento di giovani medici».

Simona Ravizza

Il Sindaco di partito

A dispetto delle cassandre  che nei mesi scorsi hanno cercato di adombrare il futuro del nostro ospedale, quest’oggi si sono inaugurate le nuove sale operatorie, alla  presenza di Roberto Formigoni,  presidente della Regione Lombardia , accompagnato dagli assessori Boscagli e Bresciani.  Una inaugurazione davvero  sentita, partecipata e caratterizzata dal fatto che le sale operatorie sono già funzionanti. Infatti,  dopo la cerimonia abbiamo potuto effettuare una breve visita del blocco operatorio che era in funzione  e posso dire di essere rimasto davvero colpito dalla qualità dei macchinari. Posso affermare con assoluta certezza che a Merate in questo momento abbiamo un blocco operatorio fra i più avanzati del mondo.  Il nostro ospedale è in buone mani: il dott. Lovisari,  che da inizio anno ha preso in mano le redini dell’azienda ospedaliera provinciale  sta veramente rilanciando  la nostra struttura e posso garantire che quest’oggi non va considerato come un punto di arrivo ma come un punto di partenza. L’ospedale continuerà a progredire, a migliorare per essere sempre più competitivo e sinergico con le altre realtà  del territorio e perché no,   strizzando l’occhio al progetto della Città della Salute!”. Così scrive il Sindaco Andrea Ambrogio Robbiani sul sito internet del Comune Merate News. Tralasciando il fatto che le sale operatorie non funzionano a pieno regime e che il progetto concluso è stato avviato ben prima delle sua elezioni e della scalata delle camice verdi ai posti di comando, viene da chiedersi se ci è o ci fa… Dove sono finiti i leghisti della fiaccolata degli anni ‘90 contro l’accorpamento del Mandic all’Azienda Ospedaliera di Lecco, quelli che sostenevano il Comitato civico di difesa del nostro ospedale contro il rischio della chiusura, quelli che poco prima delle elezioni firmavano la petizione per sostenerne il rilancio??? Dovrebbe sapere benissimo quali sono i termini della questione e che la sanità non è tema banale: dove sono ad esempio i medici, gli infermieri e il personale in numero adeguato? oppure dove sta la maggiore autonomia del Mandic? … Con le sue affermazioni di propaganda Andrea Robbiani si conferma ancora una volta uomo di apparato più che rappresentante di tutti i cittadini: deve a tutti i costi sostenere gli “uomini di potere” della Lega Nord, dal consigliere regionale Stefano Galli al Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Mauro Lovisari. Lega Nord di lotta o di governo? Andrea Robbiani indubbiamente ha scelto: Sindaco di partito.

Max

lunedì 21 novembre 2011

Dove sono i nostri vagoni?

Presentate le modifiche all'orario: ora basta! Prima venga risolto il problema dell'affollamento

Venerdì 18 u.s. sono state sottoposte ai pendolari, da parte dalla Regione Lombardia, alcune proposte di razionalizzazione dell’orario dei treni tra Milano e Lecco. Nella sostanza, si tratta di modifiche minime che, sulla carta, consentirebbero di diminuire di due minuti le percorrenze di alcuni diretti tra Milano Centrale e Lecco, e di un minuto degli S8 Lecco-Milano p.ta Garibaldi via Carnate. I treni diretti da/per la Valtellina farebbero una sosta a Lecco di tre minuti (oggi un minuto), per risincronizzarsi con l’orario a nord di Lecco, che rimarrebbe invariato. Peccato che la situazione peggiori di giorno in giorno: infatti, anche oggi ritardi sino a 50 minuti; il Tirano 2557 (di quelli “riverniciati” con la scritta “Valtellina”) ha accumulato 20 minuti di ritardo, aveva una carrozza chiusa, altre fredde e a Milano Centrale è dovuto intervenire il personale a sbloccare le porte per far scendere la gente!
Come già avvenuto a maggio, l’annuncio delle imminenti modifiche e la convocazione sono stati effettuati con un preavviso di meno di un giorno, e chi era presente doveva controfirmare seduta stante le modifiche d’orario, pena la decadenza del progetto. Una procedura quanto meno discutibile considerati i tempi e le modalità di comunicazione approssimative.
Da anni chiediamo, inutilmente, che le modifiche d’orario siano sottoposte ai comitati sin dalla progettazione preliminare, tenendo conto delle richieste dei pendolari. E sulla nostra linea di richieste inevase pregresse, dal famoso cambio d’orario del dicembre 2008, ne abbiamo parecchie: dall’anticipo dell’ora di arrivo dei treni diretti al mattino a Milano, al ripristino della fermata a Mandello per il treno 2578 (diretto delle 20.20 da Milano) e per il treno 2572 a Varenna (diretto delle 18.20 da Milano), e così via.
Ma oltre a ciò, abbiamo soprattutto evidenziato le condizioni inaccettabili che si verificano a causa dell’affollamento, in particolare sui treni S8 del mattino e sui treni che portano gli studenti a Lecco, tra i quali il tristemente noto 10551 (partenza da Lecco ore 7.09), dove l’affollamento è tale da provocare frequentemente svenimenti. L’affollamento è causato dalla rarefazione dei treni nel periodo di massima punta, attuato dal 2008, (la fascia del 10551, che si prende il carico di due treni) e dalla riduzione, ormai sistematica, di tutte le composizioni. Abbiamo inutilmente chiesto alla Regione, nel corso della riunione, di conoscere quale sia la composizione programmata da Contratto di Servizio dei treni S8 del mattino. Ci arrangiamo quindi con quello che sappiamo, e abbiamo scoperto che, rispetto al lontano 2004, mancherebbero ben 880 posti, con una diminuzione di oltre il 20%. Ecco perché la gente sviene e i treni fanno ritardo! Altro che “correzioni d’orario”: queste modifiche sembrano invece studiate per aumentare la fascia temporale a disposizione degli S8 e stipare la gente come bestie!
Quest’anno abbiamo subito il 20% di aumenti tariffari, e dovremmo ben avere il diritto sia ad un servizio quanto meno dignitoso, sia ad un trattamento più rispettoso rispetto ad esigenze documentate. Ci siamo invece, al solito, confrontati con delle controparti caratterizzate dalle solite risposte vaghe ed evasive, dalla indisponibilità a fornire dati ed informazioni, dal tentativo di scaricare su altri soggetti le responsabilità sul servizio e sugli orari.
Le condizioni di viaggio sui Lecco-Milano del mattino e sui treni che portano gli studenti a Lecco sono veramente divenute, a causa di una irresponsabile diminuzione delle carrozze e della struttura dell’orario, umanamente inaccettabili, da terzo mondo e potenzialmente pericolose. Non può quindi appartenere alle categorie dell’umano rinviare ulteriormente dei provvedimenti su questo tema, e quindi abbiamo deciso di non controfirmare il documento.
Sia chiaro che non accettiamo alcun ribaltamento delle responsabilità, e, anzi, ci riserviamo, se nei prossimi giorni non ci saranno novità positive, di verificare le eventuali rilevanze civili e penali in merito all’affollamento dei treni. ora basta!

domenica 20 novembre 2011

Il ritorno della politica

Più che un cambio di governo, è stata la fine di un regime. Se il regime non fosse finito, non si sarebbe potuto fare alcun governo Monti, e non ci sarebbe stato altro che andare alle elezioni a combattere all’arma bianca mentre l’Italia, inghiottita dal gorgo dei mercati, avrebbe rischiato di andare a fondo. Infatti era un dogma del regime caduto che il capo eletto dal popolo non potesse essere sostituito altro che dal popolo, che la maggioranza come un solo uomo dovesse sostenere il governo per l’intera legislatura, che qualunque tentativo di dar vita a una nuova maggioranza e a un nuovo esecutivo dovesse essere bollato come un golpe.
L’interpretazione berlusconiana della democrazia era quella di un regime del capo, che grazie all’investitura o all’unzione dei cittadini, incorporava in sé tutto il popolo, ne ricapitolava in se stesso la sovranità, faceva di questa sovranità un potere superiore ad ogni altro potere, e si considerava sciolto da ogni legge: un potere “sciolto”, cioè assoluto. L’onesto regime rappresentativo e parlamentare italiano veniva così, mediante lo strumento di una legge elettorale iniqua, forzato a trasformarsi in un regime pseudo-presidenziale, che in mancanza delle regole proprie di un governo presidenziale, diventava piuttosto un regime pseudo-cesariano.
La buona notizia è che questa metamorfosi del regime politico italiano, perseguita per diciassette anni, è fallita. La Costituzione ha resistito, la divisione dei poteri ha retto, la Corte Costituzionale ha cancellato leggi incompatibili con il nostro ordinamento, la magistratura ha continuato a esercitare il controllo di legalità, il Parlamento ha avuto un guizzo di dignità mettendo alfine in minoranza il governo, il presidente della Repubblica ha mantenuto la sua autonomia con una equità e una fermezza che gli sono venute buone quando ha dovuto fare il “deus ex machina” della crisi. La battaglia promossa fin dal 1994 da don Giuseppe Dossetti per difendere la Costituzione messa sotto scacco dalla destra al potere, è stata vittoriosa. Se infatti Berlusconi ha perduto, a vincere non sono stati solo i suoi avversari, è stata la Costituzione. Il clima da fine del regime che si respirava nei sacrosanti festeggiamenti popolari per la sua caduta, diceva che non solo finiva una leadership divenuta ormai intollerabile sia all’interno che all’estero, ma finiva l’umiliazione di una democrazia fatta cadere nell’impotenza, nella volgarità e nella corruzione.
I costi sono stati altissimi. Quelli più palesi, che hanno morso nella vita delle persone, sono stati i costi economici, l’impoverimento, il precariato, la disoccupazione e da ultimo il rischio del crack. Ma altri costi sono stati altrettanto gravi, hanno inciso nella cultura, nella vita morale e anche nella vita religiosa del Paese. Il culmine simbolico del degrado è stato raggiunto nella sentenza di Roberto Formigoni (CL): “a un governante non si deve chiedere quante ‘fidanzate’ ha, ma se i treni arrivano in orario”. Etica pubblica contro treni in orario: non è un grande baratto, almeno qualcuno con una Messa scambiava Parigi.
Ora possiamo tornare alla politica: perché c’è più politica nel governo “tecnico” Monti di quanta ce ne sia stata in questi anni, impedita da maggioranze bulgare alle Camere e da vincoli di obbedienza. Il cambio di governo è stato in effetti una grande operazione politica, e il ritorno della politica consiste oggi nel fatto che possiamo ricominciare a pensare al bene del Paese.
Ora, finito il regime, bisogna porre mano a che non ritorni. Già il ripristino della serietà ai vertici del sistema, l’adozione di uno stile di rigore e di gravità – rispetto alla portata dolorosa dei problemi da affrontare - manifestano un tale salto di qualità che sarà difficile vi si voglia rinunciare. Ma soprattutto occorre metter alcuni paletti che rendano impossibile la ripetizione dell’esperienza passata: la legge sul conflitto di interessi, la rottura dei monopoli mediatici, pubblicitari e televisivi, una RAI rigenerata, la riapertura del sistema elettorale a finalità di effettiva rappresentanza, sia riguardo alla scelta degli eletti, sia riducendo a proporzioni accettabili – non da “legge truffa” – eventuali premi di maggioranza e sbarramenti. E, tra tutte, la misura più simbolica ed efficace per impedire il ritorno a un leaderismo demagogico, sarebbe quella di vietare per legge che nei contrassegni elettorali figurino nomi di persone; il regime populista e plebiscitario che in questi anni si è avuto in Italia, è cominciato infatti col culto delle personalità portato fin dentro i simboli elettorali, per cui l’elettorato è stato portato a credere che si dovesse designare un padreterno, e non votare per una politica, per un programma, per un partito, per una cultura politica, per un’opzione morale.

Raniero La Valle

sabato 19 novembre 2011

Plauso per la creazione del Ministero per la Cooperazione internazionale e l’Integrazione

Esprimo soddisfazione per la rinnovata attenzione ai temi della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, che emerge dall’individuazione delle deleghe per i Ministeri del nuovo Governo Monti, e invio migliori auguri di buon lavoro al nuovo Ministro Riccardi.
La riaffermazione del ruolo della Cooperazione Internazionale e dell’Integrazione, delega non assegnata dal precedente esecutivo, è un dato significativo e di grande rilevanza per il riconoscimento di un nuovo orizzonte di significato per l’azione del Governo.
Il nuovo Ministero dimostra la volontà dell’esecutivo di non rinunciare, anche in una situazione generale di crisi e difficoltà, al dialogo e al confronto tra i popoli e alla collaborazione reciproca, dimostra la consapevolezza che anche nelle situazioni di crisi la speranza del futuro si trova nella costruzione di relazioni che superano i confini e le logiche degli interessi particolari.
E’ inoltre un indiretto riconoscimento del lavoro e della dedizione degli Enti Locali e delle Associazioni che, pur nelle serie e note difficoltà di bilancio, mantengono alto e costante l’impegno finanziario e organizzativo per la realizzazione di progetti di cooperazione e di attività rivolte all’integrazione tra i popoli.


Marta Comi
e Assessore alla Cultura, Sport, Promozione delle Associazioni,
Pace e Cooperazione allo sviluppo
del Comune di Casatenovo

venerdì 18 novembre 2011

La ricchezza diffusa in Italia

Leggo che, a Milano, tre persone sono rimaste incastrate nei cassonetti gialli della Caritas dove si depositano i vestiti smessi nell'evidente tentativo di prelevarne almeno uno per ripararsi dal freddo. Detti cassonetti sono presi di mira da decine di senzatetto, almeno a Milano. Non c'è da preoccuparsi, però, perché qualcuno assicura che tutti gli altri Milanesi, la sera stessa erano al caldo, probabilmente al ristorante o all'aeroporto.

Ernesto Passoni

giovedì 17 novembre 2011

Assistenza domiciliare: meglio controlli più stringenti invece che far pagare a tutti

Pubblichiamo la lettera che il nostro Consigliere Comunale Achille Panzeri  ha inviato al Direttore di Merateonline.it per alcune precisazioni circa lo svolgimento dell'ultima seduta di Consiglio Comunale.

Gent. mo Direttore,
non so a quale suo collega rimasto a casa si riferisse, ma anche Lei, seppur presente al Consiglio Comunale di Giovedì 10 Novembre, non è stato molto attento.
La domanda sullo straordinario dei funzionari l’ho posta io, non il mio capogruppo consigliere Perego.
Inoltre nell’altro articolo di cronaca del Consiglio mi pare abbia dimenticato un punto abbastanza importante: la discussione della voce "SAD e ADM (Servizio assistenza domicialiare) - TRASFERIMENTI A RETESALUTE” del capitolo maggiori spese del quinto e ultimo punto all’ordine del giorno.
L’assessore Emilio Zanmarchi ha dichiarato che c’è stato un aumento della domanda di SAD, soprattutto nella prima fascia gratuita. Egli teme che non tutti i fruitori del servizio in prima fascia ne abbiano diritto. Per questo egli proporrà di far pagare un contributo, seppur minimo, a tutti.
L’affermazione ha fatto scattare la risposta immediata dei due capigruppo dell’opposizione che hanno accusato l’assessore di ritenere che parte degli utenti del SAD facciano i furbi .
L'assessore ha replicato che l’accesso al SAD non ha un filtro tecnico e che istituirlo costerebbe più del beneficio ottenibile. Da qui la necessità dell’imposizione di una tariffa minima anche per la prima fascia.
Le opposizioni hanno di nuovo replicato sostenendo la preferenza di un controllo più stringente per l’esenzione piuttosto che l’imposizione di un balzello, seppur minimo, per tutti.
In questi tempi di crisi, che attanaglia sempre più gli ultimi, la questione mi pare meritasse più attenzione.
Cordialmente.

Achille Panzeri
Consigliere Comunale di Insieme per Merate

mercoledì 16 novembre 2011

I sette peccati capitali che hanno portato alla fine inglosriosa di un Governo

Il programma elettorale che l' On. Silvio Berlusconi presentò nella campagna elettorale 2008 era imperniato su sette punti cardine; vediamo sinteticamente detti punti ed i risultati ottenuti.
  1. Rilanciare lo sviluppo: non c'è bisogno di dimostrare che detto rilancio non ci sia stato anche perché il cattivo andamento dell'economia è comune a tutto il mondo sviluppato. L'aspetto assurdo è stato quello di avere sempre negato il problema asserendo che l'Italia costituiva una virtuosa eccezione; il Prodotto Interno Lordo è stagnante e la disoccupazione, specialmente giovanile, aumenta.
  2. Sostenere la famiglia: al di là di un fiume di parole, le famiglie non sono state sostenute e, ad eccezione del 10% di popolazione che detiene il 50% delle ricchezze private del Paese, esse hanno sempre minore potere d'acquisto e molte regrediscono alla soglia di povertà.
  3. Maggiore sicurezza e giustizia: ad eccezione della cattura di diversi mafiosi ed alla requisizione dei loro beni, la sicurezza dei cittadini non è aumentata; sono stati effettuati tagli rispetto alle esigenze delle Forze dell' Ordine (benzina e manutenzione dei mezzi) ed anche noi del Meratese ce ne accorgiamo. Riguardo alla giustizia, ad eccezione delle leggi personali, il suo farraginoso funzionamento non è migliorato e le carceri rigurgitano di detenuti in condizioni inumane e che sono in contrasto con la Costituzione.
  4. Migliorare i servizi ai Cittadini: nessuno si è accorto di un miglioramento nel rapporto dei Cittadini con la Pubblica Amministrazione; rimane sempre una pesante burocrazia pur vivendo nell'era dell'informatica. Ad esempio nel campo della sanità era stato promesso che le Regioni avrebbero eliminato le liste d'attesa (sic!); in Lombardia, almeno, ciò si solo verifica per le prestazioni private. Riguardo all'ambiente sono stati pesantemente tagliati i fondi anche rispetto agli interventi idrogeologici con i risultati che sono davanti agli occhi di tutti.
  5. Diminuire il divario economico Nord- Sud: erano state varate Leggi Obiettivo (già dal 2001) volte ad incentivare l'economia del Sud nel turismo, l'agricoltura, le infrastrutture ed a creare poli di eccellenza per la ricerca e l'innovazione. Non pare che lo stato di attuazione sia confortante tant'è che le statistiche certificano l'aumento del divario.
  6. Il federalismo: è stato avviato un faticoso processo di produzione legislativa: approvati i Decreti Legislativi sul federalismo demaniale, su Roma capitale e sui fabbisogni standard per gli Enti Locali; ne mancano altri specialmente quello sull'autonomia tributaria di Regioni e Province. Ci vorranno anni prima di dare loro attuazione.
  7. Finanza Pubblica: l'obiettivo era di ridurre il debito pubblico, salito invece, in tre anni dal 103 % (2007) al 120 % (2011) del Prodotto Interno Lordo; di questi giorni la lievitazione del rendimento dei titoli di stato sopra il 5% e peseranno per 100 miliardi Euro nel 2012 allo Stato per il pagamento del debito di 1.900 miliardi; la riorganizzazione e la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione, per una minore burocrazia anche in relazione al rilancio dell'economia, non hanno portato a tangibili risultati. La pressione fiscale che il Governo era stato previsto di portare dal 43 al 40%, sta salendo verso il 44% del Prodotto Interno Lordo. Stendiamo un velo pietoso su promesse acchiappavoti quale, ad esempio, l'abolizione del bollo auto; come le altre, promesse non mantenibili a causa dei vincoli economici e, quindi, non mantenute
In conclusione possiamo affermare che gli obiettivi prefigurati dal Governo non sono stati raggiunti; il giudizio complessivo è quello di un Governo che ha operato con molta sciatteria, molta superficialità, poco rigore e poco senso dello Stato. Amaro è constatare come sia stata l'insensatezza governativa nel non riconoscere lo stato di crisi dell'Italia descritta, invece, come un'isola felice, a portare il nostro Paese all'attuale disastro.

Ernesto Passoni

martedì 15 novembre 2011

Ha smesso di piovere, per questa volta l'abbiamo scampata...

Ha smesso di piovere. Bene. Per questa volta sembra che l’abbiamo scampata bella e siamo passati immuni dall’ondata di maltempo. Purtroppo altrove e a qualcun altro non è andata altrettanto bene. Infatti in questo periodo è impossibile non pensare a Monterosso, Aulla , Genova e alle devastazioni successe in quei luoghi. Naturalmente non possiamo che stringerci attorno a quelle persone e a quei posti esprimendo la massima solidarietà. Le cause sempre le stesse: abbandono delle buone pratiche agricole e colturali legate alla conservazione di campagna e boschi, utilizzo sconsiderato e spregiudicato del territorio e cementificazione selvaggia. Purtroppo però, abituati come siamo a pensare che certe cose possano succedere sempre ad altri e altrove, tendiamo ad avere la memoria corta. Ai più, la vicinanza con un grande fiume come l’Adda e delle sua possibilità di esondazioni, legittima a pensare che al massimo possa provocare l’allagamento dei campi tra Brivio, Monte Marenzo e Airuno. Il tutto per una visione romantica che verrà “gustata” dal santuario della Madonna della Rocchetta e documentata con la foto di rito. Al massimo, invadere qualche piazza o strada a Brivio. Dalle colline invece pensiamo che del fango possa travolgere qualche pianta in qualche vallone. Occorre tuttavia fare una sforzo di memoria per comprendere che anche il Monte di Brianza, ha già pagato dazio. Abbiamo già dimenticato lo smottamento che ha causato il deragliamento del treno ad Olgiate Molgora in località Porchera, nel lontano 1976 e miracolosamente senza vittime? E dell’enorme frana che ha cancellato un tratto di ferrovia tra Airuno e Olginate, in località Carsaga, e che ha rimodellato per sempre il fianco della collina? E che dire di quante volte la strada tra S. Maria Hoè e Colle Brianza è rimasta chiusa, causa frane, nel corso di questi anni. Anche Castello di Brianza non è stata risparmiata. Su tutte si ricorderanno gli smottamenti di Prestabbio e del Cepp, che hanno creato non poco spavento agli abitanti delle frazioni sottostanti. Basta solamente fare un giro per i sentieri del Monte di Brianza per rendersi conto che non c’è paese che non debba fare i conti con eventi del genere. Ricordiamo ancora che fu proprio una frana a decretare il declino e la fine di Consonno ad Olginate. Airuno deve fare i conti con il “Guast”, e con la strada che porta alla frazione di Aizurro, mentre la spina nel fianco di Valgreghentino è rappresentata dal vallone che porta a Biglio e a Dozio. Anche sull’altro versante il torrente Gandaloglio rischia di essere una fonte preoccupazioni non da poco. Insomma, come si può vedere la materia prima, purtroppo non manca. Potremmo andare avanti all’infinito, oppure accompagnare gli amministratori del nostro territorio a vedere delle inquietanti spaccature sparse lungo i fianchi della nostra collina. Possiamo dunque aspettarci che dei comuni si coalizzino per dare delle risposte efficaci, soprattutto in materia di prevenzione e di gestione del territorio affinchè si possano evitare altri disastri con le conseguenti ed onerose ricadute sulla collettività?? Occorre anche mettere in campo tutte quelle iniziative che possano garantire maggiori risorse da destinare al territorio e senza un organo preposto alla tutela e al recupero ambientale sarà difficile per un singolo comune ottenere finanziamenti. Non sono questi, e per giunta già da soli, dei motivi più che sufficienti per l’istituzione del PLIS del Monte di Brianza?