sabato 12 maggio 2012

Perchè la Lega fa orrore

Gli italiani si stanno scandalizzando per quattro diamanti e un paio di diplomi albanesi. Ma i veri motivi per cui disprezzare il partito di Bossi erano e sono molto più gravi. E non bisogna dimenticarlo. Mai 

Il lettore che, in una grigia mattina di questo maggio piovoso, trovasse, abbandonato in treno e mancante della copertina e delle prime pagine questo libro (romanzo?) di Furio Colombo, si chiederebbe perché l'autore si sia rimesso a fare Dickens, coi suoi ragazzini macilenti esposti a feroci punizioni corporali, voglia rievocare le vicissitudini del povero Remy di "Senza famiglia" nella tana del signor Garofoli, abbia scopiazzato le vicende dei "boveri negri" dell'ormai insopportabile "Capanna dello zio Tom" o, peggio ancora, si sia ridotto a presentare come attuali le storie del profondo sud americano ai tempi di Wallace, in cui le "bovere negre, sì badrone" venivano sbattute giù dai trasporti pubblici. Evvia, caro Colombo, viviamo in altri tempi - per fortuna! Il nostro lettore proverebbe però un moto di sorpresa se poi ritrovasse il libro completo di copertina e prefazione, vedesse che è intitolato "Contro la Lega" (Laterza, per soli 9 euro tanti orrori da far impallidire Stephen King) e non contiene storie inventate bensì un puntiglioso resoconto di episodi di razzismo e persecuzione perpetrati in vari comuni amministrati dal noto partito. Sono episodi che Colombo in quanto deputato ha cercato spesso di denunciare in parlamento ricevendo una volta, dal deputato leghista Brigandì, come motivata contro-argomentazione, "Faccia da culo!" (sic). In questo malauguratamente non-romanzo si racconta "una storia italiana, dove carabinieri e vigili urbani distruggono con le ruspe i campi nomadi, tra le due e le tre del mattino, terrorizzando i bambini" e dove a scuola i bambini sinti, anche se cittadini italiani, sono assegnati a classi separate e - come i bambini stranieri - restano a digiuno all'ora della mensa scolastica. Il libro comincia con la storia della famiglia Karis. Il padre, cittadino italiano da generazioni, viveva a Chiari facendo il ferrivecchi. Un'improvvida amministrazione di centro sinistra gli aveva assegnato un prefabbricato di tre stanze ma la successiva amministrazione padana nel 2004 (sindaco il senatore Mazzatorta) si era ripreso il terreno perché "era cambiato il piano regolatore": la casa dei Karis veniva abbattuta, il comune cancellava la residenza, i bambini non potevano più andare a scuola e l'intera famiglia si riduceva a vivere in una roulotte. Così che di fronte a questo inaccettabile caso di nomadismo i vigili urbani battevano nottetempo con mazze di ferro sul veicolo se il padre si era fermato per riposo o per fare pipì. Ma il libro parla di ogni genere di extra comunitari. A Termoli i vigili urbani acciuffano un ambulante del Bangladesh, lo picchiano e lo rinchiudono nel portabagagli dell'auto di servizio. A Parma vigili urbani in borghese prendono Emanuel Bonsu, giovane nero che stava recandosi alla scuola serale, lo riempiono di botte e solo più tardi si accorgono che non spacciava affatto droga come avevano sospettato. Su un autobus di Varese un quattordicenne ordina a una coetanea con il velo di lasciargli il posto sull'autobus, la ragazza resiste, e lui e i suoi compagni la prendono a calci e a pugni. A Bergamo su un autobus una passeggera grida che le hanno rubato il cellulare, il controllore decide che il ladro non può essere che un ragazzo di colore, l'autobus viene fermato, il ragazzo spogliato nudo, il cellulare non viene fuori (evidentemente il ladro era un altro), ma gli trovano indosso settanta euro e il controllore sequestra la somma e la signora, grata, l'incassa come risarcimento. Siamo appena a pagina 11 di questo non-romanzo e i capitoli seguenti spaziano delle sevizie subite in Libia da disperati che militari italiani hanno fermato in mare e restituito agli aguzzini di Gheddafi, alle accuse di "nasone" a Gad Lerner, in un crescendo di piacevoli e romanzesche atrocità. E' curioso che gli italiani si stiano scandalizzando per quattro diamanti e due o tre diplomi a pagamento (caso mai laurearsi in Albania non è forse indice di scarso razzismo?) mentre da anni accettano che avvengano tutte queste cose, che il libro asciuttamente racconta.

Umberto Eco

giovedì 10 maggio 2012

La ricca eredità delle precedenti Amministrazioni

Pubblichiamo la replica che il nostro Capogruppo Cesare Perego ha inviato a un lettore di Merateonline.

Oltre al messaggio di facile condivisione “le tasse le devono pagare tutti” l’"Inno alla Merate leghista" inviatovi dal lettore Cristian Bellenzier, sostenitore della Giunta di Andrea Robbiani, contiene alcune affermazioni infondate e delle “sparate”da sgonfiare.
  1. Non è la Giunta di Andrea Robbiani che è riuscita a far rientrare Merate tra i Comuni virtuosi perché l’assegnazione del titolo di Comune virtuoso dipende anche dalle qualità del Bilancio consuntivo 2009, che non fu impostato dalla Giunta attuale. Si ricordi il lettore inoltre che tutte le precedenti Amministrazioni dal 1999 in poi a Merate hanno rispettato il patto di stabilità. Quindi dire “nonostante i debiti ereditati da chi c’era prima la Giunta Robbiani è riuscita a far rientrare Merate fra i comuni virtuosi” è completamente errato.
  2. L’area Cazzaniga aveva espresso tutte le sue magagne nella precedente Consigliatura, l’attuale Giunta ne ha completato un infinitesimo.
  3. Nel buio pesto che precede l’Amministrazione di Andrea Robbiani apportatrice della luce del sole, che il lettore attendeva, non trova luogo una scuola nuova come quella di via Montello, di cui il lettore tralascia di ricordare che progetto, inizio lavori e completamento è avvenuto in soli 5 anni. La nuova Amministrazione se l’è trovata bella e pronta ed anzi oggi vi realizza il nuovo centro cottura
  4. Proprio aver realizzato la nuova scuola primaria, offre ora all'attuale Giunta la possibilità di utilizzare l’ex edificio di via Fratelli Cernuschi per insediare il nuovo CDD che altrimenti starebbe nel libro dei sogni dei meratesi, e diciamola tutta, la soluzione non è certo quella magnificata nel 2009 che prevedeva la piscina.
  5. La liquidità abbondante di cui beneficia il Comune di Merate per realizzare “la sistemazione delle strade” che tanto apprezza giustamente il lettore, e che altri Comuni non hanno, deriva dall’addizionale IRPEF dello 0,5 per mille, IRPEF decisa dalla Giunta precedente (per costruire la scuola) che vale ben 1,121 milioni di euro all’anno e che Andrea Robbiani ha combattuto e di cui oggi gode i proventi. 
Sarebbe ora che si riequilibrasse il giudizio sullo stato della Città. Il presente di Merate ha delle ombre, ma molti benefici di cui la città gode oggi derivano da scelte fatte dalle Amministrazioni precedenti. Se si desidera fare un bilancio del dare ed avere tra passato e presente mi sembra che l’Amministrazione meratese in carica abbia più ricevuto dalle precedenti Amministrazioni di quanto essa finora abbia prodotto. Ma questo avviene per l’intera società; noi abbiamo ricevuto dalla generazione che ci ha preceduto più di quanto siamo oggi in grado di realizzare. Questo sarebbe la richiesta da fare alla politica, essere in grado di fare qualcosa per chi verrà dopo di noi, e non si tratta di chiudere i buchi delle strade. E’ il concetto che ha cercato di ripristinare il Governo di Mario Monti e personalmente io sono più stufo di sentire chi si irrita quando gli si ricorda che tale altissimo compito sia stato dimenticato per decenni.


Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di Insieme per Merate

martedì 8 maggio 2012

Il balletto delle cifre sull'IMU tra PdL e Lega Nord

Proponiamo la risposta del nostro Capogruppo Consiliare Cesare Perego agli interventi del Sindaco Andrea Robbiani e al Vicesindaco Massiliano Vivenzio circa la proposta di "desistenza" fiscale.

Il Vicesindaco di Merate Avvocato Massimiliano Vivenzio, chiude la sua difesa delle fesserie sull’IMU del loro ex collega di governo leghista Andrea Robbiani,con una censura della dichiarazione dell'allora candidato Sindaco ora Sindaco di Rovagnate , la quale ha dichiarato: "il bilancio preventivo non è stato approvato per la carenza di dati certi su cui costruire le aliquote IMU”. Il commento di Massimiliano Vivenzio è :“Tremonti prima e Monti poi le sforbiciate le hanno date molto prima di questa tornata elettorale”. Era meglio avere uno scambio di opinioni con il suo assessore al Bilancio prima di esternare su questo punto. Il bilancio preventivo 2012 di Merate depositato in prima versione il 10 dicembre 2011 considerava di ricevere 289.000 euro dal fondo sperimentale di riequilibrio (quanto il livello centrale versa ai Comuni), poi salite per la versione dello steso preventivo approvato il 2 aprile scorso a 464.000 euro. Questa scelta meratese venne fatta in assenza di comunicazioni da parte dell’ente centrale, si trattava solo di stime. Solo la settimana scorsa si è resa disponibile la proiezione provvisoria della assegnazione 2012, che per Merate varrà solo 33.842 euro. Quindi sappiamo oggi che mancano alle entrate 430.000 euro. Anche i dati delle entrate dell’IMU sono soggetti alla stessa instabilità contabile, tant’è che potranno essere oggetto di revisione da parte dei comuni entro il 15 settembre, e da parte del’ente centrale entro addirittura il 10 dicembre 2012. Si ricava che l’incertezza espressa dal Sindaco di Rovagnate non è fantasia, o meglio che le perplessità espresse dal Vicesindaco possano essere tranquillamente applicate all’attendibilità del bilancio di Merate. Piuttosto l’introduzione della rateizzazione voluta dal PdL a livello nazionale è demagogica, mettendo in difficoltà la cassa dei Comuni, perché introduce un ulteriore elemento di incertezza in uno scenario di estrema confusione di cui sopra ho dato solo un esempio.

Cesare Perego
Capogruppo Consiliare di Insieme per Merate

lunedì 7 maggio 2012

Il "partito aperto"

Il PD si conferma il Partito maggioritario in provincia di Lecco, rafforzando ulteriormente, con la conquista di Missaglia, il proprio ruolo di Partito di governo. La strategia del "Partito aperto" che utilizza le liste civiche non in maniera strumentale, ma come mezzo di contaminazione del Partito e di apertura alla popolazione, si è confermata vincente. Il successo alle elezioni di Missaglia e Rovagnate per i candidati sindaci sostenuti dal PD è andato oltre ogni aspettativa, sia Bruno Crippa che Marina Galbusera hanno ottenuto una splendida vittoria che conferma la serietà e l'impegno di questi anni all'opposizione per Missaglia al governo del paese per Rovagnate. In special modo a Missaglia, dove l'Amministrazione è stata guidata per anni dalla Lega il conseguimento di questo risultato dà ancora più soddisfazione e ancor più a Maresso vera roccaforte del Paese dove Crippa ha sorpassato nettamente come voti la candidata leghista, un giusto e pieno riconoscimento per il lavoro portato avanti in questi anni, un attestato di fiducia che riempie d'orgoglio. A livello nazionale mi permetto una sola considerazione: il ballottaggio nelle grandi città che vedrà in alcuni casi lo scontro con i Grillini evidenzia come l'antipolitica abbia assunto un peso rilevante in questo Paese, tocca a noi adesso batterci con determinazione e portare avanti quei provvedimenti sui temi della riforma elettorale, del finanziamento pubblico, della riforma dell'ordinamento delle autonomie locali, che dimostrino che esiste una buona politica, e non solo quella che qualcuno vorrebbe farci vedere.

Ercole Redaelli
Segretario provinciale del PD lecchese

sabato 5 maggio 2012

Falsi studi in Albania e soldi in Tanzania, sulla Lega la nemesi degli immigrati-nemici

Sembra proprio che da qualche tempo Nemesi, divina figlia della Notte nonché «flagello degli uomini mortali», definizione di Esiodo, abbia chiesto e ottenuto la cittadinanza padana. Vedi anche questa storia della laurea albanese del Trota, che pure rimanda e fa l' occhietto e comunque si pone in evoluta e controversa continuità con la finta laurea del papà del Trota; per quanto, a differenza del futuro senatùr, non risulta che Renzo Bossi abbia organizzato una festa per celebrare il suo trionfo all' Universiteti Kristal di Tirana. Ma non è questo, o meglio non è solo questo che spiega il volteggiare di Nemesi, di solito chiamata a punire con la spada eccessi e sregolatezze, sopra le tante magagne della Lega. E' che a proposito di albanesi all' inizio dell' estate 2009 proprio al Trota, fresco responsabile mediatico, venne attribuita la graziosa idea di insediare un videogame sulla pagina Facebook della Lega. Si chiamava «Rimbalza il clandestino» e mimando le norme del «pacchetto di sicurezza»- come l' ha ricostruito Furio Colombo nel suo recentissimo Contro la Lega (Laterza) - il giocatore era chiamato a impedire l' ingresso, la sopravvivenza, la casa, la scuola, il lavoro, il matrimonio, l' ospedale agli immigrati, dichiarati irregolari dalla Bossi-Fini. L' eventuale laurea non era contemplata. Il passatempo suscitò qualche protesta. «Attaccano mio figlio - disse Bossi - ma pensano a me». Del resto, prima che il Trota varcasse all' incontrario il canale di Otranto per coronare i suoi studi, il Senatùr invocava cannoniere e blocchi navali contro i barconi e gli albanesi «abituati a vivere sulle spalle degli altri». Insomma: « foeura di ball ». Il senatore Stiffoni, dal canto suo, quello appena espulso per la faccenda dei diamanti, è arrivato a rimpiangere il forno crematorio di Santa Bona, dalle sue parti, contro due clandestini protagonisti di una turpe vicenda. E se più o meno nello stesso periodo il barbaro sognante Salvini ha proposto vagoni della metro «per soli milanesi», una volta Borghezio, che non sogna tantissimo, salì su un treno per spruzzare insetticida su alcune donne - lui diceva prostitute - africane. Per Bossi chi veniva da quell' immenso continente si meritava perciò stesso un paio di nomignoli. Uno è «baluba», poi entrato nel lessico leghista per indicare i padani più ottusi, e l' altro è «bingo-bongo». Quest' ultimo simpatico appellativo il Senatùr l' ha usato in pubblico nel 2003, prima che gli venisse il coccolone. Dopo, sembrava inizialmente divenuto più buono, ma poi l' ha ridetto nel 2010, sempre riferendosi a negretti «capaci di piangere con un occhio e a ridere con l' altro. Io invece non faccio il furbo». Ma anche sull' Africa, oltre che sulla pretesa furbizia, si direbbe che Nemesi abbia lavorato con successo. Lo si deduce dalla vicenda dei milioni della Lega arrivati, guarda un po', in Tanzania. E lì addirittura rifiutati, magari da qualche «bingo-bongo», perché sospetti. Ce li aveva fatti arrivare, attraverso un assai discutibile giro, il tesoriere autodesignatosi «il più pazzo del mondo». E non per assumere la gabbia geografica mentale dei leghisti, ma così come Rosi Mauro è di Brindisi, Belsito è calabrese: non solo comprensibilmente legato alla sua splendida terra, ma purtroppo pare anche e soprattutto a certe pericolose organizzazioni che prosperano da quelle parti. E allora anche qui l' antica e spietatissima divinità preposta alla giustizia distributiva ha compiuto il suo terzo capolavoro: dopo aver ruggito contro gli insegnanti meridionali (che bocciavano il Trota), la Lega si ritrova ora legata mani e piedi niente meno che alla ' ndrangheta. Per aver detto molto, ma molto meno in tv, nel 2010 Saviano dovette subire una prolusione riparatoria di un impettito Maroni, con mosca sul mento, occhiali rossi e micropochette verde. A rivederlo col senno di poi su YouTube fa un certo effetto.

Filippo Ceccarelli

venerdì 4 maggio 2012

Ci aspettavamo di più

Pubblichiamo la lettera scritta al Segretario Nazionale del PD Pierluigi Bersani dai Sindaci della Provincia di Lecco iscritti e simpatizzanti del Partito Democratici

Alla cortese attenzione
di Pierluigi Bersani
Segretario Nazionale Partito Democratico

Carissimo Segretario,
ti scriviamo in qualità di Sindaci della Provincia di Lecco iscritti e simpatizzanti del Partito Democratico, per portare alla tua attenzione le preoccupazioni e le forti criticità che colpiscono la finanza locale e le amministrazioni nella loro quotidiana azione al servizio della cittadinanza.
Siamo consapevoli del momento estremamente difficile che stiamo attraversando e del sacrificio che ci viene richiesto - consci dell’eredità del governo di Silvio Berlusconi e della gravosa responsabilità che il nostro Partito si è assunta sostenendo l’esecutivo guidato da Mario Monti - ma dobbiamo riconoscere con amarezza che ci aspettavamo di più:
  • più rispetto per i cittadini e le famiglie che con questa crisi si ritrovano a dover fare i conti con sempre maggiori sforzi;
  • più rispetto per il lavoro che gli amministratori comunali affrontano ogni giorno;
  • più rispetto per il sistema economico-territoriale con la promozione di nuove politiche di sviluppo e di crescita.
Siamo altrettanto certi che tali questioni sono a te particolarmente note, ma nondimeno pesanti tanto da mettere con le spalle al muro il Sistema Locale.
Ai pluriennali interventi sul patto di stabilità, al blocco dei residui passivi e dei pagamenti alle Imprese locali, fino ai tagli ai trasferimenti erariali, si sono aggiunte le problematiche della tesoreria unica e, da ultima, le “imbarazzanti” incertezze sull’IMU. Ne sono la riprova gli ultimi emendamenti al decreto sulle semplificazioni fiscali riguardo la rateizzazione degli acconti IMU che, hanno forse intercettato le esigenze dei singoli cittadini, al prezzo però di azzerare nel mese di giugno i fondi cassa comunali.
Caro Pierluigi, l’amarezza è grande e cresce in modo inversamente proporzionale alle aspettative verso un governo tecnico – di professori – incapace ad oggi di chiudere i conti e consentirci di approvare i bilanci di previsione 2012 in termini ragionevoli.
Noi amministratori – da sempre in prima linea nell’ascolto e nell’impegno a risolvere le problematiche quotidiane della gente comune - iniziamo a perdere in convinzione, quasi iniziassimo a sentire che ci manca la terra sotto i piedi. Le risposte sono sempre più lontane da noi - una volta a tutela dei farmacisti, altre dei taxisti, avvocati - eppure noi siamo uomini e donne dello Stato, delle istituzioni!
Oggi più che mai ti chiediamo un segnale forte - contrassegnato da una risposta chiara alle necessità dei comuni italiani - che manca da troppo tempo e può essere la risultante di un tuo intervento diretto in sede partitica e parlamentare.
Ti ringraziamo fin d’ora per l’attenzione che vorrai prestarci, i nostri più sinceri saluti.
Lecco, 02.05.2012

Gian Mario Fragomeli Sindaco di Cassago Brianza
e Responsabile EE. LL. PD Lecco,
Virginio Brivio Sindaco di Lecco, Mariani Riccardo Sindaco di Mandello del Lario, Tentori Mario Sindaco di Barzago. Colombo Antonio Sindaco di Casatenovo, Alessandro Salvioni Sindaco di Robbiate, Paolo Strina Sindaco di Osnago, Guido Besana Sindaco di Cremella, Alessandro Origo Sindaco di Verderio Inferiore, Livio Bonacina Sindaco di Galbiate, Raffaele Grega Sindaco di Colico

giovedì 3 maggio 2012

Imu: "Fate quello che dico, non fate quello che faccio"

Zappingo annoiato e mentre passo da La7 mi sembra di scorgere un volto noto, torno al canale prima e sì è proprio lui, è il nostro beneamato Sindaco di Merate Andrea Ambrogio Robbiani. Si parla di IMU e con il suo solito modo di fare cerca di rubare la parola alla collega di Vicenza ospite in studio. Il conduttore non si lascia intimidire e lo zittisce…. Vabbè, il carattere è carattere, ormai lo conosciamo tutti… Finalmente lo lasciano inetrvenire, ma sarebbe stato meglio per lui e per tutti i cittadini che rappresenta che stesse zitto. Paonazzo in volto attacca con la solita solfa, senza nessuna fantasia: al sud si evadono le tasse, la doppia manovra del Mariolino Monti, i nostri Comuni virtuosi e il blablabla trito e ritrito dei leghisti che hanno governato in Italia negli ultimi quindi anni ma non hanno fatto assolutamente nulla. In mano stringe pure la fascia tricolore… Sarebbe stato interessante che qualcuno si permettesse di fare presente a lui e a tutti i telespettatori che mentre il suo capo barbaro sognate Roberto Maroni parla di pizzo si Stato, a Merate lui ha messo le aliquote IMU sulla prima casa allo al 4,8% e sulle seconde abitazioni e le attività commerciali e produttive al 9,1%. Sono percentuali molto maggiorate rispetto al minimo indicato dalla legge. Troppo facile voler passare per paladino delle famiglie e intanto aumentare le tasse!!! Se è così convinto di quello che dice cominci ad abbassare subito al minimo le aliquote dell’IMU e l’Irpef comunale. Sindaco: fatti non pugnette!!!

Marco Airoldi

mercoledì 2 maggio 2012

Cosa cambiare per vincere la crisi

“Chi ritiene che in un mondo finito produzione e consumi possano crescere indefinitamente, o è un folle, o è un economista.”

Grande complessità, molteplici aspetti - e discipline - interessati, presenza di nuovi fattori che possono ribaltare le prospettive precedenti: questi forse gli aspetti salienti della crisi che sta colpendo il mondo da ormai 4 anni, senza prospettive di rapidi miglioramenti. Cerchiamo di dipanare alcuni fili di questa matassa, tanto intricata da dare motivo a repentini cambiamenti di posizione anche da parte di autorevoli opinionisti, persino premi Nobel per l’economia. Le due principali posizioni di pensiero contrappongono i rigoristi, o “moralisti”, che vogliono anzitutto garantire il pareggio dei bilanci, e coloro che invece, seguendo l’impostazione introdotta da Keynes, sostengono l’opportunità di andare anche in deficit, pur di mettere in atto politiche espansive che consentano di superare le difficoltà congiunturali. La principale differenza tra le due posizioni è forse la diversa valutazione dell’indebitamento o, più in generale, dell’intervento pubblico: da contenere per i primi, da non demonizzare per i secondi.
Il debito può svolgere una funzione preziosa quando si abbiano ragionevoli aspettative di realizzarne vantaggi futuri, o, in altri termini, di farne un buon investimento. Uno studente capace e meritevole, ad es. può opportunamente indebitarsi - se la famiglia non è in grado di mantenerlo agli studi - perché così potrà migliorare la propria vita. Dovrà anche scegliere correttamente l’orientamento negli studi; ma questa è una qualità della cultura. Nel commercio e nell’economia in generale il debito è la linfa che fa crescere la pianta. Più arduo è sostenere la validità dell’indebitamento per il consumo: difficile pensare a consumi che migliorino la vita futura. Qui non si può non menzionare il caso che ha innescato l’attuale crisi mondiale: i mutui ipotecari per l’acquisto della casa, sollecitati dalle banche americane in forte liquidità, a cittadini di basso reddito. Avendo successivamente perso lavoro e guadagni, questi si sono trovati nella necessità di recedere dal mutuo, lasciando la casa alle banche. La vendita simultanea di molte case ne ha fatto crollare il prezzo e le banche stesse sono arrivate all’orlo del fallimento. Un massiccio intervento finanziario da parte del governo le ha salvate, ma non è stato sufficiente a frenare l’espandersi della crisi a livello mondiale. Da notare che anche l’acquisizione di comportamenti virtuosi può essere un investimento: risparmiare sul fumo, ad es. migliora la qualità della vita anche per il futuro.
L’indebitamento pubblico può avere aspetti assai diversi da quello privato. Keynes ha dimostrato che in presenza di capacità produttiva inutilizzata (macchine ferme) è giustificata una spesa pubblica in deficit per stimolare i consumi (facendo lavori al limite inutili), riavviando così il ciclo produttivo. Questa posizione implica l’abbandono del laissez faire, della fiducia che il mercato possa risolvere da solo tutti i problemi nel modo ottimale; invece lo Stato deve assolvere un ruolo di governo e di guida anche nell’economia. È chiaro che su questa linea si possono avere abusi, corruzioni, scaricamento di problemi sulle generazioni future, ecc. ma secondo questa opinione i benefici derivanti da corretti interventi pubblici superano di molto gli inconvenienti. Tornando alla crisi attuale le posizioni rigoriste, inizialmente prevalenti, sembrano lasciare spazio a favore di interventi per la crescita. In ogni caso permane la confusione di dover fare contemporaneamente due cose tra loro difficilmente compatibili, se non contraddittorie. Sostenibilità. A complicare ulteriormente il quadro vanno ricordati alcuni aspetti sui quali di solito si preferisce sorvolare. Già dai tempi delle crisi energetiche degli anni ’70 sono aumentati coloro che ritengono insostenibile l’attuale modello di sviluppo. Esso è basato sulla corsa indefinita tra produzione e consumi, alimentata dalla pubblicità e da altre forme sempre più perfezionate di convinzione dei consumatori e di creazione di bisogni. Ai consumatori vengono così imposte cose che non sono nel loro vero interesse, bensì dei produttori. Un esempio banale potrebbe essere l’esplosione delle malattie “del benessere” indotta anche dall’arricchimento commerciale della dieta (junk food). Oltre a queste distorsioni non si possono dimenticare le preoccupazioni per l’alterazione globale del clima e dell’ambiente, la desertificazione di numerosi territori, il permanere – e con la crisi l’estendersi – di povertà e sottonutrizione, infine l’accentuarsi, anche nei paesi ricchi, degli squilibri e delle differenze sociali – le quali, per inciso, sono da molti indicate tra le cause più profonde della crisi. Sono tutti effetti indesiderati del modello di sviluppo, che dovrebbe pertanto essere sottoposto a radicali cambiamenti. Sarebbe necessaria una sobrietà (scelta) piuttosto che una austerità (imposta). Ma la gente, abituata per decenni ad attese di crescente benessere, appare terribilmente restia ad ogni idea di sacrificio o decrescita. Lo si può verificare quotidianamente, oggi che si sono rese indispensabili certe forme di austerità.
 Crescita immateriale. Se si fosse presa sul serio la sostenibilità dello sviluppo, maggiore spazio avrebbe avuto nel dibattito lo sviluppo umano. Ne ha parlato l’ONU ormai dal 1990, proponendolo come ampliamento delle opportunità e delle capacità a disposizione di ogni essere umano, accanto al parametro economico del PIL (prodotto interno lordo). Dà peso quindi ad aspetti immateriali che il PIL trascura, come la crescita delle capacità di ciascuno. Sembra questa l’alternativa da proporre alla insaziabile fame di crescita che è stata instillata nella nostra psiche: una crescita immateriale anziché materiale, basata cioè su migliori conoscenze, educazione, cultura, ambiente, arte e simili. Forse con la cultura non si campa, come hanno detto certi penosi politici italiani. Ma si diventa più uomini, si percepiscono meglio le finalità, si sa dove andare, si diventa meno facilmente pedine nelle mani di politici corrotti o di potentati economici. I beni immateriali, a differenza di quelli materiali, possono essere consumati indefinitamente senza inquinare; sono poi quelli più propriamente umani, in grado di appagare personalità mature, sviluppando anche il senso critico (ad es. verso demagogia o pubblicità). Con l’avanzare degli anni certi bisogni materiali, come il cibo, si riducono: diventa necessaria maggiore frugalità. Analogamente per la società la sobrietà potrebbe essere presentata come virtù della maturità, in un quadro di crescita immateriale. Consente una vita migliore anche per il futuro: quindi può essere considerata un vero e proprio investimento.
Quale spesa pubblica? Lo sviluppo umano e immateriale sembra l’unica via per conciliare le due posizioni divergenti del rigore e della crescita. La spesa pubblica potrebbe essere molto ridotta qualora la si sottoponesse ad un esame razionale: le enormi spese militari appaiono sempre più ingiustificate per un paese integrato nell’Europa, che da molti anni non subisce attacchi dall’esterno; la necessità delle grandi infrastrutture materiali è diventata secondaria dopo i grandi progressi nelle telecomunicazioni, e in ogni caso fattore poco rilevante per lo sviluppo di una società sempre più immateriale; la pubblica amministrazione segnala nel nostro paese una terribile inefficienza, attribuibile in prevalenza all’inadeguatezza della dirigenza, anche politica: è lo specchio dell’arretratezza culturale del paese. Ecco che quanto risparmiato in questi ambiti, oltre a ridurre il deficit, potrebbe permettere maggiore spesa in campo educativo, culturale, ambientale, della ricerca, ecc. Nei settori cioè che potrebbero consentire maggiore competitività alla nostra economia, e dai quali si dovrebbe partire per intaccare la rincorsa perversa tra produzione, pubblicità e consumi, cioè il modello di sviluppo insostenibile. In ogni caso educarci alla sobrietà è possibile da subito anche per ciascuno di noi ed è la via privilegiata per migliorare la qualità della vita, individuale e collettiva.

Luigi de Carlini

lunedì 30 aprile 2012

Tra baracche e cemento l'autoritratto della nuova Italia

Provando a immaginare il quindicesimo censimento degli italiani come una gigantesca fotografia aerea, forse il primo colpo d'occhio, il più evidente, è che rispetto al 2002 c'è un aumento molto consistente degli edifici censiti: oggi sono 14 milioni e rotti, l'undici per cento in più in soli dieci anni. Nello stesso periodo la popolazione è cresciuta solo del 2,5 per cento: siamo 59 milioni e mezzo. Anche se le statistiche sono una lingua che chiede di essere tradotta con molta circospezione, questi due dati, incrociati, sembrano dare ragione a chi denuncia una cementificazione indiscriminata e immotivata (o motivata solo dalla speculazione) del nostro territorio. Gli edifici sono aumentati di una percentuale quattro volte più grande rispetto all'aumento degli umani. E nel paese dei mille borghi abbandonati, dei centri storici svuotati, della superfetazione delle villette a schiera che vanno a smarginaree confondere il confine tra città e campagna, i dati del nuovo censimento aiutano a capire che la gestione del territorio è una delle questioni più gravi e irrisolte.
Il secondo colpo d'occhio vede triplicati, in dieci anni, i residenti stranieri. Sono 3 milioni e 769 mila, ed è il loro arrivo (e la loro forte natalità) ad avere compensato la pigrizia demografica di noi italiani indigeni. Sono, gli immigrati, il solo vero elemento di percepibile dinamismoe di mutamento socialee culturale di un paese altrimenti "fermo" (a parte il fiume di cemento...). La famiglia Rosaria Di Guglielmo e i suoi tre bambini sono stati accolti nel campo rom di via Bonfadini, nella periferia Sud di Milano vicino all'Ortomercato Gli edifici sono aumentati in modo impressionante e così le case Sono state create aree di nuova urbanizzazione con quartieri fantasma senza servizi sta alla lettura e all'ideologia di ognuno, naturalmente, decidere se questa "contaminazione" dall'esterno sia minacciosa o promettente. Certo è un fenomeno oramai strutturale (gli stranieri erano il 2,4 per cento della popolazione totale nel 2002, oggi sono il 6,34), e così "italiano" che risulta difficile, per chi ha meno di quarant'anni, immaginare o ricordare un'Italia senza stranieri, senza asiatici, africani, slavi, arabi.
Il censimento, per altro, conferma in modo inoppugnabile che l'immigrazione è anche un termometro implacabile del benessere economico di un territorio: due stranieri su tre vivono nel Nord Italia, nelle regioni dal reddito più alto e dal tessuto economico più sviluppato. L'assenza di immigrazione è segno chiarissimo di gracilità economica. Anche questo dovrebbe insegnarci ad accogliere gli stranieri, quando bussano alla nostra porta, come una buona notizia.
Terzo colpo d'occhio: il cambiamento delle famiglie. Il loro numero è aumentato (i nuclei familiari censiti sono circa 2 milioni e mezzo in più rispetto al 2002), ma le dimensioni sono più ridotte: 2,4 il numero medio dei componenti (era 2,6 dieci anni fa). Influisce fortemente sul dato la frammentazione del concetto stesso di famiglia: le famiglie allargate sono illeggibili dalle statistiche, ma si moltiplicano con il forte aumento di separazioni e divorzi. Così che il concetto stesso di "nucleo familiare" perde progressivamente senso, e i 2,4 componenti di ogni nucleo non riflettono la densitàe la varietà dei rapporti, anche coabitativi, tra persone non più facilmente definibili come membri di questo o quel nucleo. Si pensi, per esempio, ai tanti figli di separati che sono censiti in una sola casa, ma vivono abitualmente in due case. Quarto e ultimo colpo d'occhio: sono aumentati in modo esponenziale, rispetto al censimento di dieci anni fa, i residenti in Italia che dichiarano di abitare in baracche, roulotte o tende. Da 23 mila a 71 mila. È uno dei contraccolpi più vistosi, anche se quantitativamente meno rilevanti, dell'immigrazione, dell'aumentato ingresso di nomadi e dunque di poveri, che ci rimettono di fronte a immagini anche estreme di indigenza e di disagio sociale. Un piccolo grande cortocircuito storico, che rende a noi coeve situazioni da dopoguerra, rifugi di fortuna e villaggi di lamiera che sorgono nel fango e tra le erbacce delle periferie urbane, questua diffusa, grande difficoltà di integrazione e di scolarizzazione. L'Italia è stata, per moltissimi arrivati da lontano, un approdo dignitoso e un progetto di vita. Per pochi è un parcheggio precario, una parentesi di stenti. È importante, ed è anche civile, che il quindicesimo censimento nazionale sia una fotografia così grande, e così minuziosa, da essere riuscita a inquadrare anche le baracche,i camper arruginiti, i tetti di lamiera, le vie di terra battuta dove i bambini giocano con niente, come è pratica diffusa nelle infinite lande povere del pianeta.

Michele Serra

domenica 29 aprile 2012

Il consigliere comunale del Pdl e il saluto fascista

Fallo a braccio teso...
Il saluto romano
 Lecco, 29 aprile 2012 - Alla fine il consigliere comunale del Pdl Giacomo Zamperini non ce l’ha fatta e ha ceduto alla tentazione di alzare il braccio destro e porgere il saluto romano per rendere omaggio ai sedici ufficiali e sottoufficiali della Repubblica di Salò, uccisi dai partigiani il 28 aprile del 1945, a pochi giorni dalla Liberazione. Non sono bastati i richiami alla moderazione di Forza Lecco, la neonata formazione politica che fa riferimento a Michela Vittoria Brambilla, a placare l’animo del consigliere. A nulla sono serviti i volantini, apparsi in città nei giorni scorsi, che identificavano l’esponente pidiellino come l’avversario numero uno della Resistenza per il suo categorico rifiuto a celebrare il 25 Aprile, definita «festa faziosa» e che nella sua pagina Facebook veniva ricordata come giornata di lutto nazionale.
Assente dai cortei della Liberazione, Zamperini, ha, però, pensato di non mancare alla cerimonia che ha ricordato i morti della Repubblica sociale e di onorarli con il saluto tipico del Ventennio.
Erano pochi, non più di una trentina, a commemorare la lapide al Rigamonti Ceppi. Qualche giovane, molti anziani, diversi esponenti del Pdl. La cerimonia ufficiale si è svolta senza intoppi. Nessuna contestazione, nessun corteo ha impedito allo sparuto gruppo radunatosi davanti alla targa di ricordare i caduti di Salò.
È stato Antonio Pasquini, consigliere comunale del Pdl a Lecco, a fare da cerimoniere e a pronunciare il discorso. Un discorso che è partito da una citazione di Cesare Pavese e che ha invitato i giovani presenti, il cui atteggiamento composto è stato più volte sottolineato, a guardare avanti, dimenticando odi antichi e divisioni. Tutto politicamente corretto insomma. Terminata la cerimonia ufficiale, però, il clima pian piano si è trasformato. I giornalisti non sono più stati presenza gradita e la sensazione è che gli esponenti della nuova destra fossero in attesa.
Attendevano. Attendevano che prima l’auto della polizia, poi quella dei carabinieri abbandonassero la postazione, insieme alla stampa. Lontano da occhi indiscreti la celebrazione vera, quella sentita, quella più autentica, quella nostalgica, ha avuto inizio. Lo sparuto gruppo di militanti fa cappello davanti alla lapide e all’unisono,sguardo al cielo, con atto liberatorio hanno teso il braccio nel saluto romano per ricordare «i loro eroi». Non una novità negli ambienti dell’estrema destra, ma questa volta a lasciarsi andare alla nostalgia del Ventennio è stato anche un esponente di un partito politico che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe essere moderato.